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venerdì 15 marzo 2024

Tocofobia (Ansia preparto)

da Corso preparto Pescara

 

E finalmente è giunta l'ora che volge al desio, ma a me il core non lo intenerisce affatto. Non so, io al momento del via, invece di scariche di adrenalina positive, sono sempre pieno di ansie e tremori. Ma allora stai a casa, benedetto! E' pur vero anche questo, ma che ci volete sono sempre stato in preda a sentimenti contrastanti. Una bandierina che sbatte al vento di qua e di là, dalle stelle alle stalle dall'up al down, un bipolare insomma, che le grane se le va a cercare. Anche quando ancora lavoravo ricordo, cercavo sempre nuove sfide delle quali avrei potuto benissimo fare a meno e poi a maledirmi, ma perché te le sei andate a cercare. Adesso invece, da un lato la voglia e la curiosità dell'esperienza che si prepara e che in ogni caso è sempre positiva e dall'altro l'ansia dell'anziano, sempre timoroso di quanto possa accadere, della paura di aver dimenticato qualche cosa e ancor più preoccupato per quello che ti stai lasciando alle spalle. Mai come in questi tempi così difficili e paurosi. Eppure un tempo partivo con la sola bramosia di arrivare e scoprire, vedere, provare nuove esperienze e all'arrivo tutto era ancora da costruire e decidere, altro che adesso, tempo in cui vuoi prenotare anche il bar dove andrai a sorbire il tè, per sicurezza. 

Nei tempi di internet tutto è più facile certamente, eppure l'ansia ti divora, consumandoti l'adrenalina, ancora prima di arrivare al parcheggio della Mariuccia a Robecchetto con Induno (ma si può chiamare così un paese!). Però, non so come mai ma più si diventa vecchi e meno pesa la valigia. Sui 25 kg previsti arrivo a stento ad una dozzina, mentre aumenta il peso dello zaino, che stia ringiovanendo senza accorgermene? La verità è che diminuiscono i bisogni oppure abbiamo finalmente capito che ti sei sempre ramazzato dietro una quantità di cose inutili. Non lo so, quello che è certo è che passi tutta la giornata ad andare avanti ed indietro a controllare se hai preso questo o se ti sei scordato quell'altro. Solo la busta dei medicinali continua ad ingrossarsi ogni volta, accidenti, tra un po' è più grande del pacco mutande e magliette. Che ci possiamo fare se diventiamo sempre più cagionevoli di anno in anno e poi, diciamo la verità, se questi indispensabili ausili non esistessero, saremmo già da tempo al cimitero o comunque ben chiusi dentro casa ad aspettare la signora con la falce, quantomeno adesso, grazie alla vituperata scienza medica, ce la andiamo a rincorrere lontano, come dice Vecchioni. Mi lamento, ma per fortuna ho chi pensa a questo aspetto organizzativo. Io brontolo ma sto solo a guardare, macerandomi nella perplessità e nell'ansia. Sono sempre stato un comtemplativo abituato più a parlare che ad agire. 

L'altro aspetto positivo è che per un poco almeno, l'essere fuori dal mondo, per lo meno quello dei notiziari, ti farà rimanere all'oscuro di tutte le brutture e delle porcherie che continueranno ad infestare questo pianeta con rabbrividente costanza, e occhio non vede, cuore non duole, sempre che non cominci davvero la grande ecatombe che molti pazzi prospettano come assolutamente possibile, anzi necessaria come vendetta finale, prima di calare le braghe. Sarebbe un bel problema trovarsi ad affrontare una granetta di questa entità. Ma forse in questo caso, potrebbe anche essere l'ultima delle preoccupazioni. Comunque bando alle ciance, mi lascio alle spalle il sacco di grane che non sono riuscito a concludere e apro un nuovo libro (certo ci sarò anche questo come al solito), fedele all'insegnamento del mio mentore, il ragionier Filiberto, che il mio primo giorno di lavoro, mi insegnò, di mettere da parte le cartelline con i problemi che non riuscivo a risolvere e di riprenderle in mano dopo una settimana, certo di trovarne risolte almeno la metà. Quindi riaccantonare le rimaste senza soluzione e andare avanti così di settimana in settimana certo che alla fine tutte le rogne si sarebbe risolte da sole. Aveva mille ragioni. Ho fatto anche io come sempre così e faccio voti, quando e se ritornerò di ritrovarmi tutto automaticamente risolto. Speriamo. Voi tranquilli, vi ho lasciato tracce di me su queste pagine, per non farmi troppo dimenticare e quando ci sarà, un post titolato, Ritorno a casa, vi farà comprendere che anche questa volta ce l'abbiamo fatta.


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sabato 28 ottobre 2023

Corea 1 - La sedimentazione delle emozioni


 Ed eccoci qua, dopo quasi un mese di latitanza, a ritrovarci per fare consuntivi, che, essendomi trovato al mio felice arrivo, di colpo calato nel pieno di un'altra guerra, non bastassero quelle che già sono in atto, come non mai questa, pericolosa e foriera di nuvole sempre più nere che oramai non sono solamente più all'orizzonte ma stanno occupando tratti sempre più vasti di cielo, fanno apparire tutte la altre considerazioni che avevo in mente, il tirar delle somme che sempre ti viene di fare alla fine di un viaggio, come operazioni futili e forse per qualcuno addirittura fastidiose. Però questa è la mia natura e mi ci rispecchio appieno. Così ho aspettato un paio di giorni per raccogliere le idee prima di cominciare il racconto di questa mia ultima scorribanda in estremo oriente. Anche perché diciamoci pure la verità, impiego sempre più tempo a tirare il fiato, compiuto lo sforzo e mentre sono ancora qui che boccheggio mi è d'obbligo considerare quanto, ogni anno che passa, ogni mese che passa, diventi sempre più impegnativo percorrere strade che un tempo mi vedevano arzillo e financo molesto nel volerle continuamente rinnovare, progettandone sempre di nuove e più complesse. Era il tempo nel qual il cor non si spaùra, come direbbe il poeta, e bastava l'idea per lanciare il cuore oltre l'ostacolo, adesso invece bisognerebbe fare altre considerazioni,invece pensi sempre di avere venti anni e poi, che cavolo, l'assicurazione sanitaria, l'hai fatta, comprende financo il rientro della salma e cosa altro cerchi, babbione?

