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lunedì 12 agosto 2019

Central India 39 - Considerazioni sul Khumba Mela

 
Sulla riva

Bisogna fermarsi per raccogliere le idee. Quando vivi emozioni forti e prolungate, ti senti un poco scombussolato dentro e comprendi bene che durante tutti i momenti nei quali stai vivendo questi avvenimenti, quando davanti ai tuoi occhi si succedono eventi, fatti, situazioni per te assolutamente inusuali, devi lasciarti avvolgere da quanto accade, entrarci dentro fisicamente, ma non lasciarti indulgere al desiderio di capire, spiegare, dare giudizi. Devi soltanto vivere il momento e assorbirlo per quanto più ti è possibile, poi verrà il momento del pensiero cognitivo e del ragionarci su. Come viene spiegato da tutti i maestri che ti accompagnano lungo il sentiero della meditazione, la mente deve essere libera e vuota di pensiero, deve solamente lasciarsi coinvolgere da quanto sta accadendo intorno. In questi due giorni di Khumb Mela ho compreso che forse questo deve essere il giusto atteggiamento. Seduto qui, davanti a questa vasta superficie di acqua, qui il Gange si allarga molto ed è quasi difficile vedere l'altra riva, apparentemente immobile; vedi soltanto un immenso numero di persone che si perdono a vista d'occhio fin verso l'ultimo ponte che appena si scorge nell'aria brumosa della sera che scolora a poco a poco avvolta in fumi lontani. Gli altri ponti, quelli costruiti per l'occasione, formati da una infinita serie di grandi serbatoi galleggianti sopra i quali corre una passatoia di assi di legno, sono gremiti di una fila di gente che sta passando di nuovo il fiume per tornare alle proprie case. Movimenti che alla vista lontana appaiono come una transumanza al rallentatore, continua e senza tempo.


Gli altri si ammassano negli accampamenti lungo la riva per le incombenze che precedono la notte in arrivo, consumare un piccolo pasto con le cose portate con sé o con quello che si è racimolato in giro nelle varie mense preparate per i questuanti durante la giornata. Non si avverte più l'eccitazione delle ore di buio che precedevano l'alba di questa mattina, quando tutti correvano alla riva per non perdere l'imminenza del grande bagno, non si sente più quel  fremito che percorreva la folla con la sua voglia di vedere, di assistere all'evento e poi di parteciparvi attivamente buttandosi nell'acqua fetida, bagnandosi, spargendosela sul capo, bevendone sorsate per poi sputarla ed immergendosi ancora per lavare il proprio corpo dalla bruttura dei peccati commessi. Oppure l'ansia della ricerca degli uomini santi, per vederne le privazioni a cui si sottopongono, le loro sofferenze benedette e quindi sottoporre alla loro attenzione, le proprie, forse ben più vive e reali, per chiedere i loro consigli, per impetrare le loro benedizioni, per assicurarsi l'esaudimento delle proprie necessità, pagando qualcosa naturalmente, ma cosa conta questo di fronte alla fede. Adesso invece c'è la calma che sopravviene quando il sentimento comune è la soddisfazione generica per un dovere fatto, compiuto totalmente. Mentre il sole calante illumina di rosa la superficie dell'acqua, puoi vedere ancora bene le sagome degli ultimi fedeli che si bagnano, con le trasparenze grondanti dei vestiti leggeri che si incollano sui corpi che già cominciano a tremare per il freddo umido della sera invernale.


