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lunedì 9 dicembre 2024

Caucaso 33 - Addio a Yerevan

Yerevan - Armenia - Caucaso - maggio 2024
 

Il famoso mocassino

Ed eccoci qua, valigie pronte, animo ben disposto e ultimo giorno che arriva con puntualità svizzera e ti obbliga a fare i conti col fatto che prima o poi, bisogna tornare a casa dove con calma si farà il punto della situazione e si tireranno le somme. Certamente la soluzione di hotellerie degli appartamentini, molto valida sotto molti aspetti, ha i due difetti che il luogo non è presenziato da nessuno e che al momento del check out, non sai dove lasciare le valigie, specialmente se hai ancora molte ore prima del volo o che vuoi spenderti ancora come ultimo scampolo per vedere qualcosa; ma una soluzione si trova sempre, infatti, da qualche parte nella città, quasi sempre in centro, c'è sempre un ufficio dove andare a posare i bagagli in attesa della partenza e così facciamo prima dell'ultima sgambata, e in questo giro ne abbiamo fatta di strada, per vedere qualche cosa che ancora ci manca della città, per respirarne ancora un'ultima boccata, di profumi, di sapori, per raccoglierne se possibile un ultimo scampolo di anima. Anche perché, visto che nel cuore della notte, si è fatta viva Flyone, sempre compite queste compagnie aeree, specie le low cost, per le quali, dopo averti beccato il grano sei peggio che carne da macello, che rimane solo un fastidio da trasportare. Va beh non lamentiamoci troppo che almeno rimane il fatto che costan poco. 

Uno dei carri

Comunque questa Flyone, nota pare per essere una tra le peggiori di questo gruppo, ci ha comunicato appunto verso le 3:00 a.m., di avere spostato l'orario di partenza dalle 19 alle 0:10, un ritardino di oltre cinque ore, che nel mondo civile darebbe diritto ad un rimborsino, cosa che mi metterebbe già di buon umore, ma purtroppo come mi verrà comunicato dai gruppi di consumatori a cui mi sono rivolto all'arrivo, essendo fuori da tutti gli schemi e gli accordi internazionali che regolano queste diatribe legali, non si riesce a spuntare nulla, per cui cornuti e mazziati.  Resta il fatto che di contro, abbiamo ancora tutto il giorno a disposizione, cosa tutto sommato positiva, calcolando che d'altra parte perderemo la notte al completo. E così sia. Dunque prendiamola con calma e pazienza e facciamo un giretto per il centro e visto che non si riesce a penetrare all'interno del teatro, che peraltro mi dico molto bello, come tutti quelli dell'est, si decide per il museo nazionale della storia per impegnare almeno parte di queste quattro o cinque ore aggiuntive al nostro programma. Mai scelta è stata più azzeccata, perché i reperti conservati in questa grande struttura sono assolutamente notevoli ed un paio d'ore passate per osservare questo excursus che va dalla preistoria ai tempi più recenti non sono certamente perse. 

Alcuni tappeti

I pezzi più straordinari esposti, appartengono appunto ai primi periodi storici, quelli delle civiltà della mezzaluna fertile, da Urtatu e dintorni in poi, in particolare gli spettacolari carri ritrovati nelle sepolture reali quasi in perfetto stato di conservazione e che consentono di considerare il livello tecnologico raggiunto in queste aree millenni prima che nel resto del mondo, classificando queste culture come le più avanzate ed antiche, in qualche modo la vera ed indiscussa culla dello sviluppo della nostra civiltà. A lato poi, una esposizione che tocca una delle corde a cui sono maggiormente sensibile, una serie di tappeti antichi raccolti nell'area della Grande Armenia che dire splendidi, è riduttivo. Il tappeto, una mia passione assoluta, è un manufatto artistico che io giudico molto al di là del semplice aspetto artigianale. E' un insieme di pulsioni che accanto, certo, all'aspetto della perizia manuale, racconta di una capacità di progetto, di una intenzione artistica e poetica al tempo stesso che mi lascia attonito e ammirato. Il calore dei colori, se mi consentite il bisticcio, e dello spessore materico dell'oggetto, allo stesso tempo opera figurativa, materia di arredo e creatore di spazio di conforto, mi lasciano sempre ammirato e desideroso almeno di toccare il pezzo per assaporarne in maniera tattile la morbidezza e il senso di piacevole carezza che certo va al di là della semplice opera decorativa del prodotto stesso. 