Però è sempre così, quando il viaggio è finito rimani lì per un po'in una sorta di limbo atarassico, che da un lato puoi interpretare come una sorta di momento di sedazione necessaria alla mente per assorbire le esperienze, metterle in fila, a seconda dell'importanza e catalogarle, cercando di trarne profitto, assaporando meglio la fortuna di poterle avere vissute, mentre dall'altro può semplicemente significare che stai tirando il fiato e cerchi di recuperare le forze anche mentali necessarie a cominciare un racconto. Già, perché ricordare e compiacersi per cose viste e vissute, non è la stessa cosa che raccontarle, magari banalizzandole in una serie di oh! di meraviglia e di stucchevole autocelebrazione per averle prima immaginate, poi programmate ed infine vissute. Ecco perché continuo a girarci in tondo, lo avrete capto che per me menare il can per l'aia è un invito a nozze, un modo di rimandare all'infinito il punto di inizio, il la che dà il via al concerto sperando di avere accordato tutti gli strumenti in maniera corretta prima del primo attacco. Direte voi, va bene le somme tirale magari alla fine, adesso taca banda, come si dice e parti dall'inizio, quando quasi un mese fa attraversavi la piana vercellese, dove il riso cominciava a cadere sotto gli aspi impietosi delle mietitrebbie, dove la nebbiolina del mattino cominciava a dominare le grandi camere quadre delle risaie nascondendone gli argini lontani alla vista, già con la mente ad altre risaie, lontane immensamente lontane, che hanno chiamato perché ci si potesse fare un paragone, improvvido certo e senza significato particolare se non quello di catalogare, di inserire in un elenco, una lista. 

Già perché questo viaggio, questa meta così lontana ed esotica, è nata decisamente per caso, motivata dal fatto che un altro progetto era fallito, spero non definitivamente per motivi vari, in massima parte economici, ripescando antiche voglie che stavano da anni in un cassetto, completando così l'opportunità di riempire un altro piccolo buchetto sulla carta geografica e dalla casualità di un volo trovato ad un prezzo ancora accettabile, se così si può dire. Così era nata l'idea, semplice e barocca al tempo stesso, in quanto il territorio da esplorare non è tanto, ma le modalità sono quelle che la mia età e la mia condizione fanno apparire sempre meno consigliabili e praticabili. Preparare un viaggio in completa autonomia, con la mia copilota, come sempre motivatissima e che ha contribuito in maniera sostanziale ad annullare i dubbi di fattibilità, non è più facilissimo, perché prevedere molti spostamenti in un paese di cui non conoscevamo assolutamente nulla, con una lingua respingente, senza appoggi e neppure un mezzo di trasporto, che è sempre una gran soluzione per potersi spostare su un territorio incognito, mi era sembrato cosa complessa e tale da motivarmi qualche preoccupazione soprattutto per la parte riguardante gli spostamenti, zaino in spalla, col valigione, che ragazzini proprio più non siamo. Questo andavo ragionando mentre Italo mi sfrecciava di fianco ai trecento all'ora nella sua ansia di raggiungere Milano e consegnare i suoi pendolari ad una giornata produttiva, generatrice di contributi per sostenere l'esangue sistema pensionistico di questo disgraziato paese. 

Il proplema è proprio questo: hai troppo tempo per pensare, considerando tutte le attese che si sommano quanto ti avvii alla partenza. Forse sarebbe diverso se non appena maturata la decisione, potessi salire su quella benedetta scaletta e trovarti già in un attimo a destinazione senza batter ciglio. Invece ore e ore a prepararsi, a percorrere chilometri, lasciar la macchina in luogo sicuro e ormai consueto, arrivare in aeroporto ore prima che non si sa mai, constatando invece che tutto va via come liscio come l'olio. Ormai mostri a malapena il passaporto, dispiaciuto di non essere stato capace di fare il checkin on line, ormai cosa non si fa on line, e invece pare che se hai comprato non direttamente dalla compagnia, i due sistemi confliggono e non ti lasciano fare, boh, misteri dell'informatica, e constatare come Air China, sia decisamente lasca per quanto riguarda i vari problemi di peso e misure e numero bagagli che ormai hanno reso certe compagnie dei cerberi malevoli pronte a succhiare anche qualche ultimo eurino pur di angariarti al massimo, capirà dopo il Covid... Invece le considerazioni sono lampanti, gli aerei sono strapieni, zeppi come agnolotti del plìn, sempre, i servizi sempre meno invece, quindi o il numero dei passeggeri è aumentato in numero esorbitante o le compagnie hanno rottamato gli aeromobili, in ogni caso hanno trovato le scuse giuste e stanno guadagnando come non mai. Questo è il borborigmo dell'utente incavolato che considera il costo dei biglietti andato ormai alle stelle, capisco, ma con qualcuno dovremo pure prendercela, noi poveri viaggiatori vessati. 

Sta di fatto che adesso siamo lì in attesa davanti agli imbarchi, pronti (pronti?) a questa nuova avventura nella quale forzosamente ci siamo trovati in mezzo raffazzonatamente e quindi maturando meno aspettative del solito, cosa sempre buona, ve lo assicuro, così alla fine si gode di più. Certo dovremmo essere qui ad almanaccare le varie cose da fare all'arrivo, la scaletta da non sbagliare proprio nel caso dei viaggi in autonomia, per non trovarsi poi con le sorprese e gli imprevisti che già ci saranno comunque ed invece eccomi qua alle prese con lo zaino che si è completamente sfasciato alla prima presa fatta con una certa energia. Partiamo bene, il famoso zaino in spalla che dovrà caratterizzare questo viaggio giovanilista all'insegna di ostelli e guesthouses, il fondamento basilare attorno al quale si appoggia tutta la filosofia dell'itinerario, ancor prima di salire sull'aereo, ha già uno spallaccio staccato e le zip delle chiusure rotte e completamemte inutilizzabili. Inutile elencarvi la sequela dei te l'avevo detto, ma non mi stai mai a sentire, ecc. ecc., ma ci stanno tutte, fatto sta che siamo qui a tirarci dietro l'ingombrante cadavere e già chiamano per l'imbarco e ovviamente, dato che siamo ormai terzo mondo, anche se i primi della lista, il morto va trascinato non per il breve tratto del braccio mobile, ma lungo le scale fino allo sbuffante autobus, che ci farà percorrere tutta la pista pigiati come acciughe in salamoia per arrivare all'ultima piazzola dove è parcheggiato il nosto passaggio per la via della seta, spargendo come meglio non si potrebbe, poco qui, porco là, i suoi indispensabili contenuti ai quattro venti. Sbattuto alla meglio nella cappelliera tra i ni hao compiti delle gentili addette, stia lì il maledetto che la strada è lunga e magari prima di arrivare si aggiusterà da solo, figuratevi se Marco Polo si preoccupava della tenute delle sue bisacce da cammello prima di arrivare a Samarcanda!


SURVIVAL KIT

Parcheggio Malpensa - Ceriapark da Mariuccia - Malvaglio , Via Pozzi 43. E' leggermente più lontano degli altri (15 min), ma imbattibile sui prezzi per le lunghe soste (Scoperto, 45 Euro + 1 Euro al giorno, è aumentato dopo il Covid). Se dovete partire molto presto c'è anche la comodità dell'albergo adiacente con ristorante. Consigliatissimo.

Assicurazione sanitaria - Ho optato di nuovo per Globy rosso plus - RAS Allianz, in quanto è l'unica (almeno che io conosca) che copre la mia fascia di età e, importantissimo, le malattie pregresse. In particolare sembra essere efficace (ma per fortuna non ho mai avuto modo di sperimentare) sul famoso rientro in aereo sanitario in caso di estrema necessità, unica copertura direi davvero importante per la pelle. Costo, una botta di € 160 a testa per 24 gg. appartenendo La Corea del sud alla categoria Mondo.