Cosa ha portato questo anno quasi 125 milioni di indiani (dati finali riportati dai media) ad accalcarsi sulle rive di questo fiume durante i circa quaranta giorni di durata di questa festa? Di certo la maggioranza di loro ha impegnato oltre al tempo, ma questo spesso poco importa in queste società, una congrua somma di denaro, di certo importante anche per quelli che si sono sobbarcati lunghi tragitti a piedi e che sono vissuti in questi giorni della assistenza delle organizzazioni religiose presenti. Pochi soldi per questi, ma forse ancora più importanti per chi ne ha davvero pochissimi. Ancora hanno rischiato di subire incidenti, furti o una delle innumerevoli calamità che questi grandi eventi di folla spesso hanno provocato, proprio a causa dell'incontrollabile numero di persone e delle loro reazioni imprevedibili. Non ultimo hanno rischiato malattie anche gravi, polmoniti e altre grane respiratorie: bagnarsi nel freddo di gennaio e febbraio, rimanendo poi a lungo seminudi e con le vesti bagnate addosso, non è uno scherzo; senza poi fare cenno a tutta quella gamma di problemi gastrointestinali, che da un lato sono frequentissimi in questi assembramenti semiselvaggi con l'aggravante del metter in bocca, per fede o semplicemente per sete, liquidi della tipologia di cui vi ho parlato. Tuttavia nulla di tutto questo sembra essere in grado di fermare un popolo, una nazione, vi ricordo, quasi il doppio degli abitanti dell'Italia intera, a compiere questo pellegrinaggio. Questa è evidentemente la forza della fede, aiutata certo da un certo battage pubblicitario che quest'anno sembra sia stato particolarmenete potente da parte del BJP, il partito ultrareligioso di estremismo induista, che era in piena campagna elettorale e che forse ha approfittato anche di questo evento per accrescere ancor di più il richiamo all'appartenenza religiosa, che poi ha ben pagato alle urne.


Ma queste sono considerazioni da occidentale incallito nel suo voler per forza razionalizzare fatti e avvenimenti che invece dovrebbero essere goduti nella loro potenza naif. E qui sulle rive della madre Ganga, questo vento impetuoso della fede che spazza via tutto, ha soffiato con forza in questi due giorni nei quali siamo stati qui a subirne le folate potenti, ad ascoltare le grida di incitamento di questa gente a cui, forse in nome di un Dio si può chiedere di tutto, ad ascoltare il rumore di fondo delle preghiere che per tutto il tempo hanno sovrastato la folla come un acufene continuo di cui non riesci a liberarti. Al termine di tutto questo bisogna ammettere che questa esperienza assolutamente unica e differente da quanto ci si potesse aspettare, valeva davvero la pena di essere vissuta, per il solo fatto stesso di essere presenti e di viverla in prima persona senza la presunzione di avere capito qualche cosa, qualche motivazione particolare, men che meno di giudicare. Rimane invece il fatto di poter confrontare, assimilare, identificare situazioni e comportamenti, con tante altre manifestazioni di questo genere, certo di ben diverse dimensioni, ma spesso di uguale tematiche interne, viste in giro per il mondo. E non sto parlando solamente di eventi di natura religiosa ma mi riferisco ad esempio a certi primi maggio oceanici vissuti a Berlino Est nei primi anni '70. Ma questa è un altra storia. Adesso possiamo tornarcene al campo, dopo questa giornata intensa, stanchissimi e coi piedi fumanti, mentre una fiumana di gente ci circonda percorrendo la nostra stessa strada, guardandoci ancora una volta intorno per fissarci nella mente questi volti straordinari, segnati dalla fede e dalla fatica, ma generalmente felici e sorridenti.
Santone


