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martedì 8 aprile 2025

Sudamerica 44 - Il tango porteño

Figura di tango argentino - Buenos Aires . Argentina - novembre 2024


L'obelisco
Anche qui in Argentina con Uber i prezzi dei taxi quasi si dimezzano e con 3000 pesos, grazie alla chiamata fattaci dal gentilissimo gestore dell'albergo, riusciamo ad arrivare nelle vie pedonali del centro, Calle Florida e dintorni per intenderci, quelle dello shopping compulsivo, dove il turista viene attirato come le api sul miele, accalappiato da irresistibili occasioni con cui riempire a casa cassetti abbandonati o scafali polverosi. La via. con le sue diramazioni laterali è lunghissima ed è praticamente costituita solamente da negozi e locali vari, diciamo una fiera delle vanità di quanto può offrire il paese. Per la verità ci avevano detto che qualunque cosa volessimo trovare in Argentina, l'avremmo trovata qui ed in effetti, si trova un po' tutto quello che si produce nel campo dell'artigianato. La parte principale comunque è costituito dagli oggetti in cuoio, vestiti accessori, borse, cinture, stivali e così via, vista l'abbondanza di materia prima di qualità che l'allevamento dei bovini, che era una delle principali attività nazionali, fornisce continuamente. Ma come si supponeva e come abbiamo già avuto modo di constatare dovunque ed in tutti i settori durante questo viaggio, l'inflazione ci ha giocato il solito brutto scherzo al punto che trovare convenienze nell'acquisto di qualche souvenir è veramente difficile e così anche la voglia di portarsi a casa qualche cosa a soggetto country a cui tanto aspirava la mia gentile signora, diventa non praticabile. 

Galerias Pacifico

Tra l'altro non abbiamo visto neppure niente di così notevole da convincerci ad un esborso di una certa importanza. Insomma uno dei pochi viaggi da cui non porteremo a casa niente di particolare anche se avremmo ben dieci chili a disposizione ciascuno in valigia da riempire. Meglio così. Io, tanto per non venire proprio a casa a mani vuote, mi compro una cannuccia col filtro per chupare il mate, visto che ne abbiamo acquistato diversi pacchetti (che invecchieranno tristemente in una scansia della cucina, visto che non li apriremo mai) e così il mio dovere è fatto anche questa volta. Intanto si è fatto buio e ci facciamo un giro nelle Galerias Pacifico, il più noto grande magazzino della città che occupano per intero un bellissimo ed antico palazzo, fatte un po' a similianza delle grandi gallerie francesi, dove sono ospitati tutti i più ricchi marchi mondiali del lusso, dall'abbigliamento all'oggettistica. Al centro del monumentale ingresso con balconata che dà sui piani inferiori, si sta svolgendo un qualche evento di moda, con un gran numero di modelle bardate con magnifici vestiti ed uno stuolo di fotografi che immortalano la cerimonia che prelude comunque al Natale ormai vicino, visto che tutto lo spazio è ormai completamente addobbato con soggetti e festoni che preludono alle festività imminenti, a partire dal colossale albero che occupa tutto il centro del salone, mentre ad ogni momenti partono cori di Feliz navidad e similari.

Calle Florida

Naturalmente la ressa dei passanti interessati a vedere se tra la folla ci sia qualche celebrity di passaggio, è strabocchevole. Ci facciamo largo a gomitate, poi anche noi lasciamo spazio ai più scalmanati e riguadagniamo l'uscita e ci scegliamo un bel ristorante sul passaggio d'angolo con vista sullo striscio del corso, per farci l'ultimo bisteccone, piatto che questo paese sa davvero fare come si deve. Poi saltiamo su un taxi e andiamo diritti al Cafè Los Angelitos, dove il nostro amico dell'hotel ci ha prenotato per lo spettacolo delle nove. Questo del tango, è una delle attrazioni più note ed imperdibili della capitale. Il tango non è ovviamente per i Porteños, un ballo o una semplice danza qualunque, ma una filosofia, uno stile di vita, almeno così si dice. Quindi dappertutto, ci sono locali, le cosiddette milongas, dove gli abitanti di Buenes Aires vanno a ballare il tango e a passare la serata, Certamente questi sarebbero i luoghi veri da vedere e da vivere per capire meglio la città e il suo sentimento, ma bisognerebbe frequentarli innanzitutto per ballare, diversamente credo ci si troverebbe un poco come pesci fuor d'acqua. Invece sfruttando lo stesso tema, sono sorti da tempo locali, che non sono altro che bar ristoranti dove si cena o si beve qualcosa con annesso sala da teatro dove si svolge durante la serata un vero e proprio spettacolo a tema appunto di tango.

