domenica 12 gennaio 2025

Sudamerica 5 - In Paraguay

El salto Monday - Paraguay - novembre 2024
 


Ci si mette un po' a superare Ciudad de l'este, ingolfata come è dalle frotte di compratori eccitati che arrivano da tutto il Sudamerica, sembra di essere allo svincolo della Serravalle Genova quando arrivano i pullman dei turisti sbarcati dalle crociere affamati di beni a prezzi scontati che intasano l'ingresso dell'Outlet. Sono le attrazioni dei nostri tempi che funzionano da calamita più delle Piramidi e di San Pietro. Noi invece proseguiamo verso Presidente Franco, un altra cittadina poco distante, fatta di case basse e nuove che risente credo, della vicinanza dell'altra città, quantomeno come dormitorio per chi ci lavora. Poi c'è solo foresta rigogliosa e dopo aver percorso ancora qualche chilometro si arriva all'ingresso di un piccolo parco quello del Salto Monday. Qui non c'è la folla di turisti che arriva in zona per le altre più famose cascate, ma vi assicuro che anche qui la sorpresa sarà grande. Infatti dopo aver percorso un breve sentiero tra gli alberi dai tronchi imponenti, ecco che avverti il rumoreggiare delle acque del fiume Monday, un tributario che va ad ingrossare il già imponente flusso del Paranà. Pochi metri e arrivi alla grande cascata che ha il solo demerito di essere troppo vicina alle altre, certamente più spettacolari, dell'Iguaçu. Diversamente questa sarebbe potuta diventare una grande attrazione, così viene relegata ad una escursione minore che compiono solo quei turisti più curiosi o che dispongono di un poco di tempo in più. 

Nella realtà il salto è davvero imponente e te lo puoi godere da tutte le altezze grazie ad una serie di scalette che ti portano ad un grande belvedere dall'alto dove puoi goderti il salto completo con l'acqua che si precipita nel baratro di una quarantina di metri per un ampio arco e poi usufruendo di un comodo ascensore arrivare fino ai piedi della fossa dove l'acqua che cade, forma quasi una nebbiolina azzurra che confonde la vista e la prospettiva. Diciamo che quasi entri nella cascata, come volessi penetrarne i segreti più nascosti alla ricerca di Naiadi precolombiane che ti aspettano nei meandri delle rocce coperte di muschio e di erbe acquatiche. Il Salto Monday è davvero uno spettacolo unico; forse per non avere i ricordi turbati che contribuiscono a minimizzarlo, dovresti venirlo ad ammirare prima delle più famose sorelle, per non farti confondere e disprezzarne la bellezza, solo un poco offuscata dall'ingeneroso paragone. Monday è una parola di origine Guarani, che significa Acqua che ruba, come se stesse a significare la inaspettata sorpresa che avrebbe potuto prendere gli incauti navigatori del fiume che, con le loro incerte canoe lo navigavano e si trovavano d'improvviso di fronte all'ormai inevitabile baratro, precipitandovi dentro fino a schiantarsi sulle nere rocce del fondo, senza possibilità di salvarsi. La massa d'acqua è imponente e cade con violenza abbattendosi dalla parete che rimane quasi completamente nascosta, ma continuamente frotte di minuscole rondini, che evidentemente nidificano proprio in questa parete, fruendo della sua protezione, arrivano in volo e si precipitano verso di questa attraversandola nei punti lasciati liberi dalla caduta, quasi indistinguibili ad occhio nudo e scomparendo al di là di essa. 

Davvero un effetto incredibile vedere questi stormi di uccelli minuscoli che come presi da follia si scagliano verso la parete di acque che cadono dall'alto apparendo come impenetrabile e scompaiono dentro di essa. Un altro dei tanti esempi di adattamento degli esseri viventi. La poca gente che si muove attorno alle passerelle, apprezza lo spettacolo continuo di questa travolgente natura, molti sembrano locali, con tanta voglia di ridere e di far festa. Un paio di famigliole paraguayane hanno portato le due figlie vestite a festa, con abiti di tulle svolazzanti e approfittano dell'occasione con mille selfie davanti ad appositi cuoricini ottenuti con serti floreali posti con lo sfondo della cascata. In tutto il Sudamerica si fa una gran festa alle ragazze all'arrivo dei 15 anni e questa mi sembra appunto una di queste occasioni. Noi contribuiamo allora ad arricchire gli scatti per la gioia dei partecipanti. Poi troviamo un gruppo di ciclisti che conta di arrivare appunto fino ad Ushuaia, tanti auguri, ma pare che questa sia una delle avventure che da qualche anno va per la maggiore da queste parti. Infine ci fermiamo ad un baretto nascosto nella selva dove rimaniamo unici clienti a berci un tereré, la versione fredda del mate, più o meno, ma il sapore sembra più o meno lo stesso con l'aggiunta dissetante di molta acqua e limone. Torniamo alla macchina con lentezza studiata per non annullare con la fatica della risalita, il piacere della visita. 

Il ritorno coincide con l'inizio di una pioggerella sottile che via via prende vigore fino a diventare un vero e proprio acquazzone tropicale, che comincia ad ingrossare gli scoli formando rivoli sempre più grossi ai lati della strada. Ritorniamo a Ciudad de l'este sotto un vero e proprio uragano e adesso l'acqua che cade vigorosa comincia a formare vere e proprie fiumane e nei tratti in cui la strada va in forte discesa e successiva erta salita, si precipita verso la massima pendenza con uno strato alto quasi una spanna. Siamo in città, ma il traffico è quasi bloccato, la gente cerca riparo alla meglio e devo dire che l'aspetto della cosa non è davvero rassicurante. Su un salitone assai ripido di  un corso in cui tentiamo di arrivare alla cima, il nostro Gelson decide, su nostra gentile e preoccupata pressione, di fermarsi al bordo della strada al riparo di una sorta di muretto che sembra proteggere dal flusso della corrente più violenta. Sembra davvero che sia uno di quei fortunali che tutto porta via ed essere annoverati come turisti dispersi nei corsi d'acqua viciniori, non mi pare una buona soluzione per questa bella giornata. Alla fine comincia a spiovere, che queste precipitazioni sono sempre piuttosto sporadiche e quindi riprendiamo la via un poco più tranquilli anche se i nuvoloni che ci sovrastano sono nerissimi e non pare che il cielo abbia voglia di aprirsi. E' il tropico ragazzi, bisogna accettarlo come viene. 