Un NagaSadhu
Domani il nostro percorso virerà verso l'ultima tappa di questo nostro lungo viaggio. Lasceremo questa Allahabad, città santa, che pure ha dovuto mutare il proprio nome in Prayagrai, in spregio alla precedente intonazione islamica del toponimo, a causa della sempre maggiore pressione dell'integralismo hindu che sta montando in questa terra,  città dove si è celebrato questo colossale rito collettivo, che parla soprattutto di rinascite, di gioia e di vita, per arrivare, come traguardo finale  ad un altra città, dove al contrario si celebra continuamente, giorno dopo giorno, un altro rito di natura opposta, sebbene inscindibile rispetto al precedente, la città della celebrazione della morte, Varanasi. Nella ruota infinita delle reincarnazioni al fenomeno della nascita e della vita, si alterna, diciamo irrimediabilmente, quello della sua fine, della morte inevitabile che a sua volta aprirà la porta a quella che sarà la rinascita successiva. Shiva il Dio mutevole che soprassiede alle esistenza umane, è di volta in volta distruttore e creatore, e responsabile di questa infinita catena che tuttavia solo la nostra volontà può interrompere. Il nostro viaggio da Prayagrai e Varanasi sarà dunque un nuovo movimento del pendolo dell'esistenza che porta dalla sbocciare della vita che avviene qui sulle rive della madre Ganga, al suo necessario concludersi, nel suo atto finale, nuovamente sulle rive della stessa madre Ganga, il medesimo fiume, che la suggella, sui suoi lunghissimi gath dove ardono senza fermarsi un attimo le pire dei cadaveri che qui hanno compiuto l'ultimo passo del loro pellegrinaggio terreno.

Sfilata delle scuole religiose



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I Naga Sadhu










giovedì 8 agosto 2019

Central India 38 - La notte di luna nuova


La folla

Pronti per il tuffo
Un santone
Questa è la notte di luna nuova, quella in cui tutte le corrette congiunzioni astrali si verificheranno e verrà il momento ideale per immergersi nel sacro bagno, nel punto più santo dell'India, quello della congiunzione tra i tre fiumi, i due visibili, la madre Ganga e lo Yamuna e quello immaginario, il Saraswati. Una folla immensa da giorni si è andata ammassando sulle rive dove avviene la congiunzione e le cerimonie che continueranno per tutta questa notte sono in corso di svolgimento. Nell'oscurità, anche lontano dalle rive, si sente arrivare come un brusio diffuso, un onda di sottofondo che testimonia una preghiera collettiva che nasce da tutta la vasta piana circostante e che coinvolge una grande umanità di credenti che vogliono non soltanto adempiere ad un dovere religioso, ma soprattutto partecipare ad un avvenimento unico, che permetterà loro di raccontare al resto del villaggio, ai vicini della città, ai colleghi di lavoro, a parenti, amici e anche agli sconosciuti con cui verranno in contatto che loro c'erano all'Arsh Khumb Mela, che hanno pregato, che si sono bagnati nelle acque sacre, che sono stati benedetti da innumerevoli uomini santi alle cui azioni hanno assistito e che per ripetere questa esperienza loro, che invece non ci sono stati, dovranno attendere almeno altri dodici anni. Si sentono suoni di tamburi lontani e squilli di tromba, basta seguire quelli ed il fiume di folla e capisci senza bisogno di nessuna indicazione, quale sia il luogo verso cui bisogna dirigersi.


Dopoil bagno
Preghiera
Per chi, come noi è soltanto spettatore, anche se è piuttosto difficile sentirsi coinvolgere da questa atmosfera pesante, allo stesso tempo di attesa e di gioia ossessiva per quanto sta succedendo, bisogna soltanto trovare un buon punto di osservazione e poi lasciarsi coinvolgersi dal calore di quanto sta succedendo tutto intorno. Gli animi sono accesi, i gruppi omogenei, sette specifiche o genti che arrivano dal medesimo luogo uniti da un'appartenenza specifica, si muovono quasi all'unisono. Vicino al luogo dove i Naga sadhu, che sono molte centinaia a questo punto, tutti radunati dove sta avvenendo il grande bagno, un folto schieramento di polizia e robuste transenne addirittura in triplice ordine, cercano di mantenere flussi ordinati e sono ben attenti a che l'entusiasmo della folla, ansiosa di vedere e di toccare gli uomini santi, non provochi problemi grossi. Qui la massa umana in movimento è davvero impressionante. Io mi sono trovato un angolino ben protetto sul primo ordine di transenne. Tecnicamente qui non si potrebbe stare, ma i militari di guardia tollerano la mia presenza in quanto occidentale e fotografo, mentre bastonano senza pietà altri gruppetti di stracciati che cercano di guadagnare posizioni più in bella vista. Qui siamo proprio in prossimità del punto in cui tutti i Naga Sadhu che hanno appena concluso il bagno si stanno raggruppando per la grande processione. L'eccitazione è fortissima, al grido di Maha Dev, si sono appena gettati in centinaia nel fiume, con urla da invasati, gli occhi accesi e rotondi che mostrano chiaramente l'uso prolungato di materiali non specificamente religiosi.


