domenica 15 dicembre 2024

Caucaso 35 - Ma cosa si mangia?

Formaggi - Caucaso - maggio 2024


Plof

Eccoci dunque a questo appuntamento che non manca mai nel mio esame delle varie particolarità dei diversi paese che ho l'opportunità di vedere. La cucina, checché se ne dica è parte della cultura di un popolo e contribuisce a rappresentarla secondo il suo particolare punto di vista, questo è almeno, il mio pensiero e quindi passiamo a parlare, anche se solo superficialmente, di questo aspetto di questa terra. Intanto partiamo subito sottolineando il fatto che qui si mangia molto e con una serie di piatti vicino alla nostra sensibilità. E' un tipo di cucina ricco e calorico che certamente non ci dispiacerà assolutamente, insomma non patirete la fame da questa parte. Naturalmente data la posizione geografica, questa cucina è stata fortemente influenzata dagli ingombranti vicini, per cui possiamo anche definirla come un mélange particolarmente ben riuscito delle cucine ottomane, slave e persiane, con la presenza dei profumi di spezia che arrivano dall'oriente, la ricchezza delle carni tipica della cultura pastorale e le raffinatezze culinarie degli imperi di cui vi ho appena fatto cenno, grazie anche alla grande varietà di prodotti che questa terra dai tanti climi riesce a produrre. Un'altra caratteristica deriva dal fatto che essendo queta area popolata da un numero molto grande di differenti etnie assai orgogliose della loro specificità e delle loro diversità, vanta una enorme varietà di piatti che potremmo dire regionali, insomma cucine che ambiscono a considerarsi diverse e distinte tra di loro. 

Costine

Badate che nella realtà molto spesso i piatti hanno solamente nomi diversi da paese a paese, presentando solamente piccole varianti tra di loro, ma che riconoscerete immediatamente anche se vi trovate in paesi o regioni diverse. Naturalmente non ditelo ai locali che ovviamente amano sentirsi decisamente distinti dal loro vicino, come è giusto del resto che sia. Comunque qui non starò a farvi una disamina dei più importanti piatti tradizionali del Caucaso, perché è molto probabile che transitandoci da turista non avrete possibilità di provarli o di trovarli sulla vostra strada, ma piuttosto vi darò un ventaglio di quello che probabilmente vi capiterà di mangiare da quelle parti. Intanto sappiate che nel Caucaso si mangia molto, in tutti i tre pasti principali e anche le porzioni sono generalmente abbondanti, quindi regolatevi nelle ordinazioni nei ristoranti. In ogni caso abbonda la carne e quasi sempre il formaggio è presente in moltissime preparazioni. Per i viaggiatori che si troveranno spesso a cercare soluzioni lungo la strada, sappiate che su tutte le vie di grandi percorrenza sono nate delle Food Court, molto comode in quanto vi troverete davanti a banconi spesso self service dove avrete solo l'imbarazzo della scelta, con la comodità di vedere quello che offre il locale. Di solito la scelta è piuttosto ricca. Alla sera, specie in città, l'offerta è di ristoranti di ogni livello di prezzo, con abbondanza di cucina turca o di altre provenienze oltre a locali tipicamente armeni o georgiani. 

Badrijani

Nei mercati di solito c'è sempre una sezione di bancarelle alimentari dove poter fare ottimi spuntini, senza perdere tempo in ristorante. Se vi troverete in qualche casa privata o agriturismo, possibilità che suggerisco caldamente, potrete invece trovarvi di fronte ad una vera cucina casalinga, con prodotti fatti in casa da sperimentare a partire dai distillati e dal vino. Partiamo dalla colazione che nella tradizione prevede anche molto salato (formaggio, insaccati, panna acida, verdure di stagione come pomodori e gli onnipresenti nella cultura slava, i cetrioli). Tuttavia in città si sta diffondendo la colazione all'occidentale per cui in molti locali troverete caffè, caffelatte, cappuccino e la pasticceria alla francese, peraltro più cara che in Europa, ma è giusto così, quando la moda impone. Se riuscite invece non perdetevi i bomboloni detti Ponchik, assolutamente squisiti, a Gyumri c'è addirittura una catena specializzata. Tra gli antipasti sono imperdibili i Badrijani, involtini di melanzane ripieni di una cremina ottenuta pestando assieme noci, aglio, aceto, olio e spezie locali. Gli stessi si possono fare anche utilizzando peperoni, pomodori e altre verdure. L'altra salsa classica è l'Ajika (che viene dall'Abkhazia), un pesto molto piccante con molto peperoncino e altre spezie, in varianti rossa e verde, da servire con carni e verdure. Un'altra è la Tkhemali, a base di prugne acide anche questa rossa e verde, una sorta di chutney, da servire con patatine, e carni alla griglia. 