Etnie caucasiche

Immagini di stile e ricerca di soluzioni grafiche che si perdono nella notte dei tempi, già nominati da Marco Polo come preziosità insostituibili e preziose, i tappeti sono, forse ancor di più oggi, tempo della meccanica e della facile riproducibilità tecnica, opere che raccontano il trionfo della manualità e della riconquista del tempo. Quelli antichi poi, hanno un ulteriore ed impagabile fascino. Devo dire che qui ci ho passato un bel po' di tempo, perché la serie dei pezzi mostrati è davvero di altissimo livello. In aggiunta posso dire che i tappeti dell'est anatolico e del Caucaso sono proprio i miei preferiti con la loro spiccata tendenza alla geometrizzazione delle forme e la loro coloristica delicata e mai sfacciata o pretenziosa. Una collezione davvero meritevole di una attenta visita da amatore. Poi la giornata prosegue nel più completo rilassamento anche perché siamo ormai arrivati al pomeriggio e andiamo a posizionarci nel bel parco cittadino del centro dove sono gli uffici in cui abbiamo lasciato i bagagli e dove ci sono alcuni tra i più eleganti locali della città. E' sabato e c'è un sacco di gente in giro, visto che questi giardini ospitano oggi una grande manifestazione al centro della quale, si vuole rappresentare il folklore di tutte le regioni del paese. 

Nasi locali

Quindi una serie di stand regionali, una sorta di sagra delle sagre, che presentano i prodotti locali, dai vini ai formaggi e soprattutto si stanno svolgendo le manifestazioni tradizionali di ognuna di esse. Infatti sul grande palco centrale, si alternano i vari gruppi in costume che intrecciano danze, canzoni e insomma spettacolo. I costumi soprattutto sono molto belli e curati e le coreografie che via via si intrecciano mostrano la cura con la quale le popolazioni dell'ex impero sovietico preparavano queste cose, che poi facevano tradizionalmente parte del divertimento popolare. C'è da sfogarsi anche per i fotografi, infatti ne girano un sacco e i figuranti, soprattutto le ragazze, spesso assai belle, non stanno più nella pelle per posare con sguardi languidi sbattendo le ciglia e piegando graziosamente la testa di lato. Tuttavia non si può non notare che anche qui girano dei nasi clamorosi, lo so, sono cattivo e pignolo, ma questa evidentemente è una delle caratteristiche più notevoli della fisionomia caucasica. Giro un po' negli stand, interessandomi ai prodotti locali, soprattutto vini e altri prodotti alimentari, chiedendo informazioni, caratteristiche e cercando di raccogliere curiosità. 

Naturalmente il manifestare la mia provenienza, raccoglie subito attenzioni, ma contrariamente a quanto speravo, non riesce a smuovere assaggi o una partecipazione più concreta al ben di dio esposto sugli scaffali, ma esibito con parsimonia. Va bene ci sta. Comunque un piacevolissimo pomeriggio per me che sono sempre alla ricerca di spunti etnici e delle diversità culturali che possono offrire i paesi che percorro, al di là dell'aspetto delle bellezze naturali e storiche. La cena la aggiustiamo nella food court di un gigantesco centro commerciale, dove ormai secondo la moda occidentale, si concentra una offerta variegata e direi completamente fusion, in attesa di concludere il nostro tempo. Il non luogo dell'aeroporto ci riporta nella dimensione extraterritoriale che lo accomuna a tutti gli altri. Potresti essere in qualunque parte del mondo a oriente o ad occidente e aprendo gli occhi di improvviso non sapresti ricordare dove sei, circondato come si suole da masse di ogni razza e colore, dove le decine di lingue si intrecciano e si confondono in una babele straordinaria che forse è il destino vero dell'uomo. Benvenuti a casa, anche stavolta il viaggio è finito.