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sabato 15 luglio 2023

Idee




 Beh adesso che ho il passaporto in tasca (ah che sensazione di libertà, è come se improvvisamente mi fodssero spuntate le ali) si può cominciare a programmare. Vedete in fatti che la foto in testa è cambiata e c'è qualche cosa in più dell'ultima volta. Finalmente direi, visto che, tra sosta ai box per fare una revisione del motore, che per fortuna è andata piuttosto bene e il fatto che la voglia non solo permane, ma direi aumenta, visti i quasi due anni di sosta forzata causa peste bubbonica, è necessario programmare qualche roba seria. E devo dirvi che in attesa del desiato documento di programmi ne avevo in mente molti, d'altra parte basta buttare l'occhio su google map e di idee te ne vengono a bizzeffe. Purtroppo ho dovuto constatare che come cominci ad andare un po' più a fondo, ti scontri con la durissima realtà del dopo Covid e cioè, complice la dilagante inflazione, la voglia di recupero utili da parte di tutto il settore turistico, compagnie aeree incluse, del fatto che ci sia stato un improvvido ed esponenziale aumento dei prezzi a partire prprio dalle tariffe aeree, che sono diventate qualche cosa di indecente mostruosità che fanno abbassare le ali appena dispiegate per il volo. Il primo progetto che da anni avevo nel mirino infatti, un giro in Patagonia e annessi e connessi, non sto a raccontarvelo nei dettagli perché se no mi viene ancora il nervoso, è subito partito per la tangente.

Infatti il contatto che ho avuto in loco mi ha subito sparato dei prezzi che mi hanno convinto che per il momento il progetto dovrà essere obbligatoriamente accantonato e posposto a tempi migliori, posto che mai ci saranno per quella destinazione. Avevo poi un'altra bella idea in formazione per Benin, Togo e Ghana, ma per gli stessi motivi ho dovuto recedere precipitosamente. Così è partita una affannosa ricerca attorno al globo che tuttavia mi ha definitivamente fatto convinto, direbbe il mio amico Salvo, che da adesso in poi, bisognerà, potendolo fare, allargare almeno un po' i cordoni della borsa. Insomma se vuoi partire, devi spendere. Quindi mi sono messo il cuore in pace e ho tirato fuori la carta di credito e avanti savoia, come si dice da queste parti, partendo con il congruo e necessario anticipo per fare le cose per bene. Non sto a dirvi cosa ho deciso con precisione, un po' per scaramanzia, un po' perché mi sto dando da fare con la ricerca di informazioni dettagliate per potermi muovere in loco con una certa scioltezza, visto che la lingua mi è totalmente sconosciuta e vorrei percorrere il paese in totale autonomia, sempre per quelle ragioni di braccino corto che, capirete benissimo, mi appartengono e fannop arte inscindibile del mio DNA, che ci volete fare, mi disegnano così. Dunque orza la barra e cazza la randa o come si dice in questi casi, la partenza, in pratica c'è già stata.


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Telegramma dai monti

Oziando

Intoppi

venerdì 10 marzo 2023

Back home, sweet home

in volo

La sensazione è sempre la stessa, per lo meno da un po' di anni a questa parte, grande eccitazione, nella fase di progettazione di un viaggio, seguita dall'ansia durante i preparativi per la partenza ed infine il rilassamento della fine del viaggio, quando devi solo pensare a fare un bilancio delle aspettative realizzate o meno, che coincide con la piacevolezza, propria dell'anziano, del ritrovare le proprie routines, la propria comodità, il confortevole calore della propria casa, salvo poi dopo pochi giorni cominciare, almeno per noi addicted, a rimuginare nuovi sogni, idee, percorsi possibili. Una sorta di maledizione insomma, un up and down, alquanto bipolare a cui bisogna fare l'abitudine. Va beh, questo pistolotto, tanto per significare che a casa ci sono tornato, anche questa volta sano e salvo e che è venuto quindi il momento di elaborare l'esperienza a posteriori e esaminarne tutti gli aspetti, raccontarvi come sempre le mie sensazioni, le storie che mi sono portato a casa e che ti rimangono dentro, insomma quella che spesso è la parte più bella ed importante di un viaggio. Naturalmente ci sono anche tutte le incombenze pratiche che una volta erano pure divertenti e mi davano grande soddisfazione, come la sistemazione degli appunti e del materiale fotografico. Adesso tutto diventa una fatica in più, una cosa che si "deve" fare. Ma va bene lo stesso. Dunque eccomi qua, rimestando il mio calepino di appunti, tra qualche bigliettino con indirizzi vari ed altre memorabilia, che mi rivedo infagottato, che caldo non faceva, anche se l'inverno mite e troppo secco, ha mutato le sensazioni, a navigare di conserva verso l'ormai consueto parcheggio della Mariuccia, perso nella bassa milanese, tra nebbie e fumi di letame distribuito nei campi assetati. 

Le risaie del vercellese che si attraversano, sono secchi bacini spelacchiati, in attesa di una semina che non si sa se avverrà mai più e gli stocchi abbandonati dei campi di mais non sono meno tristi. Forse dobbiamo aspettarci davvero un cambio deciso delle colture padane, mi sa che presto ci ritroveremo circondati di gialli campi di girasole e di colza come nei ciernosiom dell'est europeo. Comunque questi pensieri se ne vanno via velocemente come il Freccia Rossa che sfila al fianco dell'autostrada frusciando via come un qualunque shinkanzen giapu e diventano spasmodica attesa non appena emergono dal nulla le torri della Malpensa, con il suo movimento affannato che contraddistingue sempre il lato partenze. Al piano di sotto, quello degli arrivi, invece, c'è la solita lenta e un po' triste andatura post coitum, che tutti i viaggiatori conoscono bene. Dall'affollamento che regna di sopra invece si vede bene come la gente, annichilita da tre anni di catene, non ne può più e la smania di viaggiare ha di certo condotto il settore a superare i numeri del precovid. Anche coi prezzi che circolano, perché sarà pur vero che le compagnie aeree hanno sofferto parecchio l'evento, ma adesso sinceramente, mi sembra che si stiano rifacendo con gli interessi, Il servizio è peggiorato decisamente e devi pagare anche l'aria che respiri, ma di questo magari parleremo dopo, affrontando direttamente l'argomento volo. 

