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mercoledì 5 luglio 2023

Viaggio AMAP 7: Capodimonte

Panorame da Capodimonte - Giugno 23

 

La reggia

E così siamo arrivati all'ultimo giorno; come ogni viaggio questo è un traguardo che si raggiunge prima o poi e con una routine consolidata, si prepara il bagaglio, si fa l'ultima colazione, si radunano le cose nel timore di dimenticarne qualcuna. Un'ultima corsa al negozietto di specialità campane, proprio dietro l'hotel, al quale la sera prima avevo ordinato caciocavallo affumicato e provolone piccante, unitamente a qualche pacchetto di golosi taralli, che a fatica entrano nei trolley e poi via, salutati e ringraziati i gentilissimi addetti dell'hotel, a caricarli sul bus che ci porta all'ultimo appuntamento prima della partenza. Eccoci dunque risalire fino a quella Reggia di Capodimonte, ultimo gioiello enumerato nell'itinerario per farci rimanere negli occhi lo splendore napoletano, al fine di farci desiderare un ritorno. E che dire, questa reggia, splendida di per se stessa, avvolta da un parco mirabile detto appunto il Real Bosco e posizionata su una balconata che ti consente di apprezzare la città dall'alto e perché sarebbe stato scelto questo sito, se non proprio per la straordinaria posizione!. Dunque un bel paio d'ore per percorrere un itinerario di corsa all'interno delle sale maestose, ricchissime di capolavori senza tempo, a partire dalla spettacolare collezione Farnese, che contiene una serie di nomi, da Tiziano a Raffaello, da Botticeli a Masaccio e tantissimi altri, tra i quali fai davvero fatica a ricordarne qualcuno che manca tra quelli più importanti e poi le collezioni di porcellane, le camere dell'appartamento reale, la pare dedicata alla pittura ottocentesca e ancora molto, molto altro.

Un salone

Certamente questa reggia è un pezzo imponente nel panorama italiano coi suoi 14.000 m2 di un palazzo di tre piani che ospita una delle più importanti pinacoteche d'Europa e che in fondo era considerato solamente una residenza di caccia, tanto per considerare la grandiosità di questo regno che a quei tempi rivaleggiava tranquillamente con i più importanti del continente. Insomma uno di quei musei che vale la pena di vedere e poi, che bello soffermarsi sul belvedere a godere del panorama e sostare poi nel giardino dove in un piacevole localino puoi gustarti un sorbetto al limone per vincere il caldo, come probabilmente amavano fare le madame dell'epoca. Insomma una mattinata ben spesa. Quindi è con un certo dispiacere che si risale sul pulmann che lemme lemme ritorna alla stazione attraverso il rione Sanità, passando vicino alle famose catacombe, anche qui luogo che prima o poi bisognerà tornare per conoscerlo da vicino e non rimane quindi che aspettare l'imbarco sul treno che ci riporterà a Torino, come tutti i ritorni privo dell'adrenalina tipica delle partenze, ripiena solamente della voglia di arrivare a casa, consevando solo quella voglia di scartare il fagottino di sfogliatelle acquistate in tutta fretta prima della partenza alla pasticceria Scaturchio, altro marchio partenopeo da tenere presente, senza prevedere la tremenda delusione che ne deriverà quando addentatele finalmente assieme ai propri cari ai quali si erano magnificate, si riscoprono, passate ventiquattro ore come immangiabili e gnecche come cartone pressato. 

Che trasformazione indecente da quelle croccantissime delizie che solo un giorno prima ti facevano innamorare! Quella fragranza che te le faceva sbriciolare tra le mani mentre ne assaporavi la dolcezza assoluta, il cui stesso scricchiolare sotto i denti faceva parte del piacere stesso della degustazione, trasformatasi in un attimo in un gommoso materiale immangiabile. Ah! Tempus fugit, già tutto avevano compreso i nostri padri latini e tutto questo deve essere di insegnamento che ogni cosa va morsa e delibata immediatamente, guai a conservarla per il domani quando il trascorrere implacabile del tempo ne avrà corroso inevitabilmente la fragranza e la purezza. Per fortuna che la pasticceria stessa e le sue deliziose signorine prima di avvolgere il pacchettino mi avevano segnalato l'assoluta impossibilità di lasciare la città senza avere approfittato della presenza sugli scaffali dei cosiddetti Ministeriali, cioccolatini ripieni al rum che facevano bella mostra di sé esposti in varie pezzature sugli scaffali. Delitto sarebbe stato andarsene senza approfittare della appunto, ghiotta occasione, che ci ha così parzialmente ricompensato della delusione sfogliatellacea. E in aggiunta, possiamo dire che anche il provolone si è conservato splendidamente e ha dato ilmeglio di sé.Dunque terminata definitivamente l'avventura, non rimane che ringraziare caldamente la infaticabile promotrice ed ideatrice dei nostri Momenti di Istruzione, la nostra Presidente Giacomina Caligaris ed il carissimo Pier Luigi Bertotti della Easy nite, organizzatore puntuale e perennemente disponibile, in attesa di rivedere tutti, quanto prima, per nuovi ed ancor più approfonditi studi.

Pavimento di mermo ad intarsi

SURVIVAL KIT

Reggia di Capodimonte - Residenza di caccia dei Borbone che ha visto succedersi anche successivamente i Francesi ed i Savoia e che ospita collezioni pittoriche e cicli di particolare importanza oltre ad una serie di oggetti raccolti dai vari sovrani succedutisi a Napoli. I giardini del Real Boscosono anche particolarmente piacevoli per trascorre anche una interra giornata nel vasto parco. L'ingresso al Museo, calcolate almeno 3 ore, costa 15 €, mentre il parco è aperto al pubblico. Consiglierei di abbinare questa visita alle vicine Catacombe. 