Perplessi a Cafè

Qui si vedono artisti professionisti, tangueros, cantanti e un vero e proprio corpo di ballo che si esibisce durante la serata, sullo stile dei cafè chantant fin de siècle che allietavano le serate ai parigini nella belle époque, con tanto di orchestrina che si suona il bandoneon ed i classici strumenti del tango sulla balconata. In città ce ne sono moltissimi, alcuni assai noti e frequentati, di cui puoi vedere le pubblicità esibite nei corsi principali, altri meno conosciuti ma non per questo meno interessanti, anche se credo che alla fine gli spettacoli si rassomiglino tutti. La zuppa è più o  meno la stessa, intanto la sala sarà sempre riempita da torpedoni di giapponesi, oggi di cinesi, che hanno il pacchetto dello spettacolo incluso nel tour. Il locale che ci è stato consigliato dal nostro solito hotel, è stato riaperto da poco in un locale storico che era stato abbandonato per un certo periodo di tempo ed ora cerca di tornare in auge, offrendo uno spettacolo sullo stile dei vecchi tempi. Arriviamo in perfetto orario ed una gentile hostess in abito da sera, cappellino e veletta, stile inizio novecento, ci fa accomodare nel bar, una grande sala che dà sulla strada con tavoli di legno originali e specchi d'epoca alle pareti, in attesa che arrivi l'ora di accedere al salone dove si svolge lo spettacolo. Qui impera il liberty e tutto l'ambiente è intonato a farti ritornare a quel periodo storico.  

Belle époque

Alle 9:00 veniamo condotti al nostro tavolo, mentre si sta finendo di servire la cena a chi aveva scelto questa opzione. Noi abbiamo invece diritto al dessert e ad un calice di vino. Poi parte il sontuoso spettacolo, con una quindicina di figuranti e virtuosi del tango che si esibiscono in vorticose figure avvolgenti, in singole coppie od in gruppo, sulle arie più famose, dalle più antiche come Caminito, alle melodie più moderne di Piazzolla. I cantanti si alternano ai ballerini in una atmosfera coinvolgente ed elegante. Rimane difficile non apprezzare questa esibizione di musica e di bravura coreutica. Il tango argentino è uno spettacolo di per sé affascinante e difficilmente si riesce a non esserne coinvolti. Ruotare di coppie senza fine, sguardi languidi, corpi che si stringono e si lasciano con movimenti eleganti e sinuosi, musica coinvolgente che, credo a tutti metta la voglia di lasciarsi andare all'onda della melodia ritmata del tre quarti. Certo si dice che qui in Argentina, il tango sia molto di più di un semplice ballo, ma una sensuale rappresentazione della femminilità assoluta a fronte del machismo un po' smargiasso e prepotente, ma tuttavia, quanto è bello da guardare ed ascoltare, in un ambiente che comunque molto si avvicina al tempo in cui tutto questo è nato e si è sviluppato. Certo si potrebbe dire che è una turistata dove c'è assai poco di genuino, ma a mio parere si tratta sempre di uno spettacolo molto piacevole e anche coinvolgente. Io ci riandrei insomma. 