Dolma

Un altro classico è costituito dai Dolma, involtini in foglie di vite ripieni di carne, tipici della derivazione ottomana e presenti n tutta l'area. Come ho detto il formaggio è onnipresente, se pure in poche varietà. Ne abbiamo di vaccino, ma anche di capra e di bufala. Il più comune è il Sulguni un formaggio fresco ed elastico dal sapore leggermente acidulo che si utilizza moltissimo in varie preparazioni e ricette grazie alla sua versatilità, come nel Elarji, una sorta di porridge con farina di mais, Il Nadugi, dove si mescola con altri formaggi, ricotta e altri, Gebzhalia, con aglio e menta servito con polenta, Chvishtari, fritto in padella con mais, uova e latte, tipico dello Svaneti. Molto usato con i funghi, con le cappelle ripiene e passate in forno. Abbiamo poi l'Imeruli con cui si alterna e si mescola, dalla consistenza più soda e dal sapore più deciso. Naturalmente l'uso più frequente è quello nella Khachapuri, il piatto emblema della Georgia, una specie di pizza o meglio di calzone, fatto di pasta ripieno di formaggio, su cui viene messo un uovo che verrà poi mescolato al formaggio direttamente nel piatto quando questo si sarà fuso. Ne esistono infinite varianti, come la Imeruli da spennellare di burro appena uscita dal forno, alla Svanetian, tonda  con cipollotto, alla Acharuli, a forma di gondola, al burro e con l'uovo all'occhio, alla Gurian, a mezzaluna con l'uovo sodo, servito a Natale come buon auspicio, alla Megruli, piccola e tonda ripiena di formaggio, tipico snack da strada, alla Mokhrakhuli, tonda e fritta in padella. 

Khachapuri

Comunque certamente un piatto che vi conquisterà e se siete esperti di pizza, vorrete sicuramente riprodurre una volta tornati a casa. Nei primi il piatto principe sono i Khinkali, la tipica pasta ripiena (che in Russia sono chiamati Pelmeni), con ripieni vari dalla carne (manzo, maiale, montone) a quello che la fantasia della padrona di casa suggerisce, come quelli di magro diremmo noi, con formaggio e verdure, patate e funghi. Sono  piuttosto grandi, si ordinano a numero infatti, con la pasta spessa, formati a sacchettino con la chiusura a ciuffetto in alto, dove si afferrano per portarli alla bocca e che non si mangia e si lascia sul piatto, generalmente fatti in brodo e serviti senza sugo ma con una spolverata di pepe. La differenza sostanziale rispetto alle nostre paste ripiene è che le carni utilizzate non sono precotte. Attenzione che mordendoci dentro, il contenuto che ha anche una certa quantità di brodo bollente all'interno, vi scoppia col morso ustionandovi la faccia e inzaccherandovi completamente. In Armenia ricordo poi le Arishta, una specie di fettuccine servite al burro anche come contorno e soprattutto il Plof (o Plov) il riso pieno di ogni cosa, dalla carne all'uvetta, che viene a lungo rimestato in un grande calderone, di tradizione turcomanna e che si trova in tutta l'Asia centrale. Molte le zuppe tutte piuttosto pepate e speziate come il Kharsho, molto saporita e agliacea. Un bouquet di spezie tipiche (Khmeli sumeli) è costituito da basilico, fieno greco, calendula, coriandolo, alloro, peperoncino, prezzemolo, menta e finocchietto, ma ognuno ha le sue. 