Uno stand

SURVIVAL KIT

Serto di foglie d'oro

Museo nazionale di Storia dell'Armenia  - In piazza della Repubblica, ospitato in un antico e monumentale edificio, su tre piani, contenente 400.000 oggetti che raccontano l'intera storia del paese, dalla preistoria ad oggi, con particolare attenzione alle grandi civiltà mesopotamiche e che vanta oltre cento anni dalla fondazioni. Un vero e proprio biglietto da visita per la città che ricordiamo vanta essere di 29 anni più vecchia di Roma. Contiene pezzi assolutamente unici, raccogliendo tutti i più importanti ritrovamenti che provengono da Erebuni e dagli altri scavi in tutto il paese e nella sezione dei libri anche il primo libro in lingua e caratteri armeni  stampato guarda caso nel 1500 a Venezia, città che con questo popolo ha mantenuto uno stretto legame. Visita da non perdere assolutamente, inclusa la sezione che espone decine di tappeti antichi. Ingresso 2500 AMD. Calcolateci almeno due orette o più se siete interessati. 

Bellezze armene

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domenica 8 dicembre 2024

Caucaso 32 - Girando per la città

L'amore per i fiori - Yerevan - Caucaso - maggio 2024

L'ingresso al museo

Torniamo giù in città con la mente confusa e rattristata. La visita di un museo come questo, che racconta gli orrori indicibili a cui un popolo è stato sottoposto, non è come quella di altri monumenti storici o naturali che siano o di altri eventi culturali. Qui bisognerebbe dedicare almeno una intera giornata ad approfondire gli argomenti e quindi a pensare, a fare considerazioni, comunque a far decantare dentro di sé quanto visto e sentito, lasciarsi vincere dalla storia e dalle sue implicazioni generali che raccontano le pieghe dell'animo umano e di quanto poche siano le sfumature e le differenze su quanto accade in parti diverse del mondo, ma che raccontano in ogni luogo ed in ogni tempo, questa tabe perversa insita nella mente umana che in circostanze particolari, che seguono condizioni economiche e geopolitiche ricorrenti, esplodono all'improvviso, rendendo quasi normali la bestialità e le parti più oscure di questo animale apparentemente senziente, così abile nel progettale il male e le sue conseguenze. E' un tema ricorrente e mai sufficientemente sottolineato, pronto a ripresentarsi a cadenze irregolari in ogni parte del mondo, salvo poi passata l'ubriacatura di sangue e di violenza, lasciare i successori a farsi domande su come sia mai potuto succedere, su come sia mai stato possibile che la gente non si accorgesse dei sintomi e non sia stata pronta, viste le esperienze del passato a fermarsi in tempo. 

Orrori del genocidio armeno

In fondo anche oggi, basta guardarsi intorno e come si possono non avvertire i malumori che serpeggiano, gli odi che, alimentati da ogni parte, crescono in maniera assolutamente immotivata, la continua ricerca di colpevoli e di capri espiatori da colpire per coprire le proprie ingordigie ed i propri errori. Si respira da ogni parte un clima da anni '30 del secolo scorso, che pure, tra le urla generali, viene sottovalutato, anzi da ogni parte, non solo in Europa, ma in tutto il mondo, rinfocolato e minimizzato nei suoi sintomi così evidenti, che pure in ogni passato, recente e più lontano hanno portato sempre agli stessi eccessi ed agli stessi tragici finali. Ogni parte del pianeta pare essere una polveriera sul punto di scoppiare e i mille problemini e le tensioni tra gruppi, etnici, politici, di casta e censo, che sembravano anche superati nel tempo e invece stavano lì sepolti sotto la cenere, ma sempre vivi e velenosi, che non aspettano altro che di uscire dalle fogne finalmente liberi e sdoganati, quando magari per decenni ci si vergognava pure non solo di farsene bandiera, ma di mostrarvi attrazione. Una sinusoide da cui si deve forzatamente passare, per poi ricominciare daccapo? Un alto e basso da cui l'umanità è perseguitata per genetica ereditaria, che fa sì che dopo un periodo di vacche grasse in cui tutti beneficiano dello sperpero, non appena si palesano i problemi dovuti all'ordine naturale delle cose, ci si ribella al riconoscimento delle proprie colpe e si cerca qualcuno da vessare per semplice malizia, convinti dagli arruffapopolo che dormivano in vigile letargo in attesa di tempi propizi, come se questo potesse essere la semplificata soluzione di tutto. 