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S. Agata dei Goti

martedì 4 luglio 2023

Viaggio AMAP 6 - Sant'Agata dei Goti

S. Agata dei Goti - giugno 23

S. Menna

Oggi ci dirigiamo verso l'ultima provincia campana che ancora non avevamo toccato: Benevento e le antiche terre del Sannio. E' una campagna antica, di riminiscenze Romane e anche precedenti, che da secoli ha fornito alle vicine città i prodotti di questa terra. Oltre all'olio e al vino, qui si produce la famosa Falanghina, un bianco fresco e beverino, siamo nel cuore produttivo della famosa mela Annurca, conosciuta fin dall'antichità. Ora, in un tempo in cui la possibilità di giovarsi della dicitura "antico" è assolutamete premiale, come se tutte le varietà abbandonate nei secoli, lo siano state per la pura e stolida inscipienza delle nuove generazioni in favore di novità assolutamente peggiori, scelta fatta forse per pura malizia e malevolenza e non perché le varietà "antiche" erano delle vere schifezze al confronto di quelle nuove, è cosa da discutere, ma in questo caso sembra che questo recupero non sia del tutto peregrino. Le mele annurche, presentano infatti pregi organolettici di sostenibile validità e quindi in questo caso l'eccezione conferma la regola, potendosi così affermare che in questo caso, sia valsa la pena, il rilancio della varietà che presenta caratteristiche qualitative che vanno al di là del puro marketing. Pare inoltre, questo almeno mi sembra di avere letto, in una ricerca dell'Università di Agraria Napoletana, che la mela suddetta abbia contenuti con un pregio particolare che da solo la renderebbe di grande interesse. Sembra infatti che il pomo in oggetto abbia una elevatissimo contenuto di procianidine oligomeriche, in particolare la B-2, un polifenolo efficacissimo nel favorire la crescita dei capelli. 

Il pavimento

Non saprei dirvi se la cosa, che comunque ha rilievo scientifico, sia davvero realistica e risolutiva per le cosiddette palle da biliardo, ma sta di fatto che già il web già pullula di offerte di capsule, pomate e ogni sorta di presidi sanitari a base di mela annurca, quindi vedete voi. Io avrei gradito assaggiarle, più che altro, ma sembra che non siamo passati nella stagione giusta, quindi sarà per un'altra volta e comunque io di capelli ne ho da vendere, come da tradizione familiare. Ma intanto siamo in uno dei più bei paesini della intera Campania, Sant'Agata dei Goti, che coi Goti in verità non c'entra nulla, derivando il nome invece dalla famiglia francese De-Goth, feudatari di epoca normanna che presero il posto dei longobardi fondatori. Il paese, che mantiene ancora la tipica pianta quadrata del castrum romano, si affaccia su un ripido costone, sulla forra del fiume Isclero, un tributario del Volturno, e la serie di case addossate, una vicina all'altra, formano una sorta di muraglione che aggetta sul precipizio come una vera e propiria cinta difensiva, di grande effetto, specie se vista dal ponte che introduce alla città. Il paese è piacevilissimo da vedere, con le sue vie circondate di antichi palazzi e dalle molte chiese. In particolare vi ricordo San Menna che custodisce una importante serie di testimonianze di arte romanica meridionale, con moltissime decorazioni di ispirazione comacina che arricchiscono pavimenti ed altare e sono in fase di restauro. Infatti la struttura ci è stata aperta proprio in virtù della titolarità del nostro gruppo, non so se mi spiego. Comunque sia è un monumento che dovreste cercare assolutamente di vedere se passate d aquelle parti. 

Chiesa dell'Annunziata

Inoltre vi segnalo la Chiesa dell'Annunziata del XIII secolo, appena fuori dalla porta sud nei pressi dell'imponente forte normanno, che conserva bellissimi affreschi soprattutto nell'abside ed il monumentale giudizio universale del XV secolo, molto ben conservato nella controfacciata. Non mancate di buttare un occhio all'interno del Duomo, preannunciato da un monumentale pronao a tre campate con dodici colonne e con un bellissimo soffitto ligneo dipinto.  Passeggiate poi per le vie strette del paese lasciandovi guidare anche dagli effluvi di tartufo nero o dai salumi del posto, che fuoriescono dai negozi dedicati, lasciandovi magari tentare dal fresco sapore di un gelato alla falanghina specialità locale. Noi lasciamo il paesino un po' a malincuore perché il passeggiare su questo selciato antico ha un suo bel fascino. Ma riprendiamo così la strada della campagna che gira per colli ricoperti di vigne e di ulivi, le basi delle nostre italiche radici e facciamo dunque sosta in un grazioso agriturismo perduto tra le colline, per quello che viene definito un pranzo leggero. I proprietari di questo delizioso Antico Pozzo degli Ulivi, si adoprano in ogni modo e in tavola arrivano i prodotti dell'orto circostante, diciamo una decina di antipasti, fritti, formaggi, caprini in carrozza, verdure ripiene, panuozzi, crocché, polpette e chi più ne ha più ne metta; poi un abbondante primo piatto di pasta, credo scialatielli con verdure, una bella fetta di brasato con contorno e dolce naturalmente con confettura di annurca. Pane casareccio e aglianico della casa. Alla fine anche un assaggio di quello che in Piemonte chiamiamo cugnà, prodotto derivato dal mosto d'uva da accompagnare coi formaggi. 

L'abside

Come potete capire un pranzo davvero leggero che abbiamo digerito con calma durante il ritorno a Napoli. Rimanendo ancora una parte del pomeriggio a disposizione, anche per smaltire almeno in parte il fiero pasto, ci siamo fatti una passeggiata per vedere almeno l'interno del Duomo e la cappella di S. Gennaro sempre affollatissima, che avevamo precedentemente mancato. Non c'è dubbio che sia un pezzo importante dell'architettura napoletana, che accoppia l'imponenza monumentale del luogo allo spettacolo della devozione popolare che si sofferma a lungo davanti alle zone che conservano reliquie e presenze testimoniali del santo della città. Facciamo quindi ancora due passi a piedi per tornare verso l'albergo, ma improvvidamente, l'anziano si sa perde la bussola con facilità, detto proprio in senso geografico e imbocchiamo quindi Corso Umberto I che doveva portarci lemme lemme alla stazione, ma al contrario, dirigendoci quindi in direzione esattamente opposta e dopo chilometri di inutile cammino ci ritroviamo alla fermata dell'Università, dove finalmente comprendiamo l'errore. Non rimane che infilarci nella metro per riuscire ad arrivare ad un'ora decente per compiere l'ultimo rito previsto della giornata, provare una verace pizza napoletana, visto naturalmente che il pranzo era stato "leggero". Così ci dirigiamo verso la consigliata pizzeria Pellone, tempio di napoletanità, consigliata dagli intenditori. In effetti il locale è pieno zeppo e dopo la opportuna attesa veniamo serviti con una gigantesca pizza classicissima con tanto di abbondante cornicione e mozzarella. Lo stile ci dicono è assolutamente verace e la pizza la possiamo definire morbida, nel senso che la pasta si tira come un chewing gum, decisamente non del mio gusto che la preferisco croccantella, ma mi si assicura che questo è il top e come tale lo dobbiamo accettare. Intanto andiamo a dormire che domani è l'ultimo giorno.