Pollo

In Armenia ho provato anche un'ottima minestra di farro e un altro piatto interessante, la Ghapama, servita all'interno di una zucca svuotata e ripiena di riso, uvetta e spezie (piatto mi dicono natalizio). Ci sono altre zuppe e creme che provengono dai vari stufati, ma ogni regione ha le sue (Chikhirtma, Skhmeruli, Chakhokhbili). Molto usato in queste preparazioni il pollo. Tra questi stufati frequente anche quello di fagioli rossi (Lobo). C'è poi tutta la categoria dei brasati (Chachushuli) cucinati per ore in terracotta, sia di ogni tipo di carne che di verdure. Tralascio volutamente il capitolo interiora presenti massicciamente, dato che io non le amo assolutamente. Ma il piatto principe della cucina caucasica è la griglia che difficilmente manca in un banchetto e che comprende ogni tipo di carne (pollo, manzo, maiale, montone e pesce, ottime le trote di lago). Naturalmente in tagli classici o nei famosi spiedini della tradizione centro asiatica che qui si chiameranno Mtsvadi in Georgia e Khorovats in Armenia (così come saranno Suvlaki in Grecia, Shashlik in Russia, Shish Kebab in Turchia, Raznijci nella penisola balcanica), naturalmente serviti anche come impasto di carne tritata e speziata avvolta attorno agli spiedini (i Kofta iraniani). Attenzione che la carne viene sottoposta ad una marinatura di almeno un giorno con olio, limone o aceto, aglio, cipolla, erbe odorose, succo di melagrane e altro. 

Churchkhela
I dessert invece sono un po' troppo dolci per i nostri gusti (Lokhum, Halva, Bakhlava); ci sono torroni, croccanti (Gozinakhi) e paste ripiene sempre a base di miele e di frutta secca che è la vera ricchezza del Caucaso, in particolare le albicocche che proprio qui sono nate, si dice le più dolci e buone del mondo e poi uvetta, meloni, melagrane, ciliegie, fichi, frutti di bosco e noci, nocciole e così via. Una cosa molto tipica, Soujuk in Armenia e Churchkhela in Georgia sono i serti di frutta secca legati con una cordicella su cui viene colata una melassa di frutta che solidificando, forma dei bastoncini da sgranocchiare. In Georgia abbiamo anche il Pelamushi una gelatina dolce fatta col Badaji, succo d'uva concentrato, ingrediente molto usato nei dolciumi. Il Gata poi, è un pan dolce armeno a base di farina, latte, panna e uova. Il pane è del tutto particolare ed imperdibile, fatto sul momento è delizioso caldo, lo trovate nelle apposite panetterie, fatto come una spessa pasta da pizza e incollato all'interno di forni circolari che lo rendono particolarmente croccante. Un tipo a parte è il Lavash armeno, fatto nello stesso modo ma più sottile e friabile. Per bere troverete sempre acqua imbottigliata e bevande gasate classiche, e anche cose a base di yogurt allungato con acqua, il Tah (tipo Lassi indiano a chi piace). Abbiamo poi thé e caffè sempre servito alla turca, denso e forte, sebbene si stia diffondendo l'espresso. Un capitolo a parte va dedicato al vino che in entrambi i paesi rappresenta un'eccellenza dalla grande tradizione. 

Distillati casalinghi

Non mancate di fare qualche degustazione in cantine private che vi faranno provare i vari vini prodotti in casa inclusi quelli fatti secondo tradizione col metodo storico degli orci di terracotta interrati detti Kvevri, dove il prodotto viene lasciato ad invecchiare per diversi mesi. Li troverete generalmente robusti e con decisa personalità, ma con caratteristiche e bouquet sorprendenti e ricchissimi. Alcuni sono molto indicati per la cucina locale le carni e i loro piatti dai sapori decisi, come quelli provenienti dalla varietà Saperavi, poi i bianchi da uve Rkatsiteli più secchi o Mtsvanealtri molto fruttati.

Frutta secca

Infine vini  decisamente abboccati, da uve passite o con raccolta tardiva, che possono essere validi da bere fuori pasto magari con un dolcetto. In ogni caso una esperienza gustativa da non perdere assolutamente trattandosi di una enologia, anche a livello storico, di grandissimo interesse. Infine i distillati, che comprendono la georgiana Chacha, una grappa fatta in casa, proveniente da vinacce ma anche da ogni tipo di frutta, che va dai 40 ai 60° o più, che in ogni casa di campagna viene prodotta e che chi vi riceve non mancherà di proporvi e naturalmente il Brandy, grande tradizione caucasica che durante tutto il periodo sovietico, senza alcun tipo di remora veniva denominato Koniak. Anche qui vasta tradizione di produzione casalinga che troverete in vendita in raccogliticce bottiglie di plastica anche in tutti i mercati di città. Su tutti naturalmente la eccelsa qualità del marchio Ararat, ora acquistato da un brand del lusso francese, che presenta prodotti di assoluto livello internazionale con invecchiamenti da un minimo di 3 anni, fino a 50, ovviamente di prezzo congruo. Una degustazione nella fabbrica di Yerevan come vi ho raccontato a suo tempo, è. direi, obbligatoria. E a questo punto, buon appetito.