Intanto ci infiliamo nella confusione cittadina e ci passiamo un paio di famosi centri commerciali ognuno di sei, sette piani, pieno di negozi di ogni genere, che offrono tuti i tipi di griffe mondiali dei cinque continenti. Le addette alla vendita evidentemente sono selezionate tra le ragazze più avvenenti die dintorni e bisogna dire che molte sono veramente carine e noto che il nostro Gerson ne conosce parecchie visto che si ferma spesso a salutarle con calore. Al Paris c'è una folla strabocchevole che fa la fila per comprare. I prezzi probabilmente sono più interessanti che nei vicini Brasile ed Argentina, ma il nostro interesse per questi materiali non è pressante e quindi al di là di una visione generica tanto per capire il movimento, finisce che ce ne andiamo in fretta. C'è un po' di delusione in quanto io mi aspettavo un colossale mercato di oggetti di artigianato e di quelle bagatelle che di solito interessano i turisti a tema sudamericano, in particolare i tanto famosi oggetti in cuoio, dai cappelli, alle cinture e agli stivali, che avevo letto qui si dovevano trovare a prezzi risibili. Nulla di tutto questo o per lo meno, noi non ne abbiamo visto alcuno o quasi. Pazienza ce ne facciamo una ragione e proseguiamo tra folle di sudamericano festanti e carichi di pacchi. Tutti sembrano allegri e festosi, si sa che quando si compra si scatenano le endorfine, ma anche i locali paiono felici, forse perché sono dalle parte del bancone dove i soldi li ritirano oppure per semplice e consolidata attitudine mentale. 

Gerson dice che i Paraguayani sono per natura allegri e bonaccioni pur essendo il paese più povero e disgraziato del continente, non per niente lui ha sposato proprio una paraguayana, con la quale ha una figlia deliziosa e con cui sembra avere una storia davvero felice. Forse è anche vero che il denaro non fa la felicità e che basta la salute, tuttavia ricordiamoci sempre che come diceva l'indimenticato Govi, la salute senza valuta a l'è una mezza malattia. Noi tentiamo intanto di calmare la fame approfittando dell'occasione di assaggiare alcune specialità paraguayane, che si trovano in una nota empanaderia chiamata El chipòn de mi abuela, che offre tutta una serie di bocconcini per una sosta veloce. Questo tipo di esercizi sono chiamate Chiperias e ci trovi tutte quelle specialità locali che vanno dalle classiche empanadas in tutte le versioni possibili, alle Chipas una versione locale di involtino di pasta ripieno di formaggio, alla Sopa paraguaya, un delizioso tortino alla cipolla e formaggio e a tutta una serie di lomitos (panini di vario tipo), polli fritti, picadas e ovviamente tutta la parte dolce con gelati e caffetteria. Sazi ma non domi, riprendiamo la strada per riattraversare la frontiera dove già si è formata una coda di gente che sciama verso il Brasile. C'è una specie di varco al di qua del ponte dove una serie di gendarmi con cani da droga scodinzolanti ispezionano sommariamente le auto. A qualcuno carico di pacchi e fagotti viene imposta una sosta di controllo per vedere che cosa hanno comprato, ma noi scivoliamo via velocemente verso Itaipù, mentre il cielo non promette niente di buono. Questo mordi e fuggi paraguayano è stato comunque interessante e in ogni caso un'altra bandierina è stata piantata..

SURVIVAL KIT

Salto Monday - Cascata sul fiume Monday a circa 10 km dalla cittadina di Presidente Franco. Salto di 40 metri su un fronte di 120, molto imponente. Come è naturale niente in confronto alla vicine di Iguaçu, ma in qualunque altra parte sarebbero una bella attrazione turistica. L'ingresso nel parco costa circa 10 $, non accettano carte di credito, ma se non avete Guarani, potete pagare in dollari. Almeno un'ora è necessaria per il giro, prendetela comoda e fermatevi al baretto nella foresta. Provare il tereré, il mate gelato che costa 2 dollari. 

Chiperia de mi abuela - Av. A. Garcia - Ciudad de l'este - Catena tipica di specialità paraguayane dove gustare dolci e salati tipici del paese. In pratica una panetteria-caffetteria dove fare anche colazione. Fanno anche piattini di pollo, fritti e pizze al taglio. Con un paio di dollari vi saziate. 

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sabato 11 gennaio 2025

Sudamerica 4 - El parque das aves

Iguaçu - Lato Brasiliano - novembre 2024


C'è un'atmosfera del tutto particolare in questi luoghi. Certo ormai sei circondato dalla civiltà, case, costruzioni di ogni tipo, la strada, le auto che passano, però la sensazione della natura prorompente che ti circonda è comunque nell'aria, una sensazione di primitivo, di umida incontenibilità, la certezza avvertita che basterebbe lasciare per un attimo tutto all'andamento naturale ed ogni cosa verrebbe in poco tempo riappropriato dalla potenza delle forze del pianeta, come per i templi della jungla cambogiana. E questa riconquista sarebbe anche rapida e distruttiva; avverti come ogni opera umana sarebbe in breve ricoperta da un manto verde, quasi animalesco dominato dalla brama di rimangiarsi tutto, quasi lo ritenesse scientemente di sua esclusiva proprietà. Un diritto inalienabile che solo per poco ha dovuto essere lasciato all'uomo che deve tenerselo a forza, senza distrarsi pena la sua perdita immediata e definitiva. E' un senso di natura prorompente, abituata a vincere e in qualche modo comunque disposta a mostrare la sua potenza di tanto in tanto, con la forza distruttiva delle sue manifestazioni se è necessario. Camminiamo lungo la strada nell'aria umida quasi che la pioggia volesse lasciare nell'aria il ricordo della sua presenza. State tranquilli tornerò tra poco, sembra dire, non penserete che tutta questa acqua che scorre nella piana zigzagando in larghi e lenti meandri, che disegnano curve sinuose tra gli alberi della foresta o che si precipita nelle forre e nei canaloni, fino a lasciarsi andare per i salti verticali fino a schiantarsi cento metri più in basso, scorra qui per caso? 