Il Duomo di S. Agata dei Goti

SURVIVAL KIT

S. Agata dei Goti - Bellissimo paese già in provincia di Benevento, da visitare con calma. Vedetene le chiese e l'impianto romano, con il classico incrocio di cardo e decumano, le piccole piazze e le tante botteghe che offrono i prodotti locali. Non dimenticate ovviamente di percorrere il ponte dalla piazza del Castello dove probabilmente parcheggerete, dal quale si gode della miglior vista delle case a strapiombo sul fiume. Calcolate come minimo almeno un paio d'ore.

Agriturismo Antico pozzo degli ulivi - Via Piana del Mondo - S. Agata - Sarete affascinati dalla straordinaria gentilezza dei proprietari che vorranno farvi assaggiare tutti i prodotti dell'azienda e dei terreni circostanti, davvero buoni. Qui si producono mele annurche, pomodorini del piennolo, e tante altre cose delizione. In giro si trovano anche ottimi tartufi neri. Possibilità di acquistare marmellate conserve e tanti altri prodotti dell'agriturismo stesso. Un pranzo completo andrà dai 25 ai 30 €. Vale assolutamente la pena fermarsi qui e dispiacerà andare via. Consigliatissimo

Pizzeria Pellone - Via Nazionale 43 - Napoli - Famoso locale nelle vicinanze della stazione centrale, sempre affollatissimo che serve quella che si dice la tipica pizza napoletana, intendondosi come grande, morbida con abbondante cornicione. Ineteressante a vederla passare la pizza fritta. Prezzi normali, da 7 a 12 € secondo le tipologie.


La cappella di S. Gennaro



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giovedì 29 giugno 2023

Viaggio AMAP 3 - I quartieri spagnoli

Piazza Municipio e fontana del Nettuno- Napoli - giugno 23


Altarini di devozione popolare

 Oggi siamo rientrati presto, rimane il tempo, dato che il turista anziano non ha mai abbastanza, il tempo gli sfugge ed ha perennemete paura di perdersi qualche cosa di essenziale, per fare una scorribanda in città e godersi quella particolare atmosfera che, credo, solo Napoli sappia dare. Dunque eccoci sulla metro fino a Toledo per ammirare la stazione pluricitata che tuttavia, fossi napoletano scambierei volentieri con una maggiore efficienza dei servizi medesimi, ma non facciamo i pistini godiamoci la coreografia di mosaici marini dei tre piani della stazione e poi immergiamoci in quelli che vengono detti Quartieri Spagnoli. Vivacità, confusione, gente di ogni tipo e poi tutta la serie di attività che ci si aspetta in questi ambienti, ma soprattutto una marea di turisti di ogni tipo, razza e religione, si può dire con buona pace del politically correct, che effettivamente permeano il centro cittadino, di certo un po' snaturandolo, ma apportando la vitale linfa del benedetto grano che piove qua e là indistintamente, fornendo finalmente ossigeno ad una popolazione a cui la scarsità di lavoro è sempre stata alla base di tutti i problemi. Assediati dai motorini che sfrecciano in ogni direzione, diciamo così, con una certa sconsiderata naturalezza, percorriamo le vie principali e poi ci inoltriamo nei vicoli laterali, salendo verso la collina, questi un po' meno affollati e nei quali riconosci di più l'autenticità del tessuto cittadino, altalenante tra esercizi paracommerciali, altarini di devozione popolare e inni alla squadra del cuore.. 

Il murale di Maradona

Dalle porta dei bassi occchieggiano anziane sedute ad aspettare il passaggio, qualche auto piazzata in modo da impeditre accessi nonostante cartelli minacciosi, murales distratti e data l'occasione, una massa ininterrotta di striscioni, graffiti, bande biancoazzurre, bandiere che garriscono al vento inneggianti allo scudetto n.3, arrivato dopo tanti anni di attesa. Frasi di ringraziamento e incredulità condite dall'arguzia partenopea campeggiano su ogni spazio libero su muri scrostrati e cadenti, a rappresentare l'orgoglio di una città interea che da questo evento ha saputo trarre comunque il massimo profitto. Non manca dunque una sosta all'ultimo edificio religioso eretto nel quartiere: l'angolo col il murale gigante dell'idolo di tutti i tempi, l'immortale Diego Armando, con contorno di altarini, con tanto di ceri accesi, banchetti di merchandizing, che non guasta mai, ci mancherebbe, d'altra parte anche a Lourdes, e folla festosa che si aggira, fa selfies e viene a porgere il doveroso omaggio all'amato e veeneratissimo idolo delle folle. Tutto quanto fa spettacolo, recitava lo slogan di presentazione di un famoso programma televisivo degli anni '70 e questo di certo lo fa., con buona pace di tutti.  E poi ancora vicoli meno affollati o più popolosi, dove par di vedere ancora gli obsoleti banchetti dellle venditrici di sigarette di contrabbando di famosi film, mentre la Sofia nazionale occhieggia invece solamente da una grande immagine su un muraglione. 

Banco del pesce

Dove invece la vita scorre più intensa ed i localini si susseguono, si affollano le truppe di mangiatori insaziabili che tutto vogliono provare della napoletanità incombente, orda infinita di tritatori di fritti, crocché, pizze al taglio, sfogliatelle e dolci sguaiatamente ridondanti come le panze dei mangiatori stessi che assefiano gli affacci minuscoli, che distribuiscono calorie e squisitezza varie. Sgusciando tra bancarelle di pesce dove trovi gli sgombri a 3 euro al chilo o stalli di frutta bellissima con bassi prezzi rispetto a quelli a cui siamo abituati, che quindi ti fanno riflettere sugli spread a cui si deve sottoporre il turista che invece viene spesso castigato, ma si sa, le maschere si vendono a carnevale e quindi è nella logica che se ne approfitti, prosegui per tratti ininterrotti di esercizi, che immegini abusivi al massimo e invece senza richiederlo rilasciano regolare scontrino, Vai a pensare al bieco pregiudizio. Intanto siamo attirati da una ressa incredibile attorno ad un angolo di strada, che poi invece si rivela essere una quasi ordinatissima fila che prosegue per molte decine di metri nella via adiacente. Non sbaglio se conto almeno un centinaio di persone in coda. Moltissimi stranieri. Un passante locale mi certifica che trattasi del negozio, una salumeria, dove opera un evidentemente famosissimo youtuber, si parla di quasi due milioni di follower, i cui video consistono unicamente nel mostralo al confezionamento di mostruosi panini. 