Ararat 12 anni




Pane
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Stufato e zuppa











sabato 14 dicembre 2024

Berthe Morisot alla GAM di Torino


 

 Se passate da Torino vi suggerisco un passaggio alla GAM, che ha sempre offerte di grande interesse. Questa volta fino a febbraio si tratta di una balle panoramica sul percorso artistico, la vita e sulle opere di Berthe Morisot, una grande pittrice impressionista, unica donna che partecipò a questo movimento, cognata di Manet, di cui fu spesso modella, che ebbe grandi maestri e che fu del movimento una fondatrice, tuttavia piuttosto misconosciuta e poco nota, probabilmente a causa del maschilismo notevole che regnava in quel periodo ed in quella corrente artistica. Pur avendo prodotto moltissimo infatti si vede assai poco in giro; io stesso pur avendone scorso la storia, non avevo mai visto una sua opera dal vivo, tranne le poche esposte al Museo D'Orsay a Parigi. La mostra espone un buon numero di lavori, ma non mi sembra i più importanti, molti disegni che mostrano appieno la sua splendida tecnica accademica e soprattutto opere di piccole dimensioni, non mi sembra tra le più importanti e conclamate. La cosa strana è che, quasi si fossero passati la parola, anche a Genova al palazzo Ducale, in questi stessi giorni c'è un'altra mostra dedicata alla pittrice, riguardante solamente un periodo della sua vita. Sarebbe interessante andare a dare un'occhiata anche lì, per avere un bel quadro completo. Tuttavia questa di Torino è uno degli eventi dell'anno direi imperdibile, in cui poter apprezzare lo splendido tocco dei colori sfumati e l'allusivo senso di non finito che accompagna tutti i suoi quadri, lasciando spazio all'immaginazione dello spettatore. Una rara occasione per apprezzare questa artista ingiustamente poco valutata.

mercoledì 11 dicembre 2024

Caucaso 34 - Considerazioni finali

Monte Ararat - Caucaso - maggio 2024
 

Un altro viaggio è stato portato a termine. Detta così sembra quasi un lavoro, un destino da compiere, una impresa che pesa sulle spalle, della quale è necessario scrollarsi di dosso il fardello, in un modo o nell'altro, invece del grande piacere che è per me, il progettarla e condurla poi a buon fine. Ma come dicono a Genova: chi nu chanze nu' tetta e così a me piace fare. Era questo un itinerario che mi frullava in capo da anni, conscio dell'interesse naturalistico e della grande importanza storica di questa regione per noi Europei, assieme al resto dell'intera umanità, che da qui ha tratto molti dei suoi fondamenti, visto che proprio qui è cominciata la parte storica della nostra specie. E' un territorio variegato ed estremamente complesso che avevo cominciato ad investigare tanti anni fa al tempo del mio lavoro nelle terre sarmatiche e che mi aveva dato il privilegio di vivere il momento storico della dissoluzione di un impero, proprio mentre percorrevo in lungo ed in largo la parte settentrionale di questo Caucaso litigioso e chiuso in se stesso. Già allora mi stuzzicava l'idea di superare quella cresta di montagne immense e misteriose e di spingermi a sud di Dambai, con la sua piramide spigolosa e quasi verticale e dell'Elbrus dalle curve asintotiche, attraverso le quali la montagna si confondeva con la pianura, legandosi ad essa in una infinita coltre di neve, ma non ce ne fu mai l'opportunità e quindi in tempi recenti il mio desiderio era quello di percorrere anche queste terre per valutarne differenze e similitudini. 

Il viaggio era già pronto dalla fine del 2019 e solo la peste del mesi successivi mi impedì di concretizzare la cosa, quando già ero sul punto di acquistare i biglietti e far partire le prenotazioni. Solo quattro anni dopo così, sono riuscito a far ripartire il progetto, che tuttavia ha potuto svolgersi solo parzialmente rispetto all'idea originale. Infatti dei sei territori che avevo in mente di toccare solo due, certo i più importanti e sicuramente interessanti, ho potuto aggiungere alla mia personale lista. Infatti il progetto, oltre naturalmente alla Georgia ed all'Armenia, prevedeva di passare una settimana anche nel vicino Azerbaijan e di toccare il territorio del Nagorgo Kharabagh, ma la recentissima guerra, in pratica ancora calda, mi ha obbligato a posporre il primo a data da destinarsi (ma lo farò, state pur tranquilli, non appena un collegamento aereo a prezzo umano me lo consentirà), mentre tristemente ho dovuto constatare che il secondo non esiste più, cancellato dalla carta geografica assieme alla maggior parte dei suoi abitanti, dalle violenze e dall'invasione del prepotente vicino, che se lo è annesso con la forza delle armi. Avrei voluto poi fare anche un passaggio in Abkhazia e in Ossezia del sud, scoprendo che però, la seconda è assolutamente impenetrabile al momento, mentre per la prima, per visitare la quale ci sarebbe una possibilità, bisognava partire con la richiesta di permessi, conoscendo però bene le vie per farlo, diversi mesi prima. 