diritorno
Eccitazione
Qui fumano tutti decisamente e roba abbastanza pesante almeno a vederne gli effetti. Man mano che escono dall'acqua, completamente nudi, si ricoprono di cenere bianca e quindi si raggruppano cantando gli inni sacri del caso e si incolonnano per la processione rituale che li porterà dopo un lungo giro, verso il grande campo a loro espressamente riservato, dove sorgono gli attendamenti in cui ricevono fedeli e adoranti. Questi uomini, che hanno dedicato la loro vita all'ascesi mistica, vivono sparsi per tutto il territorio della nazione e si raggruppano solo in occasione di questi avvenimenti religiosi, come ad esempio la fiera di Pushkar o i tanti eventi, chiamati appunto Mela che avvengono durante il corso dell'anno, ma questa è davvero l'occasione in cui tutti si radunano qui per mostrarsi e mostrare la loro dedizione al Dio. Intanto comincia la sfilata. Singoli o a gruppetti i Naga Sadhu, camminano tra due ali di folla osannante, salutano e benedicono gli astanti; qualcuno cerca di gettarsi ai loro piedi, di toccarli, dà loro denaro o semplicemente grida il nome della divinità. Loro passano, chi mostrando le proprie deformazioni, ce ne sono di zoppi, di monchi, di esagitati, di certo la maggior parte strafatti. Qualcuno è appoggiato a lunghi tridenti shivaitici, tutti esibiscono capigliature che non vengono curate da anni, raccolte in cespi a forma di turbante o in cascate di treccioni rasta abbandonati lungo il corpo, mostrando senza vergogna, anzi con un certo orgoglio le proprie sante nudità.


l'unghia
Naga Sadhu
Uno passa mostrando alla gente il pugno chiuso e ormai immobilizzato nel quale le unghie hanno trapassato il palmo ed emergono dal dorso per una trentina di centimetri, altri mostrano parti del corpo martoriate da lacci o costrizioni varie. Qualcuno, forse più sovraeccitato degli altri saltella esibendo e sbattendo qua e là i genitali penzolanti. C'è chi mostra una magrezza esagerata, con zigomi incavati e costole che paiono bucare la pelle sottile e grigia di cenere, altri invece, grassocci e ben pasciuti mostrano rotondità ciondolanti che testimoniano di sacrifici diversi rispetto ai digiuni rituali. E' una carrellata di visi straordinari sia dalla parte di chi sfila sia da parte del pubblico adorante che fa ala al passaggio. Subito dopo cominciano a passare i carri dei gruppi religiosi, grandi trattori addobbati con stoffe e simboli della divinità, tridenti, fiori di loto, colori sgargianti, che portano in cima uno o più troni dorati su cui è assiso il capo della setta, circondato dai suoi discepoli. Anche qui volti straordinari, che passano benedicenti, alcuni immobili con la mano alta in segno di saluto, altri che si sbracciano a salutare la folla, mentre gli scherani attorno si occupano di raccogliere offerte, altri ancora, evidentemente guardie del corpo esibiscono mitra ed armi varie che non si sa mai. Qualcuno è decisamente più importante e ha  un seguito di diversi carri ripieni di fedeli osannanti che lanciano fiori e mantra inneggianti al proprio padre spirituale, altri evidentemente meno seguiti, hanno in dotazione solo un trattorino scalcagnato che tira un carretto, dal quale gli adepti faticano a non cascare giù, ma l'entusiasmo rimane comunque immutato.


