![]() |
Pagine
- Home page
- I miei 36 libri
- Paesi visitati
- Bangladesh
- Cambogia
- Caucaso
- Canada e New England
- Cina Nord
- Cina sud
- Corea del sud
- Etiopia
- Laos
- Libano
- Madagascar
- Malaysia/Brunei
- Malta
- Mozambico
- Maldive
- Mauritania
- Moldova e Transnistria
- Mongolia
- Myanmar
- North & Central India
- Oman
- Senegal
- S.Tomé
- Sudamerica
- Taiwan
- Tanzania
- Uzbekistan
- Vietnam
- Yemen
sabato 3 aprile 2021
Grigliata di Pasquetta
giovedì 1 aprile 2021
Buone notizie
![]() |
| dal web |
Per fortuna non solo brutte notizie, di tanto in tanto c'è anche qualche cosa di buono. Ho letto proprio stamattina su questo sito inglese, che la Fisher&Fisher di Codville nel Galles, ha appena ottenuto l'approvazione all'EIFAC, l'ente inglese che si occupa di queste cose a cui vi rimando, per la produzione di un nuovo rivoluzionario vaccino, che avrebbe caratteristiche molto interessanti e che lo posizionerebbero tra i migliori in assoluto. Innanzitutto, primo vantaggio, si tratta di un farmaco monodose e di costo non superiore a venti sterline al chilo, da cui si possono ottenere anche due dosi individuali. Poi la sua produzione sarebbe molto semplice anche per quantità di centinaia di milioni di dosi, ottenibili in grandi vasche chiamate Chubs multiplier e infine la facilità di somministrazione, dato che viene preso attraverso speciali piccoli aghi ricurvi che non necessitano per l'uso di medici specializzati. Cosa molto importante per favorirne l'accettazione da parte della popolazione, si tratta di un prodotto al 100% Bio anche se non vegano. Tra le altre cose, un altro importante vantaggio è che in tutta la sperimentazione fatta su centinaia di migliaia di volontari, il prodotto non ha segnalato nessuna grave reazione, purché sia abbattuto almeno 24 ore in freezer, se non qualche rara comparsa di squamosità della pelle in occasione di contatto con l'acqua di mare. Ma si tratta di casi assolutamente rari e che rientrano rapidamente nella normalità. Inoltre pare sia possibile prenotarlo dato che sarà già disponibile nei prossimi giorni alle filiali italiane della Fisher&Fisher. Direi quindi che questa importante novità metterà molto presto la parola fine a tutti i nostri problemi. A domani.
mercoledì 31 marzo 2021
Recensione: Leonardo
![]() |
| dal web |
Ho aspettato almeno la seconda serata della serie Leonardo, per poter dire la mia e voglio rimarcare che anche questi episodi confermano l'impressione dei primi. Il lavoro, essendo destinato ad un pubblico mondiale, pare che sia già stato venduto in oltre cento paesi, è evidentemente curato e di alta qualità. A questo contribuisce il cast internazionale, lo splendore dei costumi ed in particolare la scelta delle ambientazioni, curate e mirabili. Quando spendi il grano, si vede. Tutto in linea con le aspettative di un pubblico che così si immagina e vuole immaginarsi l'Italia, paese di grandi bellezze storiche ed artistiche. Anche la storia, accattivante, è congegnata per piacere ed in linea con le aspettative di tale pubblico che si immagina un'Italia tardomedioevale, un po' cupa e pervasa da intrighi e congiure (vedasi la precedente serie sui Medici). Insomma un prodotto creato ad hoc con un risvolto soprattutto commerciale, che si vede bene e destinato ad un probabile grande successo internazionale. Gli stessi attori, di grande bellezza e scelti con cura, come l'interprete di Caterina da Cremona personaggio centrale ancorché totalmente inventato, contribuiscono alla qualità dell'opera. C'è solamente un problema, che dall'intero lavoro, manca un elemento che dovrebbe essere se non fondamentale, almeno importante. Non c'è infatti Leonardo da Vinci. Direi che il grande genio non è decisamente presente, sostituito da un personaggio col suo nome, ma quasi senza alcuna delle caratteristiche del Maestro. Naturalmente qui non voglio parlare della realtà storica completamente travisata che in una fiction ci sta; anche se le motivazioni dello stravolgimento della realtà sembra sia dovuta alla necessità di "non annoiare il pubblico" e ritengo soprattutto, dalla volontà di strizzare l'occhio alla platea americana, con personaggi e omicidi inventati e in stile indagini del bravo commissario. Ieri sera abbiamo assistito ad esempio all'omicidio del piccolo Gian Galeazzo Sforza che nella realtà morì di malattia venticinquenne.