Per cui anche per questo punto la cosa, anche se adesso conoscerei la strada attraverso l'amico Gian Luca che mi ha così bene introdotto in questo mondo, ha dovuto essere sospesa credo sine die. Ma veniamo al tirare le somme concrete di questa avventura. Un viaggio tutto sommato facile da svolgere, specialmente se ti appoggi a qualcuno che conosce bene il territorio e ti spiana la strada evitando perdite di tempo e soprattutto operando una scelta corretta tra le cose imperdibili da vedere in base al tempo che hai a disposizione e devo dire che le quasi tre settimane che gli ho dedicato sono state un giusto compromesso per farsi un'idea abbastanza completa di questo territorio che, se pur ha una sua decisa unità di fondo come tematiche generali, presenta tuttavia una tale variegazione di punti di interesse diversi da dimostrarsi fitto di appuntamenti, di cose da vedere, di situazioni storico politiche da interpretare. I punti da sottolineare sono moltissimi e vanno presi nel loro insieme per tentare di capire questa area del mondo. Innanzitutto non si può non partire dagli aspetti storici e geopolitici che affondano nei millenni, visto che qui ha preso le mosse la civiltà mediterranea. Questa è nel suo insieme, la Colchide di cui già i Greci favoleggiavano e descrivevano nei loro miti e verso la quale mandavano eroi a carpire segreti. Qui sono nate le prime scoperte dell'umanità dallo sviluppo dell'agricoltura alla lavorazione dei prodotti e soprattutto alla sua industrializzazione, che ha contagiato poi tutto il mondo dell'antichità. 

Questa importanza è stata quindi alla base di tutti i contrasti etnici, politici e religiosi che per millenni hanno percorso con un incredibile andirivieni di popoli diversi questa regione del mondo, lasciando come strascico una ricchissima presenza di differenti gruppi etnici, che sono rimasti spesso ben separati e distinti, presentando ancora oggi punti di estremo interesse per il viaggiatore interessato a questi aspetti. E' comunque una terra posta su un passaggio importante della via della seta, quindi ulteriore ragione per presentarsi come crocevia di popoli e non già luogo trascurato e marginalizzato nei commerci del mondo, cosa che come sempre, produce in un'area un fertile terreno di crescita anche culturale. Questa ricchissima storia fa sì che innumerevoli siano i siti da vedere, che conservano tracce di tutte le epoche, regni ed imperi che si sono succeduti, un panorama di bellezze ed un ventaglio architettonico in cui anche il succedersi di un bel caleidoscopio di religioni diverse, ha arricchito a dismisura. Ci sono poi le meraviglie di una natura che nonostante tutto è rimasta ancora selvatica ed estrema in molti suoi tratti, essendo questo il ponte di passaggio dalla particolareggiata Europa agli spazi infiniti dell'Asia. Infine è la storia recente che aggiunge un ulteriore punto di interesse a questi paesi, con i drammi che vanno dal genocidio Armeno alle guerre più recenti, alla pressioni dell'ingombrante e sempre più prepotente vicino del nord, al desiderio di affermazione di quello dell'ovest e infine dalle spinte sempre presenti della brama di egemonia persiana sciita a est. 