Al momento godiamoci solo l'ambiente dell'aeroporto che come ho già detto più volte, trovo particolarmente eccitante. Che so, mi dà una sensazione di internazionalità affascinante, cosa che ha sempre avuto su di me fin dall'inizio, quando qui arrivavo per le prime volte, respirando un'aria a cui non ero stato abituato, pensate che la prima volta, non sapevo neanche che cosa fosse il check in e a momenti perdiamo l'aereo. Però l'esser circondato da tutta questa gente che si muove in ogni direzione, in cui riconosci almeno cinque o sei etnie, da cui senti almeno dieci lingue diverse e sconosciute, mi dà sempre questa bellissima sensazione di essere cittadino di un mondo senza frontiere, dove non avverti sbarre o divieti, e invece queste ci sono eccome e stanno diventando sempre più noiose ed impiccione, obbligandoti a sciorinare carte e documenti, a passare controlli sempre più severi anche se necessari. Adesso vedo che alla Malpensa hanno installato anche i controlli automatici dei passaporti, almeno non hai quella sgradevole sensazione di essere indagato da una faccia burbera che cerca di prenderti in fallo su qualcosa, caro il mio trafficante internazionale o di trovarti in deficit di qualche particolare che ti  impedirà di essere imbarcato. 

Per la verità io me ne starei anche seduto davanti al tabellone delle partenze a guardare incantato la fila di nomi che scorrono piano piano verso l'alto, Accra, Karachi, Singapore, Toronto, peggio di una droga o di un film scollacciato, per me è una calamita che dà stimoli ineguagliabili, forse sostitutivi di altri dimenticato o perduti, direte voi malignamente, ma ragazzi, a qualcosa bisogna pure fare riferimento per continuare a sognare. La coda per imbarcare la valigia, comunque la devi fare lo stesso, anche se hai il check in on line, come tutti i bravi nativi digitali che ormai, aborrendo la carta nell'ansia di salvare il pianeta, lo esibiscono con nonchalance sul telefonino. Noi boomer invece, senza quel pezzo di carta in mano ci sentiamo un po' persi, sia per i ditoni da agricoltore che ci farebbero smanettare smadonnando, sui tasti microscopici dello smartphone alla ricerca di quel file che non trovi più in una serie di continui errori, sia per i timori più insensati, e se poi si spegne, e se poi per sbaglio l'ho cancellato (già successo), e se si blocca o non funziona, e così via. Insomma il vecchio, caro papiro, invece non tradisce mai, e poi non stiamo proprio andando verso le terre di chi questo strumento miracoloso e rivoluzionario, lo ha inventato? E allora dai, guarda qui, becca sta valigia, che me l'hai fatta pagare quasi quanto il posto a sedere e non star lì tanto, signorina, a compitare sul computer se sono a posto o meno, che se ho già il papiro in mano vuol dire che sono in regola e mandami all'imbarco che mancano solo due ore e mezza alla partenza, che non si sa mai, l'anziano ha sempre paura di arrivare tardi. 


SURVIVAL KIT

Parcheggio Malpensa - Ceriapark da Mariuccia - Malvaglio , Via Pozzi 43. E' leggermente più lontano degli altri (15 min), ma imbattibile sui prezzi per le lunghe soste (Scoperto, 45 Euro + 1 Euro al giorno, è aumentato dopo il Covid). Se dovete partire molto presto c'è anche la comodità dell'albergo adiacente con ristorante. Consigliatissimo.

Assicurazione sanitaria - Ho optato di nuovo per Globy rosso plus - RAS Allianz, in quanto è l'unica (almeno che io conosca) che copre la mia fascia di età e, importantissimo, le malattie pregresse. In particolare sembra essere efficace (ma per fortuna non ho mai avuto modo di sperimentare) sul famoso rientro in aereo sanitario in caso di estrema necessità, unica copertura direi davvero importante per la pelle. Costo € 45 a testa per 10 gg. in quanto il Libano, stranamente viene considerato Europa e gode di tariffa più bassa.



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martedì 24 gennaio 2023

Atlanti

dal web

Ogni tanto mi interrogo sul motivo primigenio che mi ha portato a diventare un addicted, come si dice adesso, del muovermi in giro per il mondo, visto che per tutta la vita l'ho fatto per curiosità, per piacere, per lavoro o addirittura per riposo. O è una di quelle malattie genetiche, per la verità, non molto rare, che saltano fuori assolutamente per caso, ma che certo non ho preso dalla mia famiglia che, dato che in quei tempi ed in quelle condizioni di censo, non si è mai mossa da Alessandria. Il mio papà per vedere qualcosa fuori dei patri confini, ha dovuto esservi mandato con la forza alla difesa della patria, tra l'altro in uno dei pochi paesi che non ho visto. La mia mamma poi, ha fatto la sua sortita più lunga durante il viaggio di nozze a Venezia. Io, il morbo devo essermelo beccato in giro, un po' con la complicità della scuola, il Classico come si dice allarga i confini della mente, un po' per la compagnia e la complicità di mia moglie. Però poi l'infezione è esplosa con grande virulenza, forse a causa di piccoli focolai che, piccino ancora non riconoscevo e quindi non avevo curato con la necessaria attenzione. In seconda elementare, su suggerimento della cara e deamicisiana maestra Fracchia, i miei come regalo di Natale, mi avevano comperato il Novissimo vocabolario Melzi, non proprio una cosa da Gesù Bambino, pensate come potevo essere contento; io certamente avrei preferito un fortino, che avevo a lungo rimirato nella vetrina della Fata dei bambini in via Dante, il giocattolaio dei miei sogni e che invidiavo moltissimo dopo averlo visto a casa del mio compagno di scuola Gian Vito, bambino ricco che mi onorava della sua amicizia. 

Tuttavia lo scartabellavo comunque, non già per cercare le parole difficili che la maestra ci faceva stilare in bella calligrafia su un quaderno dalla copertina nera, ma ci perdevo le ore a guardare quelle poche cartine geografiche che venivano mostrare nella cosiddetta parte scientifica del vocabolario suddetto. In particolare, ce n'era una estremamente affascinante che mostrava l'Africa nel suo complesso, con tutta la parte centrale più o meno corrispondente alla zona del Congo, completamente bianca e priva di riferimenti, con la scritta "zone ancora inesplorate". Pensate un po' come è mutato il mondo in soli settanta anni. Mi sembra di parlare di una preistoria incongrua, quando, dove dopo aver letto I misteri della jungla nera, stavi lì a sognare, guardando la carta geografica. E dagli atlanti sono sempre stato affascinato infatti e successivamente, già bello cresciuto, quando uscì un monumentale Atlante geografico della De Agostini, lo desiderai profondamente e anche se già lavoravo non ebbi cuore di fare quello che era comunque un robusto investimento. E poi al bar, a sentire i racconti di quei ragazzi degli anni sessanta, che partivano con una macchina scassata per andare in India o con la vespa per Nord capp o Gerusalemme. Forse proprio quei continui desideri inappagati, hanno contribuito a fare deflagrare quella flogosi inesauribile che, adesso che è tutto facile, mi ha portato a continuare a sognare, a compulsare cartine, a tracciare itinerari su google map. 