Neppure mi soffermo sul calcamento di mano nell'aspetto dell'orientamento sessuale dell'artista, che comporta l'obbligo, per essere giudicati attuali e moderni, di esibire almeno qualche bacio omosessuale, se no non sei alla moda. Sarebbe criticabile, ma alla fine posso accettare che ci stia. No, quello su cui non mi sembra di poter concordare è lo snaturamento della figura dell'artista. Questo aspetto di uomo perseguitato dalla maledizione che lo insegue dalla nascita, che comincia con il rapace che si avvicina alla culla, episodio forse avvenuto ma di tutt'altra natura e che lo costringe in guai gravi, non esiste proprio. Pur essendo figlio illegittimo Leonardo fu infatti uomo amato ed aiutato dalla famiglia che mai lo abbandonò. La madre fu addirittura con lui a Milano dove morì e uno zio gli lasciò anche una discreta eredità. Il padre sempre provvide al suo mantenimento e gli procurò varie commesse introducendolo nel mondo artistico fiorentino e nessuna sua opera fu rifiutata, al limite fu lo stesso Leonardo che preso da mille passioni ed interessi lasciava lavori a metà per dedicarsi ad altro. Ma soprattutto la serie presenta un Leonardo unicamente come immenso pittore che faceva anche altre cose minori, sopportate più che altro per sbarcare il lunario, che né lo interessavano più di tanto, né amava. La realtà è ben diversa. La pittura fu per il Maestro una passione quasi secondaria, tanto che non dipinse più di una ventina di opere, qualcuna pure lasciata a mezzo, altre prodotte con tecniche sperimentali che ne decretarono una precoce rovina, vedi il Cenacolo. Ma c'è una straordinaria lettera che rivela bene tutto questo. Si tratta di quello che possiamo, con buona ragione, definire curriculum che invia a Ludovico il Moro, per chiedere di essere assunto come artista di corte. E' talmente interessante che potrebbe essere presa come modello per la stesura di una attuale domanda di lavoro.
Il nostro elenca infatti la serie di quelli che oggi si chiamerebbero skills, circa una decina, per convincere il suo futuro datore di lavoro di essere adatto allo scopo. Si presenta come esperto architetto militare, inventore di macchine da guerra, progettista di opere idrauliche, grande conoscitore delle fusioni in bronzo, creatore di strumenti musicali (portò con sé un'arpa appositamente progettata che pare suonò con grande perizia), disegnatore di costumi e vestiti per nobildonne e regista di spettacoli teatrali (se ne fa cenno nella serie). Al termine della lettera, come ultima capacità, scrive questa straordinaria frase: "Inoltre, tra l'altre cose, sono ritenuto anche esser discreto pittore". Ineffabile, il creatore della Gioconda si giudica e non per modestia dato che magnifica le altre sue doti come le conoscenze nelle fusioni dei metalli, in cui lo stesso Ludovico, lo giudicò "poco pratico", si ritiene "discreto pittore". In effetti Leonardo fu soprattutto appassionato ingegnere e studioso della natura, della scienza, dell'anatomia, letterato e amante anche dell'arte. Il fatto che fosse straordinario in tutto non significa che egli stesso non si ritenesse sopra ogni cosa un ingegnere ed uno studioso. La pittura certo gli era utile anche per far soldi, ma sarebbe assolutamente riduttivo se comprimessimo il suo genio, limitandolo a questo pur straordinario campo. E tutto questo purtroppo nella fiction non c'è o è assolutamente marginale. Peccato perché all'attenzione del pubblico mondiale passerà solamente questa immagine di grande pittore maledetto, un po' Caravaggesco, che odiava la guerra e amante degli animali, vegetariano, cosa obbligatoria per spingerlo nelle simpatie new age di moda, anche se è una panzana, basta vedere le ricette che descrive a base di gamberi, crudi di pesce e petto di piccione, la lista della spesa di carni e pesci per i banchetti che organizzava, nonché i suoi progetti per macchine girarrosto e addirittura una macchinetta affettauova e trascurando quella vena progettuale che invece era la sua principale passione. Vedremo le prossime puntate.