Vicoli

Lui è appollaiato in fondo al negozietto alle cui pareti grondano serti di prosciutti, salcicce e caciocavalli, porchette e mozzarelle e, mentre la folla rimane in ordinata falange attendendo britannicamente il proprio turno, confeziona a ritmo serrato quello che promette nei video, panini monstre conteneti ogni ben di Dio, che data la dimensione, pongono a mio parere, grossi problemi logistici di masticablità. Al fianco dell'entrata, divisa in due da una barriera, uno spazio minuscolo sormontato da un cartello recita: Chi deve fare la spesa può saltare la coda, perché in fondo l'organizzazione è tutto e bisogna approfittare del momento. L'inventiva è la strada del successo insomma. Continuiamo così a percorrere i quartieri arrivando fino al mare, di fronte alle massicce torri del Castel Nuovo e poco a fianco la sagoma del S. Carlo ed infine Piazza Plebiscito. Piano piano, così sfruttando l'oneroso, per me, cavallo di S. Francesco, riprendiamo la strada del ritorno, seguendo le grandi vie di scorrimento e percorrendo quasi completamente via Umberto primo e alfine riusciamo a raggiungere il nostro hotel coi piedi e la schiena debitamente massacrati, ma felici della bella giornata trascorsa. Rimane giusto la spazio per la cena, prima del giusto riposo che spetta al turista che ha fatto il proprio dovere. Domani ci aspetta un'altra giornata impegnativa, mentre la temperatura non da segno di volersi calmare anzi si prevede un bel + 38°C. Tanti auguri e bona notte.

Un basso


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mercoledì 28 giugno 2023

Viaggio AMAP 2 - Eccellenze campane

Atripalda (AV) - La cantina Mastroberardino


Il museo

Il secondo giorno della nostra settimana campana è stato destinato ad alcune interessanti visite a partire da una incursione nella provincia di Avellino. Il traffico è abbastanza scorrevole ed in poco tempo siamo potuti arrivare ad Atripalda, picolo centro dell'Irpinia, tuttavia già riconosciuto col titolo di città, con un regio decreto del 1867. L'orgoglio del borgo sono le famose e ben conosciute cantine di Mastroberardino, una famiglia presente sul territorio fin dal 1700 e che ha fatto del vino la sua missione, con molte tenute viticole sparse nella zona dove coltiva principalmente vitigni autoctoni, come il Greco di tufo, il Fiano di Avellino ed l'Aglianico, declinati in molte lavorazioni che rendono lo shop di vendita molto affollato di etichette dai prezzi anche altisonanti, ad esempio per alcune riserve di Taurasi, una delle DOCG più titolate del sud d'Italia. Ma lo spettacolo vero sono le cantine parzialmente ricostruite dopo il terremoto dell'Irpinia e splendidamente affrescate da importanti artisti ed il ricco museo della famiglia che racconta la loro storia nel mondo della enoviticoltura, oltre alla zona, simile ai nostri infernot delle Monferrato, che mostrano lal collezione delle bottiglie storiche. Anche la parte tecnica di lavorazione ed imbottigliamento che di certo meno interessa il visitatore comune, ma per me è molto importante a causa dei miei trascorsi lavorativi, è molto moderna con macchinari recentissimi e tecnologicamente aggiornati, che hanno di certo usufruito dei contributi finanziari europei. 

La barricaia

Tutta la fermentazione avviene ad esempio a temperatura controllata, tecnica ormai inscindibile per ottenere un'alta qualità. Certo il visitatore comune rimane colpito soprattutto dai monti di barriques ben allineate e dai sogni di vecchi contadini dalle mani callose che pestano le uve con i piedi e lasciano fare alla "natura". Quanto questi concetti favolistici, basati sul come si stava bene una volta, siano lontani dall'alta qualità, non voglio continuare a spiegarlo, tanto è tutto tempo perso. Lasciamo dunque le favole all'immaginario collettivo se questo fa bene al marketing, che soprattutto di questo poi le aziende hanno bisogno, un congruo ritorno di utili e andiamo avanti. Indubbiamente siamo qui di fronte ad una azienda importante e moderna che ha intrapreso la giusta strada per il successo e che evidentemente sa farsi pagare le sue eccellenze. La degustazione che abbiamo avuto verteva sui tre vini di base prodotti, Fiano, Greco e Aglianico. Mi sarebbe piaciuto assaggiare il Taurasi, ma evidentemente i prezzi di questo prodotto che partono mi sembra dai 48 euro a bottiglia, non lo consentivano. Comunque il colpo d'occhio generale inseriscono queste cantine tra le più belle e coreografiche che abbia visto. Un'altra oretta attraverso questo straordinario territorio di alte colline ricoperte di fittissimi boschi per ritornare in provincia di Napoli quasi vicino al mare, ai piedi dei Monti Lattari, la spina dorsale della penisola sorrentina, un'altro punto focale della Campania, ma che da sola costituisce un viaggio e quindi questa volta è stata giustamente esclusa dal nostro itinerario. Il nostro punto di arrivo è invece la cittadina di Gragnano, che l'importanza sempre maggiore che il marketing riserva agli apetti qualitativi del mondo del food, ha reso arcinota nel mondo per la sua produzione di pasta. 