Una Hijra
Col santone
Ad un certo punto ecco apparire un certo numero di carri che evidentemente la folla aspettava con grande trepidazione, infatti non appena arrivano davanti alla mia postazione, c'è tra la gente un gran movimento e molti tentano di saltare le transenne per raggiungerli, a stento trattenuti dai militari che fanno roteare i bastoni con solerzia. Sono i gruppi degli Hijra, la casta dei travestiti, temutissimi, ma morbosamente accettati dagli indiani perché possono a loro piacimento scagliare maledizioni terribili o generare fortune straordinarie. Su una decina di carri sfilano centinaia di queste figure truccatissime, alcuni anche molto anziani, esibendo sari di grande bellezza e gioielli ridondanti assieme a capigliature ricche ed elaborate. Sorridono alla folla che tenta in tutti i modi di far loro arrivare biglietti di denaro da dieci o anche cento rupie. Loro incassano poi restituiscono una monetina, dopo averla morsicata coi denti e che viene accolta tra mille inchini e ringraziamenti in quanto pare sia foriera di fortuna economica esagerata. Ovviamente anche io eseguo l'operazione, che non si sa mai e anche se il mio è solo un biglietto da cinque, la drag queen mi restituisce la moneta con un larghissimo ed invitante sorriso. La sfilata dura diverse ore ed è uno spettacolo continuo e davvero interessante da osservare da ogni angolo visuale. Ci spostiamo più in là dove invece sta scorrendo un'altra processione, questa invece formata da enormi auto o addirittura bus preparati appositamente dove i capi delle sette assisi sul trono e circondati anch'essi da fedeli addobbati a festa passano benedicendo la folla.

Attorcigliare
La compagnia dell'anello
E' tutto un caleidoscopio di arancioni vivaci, di turbanti maestosi, di tridenti e scimitarre, che passano benedicenti, con la gente che si accalca per avvicinarsi al proprio idolo in una atmosfera folle e carica di grande intensità. Dopo diverse ore, devo dire che quasi non sento più le gambe, seguo la massa di una folla che sembra un corpo unico ameboide che si allarga e si stringe ad ondate cercando di guadagnare spazi semivuoti in cerca di non si sa bene cosa. Girovagando senza meta arriviamo nel pomeriggio al campo dei Naga Sadhu, dove finita la processione i più si sono ritirati dentro o davanti alle loro tende, per smaltire il fumo e intanto se capita, ricevere questuanti in cerca di consigli, oroscopi, grazie. Molti dormono in fondo alla tenda su giacigli improvvisati, altri a gruppetti continuano a fumare, altri immobili svolgono riti o ascoltano i questuanti. Se ne vedono di tutti i colori. Uno che davanti ad alcune donne adoranti si attorciglia il pene attorno ad un bastone, un altro che se lo è infilato in un anello da dito con una grande pietra dura, allo scopo di subire una violenta e dolorosissima punizione nel caso dovesse cadere nel vortice del desiderio incontrollato che gli producesse una indesiderata erezione, uno addirittura giace sepolto completamente sotto uno strato leggero di terra, da cui emergono soltanto le mani giunte, mentre il suo aiutante assicura che starà in questo stato di catalessi respiratoria per alcuni giorni.


Om
Il carro degli Hijra
Ho dei sospetti, stimolati dalla presenza di una coperta che nasconde il terreno vicino alla sua testa, ma non metto certo certo lingua su queste questioni, anzi. Insomma questa parte degli accampamenti, con la gente che si sposta da una tenda all'altra alla ricerca dell'uomo più santo è ancora più accattivante. Devo dire che anche se è tutta la giornata che vaghiamo in giro, la stanchezza non è ancora arrivata, tanta era la tensione psichica incerti momenti o la voglia di guardarsi intorno per non perdere nessun viso, nessuna azione, carro, danza o movimento, di questo spettacolo esagerato che ci ha circondato a perdita d'occhio, anche noi forse, in uno stato di catalessi indotta o ispirata da quello che ci circonda. Ora che è arrivata la sera e siamo qui, seduti sulle gradinate di un tempio a guardare gli ultimi epigoni di una folla strabocchevole, mai vista in queste dimensioni, che fanno l'ultimo bagno della giornata nel fiume, i muscoli cominciano a rilassarsi, la tensione si scioglie e puoi rimanere a lungo a guardare la fila di formiche nere che ripercorrono in senso inverso i ponti che due giorni prima avevano superato per arrivare fin qui. La gente comincia ad andarsene, altri rimarranno qui ancora per giorni. Che ci crediate o no, il giornale del giorno dopo riporterà che oggi, 4 febbraio, il Mauni Amavasya, giorno fondamentale del grande bagno reale dell'Arsh Khumb Mela 2019, erano presenti nella grande tendopoli sulla riva del Gange, 25 milioni di persone.
Il ritorno


