mercoledì 14 agosto 2019

Central India 41 - La festa del Maha Shivaratri


Varanasi,  la città dei morti


Coda per il golden temple
Beh, alla fine ce l'abbiamo fatta a sistemarci e rimane ancora una buona parte del pomeriggio per dare un'occhiata fuori dell'albergo, visto che siamo in pieno centro antico, anzi dopo esserci risistemati alla meno peggio si può dire che siamo pronti a buttarci nella mischia, nel senso letterale della parola, vista la massa di gente che transita nelle strade appena usciti dal vicoletto in cui è nascosto il nostro albergo. Al primo incrocio c'è già una gran confusione, ma invece di andare subito verso i gath, preferiamo prendere a sinistra nella Benia Bagh Road, una grande via commerciale piena di negozi di ogni genere. C'è giusto il tempo di farsi un paneer paratha abbastanza gustoso, in un ristorantino al primo piano e poi seguiamo le transenne in legno, formate da robusti pali piantati nell'asfalto che delimitano una stretta corsia che si può percorrere soltanto in fila indiana (naturalmente) per i chilometri necessari ad arrivare all'ingresso del Tempio d'oro. In questa impressionante coda che ritrovi in diverse parti della città, in un andirivieni estremamente articolato, una folla eterogenea sta premuta per ore ed ore, ferma in piedi appoggiata ai pali, in attesa di procedere. Molti hanno in mano una offerta, frutta, fiori ed altri oggetti di devozione. Tutti aspettano con pazienza, evidentemente usi a questo comportamento. Qualcuno ci saluta al passaggio forse per rompere la noia dell'attesa. Qualcuno prega, altri chiacchierano essendo la coda prevalentemente formata da gruppi di gente che si conosce o famiglie al completo. 

Il Golden temple
Il problema è l'attraversamento della strada, tramite i necessari varchi che interrompono la coda; qui devi mostrare la tua netta decisione, evidenziando la necessità, affinché non sorga il sospetto che tu voglia approfittare dell'occasione per intrufolarti nella fila risparmiando ore di attesa. D'altra parte oggi è la festa del Maha Shivaratri e chi ha pregato tutta la notte prima di venire a fare la sua puja al sacro lingam ha l'ennesima occasione per vedersi cancellare tutti i peccati ed avvicinarsi alla salvezza. Tuttavia lo straniero non corre il rischio di questo misunderstanding, in quanto tutti sanno che può comodamente andare alla porta 2 del tempio, varco appositamente preparato alla bisogna, dove verrà scannerizzato e controllato affinché non tenti di portare all'interno cellulari o macchine fotografiche e quindi ammesso ad un terrazzino dove, pagando s'intenda, può dare un'occhiata direttamente al sancta sanctorum interno. Ti muovi comunque con una certa fatica in questa marmellata umana, anche se si forma con un certo automatismo una corrente di marcia che scorre in ognuna delle due direzioni possibili lungo la strada, che sarebbe evidentemente contro le leggi della fisica che ognuno andasse dalla parte che gli pare. Di tanto in tanto pure questa muraglia umana sembra avere un attimo di cedimento, come un fremito di ansia o di attenzione. Si crea allora una specie di varco nel quale vedi infilarsi un drappello di persone che, in marcia spedita, porta sulle spalle una barella sulla quale è steso un fagotto avvoltolato in drappi colorati, gialli e porpora, da cui pendono frange dorate. 

Verso i roghi
La forma allungata rivela subito la sua essenza, si tratta di cadaveri che percorrono il loro ultimo cammino verso il Manikarnika  gath, quello dove si alzano i fumi delle pire su cui vengono bruciati i morti. Tutti si scostano con rispetto per non ostacolare il defunto nella sua ultima corsa verso il termine delle sue reincarnazioni. Non sembra esserci particolare tristezza negli occhi di chi lo circonda, in fondo, il morto è un essere fortunato, è potuto venire qui a morire e a spargere le sue ceneri nella grande madre, privilegio desiderato da molti, possibile per pochi. In ogni caso meglio farsi da parte con una certa destrezza, perché i portatori vanno con molta decisione per la loro strada, sicuri che la gente per rispetto o per tranquillità, si sposta di sicuro. Continui intanto a camminare lasciandoti trasportare da questo fiume magmatico, in fondo siamo nella direzione giusta e puoi procedere lentamente, alla giusta velocità per guardarti intorno con calma, in fondo ogni cosa è da vedere, i negozietti, i venditori, soprattutto la gente che ti circonda, facce di fedeli che vogliono solo fare le loro devozioni, curiosi e visitatori per i quali il pellegrinaggio è anche una sorta di vacanza, gente che lavora, che porta derrate, materiali, frutta e quanto altro serve a questa massa variopinta ed occupata. Di tanto in tanto scorgi pure figure nere, volti velati che mostrano solo gli occhi, rivelatori della presenza consueta di un islam mescolato ed inserito, che tuttavia in questa folla si distingue subito non fosse per il colore, ma per un evidente disinteresse alla costante furia collettiva che lo circonda. 