No di certo è tutta roba che è cascata dal cielo e continuerà a cascare all'infinito, violenta e pesante, prima di raccogliersi ed incanalarsi sulla strada tracciata per arrivare all'Oceano. Lungo la strada un elicottero si sta levando in volo, profittando della breve schiarita tra le nuvole, dà l'opportunità a chi vuole investire 100 $ di vedere le cascate dall'alto, un altro dei cento punti di vista diversi dai quali apprezzare questa meraviglia naturale. Tutto va sfruttato al massimo e tra queste foreste un tempo perdute nel nulla, casa dimenticata o ancora da scoprire di povere tribù Guarani che a pena sopravvivevano nel verde, è sorta una industria multiforme su cui centinaia di migliaia di individui, campano e prosperano tranquillamente. Così gira il mondo e così si adatta l'uomo per sopravvivere e moltiplicarsi malthusianamente. Abbiamo ancora un paio d'ore prima di rientrare e vogliamo approfittare del Parque das Aves che sta proprio dall'altra parte della strada. Sedici ettari di Mata atlantica, la foresta primitiva che arrivava fino all'Oceano con centinaia o forse migliaia di essenze vegetali diverse, una ricchezza di biodiversità incredibile (che goduria poter utilizzare anch'io questa inutile parola di cui ormai bisogna forzatamente riempirsi la bocca se ti vuoi sentire à la page), che nasconde nelle sue immense voliere, delle quali a volte stenti di vedere la parte sommitale, centinaia di specie di volatili sudamericani. 

Seguendo un percorso obbligato, ma perdendo di vista immediatamente le altre centinaia di visitatori, ecco che ti trovi alla presenza di alcuni dei più emblematici rappresentanti della fauna avicola di questa parte del mondo, dai fantastici ibis rossi che quasi ti accecano con il violento colore vermiglio del loro piumaggio, ai tanti tipi di tucani, altra specificità tipicamente amazzonica che con i loro enormi becchi gialli sembrano faticare a mantenersi in equilibrio sui rami dove si posano. Non sto a descrivervi lo stupore dell'aggirarsi tra tanta bellezza, la curiosità ti conduce per mano lungo il sentiero e rimanere attonito nel farfallario dove migliaia di lepidotteri di ogni dimensione, dai più minuscoli che affollano le pozze fangose come nuvole colorate, ai più vistosi grandi quanto una mano che si posano su di te quasi fossi proprio tu il fiore desiderato dal quale suggere nettare o sul quale riposarsi solamente un attimo prima di compiere la loro breve e intensissima vita, che si compie in pochissimi giorni dopo l'uscita dalla crisalide che le ha maturate. Un volare ossessivo e senza tregua nella ricerca assoluta dell'amore, della riproduzione e che subito dopo si completa nella morte, avendo compiuto infine quel destino a cui nessuno riesce a sottrarsi. Sognerà la farfalla in questi brevi attimi? Avrà contezza di quanto l'attende o è solo spinta da un istinto inconsapevole che non le dà alcuna tregua, che le impedisce di fermarsi prima di aver compiuto gli atti che la natura ha predisposto per la sua specie, un decalogo obbligatorio per perpetuarsi, calcolato dall'ottimizzazione dei comportamenti della sua evoluzione che le ha consentito di sopravvivere per milioni di anni?

Altre varianti più calme, meno ossessionate dal sesso, invece non ce l'hanno fatta e le loro progenie sono scomparse nei meandri di una storia mai scritta e neppure ricordata. Certamente si sa che ce la fa solo chi risponde alle regole evolutive, il più forte, il più resistente, il più intelligente o semplicemente il più fortunato, magari solo perché grazie ad una inattesa variazione genetica, è nato con un disegno particolare sul proprio corpo o sulle proprie ali, configurato dal caso per farlo somigliare ad una specie consorella ma terribilmente velenosa ad esempio, che distoglie il suo predadore dalla voglia di mangiarla e lei trasmetterà questa caratteristica alla sua fortunata progenie, per gli altri nessuna pietà da parte della natura, matrigna crudele o come diceva il poeta dell'Infinito, semplicemente disinteressata ed indifferente. Mentre sto seduto ad ammirare una serie di vulturidi rari, appollaiati in alto, un inserviente del parco si ferma a chiacchierare. E' un fuegino di Ushuaia che si è trasferito qui a lavorare come tanti. La zona è in continuo sviluppo e la gente si sposta facilmente in cerca di condizioni migliori. Cerco di succhiare informazioni utili al nostro itinerario, che mi conferma essere ben strutturato, vedremo. Poi, dopo essere passati nell'enorme padiglione delle are coloratissime riesco ad avvisare il nostro tassista che è giunta l'ora che volge al desio e in un attimo siamo pronti per la cena. Questo primo giorno in sud America è stato decisamente entusiasmante. Intanto ho già preso accordi per domani. 

La mattina, opportunamente strafogati dalla solita splendida colazione, sistemiamo i bagagli, nell'apposita stanzetta, visto che stasera ci trasferiremo in Argentina e aspettiamo Gerson che starà con noi tutta la giornata per fare un salto nel vicino Paraguay. Ora capisco che questa potrebbe essere considerata una inutile deviazione, solamente per il piacere ed il gusto di piantare un'altra bandierina sulla mappa, ma non vedo perché si dovrebbe rinunciare all'opportunità di vedere qualche cosa che sta lì ad un palmo di mano, così comodo da raggiungere, anche solo per vedere se c'è qualche cosa di interessante da raccontare, qualche particolarità da rimarcare e da capire. Io sono così, se arrivo in un posto dove tra l'altro, penso sia molto probabile che non tornerò più, voglio approfittare di tutte le opportunità che mi si propongono, non si sa mai. Già perché qui siamo proprio al centro delle tre frontiere tra i tre paesi, anzi si può dire che qui ormai le frontiere non esistono proprio e si passa rapidamente da uno all'altro senza problemi, ancor di più se sei un residente. Quindi ci avviamo in un traffico infernale verso il grande ponte dell'amicizia che ad un'altezza di 75 metri attraversa il Paranà congiungendo la brasiliana città di Foz de Iguaçu alla paraguaja Ciudad de l'este, in realtà una città unica separata dal corso del fiume. Questa città che con astuzia è stata trasformata in una sorta di zona franca praticamente esentasse, per approfittare dell'afflusso dei milioni di turisti che qui convergono per ammirare le cascate, è costituita da una serie infinita di colossali centri commerciali,, che ospitano i marchi di ogni parte del mondo accanto ad ogni cosa di comprabile che qui arriva da tutto il sud America. 