In fila























Santoni
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martedì 6 agosto 2019

Central India 37 - Il bagno di folla


Verso il bagno

Il bagno
Stalli dei mendicanti
Turisti in giro se ne vedono pochissimi, sarà per la diluizione, anche fossero mille, in una folla di milioni di persone non li noti, sarà, che attorno al Khumb c'è una letteratura pregiudiziale di morti schiacciati e compagnia bella, per cui molte persone preferiscono rinunciare. Il fatto è invece che questo tipo di atmosfera è assolutamente irripetibile e per me imperdibile. Più volte vi ho detto come io sia attratto morbosamente da queste concentrazioni religiose di folla, proprio per l'aria che vi si respira, camminando tra questi volti ispirati, avvolti da un sentimento di fede che si palpa fisicamente. Quanto darei per poter andare alla Mecca! Comunque, pensare di incontrare qualcuno qui è impensabile, qualcuno penserà all'opposto che invece tra questa popolazione esagerata che potrebbe da sola formare una nazione, sia facile perdersi, magari irrimediabilmente. In realtà non è così, perché l'area dove si svolge il tutto, si abbraccia praticamente con un colpo d'occhio da qualunque punto appena leggermente sopraelevato e basta prendere qualche punto fisso di riferimento, uno dei ponti o la riva del fiume e ti raccapezzi immediatamente sulla zona dove ti trovi. Certo puoi perdere di vista quelli con cui ti accompagni, ma basta darsi un appuntamento fisso o alla disperata ritornare la campo e capisci che perdersi è impossibile. Magari fai anche incontri imprevisti. Ieri sera alla grande tenda dove c'è il buffet della cena, tra i pochi occidentali presenti, una quindicina di persone, vedo una faccia che devo avere già incontrato da qualche parte. 

Distribuzione del cibo
Barbetta incolta e pochi capelli, che tra l'altro, guarda verso di me con la stessa intenzione. Accidenti. ma certo che ci siamo già incrociati, più o meno un anno fa nel deserto della Dancalia, mentre salivamo verso la caldera dell'Erta Ale, il vulcano col lago di lava attiva al suo interno! Una bella combinazione, col tizio, romano, ci scambiamo qualche impressione, qualche dritta per il giorno dopo ripromettendoci di incontrarci alla fine dell'esperienza. Non l'ho più visto e tra l'altro non so neanche come si chiama, ma capita così, ti sfiori, poi le porte scorrevoli si aprono e ognuno sfila nel suo universo parallelo. Belin! Sono pensieri che vanno e vengono, mentre cammini seguendo più o meno una linea rettilinea che conduce verso la zona dove i due fiumi si uniscono. Man mano che ci si avvicina a queste che sono zone di preghiera, anche se c'è una grandissima confusione, lungo i bordi della continua processione di gente che cammina, mendicanti di ogni tipo hanno steso la loro coperta a terra, nel punto dove passeranno la notte e questa nella maggior parte dei casi è coperta di riso o di altre donazioni che i passanti vi gettano sopra. Prima c'erano ovviamente i venditori che fornivano appunto i pacchetti del riso in questione, per il vero di non eccelsa qualità, che si acquista proprio per questa sorta di distribuzione ai poveri, una manciata per uno lungo il cammino che conduce all'acqua. Una specie di carità preventiva per ingraziarsi il divino. E' vero che poi il bagno cancellerà i peccati, ma la donazione ai bisognosi aumenta sicuramente i meriti, pur rimanendo un atto di puro egoismo. Non si dona per com-passione verso il disperato, che anzi si disprezza, dato che di certo nella sua vita precedente deve essere stato un farabutto per meritarsi lo stato attuale, ma per avere meriti.