La collezione storica di Taurasi

E' infatti proprio qui che, fin dal XVI secolo, si è sviluppata una vera e propria industria artigianale con decine e decine di produttori di quelli che si chiamavano maccheroni e che hanno reso famosa la pasta italiana nel mondo. Qui, grazie alla qualità delle acque che scendono appunto dai Lattari, che hanno reso possibile lo sviluppo dell'attività molitoria, dell'aria che spira dal mare che riesce a consentire la migliore essiccazione naturale e l'alta qualità dei grani duri presenti nel territorio, si è sviluppata una filiera che ha consentito di arrivare ad un riconoscimento della pasta di Gragnano IGP, che attualmente rappresenta una potente spinta turistica e commerciale per il territorio. Ma non è solo questa, seppure la più famosa, attività del paese. Infatti quanti conoscono la realtà della produzione di tessuti per costumi da bagno? Sappiate che a Gragnano viene confezionato in piccoli laboratori artigianali, il 20% della intera produzione nazionale. Inoltre l'area è famosa per il suo Gragnano extra DOC, ottenuto dalle sue pergole con un uvaggio tra Aglianico e Piedirosso. Ma rimaniamo alla pasta, argomento che vogliamo indagare attentamente oggi, così eccoci al Pastificio Ducato d'Amalfi, che rappresenta un esempio specifico di artigianalità per la pasta, in cui la manualità, sia nella produzione che addirittura nel confezionamento, così come la lentissima essiccazione naturale rappresenta un plus qualitativo innegabile. 

La cucina del pastificio

Possiamo così assistere dopo un racconto attraverso una piacevolissima realtà virtuale, (che lavorare prendendo tutto il meglio della tradizione, non significa mica rifiutare l'utilizzo del meglio della tecnologia!) alla lenta lavorazione in diretta attraverso antiche trafile al bronzo degli spaghetti, raccolti a mano con le stecche sui quali vengono posti successivamente alla fase di essiccazione e successivamente prendere posto nella grande sala con cucina a vista dove vengono proposti tre tipi di pasta con sughi tipici della zona, per valutarne, a mero titolo di studio, le qualità organolettiche. Devo dire che questa esperienza mi ha dato molto e l'ho particolarmente apprezzata. In particolare ne ho imparato una nuova, infatti mi è stata chiarito il motivo tecnico per cui i grandi conoscitori ed esperti di pasta consigliano le, aborrite dal vulgo, penne liscie (ed in generale la pasta liscia) a quelle rigate. La spiegazione è che le rigate, avendo spessori diversi proprio a causa della rigatura nella stessa pennetta, hanno o una cottura difforme risultando troppo al dente nella parte più spessa e scotte nel punto dell'infossatura delle righe. inoltre se la pasta è di grande qualità, soprattutto ottenuta con la giusta lentezza in fase di trafilatura, avrà una rugosità pronunciata per ottenere una corretta presa del sugo, che comunque non deve mai essere troppo acquoso, al punto da rendere la pasta scivolosa. 

L'essiccazione

Tutto chiaro? Il luogo comunque era affollato di stranieri cosa che sta diventatndo sempre più comune con l'esplosione del turismo post-covid, fortunatamente. Americani mi sembra che mangiavano con occhio assente, pensando forse a succosi hamburgher ed a robuste bistecche di Angus. Noi abbiamo gustato un tipico sartù di riso napoletano (che invece era di pasta), degli straordinari rigatoni al ragù, che aveva pippiato come si dice a Napoli per 18 ore, e anche il sugo ai pomodorini lo producono in proprio e degli squisiti fusilli con crema di melanzane. Fuori, il paese, che si stende pigramente sulla collina, allegro di tutta questa notorietà, non presenta più nella centrale via Roma, la spettacolare sfilata di botteghe di produttori di pasta con le bacchette stese al vento, con gli spaghettoni che asciugano al vento della costa e che ormai si possono vedere solo più in vecchie fotografie ingiallite, dove agli scugnizzi che cercavano di rubacchiare qualche sfrido di pasta rimasta a terra, venivano affibbiati i proverbiali paccheri, due schiaffoni, che poi hanno dato il nome al famoso grande formato, ma una sfilata di locali che propongono appunto questo moderno oro di Napoli, affollate di ghiottoni impenitenti, interessati solo ad ingozzasi di cibo. Ce n'è abbastanza, almeno per noi interessati solo alla conscenza ed alla cultura con la u, per ritornare a Napoli, con la borsa ovviamente gonfia di acquisti e farsi un giro in città in tutta libertà aspettando la cena.

La sala degustazione

SURVIVAL KIT

Cantine Mastroberardino - Atripalda (AV) - Raggiungibile in un'oretta da Napoli, attraversando un meraviglioso territorio di alta collina coperto di bosco verde e fittissimo, le cantine sono al centro del paese e non nei pressi di qualche azienda di produzione. Producono all'incirca 1,5 mln di bottiglie e sono conosciutissimi anche all'estero. Le cantine hanno subito pesanti interventi nel dopo terremoto ma mantengono parti antiche con archi originali. Le volte della barricaia sono completamente affrescate. Interessante il museo. La visita di circa un'ora con la degustazione di base, con i tre vini di cui vi ho parlato costa 32 euro (50 se accompagnata da salumi e formaggi) che non mi sembra pochissimo.

Pastificio Ducato d'Amalfi - Gragnano (NA) - Pastificio artigianale che si è attrezzato per le visite, con ristorante interno dove si possono anche organizzare eventi. La visita guidata comprende una esperienza virtuale che racconta la storia della pasta nel paese, del pastificio con il proprietario che vi farà assistere alla produzione ed un assaggio di tre piatti di pasta, per 37 euro, che non è poco, ma data la richiesta, capirà (e comunque merita). Inoltre potrete acquitare il prodotto in pacchi da 1/2 kg da 3 a 4 euro ed i sughi di pomodoro prodotti nel pastificio stesso. Dato l'ingombro spediscono in tutta Italia al prezzo fisso di 8 euro per qualunque dimensione del pacco.


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martedì 27 giugno 2023

Viaggio AMAP - Arrivo a Napoli

Napoli - Piazza Garibaldi - giugno 23



S. Caterina a Formiello

 Bene anche quest'anno si è felicemente concluso il viaggio di istruxione dell'AMAP, l'Associazione del Museo dell'Agricoltura del Piemonte, chiamati appunto Campania Felix in omaggio ai luoghi oggetto di visita e accuratamente preparato dalla nostra Presidente Giacomina Caligaris, con l'appoggio della ormai collaudatissima Easynite. Questa volta data la distanza si è scelta la soluzione treno più bus e devo dire che grazie alla comodità dei Freccia Rossa, non ci sono strade alternative. La fauna dei baretti prospicienti alla stazione di Porta Nuova è fatta di gente semiaddormentata che si appresta a cominciare faticosamente la giornata di lavoro trangugiando cappuccino e brioche serviti con un po' di malagrazie, dopo aver schivato qualche giaciglio di cartoni di quei disgraziati che vivono la notte sotto i portici e già non riempiono di buonumore il senso della vita, ma a queste ore antelucane (per me almeno, tutto deve essere accettato. Tuttavia, puntuali come orologi svizzeri, ecco il nostro gruppetto di giovani marmotte, che si trova ordinatamente riunito davanti all'acconcio binario, a prendere il via in una mattina soleggiata, lunedì scorso, che già premoniva sulle temperature che avremmmo incontrato nel sud. Arrivati spaccando il secondo, abbiamo preso possesso degli alloggiamenti scelti con oculatezza di fianco alla stazione, in un punto logisticamente perfetto per posizione centrale e vicinanza alle fermate della metro. Napoli è una grande metropoli naturalmente, città d'arte e di bellezza che si porta dietro ovviamente tutti i problemi dei decenni passati con l'aggiunta delle problematiche che un afflusso abnorme di turismo d'assalto (per carità, meno male che c'è) e che la città affronta ancora con un certo affanno. 