Un mix di tensioni tra tre ex-imperi da secoli in lotta per il predominio su questa regione cuscinetto che come una zona tellurica si trova continuamente a subire queste spinte tettoniche che tanto somigliano alla sequela di terremoti che in modo similare martirizzano anche la terra da queste parti. Insomma non ditemi che non c'è dell'interesse in questi paesi. Un ventaglio di punti da far girar la testa. E girando per città e campagne te li ritrovi tutti davanti questi aspetti. Come negli anni novanta, quando il nord del Caucaso era ancora sepolto sotto la neve ghiacciata del sovietismo che tendeva a soffocare tutto in una normalizzazione che manteneva artificiosamente tutto calmo e stabilizzato dal potere centrale, pure avvertivi un fremito sotterraneo che altro non aspettava che questo potere si indebolisse per fare esplodere le contraddizioni latenti e mai sopite di territori nei quali neppure i decenni di regime duro avevano potuto limare le asperità tra popoli montanari dalla mentalità separatista e libertaria, così nel sud, adesso che approfittando nella debolezza dell'orso nordico, si era riuscito a trovare una faticosa indipendenza che ha necessitato di quasi trenta anni per trovare un minimo di stabilità dopo guerre, guerrette e guerricciole, ecco che non appena i vicini riprendono forza, si ripresentano problemi secolari che non lasciano pace a questi nuovi stati che anelerebbero solamente ad essere lasciati in pace per ritrovare una loro dimensione di vita normale. 

Così ho potuto notare forti contrasti e discussioni che percorrono i discorsi di tutti i giorni, assieme alle frequenti e vibranti proteste per le strade che stanno sfociando nelle turbolenze che vediamo anche da qui, raccontate se pur di sfuggita dal nostri telegiornali e delle quali si sentivano le avvisaglie già nel momento della nostra visita. Gli aspetti di indipendenza politica e delle identità territoriali è molto sentita, mi è parso di capire ed è comune e caloroso argomento di discussione nei locali e nei circoli delle due capitali. Sembra insomma di essere nell'Italia filocarbonara di inizio '800 con tutte le sua ansie irredentiste, con la parola patria, che provoca commozioni e sentimenti di rivalsa. E' ben comprensibile dunque quanto sta succedendo in questi giorni a Tbilisi, nella quale ogni giorno imponenti manifestazioni si svolgono di fronte al Parlamento per contestare i dubbi risultati delle elezioni appena svoltesi e le continue e pesanti ingerenze del pretenzioso vicino. Speriamo solamente che tutto si acquieti al più presto per consentire lo sviluppo a cui questi paesi anelano e che stava cominciando ad avvertirsi. Altra cosa che risulta evidente è la potente immigrazione di cittadini russi giovani in fuga dalla coscrizione semiobbligatoria a cui sono evidentemente soggetti rimanendo a casa loro. Questo ha provocato una specie di terremoto economico con una feroce crescita di affitti e prezzi delle abitazioni dovute appunto all'aumento della richiesta, cosa per cui questi nuovi venuti, che già prima non godevano di grande simpatia, non sono decisamente benvenuti e se parli russo, senti comunque attorno a te una certa ostilità, nonostante tutti conoscano perfettamente la lingua. 

La situazione economica dunque rimane piuttosto precaria, migliore certo in Georgia, ma ancora decisamente depressa in Armenia. In ogni caso da turisti occidentali vi sentirete sempre molto ben accolti e graditi ospiti e avrete spesso modo di apprezzare la gentilezza di chi vi circonda. Si tratterà dunque di un viaggio piacevole e facile, nel quale vedrete cose interessanti, spettacoli naturali magnifici, vestigia storiche ed artistiche e spunti etnici insospettati, che non mancheranno di stuzzicare il vostro interesse. Oltre a questo vi troverete di fronte ad un viaggio decisamente economico se saprete contentarvi di soluzioni semplici che sono tuttavia assolutamente accettabili, mangerete bene ed abbondantemente, anche troppo e conoscerete persone piacevoli delle quali porterete a casa un gradito ricordo. Quindi, per me, in attesa di completare l'anello con quello che manca, suggerisco a tutti di organizzarsi un giro da queste parti, utilizzando una delle tante modalità possibili e di cui parleremo nel prossimo capitolo; una meta di assoluto rilievo, tra l'altro ancora piuttosto poco alla moda e quindi ancora visitabile senza essere assillati dalle resse del turismo di massa. Tre settimane sono a mio parere il tempo ideale per i due paesi alle quali bisognerà aggiungerne una ulteriore, per il vicino Azerbaijan, e se potete cercate di aggiungervi una toccata e fuga nella vicina Abkhazia, di cui si dicono mirabilia, cosa che farò io stesso appena le condizioni organizzative me lo consentiranno, anche per poter completare il libro in tutti i suoi aspetti come è giusto che sia. 