Un momento dello spettacolo

Alla fine dopo quasi tre ore di musica, ballo e canzoni, riemergi dal passato, sazio ma contento, almeno io, mentre la folla sciama festosa sui torpedoni che attendono all'uscita per riportare i gruppi ai loro alberghi. Per la verità anche nel nostro biglietto è compreso il transfert di ritorno, ma c'è parecchia confusione. Un tizio azzimato ci dice di aspettare sull'angolo dell'incrocio, poi qualcuno va di qui, qualcuno di là, alla fine i bus sono partiti tutti e noi siamo gli unici rimasti sul marciapiede. Chiedo al tizio di prima, che ci fa capire che ci siamo lasciati sfuggire il nostro. Comunque lo richiama e quello torna indietro, immagino con gran dispetto di quelli già caricati che aspiravano solo ad andare a dormire e alla fine ci scarica dove dovrebbe essere il nostro albergo. In realtà, una volta scesi ed il nostro bus scomparso nella notte, non ci ritroviamo affatto, anzi direi che ci siamo completamente persi nella città e in questo quartiere che a quest'ora è completamente deserto. Per fortuna che hanno inventato il GPS, benedetto chi lo ha fatto, ed in breve ritroviamo la strada di casa. Il malandrino ci aveva lasciato a cinque quadras di distanza e ovviamente non ritrovavamo più le strade. Comunque sia, riconosciamo alla fine il portoncino del nostro alberghetto e guadagniamo il nostro letto. Sarebbe ora di dormire, ma accidenti, un gruppo di ragazzotti si è istallato in fondo al corridoio, in uno spazio evidentemente comune e gozzoviglia con musica alta fino alle tre de mattino. Ho già capito che non si dormirà affatto!.

SURVIVAL KIT

Il salone dello spettacolo

Tango al Café los Angelitos .- Av. Rivadavia 2100 - Buenos Aires - Uno dei tanti cafè teatro dove vedere uno spettacolo di tango, con o senza cena (in questo caso con dolce e vino). E' l'attività forse più gettonata dai turisti che arrivano qui. Costo 60 $ se pagate cash sul posto con riaccompagno in hotel (se in centro). Ambiente liberty in un locale rimesso a nuovo da poco nel quartiere centrale Balvanera. Spettacolo di circa 3 h, molto coinvolgente con circa 15 tra ballerini e cantanti che si esibiscono e orchestra di 5 elementi. Avevo visto uno spettacolo di questo genere una ventina di anni fa in un locale analogo di cui non ricordo il nome, molto più grande, un vero e proprio teatro a tre ordini di palchi, forse un po' più fastoso, ma dello stesso livello, quindi credo che questi locali, siano più o meno tutti alla pari. Qui puoi apprezzare molto l'atmosfera belle époque. Molto piacevole e coinvolgente, ma non si tratta di un locale dove voi potrete ballare il tango, per chi è invece interessato a questo ci sono molte milonghe, dove troverete un'esperienza molto diversa e altrettanto interessante.

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lunedì 7 aprile 2025

Sudamerica 43 - Arrivo a Buenos Aires

Puerto Rawson - Patagonia - Argentina - novembre 2024
 

Atlantico
Quando il viaggio si avvicina alla sua fine, prevale sempre un senso di rilassatezza generale. In fondo i punti chiave dell'itinerario sono stati fatti, non ci sono stati imprevisti di sorta a turbare l'andamento e si tratta solo di chiudere il cerchio senza troppi problemi, pensando solo a quelle che vengono dette considerazioni finali. Certo non è ancora il momento di tirare le somme, ma si cominciano ad allineare i fogli prima di riporli. Così dopo l'ultima povera colazione al nostro hotel City, raccogliamo i dollari per il pagamento cash, meno male che ne avevo portati parecchi, che qui si marcia in questo modo e il contante fa premio sempre dove infuria la crisi, poi carichiamo la macchina per l'aeroporto anche se mancano ancora molte ore. Rimane comunque il tempo per andare a fare un giro fino alla spiaggia di Trelew, Puerto Rawson che è ad una decina di chilometri dal centro, una località essenzialmente marina, dove negli ultimi anni gli Argentini della capitale, hanno fatto sorgere una vera e propria fungaia di villette e piccoli condomini di vacanza lungo i diversi chilometri di spiaggia che danno direttamente sull'Oceano. Dal nucleo originario del paese, che è fatto di poche case di fronte ad una lieve insenatura della costa, si diparte la strada che, arrivata al mare si divide in due parti, quella di Playa Union a sinistra e quella di Playa Magagna a destra.