La prima uscita dai patri confini, complice il fatto che, figli di ferroviere avevamo i biglietti del treno gratuiti, fu, con il mio compagno di Liceo, Andrea, a Lione. A quell'epoca si partiva con in mano il foglietto scritto a mano con l'indirizzo di una ragazzotta conosciuta in estate al paese, dove lei, figlia di emigrati, veniva a trovare i nonni, assieme alla tracotanza dei nostri sedici anni e niente altro. Adesso sono lì a consultare la cartina, a quantificare i chilometri, innervosendomi perché l'albergo ben prenotato, non mi ha ancora confermato il transfert dall'aeroporto, per non parlare dell'assicurazione medica e del rientro della salma. Bisogna pensare a tutto. Calcolo le distanze, le ore di percorso, i tempi da dedicare alle varie cose interessanti da vedere e avanti con la programmazione dei dettagli. Con Syreet view, ti puoi anche guardare con attenzione la strada da percorrere, insomma direte voi, ma allora ti togli anche il piacere della scoperta, della meraviglia del disvelarsi di un luogo imprevisto e già di per sé magnifico proprio per questo. Il déjà vu, ti toglie parte del piacere oppure non fa che aumentarti l'ansia prepartenza ed il desiderio di esserci materialmente in quel luogo, di girare attorno lo sguardo per abbracciarlo tutto, per carità puoi certamente girare a 360° la telecamera virtuale, ma vuoi mettere sentire gli odori, avvertire il suono di quel mondo, in cui sudare, camminare, toccare la pietra viva! Non ci sono scuse, partire è uno status irrinunciabile a cui non posso e soprattutto non voglio sottrarmi. Per cui lasciatemi lavorare che il tempo passa e bisogna profittare almeno fin che non scade il passaporto che poi saran dolori. Tic, tac, tic, tac.


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giovedì 17 ottobre 2019

Cina 7 - Partire e ritornare

Gorbio 


Non so voi, ma da qualche anno, i giorni che precedono la partenza, per lo meno nel mio caso, non sono percorsi da quella eccitazione sgarzolina, da quel sottile brivido che dovrebbe dominare il momento dell'attesa, quel desiderio insopprimibile che l'accadimento cominci il più in fretta possibile per poter godere dei piaceri tanto attesi, sognati, a lungo esaminati nei progetti, nei pensieri e più volte aggiustati per renderli migliori e più aderenti a quanto voluto. Con la presenza, che aleggia come un'ombra alle spalle, di quel timore oscuro, che qualche cosa non sia stato previsto, conteggiato, che tu non sappia qualche cosa di importante e che per questo irrimediabilmente tu te la perda per sempre, dato che quasi certamente non ci sarà un tempo per il recupero. No, sono ormai anni, forse da quando si è fatta più impellente la bramosia di percorrere le strade del mondo in maniera sempre più parossistica, vista la vicinanza sempre maggiore ed inevitabile alla meta finale, che nel momento prepartenza e parlo di un mese abbondante, non solo nei due o tre giorni che precedono la corsa verso l'aeroporto, che in questo frangente, io piombo in un torpore inspiegabile, una pigrizia atavica che mi fa rimandare cose teoricamente non prorogabili, la preparazione e soprattutto l'affinamento di itinerari, informazioni, cura di dettagli che poi eviterebbero in loco dubbi e ricerche affannose ed errori. 

Dovrei invece, come facevo un tempo, mettermi lì, con calma, esaminare i vari punti di interessi classificandoli tra imperdibili e meno importanti, quando per cause varie si dovrà fare una scelta, inserire varianti del non si sa mai, opzioni B nel caso che. Dato la zona che percorrerò e le probabili difficoltà linguistiche che provocheranno problemi di logistica, dovrei con ordine, stilare un lungo elenco di nomi e luoghi nella grafia locale, da mostrare alla bisogna. Leggere diari di viaggio che ormai oggi affollano il web e che potrebbero dare molti ulteriori spunti e tante tante altre cose, non ultimo, preparare le varie cose, l'attrezzatura fotografica, quella documentale, anche se all'aspetto farmacistico e vestiario, per fortuna ci pensa chi viaggerà con me. Invece nulla di tutto ciò, mi siedo davanti al PC e blimblanando (che meravigliosa dolcezza ha questo vocabolo vernacolare della mia terra) qua e là senza costrutto, giochicchio, perdo tempo su Fb, compulso la posta e mi dedico a mille altre inutili cose, trascurando quelle che servirebbero davvero. Perché dunque mi comporto in questo modo dannoso e improduttivo, quando non riprovevole? Otium latino o invece scafata certezza che affannarsi è inutile, tanto gli imprevisti, sono sempre appunto imprevedibili e quindi bisognerà pensarci al momento oppure infine triste invecchiamento della corteccia cerebrale che anestetizza molto e sa che il piacere finale sarà comunque ridotto e consiglia invece un letargico riposo nella speranza (vana) di mantenere vive le forze? 

Rimane un mistero difficile da spiegare se non col fatto che col passare degli anni divento sempre più pigro e svogliato, pensando inconsciamente che poi tanto alla fine tutto si risolverà in qualche modo. Forse questo è un sistema per tentare di avvicinarsi un poco di più al tentativo di diventare più ontologicamente viaggiatore e cercare di distaccarsi, molto velleitariamente tuttavia, dall'essere turista nel midollo, col tuo bel biglietto di ritorno fissato in tasca. Illusioni naturalmente, il viaggiatore parte e basta e questo e null'altro dovrebbe fare, è questa l'essenza del viaggio, il muoversi verso una direzione anche a caso, mettere la prua al vento e lasciarsi trasportare, poi guardarsi intorno per cogliere il nuovo che si para davanti a te, senza giudizi o remore, guardare a basta, raccogliere sensazioni, gustare emozionalmente, ascoltare storie e soprattutto ricordarle. Una storia zen, che si svolgeva proprio tra le montagne dove mi troverò tra non molto, racconta che nonostante queste fossero avvolte da una fitta nebbia, un viaggiatore venne spinto da un monaco a proseguire nel sentiero per arrivare dopo molte ore di grande fatica ad uno dei punti più belli della valle. Quando stanchi e sudati arrivarono lassù, non si vedeva assolutamente nulla all'intorno ed il tizio si arrabbiò molto col monaco che lo aveva costretto a quella fatica, oltretutto dicerto già sapendola inutile, ma quello sorridendo candidamente (i monaci zen in effetti non fanno altro che prendere per il culo la gente) gli disse che la bellezza del viaggio sta proprio e soprattutto nel viaggio stesso, nell'andare verso una meta, quello che si troverà una volta raggiunta, non ha in fondo la minima importanza. E ancora, non è necessario pensare se, prima o poi  verrà il momento di tornare. Questo giungerà da solo, quando con gli occhi socchiusi all'ombra di un grande albero al centro di un villaggio, sentirai che è l'ora di andare a casa. 