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lunedì 9 dicembre 2024

Caucaso 33 - Addio a Yerevan

Yerevan - Armenia - Caucaso - maggio 2024
 

Il famoso mocassino

Ed eccoci qua, valigie pronte, animo ben disposto e ultimo giorno che arriva con puntualità svizzera e ti obbliga a fare i conti col fatto che prima o poi, bisogna tornare a casa dove con calma si farà il punto della situazione e si tireranno le somme. Certamente la soluzione di hotellerie degli appartamentini, molto valida sotto molti aspetti, ha i due difetti che il luogo non è presenziato da nessuno e che al momento del check out, non sai dove lasciare le valigie, specialmente se hai ancora molte ore prima del volo o che vuoi spenderti ancora come ultimo scampolo per vedere qualcosa; ma una soluzione si trova sempre, infatti, da qualche parte nella città, quasi sempre in centro, c'è sempre un ufficio dove andare a posare i bagagli in attesa della partenza e così facciamo prima dell'ultima sgambata, e in questo giro ne abbiamo fatta di strada, per vedere qualche cosa che ancora ci manca della città, per respirarne ancora un'ultima boccata, di profumi, di sapori, per raccoglierne se possibile un ultimo scampolo di anima. Anche perché, visto che nel cuore della notte, si è fatta viva Flyone, sempre compite queste compagnie aeree, specie le low cost, per le quali, dopo averti beccato il grano sei peggio che carne da macello, che rimane solo un fastidio da trasportare. Va beh non lamentiamoci troppo che almeno rimane il fatto che costan poco. 

Uno dei carri

Comunque questa Flyone, nota pare per essere una tra le peggiori di questo gruppo, ci ha comunicato appunto verso le 3:00 a.m., di avere spostato l'orario di partenza dalle 19 alle 0:10, un ritardino di oltre cinque ore, che nel mondo civile darebbe diritto ad un rimborsino, cosa che mi metterebbe già di buon umore, ma purtroppo come mi verrà comunicato dai gruppi di consumatori a cui mi sono rivolto all'arrivo, essendo fuori da tutti gli schemi e gli accordi internazionali che regolano queste diatribe legali, non si riesce a spuntare nulla, per cui cornuti e mazziati.  Resta il fatto che di contro, abbiamo ancora tutto il giorno a disposizione, cosa tutto sommato positiva, calcolando che d'altra parte perderemo la notte al completo. E così sia. Dunque prendiamola con calma e pazienza e facciamo un giretto per il centro e visto che non si riesce a penetrare all'interno del teatro, che peraltro mi dico molto bello, come tutti quelli dell'est, si decide per il museo nazionale della storia per impegnare almeno parte di queste quattro o cinque ore aggiuntive al nostro programma. Mai scelta è stata più azzeccata, perché i reperti conservati in questa grande struttura sono assolutamente notevoli ed un paio d'ore passate per osservare questo excursus che va dalla preistoria ai tempi più recenti non sono certamente perse. 

Alcuni tappeti

I pezzi più straordinari esposti, appartengono appunto ai primi periodi storici, quelli delle civiltà della mezzaluna fertile, da Urtatu e dintorni in poi, in particolare gli spettacolari carri ritrovati nelle sepolture reali quasi in perfetto stato di conservazione e che consentono di considerare il livello tecnologico raggiunto in queste aree millenni prima che nel resto del mondo, classificando queste culture come le più avanzate ed antiche, in qualche modo la vera ed indiscussa culla dello sviluppo della nostra civiltà. A lato poi, una esposizione che tocca una delle corde a cui sono maggiormente sensibile, una serie di tappeti antichi raccolti nell'area della Grande Armenia che dire splendidi, è riduttivo. Il tappeto, una mia passione assoluta, è un manufatto artistico che io giudico molto al di là del semplice aspetto artigianale. E' un insieme di pulsioni che accanto, certo, all'aspetto della perizia manuale, racconta di una capacità di progetto, di una intenzione artistica e poetica al tempo stesso che mi lascia attonito e ammirato. Il calore dei colori, se mi consentite il bisticcio, e dello spessore materico dell'oggetto, allo stesso tempo opera figurativa, materia di arredo e creatore di spazio di conforto, mi lasciano sempre ammirato e desideroso almeno di toccare il pezzo per assaporarne in maniera tattile la morbidezza e il senso di piacevole carezza che certo va al di là della semplice opera decorativa del prodotto stesso. 