Spiagge

Questa è un po' più selvatica e poco popolosa, chi sa, forse nomen omen, ma a mio parere è certo destinata a un futuro fiorente sviluppo, mentre la prima è costituita da un paio di strade parallele alla costa o poco più, che allineano la fila infinita delle nuove costruzioni. Un grande corso davanti le separa dalla spiaggia vera e propria, larga più di un centinaio di metri, con uno spazio verde antistante fatto di palme, giardinetti, parchi gioco per i bambini e casotti di servizi per le attività balneari, cabine, localini, offerte di servizi di sport acquatici e così via. In questo momento tutto è ancora desolatamente chiuso e anche se la giornata è bella, al mattino è quasi sempre così, l'ambiente ha l'aspetto triste della riviera adriatica di inverno, che ancora attende la posa degli ombrelloni a segnare l'avvio della stagione. Lontano, un vecchio sta dipingendo i casotti di legno di uno stabilimento balneare, con lentezza misurata, tanto di tempo ce n'è ancora molto prima che si presentino i bagnanti chiassosi con famigliola al seguito. Ogni tanto una rotonda esibisce un monumento alle toniñas, i delfini bianchi e neri che ravvivano la spiaggia con la loro simpatica presenza, visto che rappresentano l'animale simbolo di questo mare.

Puerto Rawson

Le costruzioni isolate in mezzo alla sabbia, forse posto di vigilanza dei bagnini, segnano le distanze e danno al luogo un aspetto immobile di quadri metafisici, da qualunque parte li guardi. Ancora ai crocicchi si vedono monumenti che ricordano il tasto dolente delle Malvinas con riferimento ai tanti caduti, glorificati anche per tentare di giustificare quella follia e dargli comunque un senso, si sa che l'amor di patria e la glorificazione del coraggio di fronte al bieco nemico esterno stringe la coorte e fa dimenticare i problemi veri interni, mentre poco più in là, scritte apocrife e di certo sgradite al potere. compaiono di tanto in tanto sui muriccioli che separano la spiaggia dal corso, facendo riferimento alle Abuelas de Paza de Mayo, le anziane donne che ancora si riuniscono periodicamente protestando contro il potere stesso e ancora a distanza di decenni, pretendendo di ritrovare i nipoti rapiti durante la dittatura, dopo l'uccisione dei loro genitori. Una spina velenosa che non si è mai riusciti a cancellare completamente, specialmente oggi che qualcuno tenta addirittura di far sbiadire questo inquietante passato di orrori e di morte, come se nulla fosse accaduto. Ne vedremo tracce ancora più consistenti nella capitale. 

Intanto, dopo aver toccato un ultima volta le gelide acque dell'Atlantico, (ma come mai si farà a fare il bagno quaggiù tra qualche mese? ), prendiamo la strada verso l'aeroporto un po' in anticipo, visto che dobbiamo ancora consegnare la macchina. Tutto si svolge senza problemi anche se manca una mezza tacca di benzina, anzi la ragazza dice che non importa, salvo poi, arrivati a casa trovarmi in discussione molto antipatica via mail,con la compagnia che mi ha addebitato addirittura di default, un mezzo pieno! Memento. Ricordatevi di riempire sempre  il serbatoio prima di riconsegnare! L'aereo è come al solito in perfetto orario e sollevandosi hai la piena vista della penisola con la sua steppa desertica che si rimpicciolisce sotto di te, mentre il velivolo vira decisamente a nord per la nostra ultima tappa in questo paese. Quando arriviamo, la giornata è ancora soleggiata e sotto di noi hai subito la sensazione di quanto sia immensa questa capitale, una delle più importanti del Sudamerica. I quartieri si stendono per chilometri lungo l'immenso estuario del Mar del Plata. Una megalopoli, come tutte, assediata dalla gente che arriva dalle campagne in cerca di opportunità, di fuga dalla povertà e dalla miseria, solo per ritrovarsi in un altro girone di quartieri poverissimi e agglomerati di baracche e malavita, con altri problemi spesso ancora più grandi di quelli appena lasciati. 