martedì 30 marzo 2021
Cappa di piombo
E' ormai scoppiata la primavera e sembra già quasi estate; il sole è forte e ti fa venir voglia di mare. La cappa di piombo però è sempre sulla testa e si sposta lentamente, tanto lentamente. Il cuore è pesante e non riesce più a ridere. Ieri la notizia inattesa, se pure temuta che se n'è andata una mia cara amica, lasciandomi un vuoto ulteriore, pesantissimo. Pure questa è l'età nella quale queste cose diventano vieppiù frequenti, cadenzate, inarrestabili. Eppure non ci si abitua mai. Il dolore si rinnova e fa così male. Chi sa se in quelle culture dove la certezza delle rinascite è viva e presente in ogni momento della vita, questo passaggio è davvero più morbido, meno straniante o forse è solamente tutta chiacchiera, da esporre in film di seconda scelta. A nulla vale il fatto di considerare di avere avuto una vita piena, di soddisfazioni e riconoscimenti, la certezza insomma di aver vissuto degnamente. quando è il momento la livella segna un limine che non si può valicare. No, non ci si abitua mai anche se questa è una delle poche certezze che si possono avere.
domenica 28 marzo 2021
sabato 27 marzo 2021
Luoghi del cuore 114: I templi neri di Mrauk-U
![]() |
| I templi di Mrauk-U - Rakhine - novembre 2014 |
Ancora un ricordo della martoriata terra del Myanmar e di una sua regione remota e poco conosciuta, lo stato periferico del Rakhine, noto per una tragedia nella tragedia quella del popolo Rohinga, sottoposto dai buoni buddisti birmani, tutti ben solidali tra di loro, ad una spietata pulizia etnica. Questa regione nasconde tra le sue foreste le preziose gemme dei templi di basalto nero di Mruak -U, certamente una suggestione indimenticabile. Qualche giorno da queste parti rappresenta una esperienza che non può lasciare indifferenti e mi riporto volentieri a quel momento, di un'alba gravida di umidità, dalla quale emergono soltanto le cime degli alberi della foresta. La collina è una tra le tante dietro il paese, ma un po' discosta, la più alta e solitaria. La vegetazione è fitta, alberelli di foglie larghe e spesse, erba alta, arbusti e canne. Mya Than è avanti e, dopo aver lasciato la stradina che porta ad un gruppo di capanne isolate, prende un piccolo sentiero che sale deciso verso l'alto. Mi ha promesso un posto unico, di quelli da non dimenticare. Non piove più, ma il verde è ancora coperto di goccioline che scivolano a terra quando sfiori i rami più bassi. Bisogna farsi largo anche con le braccia, Dopo poco non vedi più niente intorno, tutto è sovrastato dal rigoglio della natura. Soprattutto stai attento a non prendere qualche spina e a non scivolare, mentre la salita diventa sempre più faticosa e la luce a poco a poco si affievolisce. La via però non è così lunga come sembrava, dopo una mezz'oretta di zig zag nel bosco, la guglia dorata di una piccola pagoda spunta già tra le frasche, ancora un piccolo sforzo poi, solo gradini antichi e sbrecciati, mattoni rossi corrosi dall'acqua e dal tempo su cui devi appoggiare il piede con cura per non smuoverli troppo. L'ultima parte della scalinata è più larga, ti fa intravedere come doveva essere stata pensata dal suo costruttore. Forse un tempo tutta la parte terminale del rilievo era ricoperta di mattoni e di scalinate per accedervi. Due grandi parapetti a foggia di serpente ne seguono ancora l'ultima rampa, poi un largo spiazzo orizzontale che taglia di netto la cima della collina. Al centro lo zedi della pagoda, alto una decina di metri, presenza aliena nel bosco, con la sua liscia superficie dorata e il h'ti terminale, l'ombrello di metallo da cui pendono decine di campanelle.