Etnie caucasiche

Immagini di stile e ricerca di soluzioni grafiche che si perdono nella notte dei tempi, già nominati da Marco Polo come preziosità insostituibili e preziose, i tappeti sono, forse ancor di più oggi, tempo della meccanica e della facile riproducibilità tecnica, opere che raccontano il trionfo della manualità e della riconquista del tempo. Quelli antichi poi, hanno un ulteriore ed impagabile fascino. Devo dire che qui ci ho passato un bel po' di tempo, perché la serie dei pezzi mostrati è davvero di altissimo livello. In aggiunta posso dire che i tappeti dell'est anatolico e del Caucaso sono proprio i miei preferiti con la loro spiccata tendenza alla geometrizzazione delle forme e la loro coloristica delicata e mai sfacciata o pretenziosa. Una collezione davvero meritevole di una attenta visita da amatore. Poi la giornata prosegue nel più completo rilassamento anche perché siamo ormai arrivati al pomeriggio e andiamo a posizionarci nel bel parco cittadino del centro dove sono gli uffici in cui abbiamo lasciato i bagagli e dove ci sono alcuni tra i più eleganti locali della città. E' sabato e c'è un sacco di gente in giro, visto che questi giardini ospitano oggi una grande manifestazione al centro della quale, si vuole rappresentare il folklore di tutte le regioni del paese. 

Nasi locali

Quindi una serie di stand regionali, una sorta di sagra delle sagre, che presentano i prodotti locali, dai vini ai formaggi e soprattutto si stanno svolgendo le manifestazioni tradizionali di ognuna di esse. Infatti sul grande palco centrale, si alternano i vari gruppi in costume che intrecciano danze, canzoni e insomma spettacolo. I costumi soprattutto sono molto belli e curati e le coreografie che via via si intrecciano mostrano la cura con la quale le popolazioni dell'ex impero sovietico preparavano queste cose, che poi facevano tradizionalmente parte del divertimento popolare. C'è da sfogarsi anche per i fotografi, infatti ne girano un sacco e i figuranti, soprattutto le ragazze, spesso assai belle, non stanno più nella pelle per posare con sguardi languidi sbattendo le ciglia e piegando graziosamente la testa di lato. Tuttavia non si può non notare che anche qui girano dei nasi clamorosi, lo so, sono cattivo e pignolo, ma questa evidentemente è una delle caratteristiche più notevoli della fisionomia caucasica. Giro un po' negli stand, interessandomi ai prodotti locali, soprattutto vini e altri prodotti alimentari, chiedendo informazioni, caratteristiche e cercando di raccogliere curiosità. 

Naturalmente il manifestare la mia provenienza, raccoglie subito attenzioni, ma contrariamente a quanto speravo, non riesce a smuovere assaggi o una partecipazione più concreta al ben di dio esposto sugli scaffali, ma esibito con parsimonia. Va bene ci sta. Comunque un piacevolissimo pomeriggio per me che sono sempre alla ricerca di spunti etnici e delle diversità culturali che possono offrire i paesi che percorro, al di là dell'aspetto delle bellezze naturali e storiche. La cena la aggiustiamo nella food court di un gigantesco centro commerciale, dove ormai secondo la moda occidentale, si concentra una offerta variegata e direi completamente fusion, in attesa di concludere il nostro tempo. Il non luogo dell'aeroporto ci riporta nella dimensione extraterritoriale che lo accomuna a tutti gli altri. Potresti essere in qualunque parte del mondo a oriente o ad occidente e aprendo gli occhi di improvviso non sapresti ricordare dove sei, circondato come si suole da masse di ogni razza e colore, dove le decine di lingue si intrecciano e si confondono in una babele straordinaria che forse è il destino vero dell'uomo. Benvenuti a casa, anche stavolta il viaggio è finito.

Uno stand

SURVIVAL KIT

Serto di foglie d'oro

Museo nazionale di Storia dell'Armenia  - In piazza della Repubblica, ospitato in un antico e monumentale edificio, su tre piani, contenente 400.000 oggetti che raccontano l'intera storia del paese, dalla preistoria ad oggi, con particolare attenzione alle grandi civiltà mesopotamiche e che vanta oltre cento anni dalla fondazioni. Un vero e proprio biglietto da visita per la città che ricordiamo vanta essere di 29 anni più vecchia di Roma. Contiene pezzi assolutamente unici, raccogliendo tutti i più importanti ritrovamenti che provengono da Erebuni e dagli altri scavi in tutto il paese e nella sezione dei libri anche il primo libro in lingua e caratteri armeni  stampato guarda caso nel 1500 a Venezia, città che con questo popolo ha mantenuto uno stretto legame. Visita da non perdere assolutamente, inclusa la sezione che espone decine di tappeti antichi. Ingresso 2500 AMD. Calcolateci almeno due orette o più se siete interessati. 

Bellezze armene

Artigiano al lavoro
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