La madre Armenia

La Belle Epoque ha preparato il secolo degli orrori e adesso gli spensierati e scialacquatori anni 80 ci stanno apparecchiando lo stesso menù. Perché non riusciamo mai ad imparare niente! Può darsi, tremendo per chi ci capita dentro però, anche se poi il mondo andrà avanti comunque, l'uomo è bestia troppo resistente per soccombere, non fatevi preoccupazioni, i vostri nipoti o forse i pronipoti avranno nuovamente tempi buoni, intanto stiamo a vedere a che punto di riuscirà ad arrivare, intanto che le vecchie forze, religioni, politiche velenose e massimalismi, assieme alle nuove, finanziarie, democrature e tycoon con imperi più grandi e forti degli stati stessi soffiano sulle braci per ravvivarle ed attizzare gli incendi. Su questi pensieri scende una pioggerellina fredda e fastidiosa che ci accompagna per le vie di questa città che la sera scurisce nelle sue luci basse e giallognole. Qui non vedi lo sfarzo e la pacchianeria delle nuove esplosioni della ricchezza che petrodollari, finanza e crescita di influenze geopolitiche hanno prodotto nelle parti di mondo dove si è spostato il potere, ma solamente un desiderio di tranquillità stabile, di essere fuori finalmente dalla tempesta, di poter accedere ad una serenità di vita che non vuol dire pretesa di ricchezza o di sfarzo, ma semplicemente di possibilità di un vivere normale e senza affanni. 

Brandy Ararat a lungo invecchiamento

Credo che questa terra, come tutte le altre per carità, se la meriti. Noi passeggiamo guardando le vetrine pensando alla nostra terra dove stiamo per ritornare senza lamentarci troppo. Anche questo insegna il girare per il mondo. Intanto però tentiamo di prenotare la cena al Lavash, che è evidentemente diventato il nostro ristorante preferito, ma ahimè, sarà perché è venerdì sera, ma è già tutto pieno e ci si dovrà indirizzare da un'altra parte. In fondo queste vie del centro sono piene di locali e la scelta anche casuale non sarà difficile. In un supermercatino intanto compro un paio di bottiglie di Ararat Ani di 7 anni, in ricordo della storica città, ma i prezzi sono praticamente gli stessi che alla fabbrica; di certo non potevo tornare a casa senza il nettare divino che mi ricorda per soprannumero i tempi passati, anche se 7 non sono 25, però i prezzi in questo caso sono assolutamente inavvicinabili e perciò ci limiteremo in questo caso alle rimembranze. Intanto per far venire l'ora, ci prendiamo un taxi e andiamo su fin sull'altra collina sopra la Cascade dove c'è la grande statua della Madre Armena e un parco di divertimenti. Ci sono tutte le attrazioni più classiche dei luna park, d'antan, dalle giostre, alla ruota panoramica, da una sorta di bruco mela, ai tiro a segno con signorine procaci che invitano a sparare. La pioggerellina scende sempre più antipatica e anche il giro sulla grande balconata sulla città sotto l'immensa statua nera diventa un veloce giro fatto solo per carità di patria.

Il centro

Dalla balaustra puoi vedere diritto davanti a te il lungo corso rettilineo che attraversa la città, che da quassù appare come un'arteria pulsante di luce che scorre, bianca all'andata, rossa al ritorno. La scia dei fari delle auto è come una corrente che non si arresta mai, come in tutte le metropoli del mondo. Forse bisogna rendersi conto che questi sono gli ultimi decenni in cui l'automobile, una delle grandi invenzioni del secolo passato che ha modificato le nostre vite, la farà da padrone. Un secolo di condizionamento della vita dell'uomo, chissà se destinato o meno a scomparire come il resto dello spostamento individuale che di certo ci ha dato una libertà di movimento mai vista. Lo spostamento collettivo obbligatorio probabilmente sarà il futuro, per fortuna io non farò in tempo a vederlo ma temo che questo sia il trend prevedibile, per varie motivazioni su cui non ho voglia di approfondire adesso, tanto non serve. L'immensa statua scura come la notte incombe su di noi mentre la pioggia aumenta di intensità, convincendoci a non scendere la scalinata della Cascade per tornare in centro come avevamo programmato per goderci il panorama della città illuminata che pare un presepe. Così ripercorriamo i giardini e le bancarelle tra torroni, frutta secca e profumi di krapfen e riscendiamo per andare a cena. finendo in un ristorantino italian sound, appunto dal nome suggestivo, Pesto, dove mangiucchiamo degnamente a prezzi onesti, sgusciando via tra le ombre della sera in modo da non far tardi che domani è l'ultimo giorno e bisogna preparare le valigie. 