Pregare
E' un paese strano questo, dove questi contrasti sono da un lato evidentissimi e costanti, ma apparentemente privi di qualunque asperità, mentre si sa bene, che di tanto intanto esplodono con violenza priva di inibizioni, quasi una furia cieca ed incontrollabile covi sotto la cenere per anni prima di scoppiare in modo sguaiato e mortifero. Ne è prova evidente quanto sta accadendo in questi giorni nella valle del Kashmir. Ma noi intanto seguiamola folla lungo il grande bazar della Godowlia Road che si infila attraverso una grande curva verso il Dashashwamedh Gath, la scalinata principale che scende verso il fiume tra un ala di vecchi palazzi e di tempietti mescolati a più prosaici friggitori di samosa e venditori di cocchi e banane. La folla affluisce verso l'acqua del fiume e cerca di trovare una buona posizione per assistere alla cerimonia del Ganga Aarti, che ogni sera viene rivolta al grande fiume come una sorta di ringraziamento. E' ormai scesa la notte e sulle cinque piccole piattaforme sopraelevate arrivano i cinque pandit, giovani sacerdoti che muovendosi all'unisono attraverso i rintocchi di campane e cembali eseguono una danza di preghiera roteando lampade ed altri strumenti religiosi. Le fiamme si levano alte mentre il canto sale verso il cielo in una atmosfera di grande partecipazione da parte delle migliaia di spettatori che si assiepano sulle scalinate tutto intorno ed alle centinaia di barche che intanto sono arrivate sul fiume. Ormai il sole è tramontato da un pezzo e nel nero della notte la fiamma viva delle torce che lasciano scie luminose nei loro percorsi circolari ritmati, accompagna i canti e le invocazioni dei sacerdoti. 

Il Ganga Aarti
La gente è assolutamente rapita e in piena suggestione, chi prega, chi leva al cielo gli occhi, chi lascia andare nelle acque un cartoccio nel quale brilla la fiammella accesa di una lampada votiva, le arathy che porteranno la preghiera sulle acque del fiume, che la corrente raccoglie e raduna lontano come in un prato cosparso di lucciole luminescenti. L'atmosfera è assolutamente coinvolgente, pochi riescono a staccarsi da questa visione di cerimonia ancestrale per allontanarsi lungo gli altri gath semideserti e ormai completamente bui. Dopo oltre un'ora di canti collettivi e preghiere la cerimonia termina e la folla risale la gradinata per disperdersi nella città. Qualcuno rimane per fare una sua offerta personale, coadiuvata da uno dei sacerdoti che si presta ad officiare il rito. Anche le barche si allontanano con il loro carico di fedeli o di semplici curiosi, tuttavia uniti in questa comunione emotiva. Risaliamo le gradinate rientrando nella folla che non è diminuita di spessore. La coda all'interno delle transenne è sempre fittissima, qui siamo nelle immediate vicinanze del tempio e anche da lì si sentono arrivare rumori di campane e di canti che si dispiegano nella notte. Non c'è troppo tempo per meditare. Questa sera abbiamo deciso di usufruire della cena preparata dalla famiglia del nostro ospite. Saliamo in casa e la sorella si rifugia subito nella sua stanza dove rumoreggia un televisore. La mamma dopo un po' arriva coni piatti a disposizione, una pasta e dei noodles terrificanti, non sappiamo se in onore alla nostra provenienza o se di ordinanza. Comunque di fame non si muore mai e in ogni caso è meglio andare a dormire presto e leggeri che domani ci aspetta una giornata impegnativa.

Sulle rive del fiume

SURVIVALKIT

La cerimonia

Ganga Aarti
- Suggestiva cerimonia di ringraziamento al Gange che si svolge ogni sera dopo il tramonto del sole al Dashashwamedh Gath. Lo troverete facilmente seguendo il flusso della folla e comunque al termine della strada dallo stesso nome che arriva attraverso il bazar direttamente sulle scalinate. Cercate di arrivare una oretta prima se volete prendere una buona posizione di prima fila sotto le piattaforme ben visibili, oppure scegliete l'opzione di assistere da una barca, per una vista ancora più spettacolare (credo costi meno di 100 Rp a persona). I sacerdoti svolgono la cerimonia per circa un'ora con canti e preghiere, muovendosi all'unisono in una sorta di esibizione facendo ruotare nell'aria in maniera molto scenografica una serie di oggetti sacri, lampade, tripodi e lucerne tutti infiammati che offrono uno spettacolo molto fotogenico. Se volete dopo o prima della cerimonia potrete effettuare la vostra personale puja, acquistando lumini o offerte varie di fiori e di frutta, guidati dietro offerta da uno di questi sacerdoti. Il luogo è pieno zeppo di facce interessanti per chi ama questo genere di fotografie. 
In coda

Golden temple (Kashi Vishwanath) - Piccolo ma importantissimo tempio di Shiva che contiene uno dei 12 Jyortilingam neri che viene festeggiato nella festa del Maha Shivaratri (all'inizio di febbraio). In questo periodo particolarmente affollato, si può entrare solo seguendo la coda nelle transenne, oppure per gli stranieri l'unico accesso è la porta 2, previa consegna di passaporti e di apparecchiature fotografiche e cellulari. Ci sono apposite cassette deposito all'ingresso. Ci si arriva girando a sinistra in una stretta stradina (Vishwanath road) a metà della Dashashwamedh Gath Road.

Dopo il bagno

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