Recuperati i bagagli cerchiamo di raggiungere il nostro albergotto che ho prenotato in centro. L'autista è il classico spolpaturisti che subito contesta sulla strada, il prezzo concordato. Lo accontento per non litigare subito e lungo la strada cominciamo, tanto per cambiare, a chiacchierare del disastro economico in cui versa il paese. Lungo la strada mi mostra dei quartieri di periferia, fatti di baracche e case fatiscenti dove tutti si attaccano abusivamente ai pali della luce pubblica, non essendo in grado di reggere le normali bollette. Insomma tutti aspettano tempi migliori, il problema è che lo fanno da decenni passando da una crisi all'altra, con ogni governo che si è succeduto, per una infinita serie di anni in cui è stata via via dilapidata la grande ricchezza di cui questo paese disponeva, visto che attirava gente da tutto il mondo in cerca di fortuna. Passiamo per il grande corso principale, l'Avenida 9 de Julio, girando attorno al famoso obelisco, praticamente il centro della città, del quale avevo il ricordo netto quando ci ero venuto quasi 25 anni fa e l'amico che mi accompagnava, proprio qui sotto mi raccontava già allora dei grandi problemi economici del paese, ma ricordo bene che le sue speranze di risoluzione degli stessi erano assai scarse. A suo parere la responsabilità di tutto viene proprio dagli argentini stessi, sempre inclini a seguire l'ultimo capopopolo, quello che più promette e che alla fine riesce a distruggere anche quel poco che è rimasto. Il fatto è che anno dopo anno il fondo del barile è sempre più raschiato e non se ne esce, mi sembra. 

Buenos Aires

Chissà se è ancora vivo il senior Gullermo, pensate che voleva portarmi fino a Ushuaia, dove grazie all'apertura di una zona speciale esentasse, stavano allora istallando una fabbrica di tappi che aveva bisogno di nuovi stampi alla cui fornitura potevamo ambire. Il fatto è che aveva necessità soprattutto dei soldi che non aveva e quindi non se ne fece nulla e per vedere la fin del mundo, dovetti aspettare i successivi 25 anni. Comunque sia, eccoci qui, arrivati davanti alla porticina del nostro Hotel che è posizionato nel quartiere di Balvanera, una zona antica del centro, tutti palazzi inizio secolo, certamente fatti allora con una certa grandezza di mezzi, ma che oggi mostrano tutta l'usura del tempo. La casa all'interno doveva essere una dimora di un certo prestigio, ma adesso mostra un'apparenza molto trasandata e bisognosa di cure. La reception è stata fortunosamente posizionata sulla scale dell'ingresso e la nostra stanza è su una balconata interna con un grande lucernario di vetri consunti. L'impressione tuttavia è quella di abitare in una casa fin de siècle, quale probabilmente era nell'epoca d'oro della capitale. Il gestore tuttavia è gentilissimo e provvede a tutta una serie di consigli per fare un giro in centro nelle vie dello shopping e anche per andare in serata a vedere uno dei tanti e famosi spettacoli di tango disponibili in città, quindi possiamo chiudere un occhio sul bagno tristanzuolo e apprestarci a trascorrere al meglio la nostra unica serata porteña, visto che lui provvede a chiamarci un Uber.

Buenos Aires

SURVIVAL KIT

Empanadas

Volo Trelew - Buenos Aires - Con Aerolineas Argentinas - AR1807 - 13:25 - 15:20  a 107 € con bagaglio di 15 kg in stiva. Con questo ultimo volo la compagnia ha confermato una ottima impressione, sia per il servizio che per la puntualità. 