Tubi del gas in città

SURVIVAL KIT

Pesto cafè osteria - 86 Aram Street - Yerevan - Locale italian sound con pizzeria molto elegante, con molta attenzione al design del locale, che presenta un menù richiamante la nostra cucina. Piatti validi e prezzi non troppo elevati considerando la posizione centrale e il tono del locale. Servizio molto attento. 16.000 AMD in quattro per un piatto a testa.

Dalla collina

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7 -  Kazbegi

sabato 7 dicembre 2024

Caucaso 31 - Ritorno a Yerevan

Yerevan - Parco cittadino da Kond - Caucaso - maggio 2024

 

La famosa sfogliata del  Lavash restaurant
E così siamo ritornati a Yerevan dopo aver compiutamente percorso un anello che ci ha fatto attraversare tutto il paese da est ad ovest avendo toccato, ritengo, la maggior parte dei punti topici, considerati i giorni che avevamo a disposizione. La capitale rimane comunque una delle parti più interessanti per tentare di capire il paese e la sua distintività decisa al confronto delle altre realtà caucasiche da cui si distingue soprattutto per la sua travagliata storia e la particolarità della sua popolazione. Prima di andare a nanna andiamo a rifocillarci al Lavash, ristorante di cui ormai ci riteniamo clienti fissi e dove Gianluca ci ha fatto riservare un tavolo, visto che è sempre pieno zeppo, cosa logica del resto visto che è uno di quei posti dove si mangia ad ottimo livello con prezzi molto contenuti. Il fine della nostra visita, a dire il vero è stato quello di mangiarci una fettazza della famosa millefoglie alla panna che il locale esibisce come sua specialità di punta e si esaurisce in un attimo visto anche la dimensione delle porzioni che somministra. Infatti appena arriviamo, eccolo là esibito sul tavolone dove fa bella mostra di sé a favor di pubblico, un colossale parallelepipedo alto almeno 40 centimetri se non di più e lungo quasi un metro, di cui ci affrettiamo a prenotare le porzioni necessarie prima che sparisca. Orrore, almeno sulla carta è già andata tutta, mi sa che anche questa volta non avremo questa soddisfazione. Mangiamo il resto, dal plof alle costine (buonissime per la verità) con un certo scoramento, visto che eravamo venuti apposta, quando la gentilissima caposala, che evidentemente ci ha preso in simpatia, viene a dirci che è arrivata, come si dice, un'altra ondata, per poter evidentemente soddisfare la marea di richieste. 

Antiche case a Kond

Ed ecco che arriva in tutto il suo splendore, questa fetta mostruosa, una porzione che alla vista garantisce l'impossibilità di papparsela tutta anche ai più ingordi come me. Affondo il cucchiaio nella fragranza dei sottilissimi fogli di pasta dalla friabilità fragilissima e mi accorgo che tutto il castello peserà al più qualche decina di grammi, tanto è angelica la leggerezza del tutto. In un attimo l'impianto è smontato e sparisce ingollato da fauci ingorde e insaziabili e quello che sembrava impossibile in realtà va giù in un attimo ed è talmente buono, equilibrato e delicatissimo, da farne desiderare ancora, anche se questo potrebbe parere impossibile. Davvero un dolce di rilevanza straordinaria che poche volte ho potuto avere il privilegio di assaggiare e che mi fa andare a dormire tranquillo di aver compiuto il mio dovere di tester, necessario a documentare. Capite che tutto questo lo faccio soprattutto per voi che mi seguite. Ora non voglio certo dire che questa fetta di millefoglie imperiale, da sola valesse il viaggio in Armenia, però non siamo poi così lontani dal certificare questa affermazione che a tutta prima può sembrare esagerata. Ma andiamo avanti. Dunque, dopo aver compiuto il sonno del giusto, eccoci ad affrontare quello che sarà il penultimo giorno nel paese, visto che il volo è stato spostato alla mezzanotte di domani e dunque avremo tutto il giorno completo a disposizione. La mattina ce la prendiamo comoda e andiamo a fare un giro nel quartiere detto Kond, che è stato in gran parte ricostruito ma è posizionato sul grande arco verdissimo del parco cittadino che costeggia il fiume sottostante. 