Ovviamente i prezzi sono molto convenienti, insomma una sorta di outlet dove potete trovate dall'ago all'elefante a buoni prezzi. Non per nulla qui arriva la fila delle auto la mattina, provenienti da Argentina e Brasile ed alla sera il serpentone se ne torna in senso opposto carico di pacchi, pacchetti e pacchettini che gli svogliati doganieri fanno passare con movimenti della mano appena accennato. Solo qualcuno che evidentemente mostra carichi di alcool di pregio, bottiglie dai nomi blasonati o similari, viene fermato ed investigato, ma sono convinto che poi la soluzione venga trovata rapidamente, D'altra parte il business imponente continua a funzionare in modo egregio ed il flusso è continuo. Comunque si procede a passo d'uomo e il nostro Gerson non si fa pregare a chiacchierare. Io amo conversare con tassisti ed accompagnatori per cercare di capire il sentiment della gente sull'andamento del paese ed in questo periodo il Brasile sta attraversando un periodo particolarmente difficile dal lato economico, mi sembra di capire che l'inflazione, complice gli eventi internazionali, abbia ricominciato a mordere ed è una bestia che qui ha combinato in passato grossi danni come ricordo bene quando c'ero stato negli anni '80 e bisognava cambiare i soldo una volta al mattino e una al pomeriggio tale era veloce la variazione del cambio. 

Il nostro amico che possiamo catalogare in quella fascia di lavoratori poveri, ma in un settore che comunque beneficia di flussi di denaro importanti, dei quali comunque c'è una certa ricaduta, tra mance varie ed evoluzione continua dei prezzi, se la prende con  le masse dei diseredati, degli invasori di terre altrui in cerca di soli sussidi statali e che, utilizzando un refrain molto sfruttato in ogni parte del mondo, "non hanno voglia di lavorare, ma solo di cantare e ballare", quelli del nord insomma, manca solo il suono del mandolino e del putipù e poi siamo al completo. Ma questo scoprirò in seguito è un sentire molto comune da queste parti, anzi il nostro invidia l'andamento ultraliberista della vicina Argentina e auspica che questo momento arrivi presto anche in Brasile, classificando l'attuale leader come un "lixio", la cui traduzione è decisamente pesante, lasciando intendere che preferiva di gran lunga chi c'era prima. Mi sembra che questo sia un sentire abbastanza classico in tutto il mondo, specialmente per chi fa lavori per così dire in proprio, nei quali la libertà assoluta nel libero imprendere è un po' la chiave del guadagno, forse comprensibile in specie se si ha una visone immediata e di corto raggio. Comunque ne sentiremo altri prima di farci una opinione più generale. Intanto chiacchierando, chiacchierando, superiamo le  costruzioni affollate di pullman di turisti in cerca di affari, allineati in giganteschi parcheggi, ma noi ci fermeremo al ritorno e procediamo nella campagna paraguaja, del tutto indistinguibile da quella brasiliana o da quella argentina in cui invece saremo domani.

SURVIVAL KIT

 Parque das Aves - Gigantesco parco tematico a pochi passi dall'ingresso delle Cataratas. Qui potrete vedere la maggior parte delle specie di uccelli del Sud America nel loro ambiente naturale della cosiddetta Mata Atlantica. Calcolate almeno un paio d'ore per godervi il percorso attraverso sentieri nascosti che vi condurranno da uno spazio recintato all'altro e definito per tipologia di specie. C'è anche un grande allevamento di farfalle, dalle quali vi troverete completamente avvolti. Ingresso circa 20 $. dalla città il parco è raggiungibile anche con bus pubblico. 

Frontiera col Paraguay - Attraverso il ponte dell'amicizia lungo circa 500 metri. Il passaggio è automatico, non mettono neppure il visto sul passaporto e le due città al di qua ed al di là del ponte si susseguono senza soluzione di continuità. Una escursione di una intera giornata che vi consentirà di vedere un pezzettino di questo paese confinante, fare acquisti a Ciudad de l'este se lo riterrete opportuno, andare fino alla vicina città di presidente Franco e alla cascata Salto Monday, poco visitata. Al ritorno immancabile stop alla diga di Itaipù una delle più grandi del mondo, che alimenta i tre stati. Il metodo migliore a mio parere è trovare un taxi che vi porti in giro tutto il giorno con un itinerario consono ai vostri interessi.

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martedì 7 gennaio 2025

Sudamerica 3 - Le Cataratas de Iguaçu

Cataratas de Iguaçu Lato brasiliano - Brasile - novembre 2024

 

Chissà com'è, ma la maggior parte delle persone che (come me, per carità) al mattino fanno colazione ingurgitando velocemente un caffè o poco più, io mi accontento di due o tre biscotti al massimo, quando sono in giro e si trovano di fronte agli spesso straripanti buffet degli alberghi si ingozzano come oche da fois gras e diciamo la verità io mi metto in testa alla fila. credo che la ragione sia appunto la sindrome da buffet, quella che non appena ti trovi davanti al pantagruelico trionfo espositivo, che tuttavia spesso è più immaginifico che reale, si rimane istintivamente abbagliati dalla voglia di provare tutto, dalla curiosità di sperimentare le cose che non conosci oppure anche solamente di voler capirne la qualità testandole direttamente, visto che non sono solamente esposte dietro il cristallo di una vetrina, ma lì sul tavolo da prendere solamente allungando una mano. Sta di fatto che qui al Colonial il bancone è davvero superbo e come fai allora a non voler testare almeno un pezzo per ogni tipo dei tanti dolcetti offerti si direbbe al pubblico ludibrio, sarebbe offesa lasciarli lì, oltretutto il problema è di come non fare il bis per quelli che finito il primo giro, ti sono parsi i più buoni e che dire della frutta tropicale, che se non la mangi qui, dove? Alla fine tocca alzarsi gonfi come otri e questo non va bene, se ti vuoi muovere, poi nel corso della giornata con la leggerezza richiesta al turista che vuol vedere il più possibile. 