Il sadhu tra le spine
D'altra parte questo sentimento, (come pure mi sembra nel sentire buddista) è contraccambiato dall'altra parte. Il beneficiato, specialmente poi se è un religioso, non ha dovere di ringraziarti o di esserti in qualche modo grato. In fondo è lui che fa un favore a te consentendoti di liberarti dei tuoi peccati. Naturalmente in queste situazioni, vengono messe in mostra appositamente le situazioni più perfide della vita, per stimolare l'offerta, dalle deformità fisiche, alle malattie visibili e le lesioni dei lebbrosi sono le più indicate alla bisogna, oppure da parte dei sadhu, la dimostrazione dell'offerta del sacrificio e del dolore fisico, eseguita sul proprio corpo come dono alla divinità, cosa che stimola ovviamente l'ammirazione delle genti che sfilano di fronte, stimolandone l'elemosina in cambio di una benedizione. Ecco là, steso a terra su una grande coperta un vecchio sadhu, almeno così sembra dalla rugosità della pelle ricoperta di cenere, che giace nudo, avvolto da un cespo di rami dalle spine lunghe almeno cinque centimetri, molte delle quali conficcate nella carne, che trema tutto, non certo per il freddo, in una specie di trance mistica con gli occhi rovesciati al cielo, le labbra che si muovono appena forse biascicanti un mantra. Un ragazzino gira intorno con un pentolino raccogliendo monetine che i passanti radunati attorno gli concedono facilmente. Qualcuno prega, qualcuno rimane in ginocchio e alzale braccia al cielo insegno di venerazione, pochi tirano via indifferenti, verso altre miserie, altri spettacoli. In una piccola tenda arancione, un altro sadhu magrissimo, sta appoggiato ad un trespolo, il corpo da un lato, le braccia e la testa dall'altro in modo che il tutto sia per così dire in bilico e sembra dormire. 

Fedeli
Un cartello specifica che il tipo, da quattro anni non si corica e non si siede, ma rimane così in piedi, appoggiato a quei pali, sia che dorma, sia che mangi o che faccia qualsiasi altra funzione. Anche qui contorno di adoranti. Intanto è arrivato mezzogiorno e davanti ai recinti di quelle che sono i molti rifugi delle varie sette o più semplicemente dei seguaci di qualche uomo in odore di santità, cominciano a formarsi lunghe file per la distribuzione del rancio gratuito. Le file, passatemi l'ovvietà, indiane, sono molto ordinate anche se lunghissime e ognuno aspetta con pazienza l'arrivo dei volontari, giovani aderenti di quel gruppo che passano con grandi secchielli e distribuiscono su piatti di foglie assolutamente ecosostenibili, prima i chapatti, poi una mestolata di dal e poi altre vivande, paratha, pakora, palline di verdure, samosa o altri cibi, cucinati nelle retrovie in grandi pentoloni. Ognuno aspetta silenziosamente di essere servito, poi tutti mangiano in silenzio prima di procedere nel proprio personale pellegrinaggio. Qualcuno dorme, stanco forse del viaggio, appena trovato un angolo a terra dove lasciarsi andare, altri riposano accosciati o in quella curiosa e per noi scomodissima posizione, sui talloni, cosa che solo se completamente privi di pancia si riesce a mantenere a lungo. La maggior parte ti sorride, come fosse contento di vedere qualcuno diverso da sé che prende parte alla sua stessa esperienza. Sotto un tendone stanno truccando due ragazze avvolte in bellissimi costumi, rossi e blu, carichi di specchietti e lucide paillettes. Il tucco sta già andando avanti da un po', ma la stesura del bistro attorno agli occhi e tutti gli altri tocchi di colore necessari richiede un certo tempo.