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martedì 26 settembre 2017

In partenza



Aiuto aiuto, sono alle prese con la convulsa e terribile fase che precede la partenza. Un sacco di cose non ancora fatte e che non ce la farò sicuramente a completare prima dell'ora fatale. Il fisico ancora fiaccato duramente da gente che ci ha messole mani e il morale ancora peggio perché ce le dovranno di nuovo mettere al ritorno, anzi magari non torno, tanto per fargli un dispetto. Stavolta parto senza neanche la guida tarocca scaricata sul tablet, neanche un albergo prenotato, insomma completamente alla scagassa come si dice nel Mandrogne. Il fatto è che ogni volta  ho sempre meno voglia di applicarmi e ma dai che tanto c'è ancora un sacco di tempo, lo farò domani e così via, alla fine non hai fatto niente. 

Intanto comunque questo sarà un viaggio on the road e anche se non percorrerà la mitica 66, sempre di strada si tratterà, temo anche troppa perché sulla carta geografica le distanze che sembravano così piccoline, in realtà sono poi numeri importanti e data anche le velocità consentite, non so se non dovrò tagliare molto in corso d'opera. Va beh alla fine è più bello così. Domani farò l'ultima tirata, poi via, sperando che i biglietti risparmiosi mi consentano davvero di volare e che la compagnia sgalfa che non dico, abbia ancora gli aerei funzionanti. Tutto sul filo del rasoio tanto per cambiare, con in più la mail che non funziona e nessuno che mi risolva il problema. Non so se ci sentiremo mentre sono via, casomai qualche cosa vi lascio. tanto per non farvi sentire soli. Voi date un'occhiata comunque, fidatevi.


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lunedì 2 novembre 2015

Ready to go



E anche stavolta ci siamo. Ormai ci ho già un piede sopra, anzi probabilmente quando qualcuno di voi leggerà queste righe, non ci avrò sopra solo un piede. Ogni volta è così e questa non si discosta dalle altre. Al momento di partire scatta un meccanismo particolare. Mentre fino al giorno prima vivo in una ansia preparatoria che mi fa sembrare tutto ancora da preparare e non riesco a terminare gli elenchi delle cose in sospeso, quando scatta il momento, vengo come elettrizzato dall'interno, scatta un meccanismo composito che mi fa mettere da parte tutto il resto e mi sento concentrato sul punto. La barca che si muove lasciando dietro di sé la riva che si allontana, ma tu sei concentrato solo sulla scia che si lascia dietro. Si apre qualcosa dentro. E' un po' come se i sensi si acquissero, ti pare di sentire più lontano di vedere cose più minute, di aspirare odori diversi, anche se in fondo li hai già conosciuti. Il luogo dove vado, non mi è nuovo, certo, ho forti legami in fondo con questa terra. Non riesco a calcolare se ci sono già stato dieci o undici volte, ma in fondo questo non ha molta importanza. 

In fondo dipende da quello che hai dentro, dalla voglia di scoprire qualche cosa di nuovo che te la fa sembrare sempre la prima. Ho visto a marzo che ci sono diverse difficoltà a essese sempre connessi, pur essendo un paese che sta ponendo la cibernetica alla base della sua crescita, quindi non so se potrò lasciarvi, da laggiù, qualche traccia del mio passaggio. Voi date un'occhiata comunque che qualche cosa ho preparato per ingannare l'attesa del mio ritorno. Sempre che l'attrezzo di cui alla foto, me lo consenta, passando un paio di volte indenne sul Sinai. D'altra parte dove dovrebbe passare? Lì intorno è tutto un fuoco. Così sarò anche per la seconda volta quest'anno negli emirati. Solo un tocco di Islam per controbilanciare i suoni hinduisti dall'altra parte, che, mi dicono si fanno sempre più forti. Ieri la Stampa riportava di un bliz della polizia del Kerala per mettere dentro un criminale che teneva in frigo un pezzo di carne di vacca, avrà insistito anche l'OMS per carità. Poi in Karnataka c'è stato anche un atterraggio di UFO, mi riporta un amico esperto del settore a cui queste notizie non sfuggono. Speriamo bene, comunque vi relazionerò, state tranquilli.

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mercoledì 4 marzo 2015

Stavolta si parte davvero




Bene , cari amici questo è il consueto post di arrivederci. Domani finalmente la snervante attesa è finita, Mi lascerò dietro tutte le rogne che non sono riuscito a concludere, auspicando che, come mi aveva istruito il rag. Filiberto, grande saggio e mio mentore lavorativo della mia giovinezza, al mio ritorno, le trovi risolte da sole. Non so ancora che situazione di connessione troverò nei luoghi dove mi aggirerò nel prossimo mese, ma se sarà possibile, prometto che dedicherò qualche tempo a lanciarvi qualche pillola di emozioni, siano esse olfattive, visive o anche solamente di pensiero (debole naturalmente). Tuttavia, perché non vi sentiate completamente abbandonati a voi stessi, care lettrici e appassionati lettori, ogni giorno ho già programmato la magia dell'apparizione di una immagine birmana accompagnata da un haiku, come sempre ispiratissimo e generato durante il mio ultimo e ormai archiviato viaggio. Giudicherete voi se saranno troppo banali oppure ripieni di quelle profonde suggestioni che aprono infiniti spazi meditativi, quali si addicono a questo tipo di componimento giapponese. Comunque ci sentiremo per i dettagli dell'esperienza, spero naturalmente, al mio ritorno. 

domenica 2 novembre 2014

Flying away

Domani il test, poi relazionerò.

giovedì 30 ottobre 2014

Facendo la valigia

Immagine dal web

Abbiate pazienza se in questi giorni sono un po' troppo frettoloso e ve le tiro su asciutte. Sto preparando la valigia e avendo procrastinato tutto all'ultimo momento, come ogni buon cattivo studente, sono un po' preso per la gola, devo fare ancora un sacco di cose improcrastinabili, inclusi i giri cimiteriale di prammatica. Per questi motivi non starò come di consueto a buttar giù qualcuno dei miei soliti lacrimevoli pezzi di nostalgia del buon tempo andato che tanto amano i miei lettori coetanei, ma tanto si sa che sono destinati a poco a poco a diminuire anche loro per estinzione naturale e fisiologica. Piuttosto mi devo concentrare sul prossimo mesetto che trascorrerò lontano da qui, nella calda e spero non troppo piovosa Birmania, come io mi ostino pervicacemente a chiamarla, nonostante i richiami dei meglio informati. Avete notato come tutto cambia nome, forse per togliere la patina di vecchio e superato, quasi che un non vedente vedesse meglio di un cieco o un diversamente abile (ma mi sembra già sorpassata anche questa locuzione) camminasse meglio. 

E' un po' come in Cina, dove essendo giudicate troppo volgari alcune parole, si è cominciato a sostituirle con altre o con frasi allusive giudicate meno dirette e quindi più accettabili alle orecchie sensibili, salvo poi diventare a loro volta troppo volgari ed essere rimpiazzate di nuovo e così via all'infinito in una rincorsa senza fine al correct. Mah, alla fine dare a chi se lo merita dello stronzo invece che dell'uovo di tartaruga,  come si usa a Pechino, non è poi un gran male, almeno ti sfoghi. La partenza comunque si avvicina e io sono, come ogni volta di più, impreparato. Non ho letto nulla di quanto mi prefiggevo di leggere prima, non ho studiato a fondo l'itinerario e via cantando. Vuol dire che subirò un maggiore impatto emotivo, cogliendo situazioni inaspettate e meno prevedibili. Diciamo che mi porterò dietro un fardello di preconcetti minore del solito ed alla fine questo potrebbe essere anche una cosa positiva. Ad majora.