Per fortuna di norma, di giorno in giorno poi, la quantità che si riesce ad ingurgitare diminuisce con gradualità, ma solo verso la fine e quando è ora di tornarsene a casa, il divorato mattiniero decresce fino a limiti accettabili, ma ahimè generalmente è troppo tardi. Vero è che uno delle motivazioni addotte è anche che visto che è bene prevedere un massimo di due pasti principali al giorno, si tende a sostituire il pranzo con la colazione, visto che come ribadiscono i dietologi, è bene aumentare le quantità ingerite al mattino per scopi assolutamente salutistici e noi siamo molto attenti a questi consigli, calcolando poi al mezzodì di fruire solamente di parchi spuntini a beneficio quindi del guadagno di tempo e di ristoro del portafoglio, visto che generalmente la colazione è compresa nel costo dell'hotel. Dunque pienamente giustificati anche se troppo appesantiti, cominciamo sereni il percorso di approccio all'itinerario di oggi che ci dovrebbe mettere di fronte al Parco delle cascate di Iguaçu dal lato brasiliano, occupandoci in pratica per l'intera giornata. Occhiutamente ho scelto un albergo vicino all'ingresso alle cosiddette Cataratas, meno di un chilometro e il tassista ci porta in pochi minuti e ci molla nell'ampio spazio approntato per accogliere gli stuoli di visitatori, dandoci appuntamento via whatsapp verso sera. Così ci dirigiamo di buon passo verso le biglietterie dove tuttavia non troviamo tutta la coda che mi aspettavo, infatti espletata la pratica ci ritroviamo subito sul primo autobus che percorre gli undici chilometri che ci separano dal sistema di passerelle.

Queste sono approntate per condurre i visitatori lungo un itinerario razionale che consente di dare uno sguardo il più completo possibile alla complessità del parco. In effetti l'area delle cascate comprende un territorio davvero vasto ed imponente, ricoperto come è dalla foresta sud amazonica, rigogliosa e in ogni caso abbastanza selvatica come ci si aspetta, anche se questo è un luogo sul quale l'impatto del turismo di massa è consistente. Ma tant'è non vorrei che ci si aspettasse che un luogo così straordinario ed iconico, fosse a disposizione di una ristretta cerchia di umanità. Da quando il turismo è diventato  possibile, dando luogo ad una vera e propria imponente industria universale, questi ambienti attirano le folle in maniera logicamente sempre più pesante e dunque è necessario pensare ad un tipo di fruizione il più possibile poco impattante e che riesca a non deteriorare i luoghi più di tanto, lasciandoli fruibili il meglio possibile anche alle folle del giorno dopo. Capisco che non sia facile, ma è un problema comune a moltissime parti del mondo e che tuttavia, volendo si riesce a contenere in maniera accettabile. Qui in ogni caso si è aiutati dalla vastità dello spazio a disposizione e alla fine la gente si distribuisce in maniera abbastanza accettabile, vista anche la quantità di punti topici da vedere. Solo in pochi punti clou hai la sensazione di essere in troppi, ma alla fine bisogna farsene una ragione, d'altra parte anche tu con la tua presenza dai fastidio agli altri e se vuoi sentirti nello stato d'animo che avevi assorbito guardando Mission, ti sei un po' illuso. 

D'altra parte, essendo queste elencate tra le meraviglie naturalistiche del mondo odierno, non è che potevi aspettarti di ritrovarti da solo a prenderti gli spruzzi sulla faccia alla Garganta del Diablo, mettiti quindi l'animo in pace e accetta di dividerli con gli altri, molti altri, sopportando i gridolini di gioia di giapponesi e americani invece delle musiche di Morricone, nel momento forse migliore della sua produzione. Comunque obbiettivamente non saprei concludere se queste siano le più belle cascate del mondo, ma se così non fosse ci andiamo certamente molto vicino. Odio fare liste di merito, quindi le metterei sicuramente nel gruppo di testa senza dubbio, tra le Victoria dello Zambesi, il Niagara e il pacchetto delle cascate Islandesi prese in gruppo, senza numero di ordine. Purtroppo mi manca il salto Angel in Venezuela, il più alto del mondo, ma pazienza sarà per la prossima vita, temo. In ogni caso, per imponenza e vastità, direi che non hanno uguali e questo giudizio lo riconfermereste anche voi, ne sono sicuro, al termine dei tre giorni di permanenza quaggiù, che progettando il giro, non esito a confermare come tappa obbligata, essendo tra l'altro sulla strada del sud. Il parco nel suo insieme è poi talmente vasto che si presta a visite complesse e variate, ricco com'è di spunti di interesse. 

Sembra comunque che la parte brasiliana, che, complice anche il fatto dei due stati diversi, oltre quello orografico delle due rive, è sempre necessario distinguere da quello argentino, sia quello che si può vedere più velocemente, tanto che qualcuno vi dedica solamente mezza giornata. Tuttavia il mio consiglio è: prendetevela con calma e visto che comunque anche l'esborso non è lieve, godetevele il più possibile, riempitevi gli occhi, che in ogni caso si tratta di una di quelle visioni che vi porterete dietro per tutta la vita. Il percorso del bus che porta verso il sistema di passerelle è lungo ed il mezzo lo percorre lentamente anche per darti modo di godere del paesaggio circostante, fatto di radure ai margini della foresta. Nei prati attorno, famiglie di capibara si aggirano brucando l'erba che cresce rigogliosa vista la intensa piovosità della zona. Sembrano dei grossi cagnoni col muso da marmotta che si guardano attorno con aria mezza addormentata, ma senza mostrare timori di nessun tipo evidentemente abituati alla folla che scorre loro accanto con gridolini di stupita ammirazione. Il bus ti scarica dove iniziano le passerelle e qui comincia un percorso di circa un chilometro nella foresta che percorre tutta la sponda del fiume Iguaçu, con frequenti deviazioni per arrivare fino ai punti di vista più panoramici che ti mettono di fronte a porzioni di salti d'acqua sempre diversi e di alta spettacolarità.