Taxi dall'aeroporto - All'uscita dove stazionano i taxi c'è un'organizzazione con qualcuno all'inizio della fila che vi chiede dove dovete andare e vi calcola la tariffa corretta, che viene passata al vostro taxi ed alla quale "dovrebbe" attenersi. Meglio confermarla subito bene prima della partenza. Noi abbiamo pagato 30.000 pesos per il centro.

Hotel La barca - 2448 Adolfo Alsina - Buenos Aires - 2 stelle ben posizionato in centro. Non presenta molto bene con un aspetto piuttosto in disarmo che tuttavia corrisponde al prezzo pagato 29 $ per una doppia molto grande con addirittura 4 letti di cui uno king, TV, riscaldamento , AC, wifi free, frigo. Colazione inclusa servita in camera. Servizio cortese. Tuttavia sistemazione piuttosto rumorosa durante la notte con andirivieni.

Puerto Rawson

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domenica 6 aprile 2025

Sudamerica 42 - Nella campagna di Gaiman

La falesia del Geopark Bryn Gwyn - Patagonia - Argentina - novembre 2024
 


Sazi di pinguini e guanachi, riprendiamo la strada verso Trelew, ma prendendo lungo la RP 75, raggiungiamo la solita N3 e successivamente ecco comparire una deviazione sulla sinistra da dove parte una pista sterrata che con un rettilineo perfetto di una quarantina di chilometri consente di arrivare fino a Gaiman, l'antico villaggio alle porte di Trelew, nella valle del basso Chubut, il fiume che arrivando dalle Ande scorre fino al mare e dà il nome all'intera provincia. La storia di questa regione è curiosa, infatti, come tutto il resto della Patagonia, territorio spopolato e sostanzialmente privo di interesse, era rimasto abbandonato e negletto per secoli, con la sola presenza di piccoli gruppi di nativi Tehuelche e poi Mapuche, popolazione più bellicosa che li avevano soppiantati, quando a metà dell'800, superato il tentativo, di cui vi ho già parlato della costituzione velleitaria di un Regno indipendente, il vicino Cile mise in atto un tentativo di appropriarsene fino all'estremo sud. Il governo argentino allora, per non farsi scippare questo enorme territorio, non si sa mai cosa ci potesse essere di sfruttabile magari in futuro, mise in atto una imponente politica migratoria, invitando i popoli negletti ed in difficoltà del mondo a venire a popolare la regione. 

Rapace
Così popolazioni Gallesi nel 1865, e successivamente, a cavallo del secolo i Boeri sconfitti  nella guerra sudafricana nella zona di Sarmiento, furono invitati a questa avventura e nuclei consistenti di persone accettarono la sfida viste le condizioni di estrema povertà che vigevano nella madrepatria e giunsero fino alla valle del Chubut, in fasi successive fino alla fine del secolo, trovando terra fertile e conveniente alla fondazione di villaggi a partire dal primo, Gaiman, e successivamente Trelew e tutti gli altri della valle, che mantengono tuttora costumi, nomi e tradizioni proprie di quel popolo, inclusa la lingua che viene ancora attivamente parlata da molte famiglie del luogo. Gaiman è così rimasto un'oasi del tutto particolare in un territorio che presenta una agricoltura anomala rispetto al resto della Patagonia che lo circonda. Il piccolo paese di poche migliaia di abitanti, è immerso in una ordinata serie di campi coltivati e squadrati con meticolosa cura da oltre un secolo e mezzo, con piccole case sparse, fattorie dall'aspetto tradizionale come potresti trovare nella lontana campagna gallese. Il centro della cittadina è ancora formata da case d'epoca ben conservate che mostrano la loro struttura di mattoni color ocra e rosso, mentre lungo le strade principali si allineano vecchi negozi con le vetrine e le scritte d'epoca sui muri. 