La fabbrica Ararat

Obiettivamente siamo al centro della città, ma pare di essere in campagna e la stagione colora il tutto con una splendida fioritura in giallo che decora la stretta valle fino al fondo. E' piacevolissimo sempre passeggiare per le città senza una meta precisa quando sei circondato da zone dove la gente va a riposare o a passare il tempo seduta sull'erba o rilassandosi fuori dal rumore del traffico, cercando qua e là le vecchie case nascoste dei grandi tradizionali bovindi di legno. Ma proprio senza meta direi che il nostro andare non è, infatti con calma attraversiamo il grande ponte che scavalla il fiume per trovarci di fronte alla storica fabbrica della Ararat, il più famoso produttore di brandy dell'Armenia, un tempo della intera Unione Sovietica. Bei tempi quelli in cui nelle mie puntate nel nord del Caucaso, Andrej ed Eugenio mi portavano in qualche negozietto di Kislovodsk o di Piatygorsk a rinvenire una bottiglia di Ararat invecchiato 25 anni, che mi riportavo a casa come una reliquia e che spariva poi rapidamente nel mese successivo. Allora costava cifre ridicole e ancora si chiamava koniàk, prima che i francesi facessero causa e poi, sfasciatosi il paese, tutto fu comprato da un gigante francese dei distillati che lo internazionalizzò, procurandogli la giusta rilevanza. Un prodotto di assoluta eccellenza e provo a pensare cosa possono aver provato i nuovi proprietari quando nelle cantine hanno trovato ben conservati nelle cantine le decine di tini di rovere che mantenevano da decenni tutto quel ben di Dio. 

Il caveau

Noi siamo prenotati per la visita con degustazione delle 11:30 e pertanto ci affrettiamo a raggiungere e penetrale nel grande palazzo dalla facciata immensa e severa, tanto da sembrare l'ingresso delle Lubianka. Tuttavia la visita si rivela molto interessante, organizzata in modo moderno ed internazionale con molta interattività per il Museo che racconta la storia di tutta la produzione di questo storico marchio famoso nel mondo, dai sistemi produttivi relativi al prodotto ed alla relativa tecnologia, seguita da una collezione ricchissima di bottiglie antiche e damigianette risalenti addirittura all'inizio del secolo scorso. Ricchissima l'iconografia, con le visite di presidenti stranieri e personaggi famosi, Aznavour in testa, visto che è la gloria nazionale e che ha firmato addirittura una linea di prodotto e poi riconoscimenti, medaglie e tutto il corredo che si allestisce in questi casi, con una sezione sensoriale dedicata agli aromi che sviluppa questo nettare divino. Si tratta di una serie di grandi cloche di metallo che, sollevate, conservano i profumi separati che poi ritroverai amalgamati complessivamente ed armoniosamente durante l'assaggio. Naturalmente la parte più interessante, e ve lo sottolineo nel caso dobbiate sottoporvi a questa dura prova, è la degustazione finale che ha presentato due brandy di 3 e 7 anni di invecchiamento, accompagnato da gocce di cioccolato, che se vogliamo dire è proprio la morte sua. 

Aromi

Devo dire che il prodotto è sempre di assoluta eccellenza, come certo già sapevo, ma assaggiarlo con una bella spiegazione che ne mette in evidenza le particolarità, anche per i meno intenditori, è sempre una cosa di grande interesse perché ti consente di apprezzare sfumature che di norma ti sfuggirebbero ed in fondo sarebbe un peccato, visto che questa è ricerca affinata nei secoli e prodotto dell'istinto umano nel creare e migliorare continuamente cose che, proprio perché sono estremamente voluttuarie costituiscono quel di più della vita che, se si riesce ad andare al di là dell'essenziale, valgono la pena di essere provate. La sala era piena di americani e cinesi, che si pongono subito in modalità bocca a cul di gallina e si concentrano sull'assaggio, con continui leggeri cenni di assenso col capo, ma la cortesissima signorina che conduce e officia la messa, mi cura da vicino visto che le pongo continuamente domande su argomenti che scavo dal mio passato, periodo dell'azienda nel quale lei con ogni probabilità non era ancora nata! Difficile capire se si trattasse di intenditori o di semplici turisti di passaggio, tuttavia se la davano tutti abbastanza, ma il semplice qualificarci come italiani, ha contribuito a far convergere su di noi l'attenzione. 