Da lontano comincia a sentirsi il rombo della cascata, anzi per la verità delle 275 cascate e cascatelle che compongono l'insieme delle cosiddette Cataratas, per uno sviluppo di oltre 2,7 chilometri. Dalla parte opposta del fiume, lontane ma visibili, puoi scorgere lo svilupparsi della serie di passerelle che bordano tutto il lato argentino, più contorto e nascosto nella foresta e quindi molto più lungo. Ma di certo il colpo d'occhio è imponente man mano che ti avvicini alla parte finale, quella sorta di spaccatura a stretto ferro di cavallo il cui arco misura più di 700 metri e dentro il quale precipita la massa di acqua imponente e rumorosa. E consideriamo che in novembre non siamo certamente al punto della sua massima portata che nel corso dell'anno, a seconda dell'entità delle piogge, può aumentare fino a dieci volte tanto, fino a 11.000 metri cubi al secondo. Giunto al punto estremo, sei quasi alla base del salto e rimani frastornato dalla violenza dell'acqua che precipita dall'alto colpendo la base del bacino con forza inaudita e sollevando, con un violento ruggito, un pulviscolo bianco di umidità, una nebbiolina che sale verso l'alto quasi a voler nascondere tutta la parte terminale della cascata, ricoprendo completamente il fiume di cui non riesci più a seguire  il percorso verso valle. 

Anche i battelli che portano i turisti lungo il fiume fino ad arrivare all'interno della nuvola, scompaiono con il loro carico di dannati completamente avvolti in mantelline gialle e rosse che dovrebbero servire a salvarsi dall'acqua, almeno vengono distribuiti a questo scopo, e che invece si riveleranno inutili protezioni che di certo non potranno evitare una sorta di battesimo salvifico, restituendo i creduli utilizzatori al punto di ritorno, marci come pulcini dopo l'acquazzone. Insomma una specie di prova di valore al cui destino non si riesce a sfuggire. Io, memore dell'analoga esperienza a Niagara, ho evitato di bere l'amaro calice, anche perché l'esperienza non è di nessuna utilità visiva, anzi se, non occulti con cautela le macchine  fotografiche, nascondendole sotto più strati protettivi, rischi di salutarle per sempre, visto che con l'umidità (che in questo caso è acqua completa) "l'electronique c'est fotue" come mi disse quel francese dopo che fui ripescato dalle acque del Mekong dove ero cascato, completo di Nikon al collo! Comunque sia, lo spettacolo è maestoso, non saprei trovare altri aggettivi per definirlo e ci si aggira avanti e indietro sporgendosi ai mancorrenti per trovare una prospettiva più emozionante ed ognuna è più forte della precedente, c'è poco da fare. Saliamo sull'ascensore che porta in alto sulla terrazza, che mostra quasi la cascata dall'alto e anche questa è un'altra emozione forte. Il sentiero prosegue poi nella foresta e di tanto in tanto ti passano tra i piedi delle bestiole di ragguardevole dimensioni, un bel metro coda a strisce inclusa. 

Sono i deliziosi coati (Nasua nasua), dal musetto aguzzo ed i peli foltissimi che ne fanno batuffoli puffosi come le nostre volpi, procionidi del cui innocente e coccoloso aspetto, frequenti cartelli invitano a diffidare, ricordando che non si tratta affatto di peluche, ma di carnivori a tutti gli effetti, mordaci anche se non aggressivi, consiglio assolutamente apprezzabile visti gli aguzzi e lunghi dentini che si scorgono non appena aprono la bocca. Rizzano la coda verso l'alto facendoli apparire come porta anelli dalle ragguardevoli dimensioni, che potresti scambiare per dei lemuri malgasci. Ti guardano un attimo per capire se puoi essere messo in relazione con qualcosa di commestibile, poi sgusciano via velocissimi correndo sull'erba. Sotto le passerelle poi, scorgi di frequente dei piccoli varani semimmobili che esibiscono tutte le sfumature di verde e che si confondono con il manto del terreno. I rami degli alberi infine, sono abitati da una grande varietà di volatili, tucani dai maestosi becchi inclusi. Insomma un habitat nel quale vale veramente la pena di immergersi con entusiasmo. Farebbe caldo, ma alla fine non lo si soffre più di tanto, visto che con frequenza, dal cielo viene giù una pioggerellina calda che tutto bagna, così che alla fine non capisci più se sei tutto bagnato per colpa della cascata o per la pioggia, anche se il risultato alla fine non divaria. Insomma quando raggiungi la strada dove viene a raccoglierti il bus per riportarti all'ingresso, potrebbe essere passata un'ora o un giorno, non te ne sei reso conto e questo è una sorta di filtro da fata infingarda che aleggia costante, in tutti i luoghi magici. 

SURVIVAL KIT

Iguaçu - Lato Brasiliano - Il parco di oltre 250.000 ettari di foresta subtropicale si estende sui due stati, ma è diviso dal corso del fiume. Le cascate sono 275 e arrivano ad oltre 80 metri di altezza e ovviamente sono molto più imponenti nei momenti di massima portata dopo piogge abbondanti. Il nome deriva dalla parola in lingua guaranì I, che significa acqua al superlativo, appunto per sottolinearne le dimensioni. Questa parte si visita più velocemente, su un chilometro circa di passerelle e l'ingresso costa attorno ai 20 € a seconda del cambio e include il bus (per 11 km circa) e l'ascensore. Vengono proposte anche altre attività come giri naturalistici nella foresta e rafting sulle rapide che seguono sul fiume prima di arrivare alla giunzione con il Paranà. Potete dedicargli tranquillamente anche una intera giornata, facendo le cose con calma o solo qualche ora. In ogni caso non si prescinde dalla visita successiva del lato argentino che è però un altro parco (che richiede quindi un altro biglietto) dove le cascate si vedono con altre prospettive anche più interessanti e con percorsi diversi. All'ingresso luoghi di ristoro dove potrete bere una bibita o un mate e mangiarvi un panino, oltre a bighellonare nei negozietti di souvenir dedicati. All'interno anche un albergo 5 stelle che consente di vivere il parco dall'interno con tutti i vantaggi che questo comporta.. 