Murales a rione Sanità

Quindi la prima impressione che ti darà, non può certo essere lo straordinario colpo d'occhio del golfo, l'incombenza del Vesuvio e lo spettacolo degli edifici storici, dei musei e delle chiese o delle sue spettacolari regge borboniche, ma purtroppo giocoforza dal negativo impatto che hai all'incontro con i cumuli di immondizie che pare, anche da molte altre parti d'Italia, non si riescano più a raccogliere in maniera dignitosa e dalla inadeguatezza della rete di trasporti pubblici, sed transeamus igitur e smettiamolea di fare i vecchi criticoni da RSA e prepariamoci ad esplorare la città, che invece davvero tanto ha da offrire a chi sa perdonare queste magagnette. Su consiglio del gentilissimo personale dell'Hotel (questa è una cosa che va sottolineata, tutte le persone con cui si viene a contatto a Napoli, siano addetti ai servizi, che è il loro mestiere, siano passanti occasionali, sono di una gentilezza, di uno spirito e di una partecipazione nell'aiutare lo stordito turista, addirittura commovente), cominciamo ad esplorare i dintorni della stazione che ha in comune lo stile di tutte le grandi città italiane, quello dell'immagine di casbah multietnica dove, tra viaggiatori trafelati e ciondolanti nullafacienti, trovi un po' di tutto. In ogni caso, in attesa dell'ora convenuta per il meeting, si approfitta per arrivare fino alla Chiesa monumentale di S. Caterina a Formiello, un bell'edificio, adiacente a Porta Capuana, di impianto rinascimentale, dall'interno completamente ricoperto di affreschi, quadri, statue che danno una bellissima visione di insieme e lo rendono uno degli edifici architettonicamente più interessanti della città. 

Rione Sanità

Qui cominci a respirare il fatto che Napoli è una città che conserva al suo interno una sterminata serie di oggetti di grande interesse artistico, che di certo è impossibile esaurire in pochi giorni, men che meno in questa nostra puntata che in effetti ha calcolato la città quasi esclusivamente come punto di appoggio, concentrandosi di più sui dintorni e come prevede lo scopo, appunto di istruzione, si concentrerà maggiormente sugli aspetti legati alle attività agricole e artigianali. Ma il nostro primo appuntamento è al rione Sanità, una delle zone storiche della città, assai noto per i racconti e le rappresentazioni di Totò che ne ha fatto uno dei palcoscenici della sua comicità. L'area si fa apprezzare infatti proprio per la sua genuinità, i suoi mercati gremiti di suoni e di colore, con le case affollate attorno ai vicoli stretti e nascosti, dai muri, si può dire napoletanamente, sgarruppati e ricoperti di murales, di vario valore, nei quali ci si inerpica slalomeggiando tra i cumuli di spazzatura. Lungo le vie principalii spiccano i grandi portali delle dimore storiche del periodo spagnolo quando questa zona divenne lo sbocco naturale all'espansione di una città in rapida crescita. Palazzi davvero monumentali che tuttavia tradiscono al di là della loro imponenza, la decadenza dell'incuria secolare, pur presentando cortili di eccezionale rilevanza architettonica, come il Palazzo dello Spagnuolo noto per essere stato set di innumerevoli fiction televisive a partire da quello straordinario film Così parlò Bellavista. 

Lo scalone del palazzo dello Spagnuolo

Lo scalone è davvero meraviglioso e qui pare verrà aperto un museo dedicato a Totò, la cui apertura però, slitta di anno in anno. Diamo un'occhiata anche al vicino palazzo San Felice, dalla simile struttura, poi è giocoforza tornare, rinunciando a tutta la parte sotterranea che rinserra una serie di importanti catacombe. Eccoci dunque al guantificio Omega, una piccola realtà si può dire artigiana, che tra le poche prosegue una delle grandissime tradizioni della città, per la quale era nota in tutto il mondo. Qui in un appartamento all'ultimo piano, per poter lavorare alla luce diretta che entra dalle finestre, vive questa impresa che il giovane proprietario Alberto Squillace, che rappresenta la quinta generazione aziendale, riesce a portare avanti; una attività artigianale che punta soprattutto alla qualità assoluta del fatto a mano, partendo dall'acquisto accurato delle pelli, alla loro lavorazione fino al prodotto finale al quale si arriva dopo ben 25 operazioni diverse, condotte da specialisti che fondano sull'esperienza del lavoro di una vita, la loro capacità di produrre oggetti unici e apprezzatissimi, se si pensa che la ditta esporta in tutto il mondo e presso i marchi del lusso più famosi, il 90% della produzione totale, a partire dagli Stati Uniti, alla Francia, alla Corea. Davvero un grande fascino vedere lo scorrere delle mani sulle pelli, sentirne la grana, operare tagli e mettere insieme pezzi che danno vita ad oggetti unici che ben riescono a rappresentare la capacità italiana di creare bellezza. Ripercorriamo poi le vie verso il basso, occupate quasi interamente da localini di street food affollatissimi di turisti di ogni risma, affamati di parteciparre all'ordalia di cibo napoletano, che sembra essere un obbligo assoluto per chi arriva in città.

Il laboratorio del guantificio Omega


SURVIVAL KIT

Guantificio Omega - Via Stella 12 - Rione Sanità - Date un occhiata al sito dove ci sono tutti i contatti per poter prenotare una visita che vi consiglio assolutamente. Il proprietario alla fine vi offrirà pure una tazzurella 'e café nello stile più squisitamente napoletano e oltre all'interesse di conoscere un aspetto artigianale che probabilmente vi sarà inedito, avrete anche l'occasione di portarvi a casa (a prezzo di fabbrica, aspetto molto interssante), qualche pezzo unico, che può anche rappresentare un apprezzatissimo regalo, (per la serie a Napoli non c'è solo Marinella). 