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venerdì 24 ottobre 2014

Partire è un po' vivere

Foto A. Bo - agosto 14

Io credo che sia un po' come una droga; cominci, dici, tanto posso smettere quando voglio, poi, poco per volta capisci che non ne puoi più fare a meno, ma non solo, il problema è che cominci ad averne bisogno sempre in quantità crescente. Vorrei tanto dare la colpa alla società, ma non so se mi posso giustificare con questa banale e un po' desueta motivazione. Il fatto è che è quasi un mese che ciondolo in casa cercando di giustificare in qualche modo le mie (scarse) attività, mentre la verità è che non ne posso più, non sto più nella pelle, ho una voglia di disperata di partire, di saltare su qualunque mezzo che mi porti verso la Malpensa e che mi faccia salire su un aereo per portarmi via da qui. Lo so, lo so, direte tutti che mi faccio condizionare dalla politica italiana e che anche voi avreste voglia di andarvene da qualche parte, ma non è così, la realtà è che sono come quei ragazzacci che non avendo voglia di studiare danno la colpa al professore che non spiega bene. E' che mi brucia dentro la voglia di muovermi per andare a vedere le cose di cui sono curioso, mentre dentro di me arde implacabile la consapevolezza che il tempo si accorcia e ne rimane sempre meno. Tempus fugit, accidenti, però un po' troppo in fretta. Cerco di stordirmi con cene, la benevolenza degli amici ed altre piacevolezze, ma alla fine la scimmia sulla spalla si fa viva e pretende di essere soddisfatta.

Non voglio lamentarmi a torto, in fondo quest'anno, un po' mi sono mosso, ma è come ho detto all'inizio, non basta mai, anzi, ti sembra sempre di non aver sfruttato appieno le opportunità che ci sono state, maledici le incombenze e gli obblighi e ti riproponi di rifarti al più presto; intanto inanelli progetti per il futuro e compili liste di desiderata a cui porre attenzione negli sguardi diuturni ai siti di biglietti aerei superscontati, da afferrare al volo. Comunque basta alle ciance, la presente per notificarvi che quanto prima, una decina di giorni al più, il mio aereo è in partenza. Sarà un viaggio che spero interessante, che partendo da una zona ormai di moda, mi dovrebbe portare, viaggiando contro sole,  in un'area di quel paese abbastanza vergine, essendo stata da poco aperta. Vi saprò dire, anche in diretta come sempre e anche se chi ho mandato in avanscoperta a farmi da apripista, mi dice che le connessioni siano stranamente piuttosto labili, quando non inesistenti. Ma ci sarà ancora tempo per parlarne nei prossimi giorni. Quelli ahimè convulsi che precedono la partenza, sempre pieni di cose inderogabili da sbrigare, di scadenze entro e non oltre, di obblighi morali per impegni presi in momenti di debolezza. Va bene, l'importante è che siano già in tasca visti e biglietti, per il resto c'è Mastercard, sempre che ce ne siano ancora dentro, di fondi intendo. Ci sentiamo.   


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martedì 9 settembre 2014

Di nuovo in partenza

Bene sono qui che faccio l’ultimo bagno, al caldo del sole della Côte. Mi prendo il fresco di quest’acqua limpida e garbata, ricca dei profumi di un Mediterraneo amico. Poche ore e poi bagagli pronti, già in macchina, me ne torno a casa. Lì troverò una valigia già approntata con previdenza da giorni, masserizie, documenti, visto, medicinali, contante e buona voglia di partire. Domani sera, il mio Garuda dalle ali d’argento, mi porterà via di nuovo dalle incipienti nebbie della pianura, in un lungo lungo volo verso sud. Un altro richiamo africano a cui non sono riuscito a resistere, breve ma spero intenso e che al mio ritorno vi racconterò con la solita piaggeria, sperando di interessare qualcuno dei miei venticinque lettori (non scherzate, dopo che ho dato una piega più da viaggiatore al blog, più o meno tanti siete rimasti). Non temete comunque o miei fedelissimi, sarò circostanziato come sempre (quindi pochissimo) ma ricco, se ne riuscirò a raccogliere, di sensazioni e di storie, che sono poi le cose che mi piace di più raccontare. Non so ancora bene quanto potrò vedere o magari fare. E’ un viaggio un po’ al buio, ma non dispero tuttavia che sia come sempre interessante e popolato di immagini. 

Che ci volete fare, non riesco a stare fermo più di tanto, anzi più passa il tempo e più cresce in me l’ansia di cercare di approfittare degli ultimi sprazzi di voglia e perché no di forze, che ahimè, cominciano a scarseggiare, come è logico nei corpacci debilitati dal peso e dagli anni. Comunque fin che ce la facciamo direi di non mollare. Intanto, per ripristinare una forma accettabile, ho cominciato una dieta spietata, che mi ha già permesso di perdere 1 o 2 chili, con grande vantaggio della mia mobilità generale; al mio ritorno da questo giro, che spero sarà improntato alla più rigida continenza, potrei avere delle sorprese in termini di bilancia. Vedremo. Comunque, tranquilli, per i prossimi giorni vi lascio, come di consueto, una serie di immagini e di pensierini che spero interessanti ugualmente e che di certo non vi faranno rimpiangere la mia assenza. Si tratta solo di una dozzina di giorni, nei quali probabilmente non potrò dare cenni di vita; in caso fosse possibile, però, non mancherò di buttar giù qualche frasetta a caldo. State in campana che vi curo. A presto comunque. Spero. 