Il fiume Chubut

Davvero una sensazione diversa rispetto al resto del paese che abbiamo visto fino ad adesso. Davanti al bel parco della piazza centrale, lungo il quale scorre il fiume Chubut che taglia in due la città gorgogliando tranquillo, vedi gli edifici storici del comune, la biblioteca, la banca e i vecchi magazzini. Poco più  in là, la cosiddetta Primera casa trasformata in museo e poco più in giù ancora, il museo gallese ospitato nella vecchia stazione ferroviaria del Ferrocarril Nacional Patagonico. Lungo la strada principale, ecco sfilare diverse Casas de Té Galés, che offrono per il classico té delle cinque, la tradizionale torta nera gallese e molti altri dolci tipici della tradizione assieme al pane fresco fatto in casa. Ci fermiamo in un locale, proprio a fianco alla Primera casa, che inopinatamente si chiama Ethiopia, visto che vanta il servizio di caffè speciali provenienti dall'Africa, evidentemente anche qui vince la voglia di esotico, per mangiare un panino, mentre intanto il ragazzo ci racconta un po' la storia del paese, dove per la verità di turisti ne arrivano davvero pochi, distolti dalla vicina penisola, dove gli stranieri giungono al massimo per fermarsi un paio di giorni, mentre gli argentini preferiscono fermarsi al mare di Puerto Madryn e nelle spiagge circostanti diventate ormai di moda, dove i ricconi della capitale, amano costruirsi le villette estive di vacanza. 

Il magazzino

Così il paese continua a sonnecchiare tranquillo come se il secolo scorso non fosse ancora passato. Tuttavia l'aria che si respira nel paesotto sembra davvero serena, camminando sui marciapiedi che scorrono accanto alle vecchie case, dove ti aspetti che da un momento all'altro escano signore coi vestiti larghi e le cuffiette crestate in testa. Ci fermiamo un poco vicino al fiume e al suo colorato parco giochi, gli alberi ricoperti di gioiosi festoni e gigantesche farfalle di carta, poi riprendiamo la strada che esce dal paese e va verso un costone roccioso distante qualche chilometro, tagliando diritta attraverso i campi di cereali e gli orti ordinati dove scorgi le file di cavoli accuratamente ripuliti dalle erbacce infestanti, con un evidente faticoso lavoro di zappatura manuale. Un vecchio lontano segue la fila di carote assestando di tanto in tanto un colpetto con la marra che porta appoggiata alla spalla. Una scena di altri tempi. Una villetta isolata con larghe finestre vittoriane, quadrettate di bianco, offre camere campagnole, una sorta di agriturismo che potrebbe avere un suo fascino di tempi passati, come quelli che raccontava Chatwin, quando si è fermato proprio qui a soggiornare da una anziana signora emigrata da bambina, alla fine dell'800. Non credo che le cose siano molto cambiate dagli anni cinquanta, qui il tempo appare assolutamente immobile. 

Il giardino

Ma non solo i decenni sembrano non passare mai, anche i milioni di anni conservano lo stesso andamento e la medesi ma immutabile scansione; proprio a qualche chilometro da qui, ai piedi della falesia, infatti, c'è uno dei più importanti giacimenti di dinosauri e di fossili, il Parque Paleontologico Bryn Gwyn, dove quasi due decenni di scavi hanno consentito il ritrovamento di tutto il materiale oggi ospitato al museo Ferruglio di Trelew. Qui si può fare un magnifico percorso di circa tre chilometri che vi fa attraversare i quattro momenti che hanno formato questo giacimento. La.prima sedimentazione, la Formacion Sarmiento, che risale a oltre 40 milioni di anni fa, presenta i resti degli animali terrestri di maggiori dimensioni quando il clima qui era decisamente tropicale e favoriva lo sviluppo di animali di grandissime dimensioni, poi risalendo si trova la Formacion Gaiman che ospita i resti degli animali che vivevano nel mare che aveva ricoperto l'area circa 23 milioni di anni fa, come squali, delfini, pinguini e balene preistoriche. Salendo ancora si arriva alla Formacion Madryn di circa 10 milioni di anni, con altri fossili di animali più recenti ed infine alla cima della falesia, che presenta l'ultima sedimentazione del Rodado Tehuelche che risale a circa 100.000 anni e che conserva resti della fauna di quella glaciazione che ricoprì anche questa parte del pianeta.