![]() |
| Templi di Mrauk U |
![]() |
| Fuochi della sera |
![]() |
| Le colline di Mrauk U Se qualcuno è interessato al libro sull'argomento clikki qui, disponibile anche in e-book: Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare: |
venerdì 26 marzo 2021
Luoghi del cuore 113: La piana di Bagan
![]() |
| Bagan - Myanmar - novembre 2014 |
Ogni volta che nei telegiornali appaiono immagini del massacro che sta avvenendo in Birmania, mi si stringe il cuore al pensiero della straordinaria bellezza di quei luoghi ma soprattutto delle persone che laggiù ho conosciuto e che in questo momento staranno di certo affrontando problemi e situazioni spaventose. Eppure non sono passati neppure sei anni da quando eravamo nella piana di Bagan ad aspettare che la luce salisse e per farci una bella razione di templi su cui non voglio tediarvi più di tanto, se non dicendo che l'emozione che si prova in queste antiche costruzioni, in fondo tutte diverse, tra statue, affreschi e cunicoli interni dà sempre grandi stordimenti. Mi sembra di essere davvero ancora là inquesto momento. Si parcheggia tra biciclette lasciate tra gli alberi da avvenenti biondine nordiche e le tonga colorate il cui cavallo bruca tra la polvere in attesa che il suo carico risalga uscendo dalle viscere del tempio vicino. Ci sono anche i pullman certo, ma ragazzi, lo abbiamo già detto più volte, volete venire in un posto strepitoso come questo, nella stagione migliore e pretendereste anche di essere da soli? Non è molto logico aspettarselo, non vi sembra, Dunque portate pazienza, se mai si potrà di nuovo arrivare da queste parti e godetevi quello che vi circonda. C'è tempo per fermarsi in un villaggio in mezzo alla boscaglia rada. In tutta l'area la popolazione si è spostata nei tre centri cittadini che la circondano che sono sorti sulla riva dell'Irrawady, ma rimane ancora qualche contadino anche tra gli alberi che circondano i templi. Le capanne sono di stuoia intrecciata, con stecche di colori diversi, che formano bei disegni geometrici. In ognuna, attività legate al lavoro dei campi ed alla produzione locale, dalla filatura del cotone, alla preparazione dei sigaretti di cheroot, una foglia succedanea del tabacco di cui ci sono campi tutto attorno.
Tutte le anziane del villaggio se ne pippano serene dei cannoni voluminosi e caratteristici, mentre le giovani arrotolano e impacchettano. Dietro casa qualcuno ha un piccolo frantoio per ottenere l'olio di arachidi, attorno al quale gira senza posa un piccolo zebù dalla gobba nera e pendula sul mantello bianco latte. In mezzo al cortile, stuoie su cui seccano i peperoncini rossi, base della cucina birmana. Di tempio in tempio arriva la sera, il momento atteso per andare a godere la discesa del sole, sull'alta terrazza del Pyat Phat Gyi, un grande tempio che svetta nella pianura. Allora bisognava fare a gomitate coi francesi per conquistarsi un buon posto sull'estrema punta rivolta ad ovest. Soprattutto quando il consueto spettacolo è finito e la folla sciama, rimanete ancora un po' a seguire le dita di velluto nero dell'abito da sera della notte che avanza e che a poco a poco riveste il cielo. Avrete una emozione in più ed eviterete di essere gettati giù dalla terrazza o lungo le scale ripidissime da qualche improvvida spinta della folla che, frettolosa, cerca di guadagnare tempo per arrivare alla beata doccia prima di andare a cena. Poi arriva improvvisa un’altra alba e fuori, il sole diventa subito caldo anche nella stagione invernale ed infilarsi nelle viscere di un tempio diventa piacevole anche per questo. Alla luce di una torcia puoi così scoprire affreschi antichi e minuziosi. Ecco qui le storie edificanti del Buddha, le sue mille tentazioni, le file dei fedeli. Laggiù invece scene di vita sociale nelle città del tempo, addirittura uomini barbuti coi cappelli a cono e la tesa larga, con i portoghesi che arrivavano fin qui a commerciare spezie e pietre preziose.