StarHotels Terminus - Piazza Garibaldi 91 - Napoli - Situato strategicamente a fianco della stazione centrale, è comodissimo logisticamente, vicino al centro e di fronte alla stazione Garibaldi della Metro. Ottimo hotel 4 stelle, apparentemente rinnovato da poco, ha belle camere (un po' piccoline, ma ben dotate). Hall maestosa, cassaforte, TV, frigobar, wifi gratuito, AC. Terrazza panoramica e ristorante interno Odeon, in linea con la struttura dove ceni con circa 35 €, ottimo se hai fretta, ma io andrei alla ricerca di locali tipici di cui i dintorni abbondano. Ottimamente insonorizzato pur essendo la nostra camera sulla strada. Personale gentilissimo e ricco di informazioni utili. Colazione ottima con molta varietà e soprattutto le ottime sfogliatelle napoletane. Prezzi variabili tra i 140 e i 230 per la doppia (media 172). 4 € di tassa di soggiorno.

mercoledì 3 agosto 2022

Un tour d'Italie 17 - Il golfo di Napoli

Il golfo e il Vesuvio 


 E poi via da questo litorale meraviglioso ancora vuoto e ti fa dispiacere lasciarlo. Davanti, dopo pochi chilometri, il promontorio di Gaeta, dove non ti puoi far mancare una piccola sosta per godere del panorama della costa dall'alto. poi è tutta una marcia di avvicinamento a quella Napoli, alla quale prima o poi dovremo una visita approfondita, per non sentir solo parlare delle sue straordinarie bellezze, trascurate e neglette, che io ho solo sfiorato anni fa, in compagnia, piacevole per carità, di un gruppetto di russi che volevano solamente cantare Iamme, Iamme Ià, Funiculì Funiculà, dopo abbondanti libagioni naturalmente. Dunque seguiamo il fiume di macchine sulla lunga strada diritta, circondata di campagna all'apparenza fertile ubertosa. Scorrono nomi dalla dubbia fama, Castelvulturno, Villa Literno e l'aspetto dei bordi della via, infiorato di immondizie, plastiche e cartacce rinnova la tristezza del non saper trovare la via giusta, se fosse poi facile trovarla. Comunque arriviamo a Qualiano, dove avevo trovato un riparo per la notte, non lontano dal parcheggio dove domattina lasceremo la macchina per la nostra trasferta ischitana. Naturalmente l'alberghetto è delizioso e la simpatia con cui si viene accolti (ma lo sapevamo) da queste parti è sempre contagiosa. Il tipo al bancone non sa più come farsi in quattro per accontentarci, ci indica il locale giusto per la cena, dove vanno di solito loro, si prodiga alle nostre richieste e ovviamente si stupisce che chiediamo di andare a cena alle 7:30, poi conclude, certo siete del nord e alle nostre rimostranze sul fatto che praticamente non avevamo pranzato, conclude, ah, certo se no andavate alle 7:45! Evidentemente ci conoscono bene. 

Trovata comunque la trattoria, la signora Peppa, ci serve al meglio col calore campano che d'ora in poi ci abitueremo ad apprezzare ogni giorno di più. Le mozzarelle, e se non le gustiamo qui dove dobbiamo andare, praticamente se le leva dalla bocca, erano le ultime e sono deliziose, come tutto il resto. L'impressione è che da queste parti al di là delle apparenze e dei preconcetti, si stia davvero benone. Dunque dormiamo il sonno dei giusti e la mattina presto, passata Scampia e Secondigliano, avanti coi nomi scomodi, arriviamo al parcheggio comodamente prenotato in anticipo e un altro simpatico tizio con la navetta ci conduce al porto, con un giro per il centro che risulta sempre piuttosto trafficato. Al porto aspettiamo la nostra navicella e dato che ormai è giunta l'ora che la pancia chiama, si sgranocchia qualche dolcino che il bancone del bar offre agli occhi golosi del nordico che già è scombussolato per la troppa scelta. Alla fine a me tocca una coda d'aragosta alla crema di pistacchio, una variante magnum della sfogliatella, che mi fa letteralmente sdilinquire, deve essersene allora anche la cameriera che nel durante del travaglio, si accorge evidentemente del mio occhio basito e a mezz'asta per il piacere a stento trattenuto e mi fa l'occhiolino, di certo conscia che simili piaceri vanno assaporati con calma ed in religioso silenzio, come tutte le pratiche orientali di cura del karma. Il napoletano strettissimo parlato da un gruppetto di abbondanti madame appollaiate sui tavoli vicini, dà invece una sensazione di straniante incomprensibilità. D'altra parte vorrei sentire loro, che ascoltassero un gruppo di alessandrini che si raccontano le businà di Gagliaudo! Va bene, bando alle ciance e saliamo sul nostro barcone che lemme lemme, su un mare di olio si apre la strada nel porto verso le isole felici, anche Ulisse era partito così. 

Il grande golfo di Napoli si è aperto dietro di noi in tutta la sua bellezza, la città mollemente adagiata sulle pendici del vulcano che sale verso l'alto con la sue moltitudine di case e casette, il cono della montagna dai fianchi dalle curve dolcissime, le decine di vele che si inseguono sulla tavola blu, confondendosi con le bianche ali dei gabbiani. Poi la sagoma dell'isola di Ischia che si erge nella direzione verso la quale ci muoviamo, via via che passano i minuti, sempre più vicina, a destra Procida, a sinistra lontano, lo sperone di Capri. Siamo al centro di alcune delle gemme più splendenti del mondo, inutile dirlo, però l'arrivo della nave al porto è sempre emozionante; la gente che scende, quelli che aspettano, la coda pronta per riempire nuovamente l'imbarcazione che tornerà indietro in questo perenne andirivieni, una fatica di Sisifo senza speranza di perdono e di fine pena. Il taxi che ci tocca è quello di Italo, che subito appare come un'ottima persona, tant'è che lo prenotiamo subito per l'indomani per fare il giro dell'isola via terra. L'albergo ci accoglie tra le sue calde braccia, con l'amorevolezza tipica della mezza stagione, quella in cui il personale è ancora in fase di dormienza ma totalmente disponibile a dedicarsi anima e corpo ai pochi ospiti in arrivo. Ischia è luogo di turismo per antonomasia e qui l'accoglienza è sfumata in arte, quindi ci si sente subito coccolati in ogni modo, dalla piscina della SPA dove ovviamente il turista stanco del viaggio si precipita immediatamente, per godere delle acque miracolose, che del ristorante dove si avrà il contatto con la prima cena ischitana, col famoso coniglio di fossa (che poi di fosse non ce ne sono neppure più, ma fa lo stesso) preceduti dalle penne al sugo del medesimo animale non sacrificatosi invano, che vanno giù proprio bene. Sì questa vacanza mi sta piacendo sempre di  più. Andiamoci a riposare che domani bisogna darsi da fare. Come ho più volte rimarcato, il mestiere del turista è fatica e sudore e bisogna mettercela tutta per non soccombere.