La falesia

Erano i tempi delle tigri dai denti a sciabole ed i grandi mammiferi come il famoso milodonte. I resti dei fossili sono ben visibili e la passeggiata piuttosto faticosa consente di esplorare tutto il parco. Raramente si trovano in altre parti del mondo zone dove siano presenti tutti insieme le fasi successive della storia del pianeta con una ricchezza di fossili di varie epoche, come questa. Il ragazzo responsabile, al centro, che per la verità, mostra qualche segno di abbandono, sembra piuttosto scoraggiato. Ormai col nuovo corso politico non arriva più nessun fondo e anche la ricerca è ferma. Lui ha 34 anni e dopo aver lavorato nel campo per oltre dieci anni dopo la laurea non è riuscito a mettere insieme neppure due soldi di risparmi per farsi una vita decente. Tutto quello che ha è un catorcio di macchina rossa e rugginosa che lo porta fin qui la mattina e che ha ormai trenta anni, bisognosa disperatamente di una sostituzione impossibile a farsi. E' uno dei tanti appartenenti a quelle classi povere di ritorno che pur avendo un lavoro e degli studi, non riescono a mettere insieme di che vivere e che non riescono a disegnarsi un futuro accettabile. E quello che mi appare tristemente evidente, è che ormai si sta perdendo anche quel senso di speranza che riesce a farti andare avanti. 

Una via di Gaiman

La prima volta che ero venuto in Argentina, un paio di decenni fa, in piena crisi, il tassista che mi accompagnava all'aeroporto, era un disperatissimo dirigente di una azienda che aveva chiuso e, abbandonato dalla famiglia, cercava di sopravvivere alla meno peggio, dormendo in un letto a casa della vecchia madre, eppure pensava che magari, con un poco di fatica, si sarebbe potuti uscire da quella situazione. Oggi dopo tanti anni è ancora peggio e anche la speranza sembra morta. Mi è sembrato davvero depresso il ragazzo, tanto che non ha neppure insistito troppo per farmi entrare nel parco. Insomma non bei segnali. Passeggiamo fuori godendoci la sfilata delle rocce rosse che incombono sul centro e sulla stradina che si incunea nel canyon risalendo i gradoni della montagna. Piante aridofile completano il paesaggio lungo i bordi, il vento dell'ovest continua a soffiare con implacabile costanza, sollevando piccoli sbuffi di polvere in lontananza che si perdono tra le pietre. Torniamo in città un poco tristi, la decadenza non è mai bella da vedere, oltretutto in questa terra lontana che non è mai fiorita più di tanto evidentemente, lasciata a se stessa proprio dal suo essere così lontana da tutto e da tutti. Gli ultimi chilometri per rientrare in città li faccio lentamente, viaggiare ti costringe sempre a pensare, per fortuna naturalmente. Concludiamo la giornata dal solito Casa Telsen, ormai ospiti fissi, dove veniamo accolti con calore come vecchi amici e salutati all'uscita come quelli che sai che non vedrai mai più. E' il destino del pastore errante, del viaggiatore che attraversa il mondo leggero, cercando di non lasciare indietro neppure la sua ultima traccia.

La famosa torta negra galesa

SURVIVAL KIT

Queso fundido

Parco paleontologico  Bryn Gwyn - A tre chilometri  da Gaiman, circa 20 da Trelew, su una strada ben indicata. Circa 100 ettari dove è stato ritrovato un giacimento di fossili di quattro ere successive. I ritrovamenti più importanti hanno contribuito all'esposizione del Museo Paleontologico Ferruglio di Trelew, il resto è visibile percorrendo il sentiero circolare che traversa il parco. Ingresso 1500 pesos, anche da qui capisci il disinteresse dello stato, che non ha neppure avuto la forza o l'attenzione di aggiornare i prezzi. Disponibile cartina e audioguida. Andateci prima che venga chiuso per mancanza di fondi.


La primera casa de Gaiman
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