Le pareti oscure dei mille corridoi diventano libri di storia e da un tempio all'altro le leggende si intrecciano. Qui il principe soffocò il re suo padre per sostituirlo sul trono; là il tempio stesso diventò prigione del regnante del momento, laggiù ancora nelle viscere buie sotto il grande stupa si aggira il fantasma del generale committente, ucciso barbaramente dai suoi sottoposti. I templi sparsi nella pianura sono oltre quattromila, capirete che c'è spazio per ogni cosa, basta avere il tempio di girare e di fermarsi a guardare. Al grande tempio di Ananda, potevi allora osservare i restauratori nella loro minuziosa opera di salvataggio delle migliaia di formelle invetriare, che il tempo ed i terremoti hanno crepato, spezzato, corroso nei secoli. Un lavoro di pazienza come quello dei laccatori. Qualche stupa era avvolto da una rete di bambù fitta fitta. Quando ci sono soldi od offerte si mette le mani ad uno di questi e lo si restaura, forse in modo un po' drastico, ma proprio della mentalità del paese, per la quale evidentemente, antico e rovinato non solo non è bello ma neppure funzionale al culto. Bisogna, rifare, ricoprire d'oro, rimettere statue e sculture nuove, illuminate da neon colorati su cui poter pregare e a cui poter portare offerte. Così la pianura è cosparsa in lungo ed in largo di costruzioni smaglianti alternate ad altre quasi in rovina, con un fascino forse simile a quello che aveva l'agro romano per il gran tour che ogni Europeo di cultura doveva fare in Italia.
Anche qui puoi sedere su muriccioli in rovina mentre tra la polvere gialla sollevata dal passaggio di un gregge di capre, intravedi l'ogiva di un tempio dai mattoni ocra, nascosto tra arbusti e fogliame. Il rosso vivo delle buganvillee ne avvolge altri e li impreziosisce e puoi rimanere ore a guardare il panorama, abbacinato dai riflessi dell'oro del Thatbyinnyu Pahto, stupire davanti ai portali di tek scolpite del tempio di Ananda o sentire il maleficio che emana dal Dhammayangyi Patho, imponente edificio abbandonato e quasi in rovina che nessuno vuole restaurare per sottrarsi alle sue maledizioni. Era stato costruito da un re che, da buon buddhista non violento anche se forse un po' estremista, voleva espiare le sue colpe, lo strangolamento di padre e fratello, la barbara uccisione di una moglie che praticava ancora l'hinduismo. Ma sembra non riuscisse a sottrarsi alla sua indole violenta, così, a tutti i costruttori che non rispettavano il capitolato, quello per cui tra le pietre disposte con cura durante la costruzione, non doveva passare un spillo, faceva amputare un braccio, tanto erano tutti precari e non c'era Landini che tenesse. Pare che la clausola fosse parte integrante del contratto e si sa che i contratti vanno rispettati anche dai buddisti. Guardi la pietra all'entrata dove è scavata la misura in cui veniva messo l'arto per l'operazione e senti quasi come dall'ingresso buio spiri ancora come una corrente d'aria gelida che pare avvolgere i muri corrosi dal tempo e gli stucchi cadenti.
I portali sembrano occhiaie buie e hai voglia
di andartene in fretta. Sulle rive del fiume che taglia la grande pianura, si
trova un piccolo monastero che si differenzia da tutti gli altri. Risale
solamente ad un centinaio di anni fa, ma è costruito completamente in legno di
tek. Un piano rialzato, con una grande sala a cui si accede attraverso una
serie di porticine dai battenti scolpiti. Sopra, una trina traforata di
pinnacoli di legno che la pioggia piano piano si sta divorando. Tutto intorno
la fresca ombra di alberi di neem e fiori di buganvillee. Cammini nell'ingresso
ed il pavimento scricchiola sotto i tuoi piedi nudi come la tolda di una antica
nave. Un giovane monaco ti corre incontro trafelato, vorrà un’offerta o sto
invadendo un luogo proibito? La cosa non è bella anche se mi son tolto con cura
scarpe e calze, come d'obbligo prima di salire la scaletta di accesso. Appena
vicino, mi blocca con un segno perentorio della mano e chiede con aria
preoccupata: Where you come from? -Italy- rispondo, rinfrancato e grato della
curiosità del religioso. - Allora con i piedi, stai attento ai chiodi. - Lo sa
dire in una ventina di lingue ed è molto compreso in questa sua funzione di
espletare in tempo la prevenzione degli incidenti, poi se ne va subito a fare
altro, tanto qui di turisti ne girano pochi. Ma la giornata passa in fretta e
quando finisci a Old Bagan, sulla riva del fiume, il sole si avvia al suo
destino sulla riva opposta dell'Irrawadi. Quando il cielo diventa viola e poi
scuro, una guglia d'oro lancia un ultimo luccicore lontano. Inspirare,
espirare, non c'è altro che serva davvero di fronte a tanta bellezza.