sabato 8 febbraio 2014

Partenza


Ormai non si scappa più. sono giorni che vi meno il torrone con 'sta partenza. La valigia è ormai pronta. Domattina all'alba, al freddo e al gelo, poverino, prenderò la lunga strada tra le risaie che porta alla Malpensa. Là mi aspetta un ritorno al passato, un bell'Aeroflot, ricordo di altri tempi, vituperata compagnia che era all'ultimo posto tra quelle consigliate, con hostess che provenivano dai ranghi delle lanciatrici del peso e del disco, non so se ricordate Irina e Tamara Press. Sembra però che si sia ripresa e adesso faccia il suo dovere, vi saprò dire. Non riconoscerò neppure Sheremetievo nella mia Mosca che ho lasciato per l'ultima volta 10 anni fa e mi dicono completamente rinnovato. Tempi nuovi, vita nuova, capitalismo felice. Da qui, un suo fratellino mi porterà fino a Bangkok, dove dopo un'altra bella attesa farò l'ultimo balzo per Saigon. Perché ho scelto questo strano itinerario? Pare che a prezzi accettabili non ci fosse niente di meglio. Lo ha usato anche il Professore, che forse mi sta leggendo da Luang Prabang e che, della gloriosa aviolinea ex-sovietica ha detto peste e corna. Con questo post, non pensiate però che vi lasci tranquilli. Non mi tacerò per un mese, ma può darsi che, complice la presenza del wifi, che mi assicurano ben ritrovabile in tutto il Vietnam (mica è Italia eh!), compaiano di tanto in tanto dei flash, così, tanto per assicurarvi che non sono stato rapito dai montagnard. Inoltre vi ho lasciato ogni giorno un pensierino che comparirà come per magia anche in mia assenza, potenza della tecnica. Solo non potrò avvisarvi dell'uscita come di consueto a mezzo FB o con la newsletter ai miei affezionati. Quindi chi lo vorrà, dovrà fare uno sforzo diretto per andare sul blog a vedere il pezzo del giorno. Ci risentiamo, se avrò voglia di ritornare, tra un mesetto, sempre che non ci siano attentati a Mosca, che i dimostranti non blocchino l'aeroporto di Bangkok e che Grillo non impedisca nel frattempo il rientro dall'estero dei suoi oppositori, dopo aver preso il potere. Ad majora.


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sabato 31 agosto 2013

Pensieri svagati.

E anche la fine di agosto è arrivata. Sono qui che preparo bagagli, pieni zeppi di cose inutili che alla fine non userò mai. Al mare basta una maglietta, un costume e un paio di ciabatte, in fondo. Quantità esagerate di materiali fotografici e computer che non funzioneranno come dovrebbero oltre a una borsata di libri che non farò mai in tempo a leggere. Ma quando mi deciderò a prendere un kindle?

Oggi non mi sono sforzato molto, vero?


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martedì 8 gennaio 2013

Sono pronto.

E' venuto ormai il momento, non ho più testa per altro. In TV parlano, parlano, promettono e si scannano e io invece, ho nelle orecchie un rumore di tamburi lontani, un ritmo tribale che non ti dà pace. Nell'aria un odore forte e caldo. Un vento che ha superato il mare e arriva dal fondo di foreste primigenie, carica di umidore vitale che si asciuga traversando deserti e arriva fin qui pregna del suo sapore antico, che racconta di culla dell'umanità, di primi passi dell'uomo. Così la voglia di partire si trasforma in ansia, in una sorta di frenesia che ti costringe a controllare gli elenchi delle cose giudicate indispensabili, che si riveleranno, nella maggioranza dei casi, inutili e pesantissime da trasportare, che ingombreranno la valigia all'inverosimile, ma daranno una fittizia tranquillità turistica. Questo è un problema per l'aspirante viaggiatore, quello di non riuscire mai a liberarsi da questa componente che lo riduce inevitabilmente al rango di turista, con un preciso computo di giorni e caselle da riempire, oltre a portare con sé, come oggetto primario un orologio, simulacro iconico di quello che per noi è il vero bene irrinunciabile, il tempo, inutile orpello, invece, per quei luoghi dove altre sono le priorità. Comunque si parte al fine. Non turbatevi, non rimarrete comunque soli. Ho predisposto acconciamente affinché ogni giorno, un messaggio in bottiglia, un cenno di presenza, compaia comunque in questo non luogo, per non farvi sentire soli, per mantenere un legame di presenza. 

Per non rinunciare ad una sorta di fidelizzazione di cui mi sento in parte responsabile. Quindi collegatevi comunque a questo indirizzo per scoprire ogni giorno questo segno. Solo un  cessare definitivo di questa presenza potrebbe significare che per qualche motivo, il destino ha deciso che io non torni più. Vedremo. Non so se là, tra savane e foreste antiche sarà possibile una connessione con quel cordone ombelicale che ormai sembra essere l'unico motivo che ci tiene vivi. Se ci fosse, tenterò di dare un segno anche da lì; diversamente, come in un altro secolo, un taccuino di appunti ed una matita appuntita mi saranno compagni di viaggio e strumento di memoria. Intanto per ora vi saluto, come si abbraccia un amico alla stazione quando il treno manda gli ultimi fischi. Solo nella mia testa si aggira un ultimo fantasma, un grande dolore che  mi prende e non mi dà pace, lo sconforto di non potere seguire da vicino gli importanti dibattiti politici di questa seria campagna elettorale, così popolata di persone valide e serene, tese solo al benessere del mio paese. Cercherò di farmene una ragione, d'altra parte ci siete già voi che li starete a sentire, casomai fatemi un sunto.

giovedì 19 gennaio 2012

La partenza.

Immagine dal web


Ok ragazzi, capisco che ve l'ho già affettato troppo, ma è arrivato il giorno di lasciare questa valle di nebbie e di alberi coperti da uno spesso strato di galaverna. Il mio cuore ha bisogno di calore e i biglietti che ho in tasca me lo promettono. Mani sapienti hanno confezionato la sacca e il sacco lenzuolo fedele compagno, opportunamente ingigantito per accogliere tutta l'ampiezza della crisalide che mi circonda (quando sboccerà la farfalla?), gli spallacci dello zaino regolati, cerotti e altre creme opportunamente messi nella borsa a mano con l'Autan 20%, addirittura l'amico Damiano mi ha mandato una serie di posizioni Mudra, che porterò con me per lenire le mie probabili pene fisiche, 'azz, mi sono dimenticato di prendere la prima pastiglia di Lariam a proposito, provvedo subito. Anche la tecnologia è carica e pronta a scattare. Domattina un opportuno Caronte mi traghetterà sul bordo dello Stige ad attendere Garuda dalle ali argentate. Che vi devo dire. Non vi lascio soli. 

Una parte di me, non fisica ma spirituale (anche se lo zaino da 30 kg che sono costretto a portare sempre con me senza possibilità di posarlo neppure un attimo, lo avrei lasciato volentieri a casa), rimarrà qui e ogni giorno o quasi, grazie alla magia della programma zione tecnologica, provvederà a postare qualche cosa, per darvi un ricordo di me, per non farvi sentire soli, perché non mi dimentichiate definitivamente. La palude del web è grigia e spessa e ci si perde con facilità. Ma, come sapete, noi alessandrini siamo abituati a muoverci nella nebbia. Quindi venite come sempre, senza aspettare i miei solleciti su FB o tramite la newsletter che non ci saranno e qualcosa troverete ad aspettarvi per premiare la vostra fedeltà (e anche non fare illanguidire inesorabilmente la statistica dei contatti). Quando tornerò, tra un mesetto, prometto che almeno per un altro mese vi triturerò con un report puntuale ed esaustivo come sempre, a dispetto e mi dolgo, di quelli a cui non interessa questo argomento, ma cercherò di condirlo comunque con le solite tuttologiche considerazioni generali. Chissà se troverò ancora l'Euro, il professore o addirittura il conto in banca o la banca stessa. Pazienza, l'importante sarà ritrovare voi, cari amici.


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