Sita
Khrishna
Poi, accompagnate da un uomo già truccato che aspettava a lato, le ragazze salgono su una sorta di palchetto sopraelevato e si esibiscono in una danza che racconta un brano del Ramayana, forse quello di Rama che incontra la bella Sita nel bosco. Grandi altoparlanti neri sparano musica a palla. Gli spettatori guardano rapiti, mentre una specie di speaker illustra la scena. Ce ne andiamo facendoci trascinare dalla folla che scorre come un grande fiume, proprio verso l'altro grande fiume la madre Ganga, letto di purificazione che sta lì ad accogliere tutti. Appena arrivati al limitare dell'acqua quasi tutti si liberano dei vestiti rimanendo con un piccolo straccio attorno alla vita, le donne invece ancora fasciate nei sari leggeri e scendono i due o tre gradini, immergendosi fino alla vita nelle acque fangose. Qualcuno si immerge completamente, qualcuno rivolto verso il disco pallido del sole, prega a mani giunte verso l'alto, qualcuno si versa l'acqua sulla testa, tutti al termine delle orazioni, ne bevono qualche sorso, almeno tre volte, risputandolo poi, prima di tornare bagnati fradici ma felici verso la riva ad asciugarsi il corpo con qualche straccio lasciato su apposite transenne che hanno anche la funzione di impedire, come sulle gradinate degli stadi, la ressa e le pericolose spinte dettate dalla furia di raggiungere l'acqua. Una cosa di certo interessante da valutare è che di norma nei paesi occidentali, il limite di colibatteri fecali che le acque devono avere per essere classificate balneabili (non potabili, eh) è di 500 per litro. Analisi fatte in questa zona del Gange o più avanti a Varanasi parlano di almeno un milione di questi batteri per litro. 

Il bagno
Tuttavia la cosa strana, nonostante questa acqua venga copiosamente bevuta (e deve essere bevuta, se no il bagno non vale) e tutti si portino a casa un contenitore, una tanichetta, una bottiglia di questo prezioso liquido, gelosamente raccolta e conservata da usare poi per successive abluzioni e consumi, sembra che i casi di infezioni intestinali, enterocoliti, per non parlare del colera e simili, siano piuttosto rari. Non so dirvi di più, la fede è la fede, d'altra parte quante nostre zie hanno conservato gelosamente sul comodino da notte una bottiglietta a forma di madonnina contenente l'acqua di Lourdes e in Etiopia il nostro accompagnatore, rigidamente ortodosso, ha raccolto con cura una bottiglia di acqua sacra che stilla dal soffitto della chiesa rupestre del monastero di Neakutoleab, vicino a Lalibela. In fondo questa, della virtù purificatrice e guaritrice delle acque benedette, è piuttosto comune a tutte le religioni, quindi non dobbiamo stupirci più di tanto. Intanto ripercorriamo la strada verso  il nostro campo. Camminando così alla fine ti fai un sacco di chilometri ma la folla attraversata, la gente che ti ha sfiorato, i volti che ti hanno fissato almeno per un attimo, sono una specie di panacea contro la stanchezza. Quando il sole comincia a scendere sulla riva opposta del fiume, le figure che scendono a bagnarsi rimangono ombre nere che spiccano tra i raggi dorati che brillano sull'acqua. Un gruppo di ragazze a mollo si schizza, tra risa e sbeffeggiamenti. La leggera stoffa bagnata disegna le forme dei loro giovani corpi in trasparenza. Sul ponte una coda infinita di gente in cammino traversa il fiume per arrivare in tempo. Domani all'alba si verificherà la congiunzione astrale perfetta per il grande bagno collettivo. Meglio andare a dormire presto per essere pronti.



Il bagno

Predicazione
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