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domenica 5 gennaio 2025

Recensione: A. Barbero - Romanzo russo

 

Credevo che il grandissimo storico e divulgatore, Prof. Barbero, fosse un esperto di medioevalistica e un grande storico in generale e in questo ambito desse il suo meglio, ma dopo aver letto questo meraviglioso romanzo mi sono ricreduto, meravigliandomi della sua conoscenza anche di questo mondo specifico. Sono 750 pagine che mi sono bevuto in mezza giornata senza avere il coraggio di staccarmene prima della fine. Il romanzo è stato scritto nel 98, quindi quasi trenta anni fa, proprio nel periodo del disfacimento dell'impero sovietico e si svolge interamente nel momento Gorbaciov e solo chi lo ha vissuto direttamente come me, stando a Mosca e girando nell'URSS di quel tempo, può capire l'interesse straordinario di essere stato testimone di quei momenti. A parte il fatto che il libro è scritto benissimo e la vicenda sarebbe avvincente già di per sé, ma è questa sua perfetta ambientazione che lo rende straordinario ed imperdibile. Solo chi abbia vissuto direttamente quel periodo sul posto può apprezzarne le sfumature, i particolari, i personaggi, gli eventi che capitavano a chi viveva lì e sono certo che il Professore deve averci vissuto per forza, diversamente non avrebbe potuto descrivere in questo modo perfetto ed empatico le quinte, gli scenari ed i personaggi attraverso i quali ruota il romanzo. La trama è secondaria in fondo, un intreccio tra una giovane ricercatrice che si intestardire a completare un processo di una epurazione staliniana del 49, avvenuta nel Caucaso, un giudice che vuol fare un po' di giustizia in un mondo che si sta sfasciando tra gli appetiti dei nuovi russi che stanno emergendo ed uno scrittore a cui piace troppo la vodka, che vuol scrivere dei massacri degli ebrei ad Odessa. Questa è la scusa per raccontare gli episodi di tutti i giorni, che io ho vissuto, spesso identici e che al solo scorrerli, mi fanno venire brividi di nostalgia. Mi piacerebbe davvero chiedere al professore se anche lui ha vissuto questi momento o come li ha conosciuti. Comunque a chiunque ha vissuto questi momenti dico non può perdersi la lettura di questo libro. Poi fate come credete.


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sabato 4 gennaio 2025

Recensione: Camilleri: Vi scriverò ancora

 

E' naturale che quando un attore di successo, un grande autore se ne è andato, si cerca di sfruttare fino in fondo la miniera di scritti rimasti e non ancora pubblicati e di Camilleri che pare fosse molto previdente in questo senso dovrebbe essere rimasto ancora parecchio, quindi penso che per parecchi anni continuerà così. In questo caso però la pesca a strascico è stata come si può dire, benedetta. Infatti sembra siano saltate fuori da una cantina questo pacco di lettere, scritte dal giovanissimo Camilleri a casa dal 49 al 60. In realtà, al di là dei saluti commossi a genitori, zie e e nonna o dai ringraziamenti per l'arrivo di pacchi di dolciumi siciliani arrivati per le feste solitarie, da questo godibilissimo epistolario salta fuori una bella storia che racconta come sia difficile, dura e faticosa la cosiddetta gavetta in quel mondo che ruotava attorno al cinema, al teatro, allo spettacolo in generale in cui il nostro autore desiderava a tutti i costi entrare a pieno titolo. Le lettere raccontano in modo puntuale la fatica di vivere nella Roma dell'allora Dolce Vita, con la sua continua necessità di frequentare il sottobosco delle conoscenze, intellettuali e politiche, della ricerca di aiuto e delle continue collezioni di promesse e di speranze che regolarmente vanno a vuoto per mille ragioni, anche quando sembrano quasi arrivate in porto e in contemporanea, la continua disperata ed assillante necessità di soldi per i bisogni di tutti i giorni, anche i più basilari, dall'acquisto di un paio di pantaloni alla pigione che incombe, ai prestiti da restituire agli amici. Una lettura interessante perché racconta un mondo che non c'è più e piacevolissima perché descrive la vita di uno dei nostri grandi. 500 pagine che filano via in un attimo.


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venerdì 3 gennaio 2025

Recensione: Ozpetek - Diamanti




Ottimo film che porta tutti i tratti distintivi di Ozpetek, con le sue consuete tematiche di introspezione psicologica dei personaggi, scavati ed estratti a viva forza dalla loro mente e dal loro cuore. Magnifica la resa da parte del cast, quasi tutte le migliori attrici italiane del momento. Di uomini praticamente non c'è traccia se non molto superficiale, visto che alla fine la testa del genere maschile è molto, troppo semplice o semplificabile, solo violenza bruta, prevaricazione, sesso a peso, intelligenza rozza e in fondo poco interessante da investigare. Straordinari invece la serie dei personaggi femminili nella loro splendida complicazione. Non sto lì a dettagliarvi la sinossi, come direbbe Fazio, tanto la trovate dappertutto sul web e poi non è questo che conta, ma appunto la bellezza e l'interesse del film è data soprattutto dalla vivisezione mentale dei vari personaggi. Altre due ore ben spese, come del resto mi aspettavo.


giovedì 2 gennaio 2025

Recensione: F. Daed - La moglie del becchino

 

Noir francese di un autore noto soprattutto nel dopoguerra, amico di Simenon, senza tuttavia sfioreìarne le qualità. Produttore in quantità di letteratura di evasione, mostra anche in questo giallino i suoi limiti e lo stile datato. Appare come un filone classico sulla inevitabilità dostoevskiana della pena che implacabilmente si abbatterà sul reprobo e che sarà proprio lo stesso colpevole ad andarsi a cercare. Naturalmente in chiave decisamente minore. Se usato per passare un paio di ore in assenza di altro può andare, ma finisce lì. E non aggiungerei altro. 

mercoledì 1 gennaio 2025

Buon 2025

 