La stele del memoriale

Evidentemente anche in questo campo abbiamo una certa credibilità. Comunque una bella soddisfazione quando si esce anche se con i piedi leggermente più rotondi essendo ancora mattina a stomaco vuoto, cosa che rende un poco più difficile scendere la lunga e fastosa scalinata, ma alla fine con la buona volontà tutto si compie, anche dopo aver bevuto quello che si dice, l'amaro calice, anche se l'espressione non è molto adatta a questo caso. Questa visita comunque, ci ha messo particolarmente di buon umore e non è difficile darsi una ragione per questa sensazione, ma forse non è la condizione giusta per affrontare la visita che ci aspetta adesso. Eccoci infatti sulla spianata della collina su cui è dispiegato il monumento al genocidio del popolo armeno, una etnia martoriata dalla storia. Dramma, cominciato secoli fa, che ha colpito in maniera feroce questa gente e che ha infierito in maniera progressiva anche sul territorio, divorato dai prepotenti vicini e che ha condotto il paese attraverso una fase di successivi impoverimenti a ridurre il suo territorio, che comprendeva gran parte del Caucaso e dell'Anatolia Orientale, come ricorda anche Marco Polo nel Milione descrivendo la Grande Arminia, a meno di 30.000 km2 e come ha dimostrato la recente perdita del Nagorno Karabagh con la guerra di due anni fa, non ha ancora fine. 

Documentazioni

Il memoriale, monumento di severa maestosità, è dedicato a tutto questo e soprattutto ai milioni di morti della fase più acuta di questa storia compiutasi in tutta la sua atrocità nel 1915, anche se aveva preso inizio con massacri epocali già alla fine dell''800 e nota come genocidio armeno da parte dell'impero ottomano e tuttora negato dai Turchi. La visita del sottostante museo dedicato a questo momento storico, ha una iconografia così ricca e allo stesso tempo spaventosa da rendere questo percorso estremamente doloroso per tutti. Prima di entrare il nostro Gianluca ci fa un excursus completo sugli eventi storici che si susseguono in questa vicenda e dato che come si capisce bene, se ne sente toccato personalmente, considerandosi ormai armeno di adozione, ce la illustra con una partecipazione che non puoi non sentire con commozione. Il tutto si mescola alle storie personali che coinvolgono la sua famiglia armena, che in ogni generazione ha avuto combattenti per ognuna delle guerre che si sono succedute in questa terra, incluse le imprese di suo suocero che ancora ne porta i segni evidenti, insomma uno spaccato di vita reale che fa comprendere tutto il dolore e le sofferenza che sta al di là delle parole, dei documenti e delle pur terribili fotografie esposte con metodica crudeltà. Insomma una visita che non mi ha lasciato indifferente e che ti fa considerare come sempre, quale differenza faccia avere la ventura di nascere in un posto piuttosto che in un altro. Ci fermiamo un po', sulla collina, anche l'aria ed il cielo si sono fatti più grigi e come un velo di tristezza si stende adesso su tutta la città prima che cali la sera.

Il memoriale

SURVIVAL KIT

Assaggio

Stay Inn Aptm - Yekmalyan street 1 - Questa volta ottima soluzione di appartamento con due belle camere, appena ristrutturato quindi tutto nuovo e funzionante, pulitissimo, bagno perfetto, TV, cucina, frigo, ottimo come residence. Circa 65 € per l'intero appartamento di 2 camere. Posizione centrale comoda. 

Fabbrica Brandy Ararat - Visite guidate al museo con degustazione in diversi orari. Si viene accompagnati attraverso un percorso che mostra tutte le fasi di produzione del brandy dello storico marchio e successivamente si possono vedere parte degli antichi strumenti di produzione, le memorabilia della casa. tutta la serie delle bottiglie dall'inizio della produzione nel 1902. Diverse tipologie di ingresso con degustazione da 4500 AMD a 10.000 AMD (questa con tre assaggi di 10,15 e 20 anni di invecchiamento) a persona a seconda della tipologia del prodotto offerto. Visita imperdibile che dura circa 1:30 h.

Tsitsernakaberd - Il forte delle rondini - Sulla collina con un muro di 100 metri e una guglia di 44 di basalto e granito e 12 pietre inclinate che riparano la fiamma a ricordo del genocidio del 1915. Sotto è ospitato il museo che presenta una ricchissima iconografia sui fatti, incluse le famose fotografie di Armin Wegner e moltissimi documenti storici e oggetti dell'epoca. Un'altra visita indispensabile per completare il panorama della città e cercare di comprendere l'Armenia.

Bottiglie antiche

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7 -  Kazbegi

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