Se qualcuno è interessato al libro sull'argomento clikki qui, disponibile anche in e-book:
giovedì 25 marzo 2021
Una spiaggia lontana
![]() |
| Nirmala center - Ullal - Karnataka India - 25 marzo 1987 |
mercoledì 24 marzo 2021
Luoghi del cuore 112: Il lago Malawi
![]() |
Lago Niassa - Mozambico - settembre 2014 |
![]() |
| Il lago Niassa dalla collina |
![]() |
| IL ficus della piazza della dogana |
![]() |
| Il pontile di carico |
![]() |
| Ignazio sciupafemmine |
lunedì 22 marzo 2021
Primavera
![]() |
| Bourcet - Val Chisone |
Primavera ya llegò... in sottofondo chiosa il coro di Carlos Santana, mentre la sua chitarra piange, con i suoi acuti penetranti ma dolci allo stesso tempo, quasi carezzevoli come i raggi di questo sole delicato che si sforza di annunciare qualche cambiamento. Como la semilla - lleva nueva vida- hay en esta primavera una nueva era... c'è un senso di positività in queste parole e la musica latina dà sempre questa scossa, ti chiede ottimismo, ti porta a credere al di là di ogni realtà che alla fine non può continuare ad andare tutto male, che per forza, anche per pure per semplici ragioni statistiche. In effetti c'è del vero nella convinzione che ogni evento negativo alla fine porti con sé anche qualche conseguenza positiva, un miglioramento particolare in qualche settore magari anche piccolo, certo non la falsa illusione che faccia imparare qualcosa dagli errori passati. Quelli, lo sappiamo, sono destinati a ripetersi come se la memoria non fosse uno dei elementi propri dell'umanità, almeno nel tipo che si è evoluto in questo pianeta. Forse per altri sarà diverso, chissà. Intanto la mano nervosa di Carlos morde quasi ossessivamente il mi cantino della sua famosa chitarra.
Lluvia de sol - como una benedicion - la vida renace a piena luz... già una completa rinascita, così la vedevano anche i nostri antichi, tutti compresi nel vedersi abbracciati da questa esplosione di vitalità, che è propria della vita giovane, facile a lasciarsi prendere dalla foga dei sensi, sotto i pali fioriti dei Calendimaggio, mentre le ragazze danzavano con vesti leggere sollevate dai refoli di vento, certo più che dalla calma contemplativa della vecchiaia che si ritrova meglio forse nella visione, anche questa inebriante, della distesa dei sakura della tradizione giapponese, quando si è appena completato il tradizionale pellegrinaggio al monte Fuji che segna la fine dell'inverno ed il bianco leggermente sfumato di rosa dei fiori appena sbocciati dei ciliegi invita a sedersi sotto gli alberi, quasi ad aspettarsi una pioggia di petali che quasi non sembrano avere la volontà di posarsi a terra. Seduti, leggere un haiku di primavera, contemplando una stampa di Okusai e lasciare vuota la mente, libera di preoccupazioni e anche di desideri. I latini invece sono più ossessionati dal futuro a breve e dalla preoccupazione del domani venturo, molto meno dal dopodomani, così è tutta una ossessione a tappare i buchi con le dita senza badare alle crepe che si allargano nella diga, salvo disperarsi quando si aprono le cateratte.
Todo es asi - regreso a la raiz - tiempo de inquieta juventud... questo è la primavera, ritornare ad una desiderata rinascita, che ci consenta, col risvegliarsi dei sensi sopiti dal letargo invernale, comunque un'altra possibilità. Il non detto è che non ha molta logica sperare o pretendere che i problemi si risolvano da soli. In qualche modo bisognerebbe almeno cercare di dare una mano a dare l'abbrivio al carretto impantanato nel fango di una profonda pozzanghera, invece di protestare perché nessuno si muove e tutto stanno a guardare invocando un intervento divino risolutivo. C'era un tale che malediceva la sua divinità perché, nonostante lui credesse profondamente e lo onorasse con le preghiere, questa non lo faceva vincere alla lotteria, poi un giorno, dopo l'ennesima giaculatoria, sentì una voce dall'alto che gli diceva: "Figliolo, ma devi almeno comprare il biglietto". L'uomo è fatto così. intanto aspettiamo l'evolversi della situazione chissà... La tierra se vuelve verde - y las montanas y eldesierto - un bello jardin...


