Vele nel golfo di Napoli

SURVIVAL KIT

Hotel Ginepro - Circonvallazione esterna, 102 - Qualiano (NA) - Ottima soluzione a 3 stelle, per chi deve sostare una notte in prossimità di Napoli prima di imbarcarsi. Pulito e silenzioso, Camere sufficientemente spaziose. TV, AC, free wifi. Buona colazione standard. Personale gentilissimo e prodigo di consigli. Parking gratuito. Camera standard doppia con colazione 35 €.  Consigliatissimo.

Ristorante Donna Peppa - Via S. Francesco a Patria 260 - Giugliano (NA) - Trattoria familiare ottima, con piatti tipici campani. La signora Peppa è gentilissima e si fa in quattro per accontentare le richieste. Ambiente genuino e frequentato da locali, cosa sempre positiva. Abbiamo avuto antipasti vari, salumi e mozzarelle, fritti, un primo al forno, formaggi e pomodorini e dolci e caffè per 22,50 €. Tutto valido. Ottima soluzione consigliata anche dal nostro albergatore.

Parking Vasto 1 - Via Chieti 16 - Napoli - Comodissimo per il porto a 2,5 km. Personale gentilissimo. Soluzione ideale per le isole. All'aperto per 6 gg. 51 €. Navetta per il porto inclusa.



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mercoledì 23 febbraio 2011

Recensione: Randi - Into Paradiso.

E' appena uscito nelle sale questo gradevole filmotto reduce da Venezia. Alfonso, scienziato precario ha appena perso il lavoro; Gayan, bel Cingalese, ex-campione di cricket decaduto e arrivato in Italia pensando di avere parenti ricchi e piombato nel girone disperante dell'extracomunitario, intrecciano le loro disgrazie in una Napoli multietnica che ormai ha assorbito e assimilato il problema nel girone infernale dei suoi mali endemici, camorra, sottosviluppo, immondizia, arte di arrangiarsi. Trattata con levità e poesia, la tragicommedia si svolge con ritmi che sarebbero piaciuti ad Eduardo, tra personaggi macchietta e maschere tratte dalla realtà quotidiana. Eccellente Servillo prestato dagli Avion Travel (verso cui ho un debole) nei panni di un aspirante politico sostenuto e usato dalla camorra. Un lavoro che dimostra come le cose gradevoli si possono fare anche con poco se ci sono idee valide. Secondo me si vede volentieri.




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giovedì 26 febbraio 2009

Una notte a Posillipo

Napoli sarà pure una città fantastica, ma nel bene o nel male sono i napoletani a renderla tale. Certo il posto ed il clima fanno la loro parte e forse proprio questo ha influenzato e formato la mentalità della gente, ma senza di loro non ci sarebbe abbastanza per fare di questa splendida città quello che è. E fin qui siamo alle frasi fatte. Monnezza e camorra fanno il loro bel danno, per carità, ma adesso che c'è chi ha (quasi) risolto tutti i problemi, dovrebbe rimanere solo la parte positiva del tutto. Bisogna quindi supportare con almeno un episodio dimostrativo. Accompagnavo il consueto gruppo di Russi, maggiorenti di una nota fabbrica di vodka, bramosi di vedere le bellezze di Napoli e di Capri di cui avevano tanto sentito parlare, così magnificata anche da tovarish Lenin buonanima (a Venezia avevamo già dato). Partimmo lentamente, dopo una lunga serata trascorsa in un ristorante della costa, in cui li avevo addestrati a lungo a cantare in coro Iamme iamme ia, funiculì, funiculà, con buoni risultati in quanto i fumi dell'alcool rendono i russi molto predisposti all'istruzione canora. Anche l'oste era stato assai condiscendente data la scarsità di avventori nel locale e la nostra naturale simpatia. Giungemmo quindi assai tardi all'Hotel Paradiso non potendo quindi godere della splendida posizione su Posillipo. Scaricati con fatica i nostri ospiti e sistematili con difficoltà nei rispettivi giacigli, caduti velocemente tra le braccia di Morfeo, a causa del deliquio provocato da Ganimede, trascorremmo una notte plumbea, con un sonno reso pesante dalle troppe coppe e dai troppi na sdarovjie. Il portiere di notte, viste le condizioni, ci aveva graziato delle formalità, rimandandole al mattino dopo. Mattino che vide un risveglio faticoso, ma subito allietato da una giornata spettacolare che apriva una vista spettacolare sul golfo. Dopo una sontuosa colazione sulla balconata e completamente riappacificato con il mondo e con tutto quanto mi circondava, mi apprestai al bancone dove un sorridente personaggio mi attendeva per completare le registrazioni. Non potei fare a meno di manifestare i miei complimenti per la bellezza del luogo e della sistemazione, dando spazio alla conversazione che prese subito una piega familiare. Il buon Gennaro (e come mai avrebbe potuto chiamarsi) era molto contento dei miei apprezzamenti e dopo averci ulteriormente augurato una buona permanenza e di godere delle bellezze della sua terra, terminò con il seguente spot pubblicitario che mi pregò di far conoscere al mio mondo. Con sguardo ridente e viso estatico mi disse:- Dotto', lo dica quando torna al nord, qui all'Hotel Paradiso siamo specializzati in viaggi di nozze, con una speciale garanzia che le signore rimangano incinte già dalla prima notte e io, modestamente, con la mia signora, ne sono una testimonianza vivente; camera 104 vista mare, 'nu babbà!- Che altro dire.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!