Eh, già, buon anno a tutti, 2025, solo a pronunciarlo questo numero mi fa impressione. Se penso al percorso della mia vita, cinquanta anni fa, trenta anni fa, non era neppure nei miei pensieri un numero di questa portata. Arrivarci mi pareva cosa talmente lontana che non valeva neppure la pena di pensare a cosa sarebbe potuto accadere in una data così remota. Così mi auguro solamente un anno ancora ragionevolmente attivo, per quanto mi è consentito e per il quale ho già fatto una serie ambiziosa di progetti. Per il resto eccoci qua, in un mondo incredibile da credere allora eppure, oggi cosi banalmente normale. Tutto può accadere, anche quello che non si può credere, ma ripeto normale, assolutamente, indiscutibilmente normale. Chi avrebbe pensato dopo tutto quello che è successo nel secolo scorso, che saremmo tornati a momenti così simili ad allora, con impulsi che percorrono ogni parte del mondo fino a ricreare il ritorno a forze che si credevano ormai sepolte nelle fogne della storia. Eppure, non in un solo paese, ma in tutte le parti del mondo quei movimenti sono risorti e questo sì, è sicuramente normale, poiché certe ideologie sono sempre presenti nelle menti distorte dell'umanità, ma affascinano e sono approvate, votate, sospinte da fasce sempre più numerose di popolazione,10,20,30% di votanti e in continua crescita e non si parla di disperati, di gente che soffre, alla fame e senza speranza, per i quali la rivoluzione e lo sfascio totale, sarebbe nulla, considerando di non aver nulla da perdere. Eppure si tratat di persone ripeto normali, incredibilmente normali, a cui stato fatto crescere dentro, prima la paura, immotivata ovviamente, ma facile da coltivare, poi l'odio, verso tutto ciò che è diverso, sconosciuto e quindi temuto, che così bene convive con l'egoismo timoroso di perdere quel piccolo scampolo di benessere che si ritiene di aver guadagnato attraverso una vita di lavoro e  di sacrificio e che poi molto spesso si è intrecciato ed accresciuto attraverso i vantaggi ottenuti immeritatamente da una politica preoccupata solo di carpire il voto delle masse attraverso mancette e regalie, che attraverso i decenni hanno creato problemi difficili da sanare e chi cerca di farlo viene maledetto a vita dai beneficiari degli stessi. 

Così le nazioni, orrida parola, vengono trascinate verso il baratro finale dai populismi più beceri e le masse ci scivolano dentro felici, maledicendo il nemico immaginario e avvelenandosi lo stomaco già intossicato dall'odio. Un mondo difficile ma così banale nello svolgersi della sua storia, considerando poi, che nonostante tutto, questo è uno dei periodi storici in cui la gente non è mai stata così bene, dove il benessere materiale medio non è mai stato così alto, dove le violenze generali, checché se ne pensi non sono mai state così basse e controllate. Solo i media e l'enorme diffusione delle notizie, unica vera differenza rispetto ad una volta, ci fanno apparire questo nostro mondo così terribile rispetto al passato. Certo ci sono ancora in atto i due principali conflitti che ci preoccupano tutti, oltre che orripilare molti per le sofferenze che vengono inflitte agli innocenti, ma vi parrò strano, ma a me che generalmente sono vagamente pessimista, pare che probabilmente quest'anno arriveremo ad un qualche tipo di soluzione, non certo perché nutra fiducia verso il personaggio col gatto morto in testa, ma perché sento decisamente un senso di stanchezza a procedere, soprattutto dai protagonisti, ma anche da quelli che li sostengono, non fosse altro perché ci son pochi soldi da spendere, i magazzini di armi vecchie ed obsolete sono stati quasi svuotati e quelle nuove sufficientemente testate, rimane solo da mettere le cose in modo che i contendenti possano dire che hanno entrambi vinto e che è meglio porre fine all'impantanamento che impoverisce entrambi i contendenti, sistemando le cose in modo che rimangano ben vivi i veleni che produrranno poi le guerre del futuro, come è sempre capitato. Sicuramente credo questo avverrà in Ukraina, meno facilmente in Medio Oriente, visto che i due attori principali, hanno solo interesse che lo stato di belligeranza continui, pena la caduta politica di entrambi, ma si vedrà, i vicini e i sostenitori si sono stufati e cercheranno il modo di buttare sabbia sull'incendio. Vedremo. 

Sono invece più negativo sulla situazione economica mondiale ed a strascico per quella della debolissima Europa e quindi ancor di più per il vaso di coccio Italia. In ogni parte del mondo l'economia ansima e cerca qualche locomotiva che tiri la volata per far si che anche i deboli ne beneficino e si possano accodare al treno di una ripresa che al momento non si intravede da nessuna parte. L'immobiliare è in crisi anche in Oriente, l'automobile che era uno dei punti di crescita da ogni parte, è arrivata al capolinea e a nulla è valso il tentativo furbo di inventarsi l'elettrico come soluzione greenwash, assolutamente fasulla ed alla quale non crede nessuno, per crearsi un polmone di due o tre decenni, il mondo veramente povero, intendo quelli che ancora muoiono di fame sono percentualmente (e fortunatamente) pochi per poter sperare ad esempio in una nuova green revolution produttiva come quella avvenuta negli anni cinquanta e che potrebbe essere un buon volano per far muovere tutto, dunque lo sviluppo mondiale è asfittico, i progressi sono del tipo zero virgola come si dice, quando non si parla di ristagno o peggio di depressione. Questo mi rende piuttosto negativo, soprattutto perché di norma questo trend si accompagna ad un ulteriore crescita dei movimenti a cui facevo cenno all'inizio del pezzo. Bisogna mettersi un po' l'animo in pace, specialmente se i vari politici eletti negli ultimi due anni, vorranno mantenere le loro deliranti promesse elettorali, tutte indirizzate verso la chiusura e il ritrarsi in se stesse di ogni nazione, con dazi, barriere e distruzione di trattati, la sola ed unica strada  verso il tracollo economico a cui segue di norma una bella guerra mondiale che azzeri tutto e poi si riparta (si spera) con una fase ricostruttiva. Questi sono i programmi, a meno che poi trattandosi di politici alla fine facciano come loro solito, fare carta igienica delle promesse fatte al loro elettorato e agendo in maniera assolutamente contraria. Lo spero ardentemente ed alla mia età posso solamente dire: vediamo cosa succede e come scrivevano gli allievi del maestro Sperelli: io speriamo che me la cavo.





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