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lunedì 23 novembre 2020

Luoghi del cuore 93: Il lago di Bled

Il lago di Bojini - Slovenia - giugno 2009


Lago di Bled
I laghi sono nella maggior parte dei casi luoghi ad alta intensità emozionale. Secondo alcuni, me per primo, sempre ammantati di un senso di triste malinconia che spinge al suicidio, al lasciarsi andare lentamente, camminando dentro quelle acque ferme, grigie come certi occhi irresistibili, che sembrano chiamarti ad avanzare continuamente immergendoti in quella terra aliena, fino a scomparirvi completamente, lasciando questo mondo per un altro, non automaticamente migliore. Secondo altri invece sono forte di serena pace, piacere di paesaggi di tranquillo silenzio, anche di oblio, per chi ha troppo spesso la mente offesa da una vita troppo caotica e pressante. Tuttavia nella maggior parte dei casi non si può negare che il lago sia di per se stesso, una immagine di pittografica bellezza, scorcio di paesaggio da quadro naturalistico, i cui elementi sono naturalmente disposti secondo canoni di bellezza classica e inoppugnabile. E di certo questo accade nella maggior parte dei casi. Difficilmente penserete ad un paesaggio lacustre come brutto. ma alcuni casi si distinguono decisamente ed il ricordo delle cartoline visive che ti porti a casa risultano poi nitidamente stampate nella memoria e non soltanto in quella RAM della scheda fotografica. Non di può dire il contrario, alcuni laghi sono assolutamente speciali. Tanto per fare un esempio voglio parlare oggi di quel gioiello blu del lago di Bled, uno specchio di acqua incastonato tra le aspre montuosità dell'alta Slovenia, attraversando strette valli tagliate da verdi torrenti dal percorso tortuoso, un vero miracolo della natura. 
Una rocca

Si può dire faccia il paio con il suo gemello assai vicino, dista soltanto pochi chilometri, il lago di Bojini, sebbene questo, più solitario, misterioso ed inquietante, appartenga di diritto alla categoria sopracitata dei laghi che si ammantano di quella cupa melanconia che tanto attira i depressi cronici. Come già ho sottolineato, generalmente amo poco i laghi per la loro tranquillità tenebrosa presaga di finali spiacevoli, per la loro calma apparente che richiama la mente nei gorghi della depressione, ma Bled ed il suo colore indefinibile, ti porta automaticamente al sorriso e alla voglia di abbracciare qualcuno. Proprio il colore, forse, è il motore immobile che genera queste sensazioni. Se la superficie liscia e senza increspature è appena sfiorata da un raggio di sole che si fa spazio tra le nubi che avvolgono il Triglav, il monte ancora coperto di nevi alle sue spalle, un verde azzurro intenso o piuttosto un'acquamarina senza sfaccettature, carica di colore, senza trasparenza apparente, una lattiginosità satura su cui si intaglia il castone dell'isola, verde intenso su verde azzurro, con il biancore appuntito del piccolo campanile al centro a far convergere gli sguardi ed i desideri. La chiesetta, che si raggiunge a forza di remo e che si conquista attraverso la erta scala di pietra per far suonare tre rintocchi alla campana dei desideri, quasi a profanare un silenzio terso, ha contorni precisi, resi ancor più netti dalla pioggia notturna. 

Il cortile del castello

Il colpo d'occhio dall'alto del castello, è dirompente ed appagante al tempo stesso. Non riesci a staccarti dal colore dello specchio d'acqua, dal piccolo gioiello dell'isola, dal verde intenso delle rive, dalle ville antiche che si appoggiano alle erte sponde. Anche qui, nella più grande e splendida tra queste, un piccolo dittatore periferico amava portare i capi di stato amici a goderne le viste, un topos comune in tutti i tempi. E' difficile staccarsi da tanta bellezza, ti aggiri a lungo tra le mura del castello alla ricerca di un colpo d'occhio diverso, da un angolo di visuale più affascinante che ti prometta ancora altre emozioni. Poi, in qualche modo te ne fai una ragione e te ne scendi piano, raccolto nei tuoi pensieri, cercando di fare tuoi anche quelli di tutti coloro che ti hanno preceduto, per distillarne l'essenza da conservare nella memoria. Camminerai ancora sul bordo del lago, mentre la luce intensa va a poco a poco spegnendosi, allungando le ombre dei cigni che si scuotono le penne riguadagnando la riva. La cupa rocca del castello incombe ormai alle spalle. I pensieri si affollano nella mente, potrà placarli una sottilissima e croccante wienersnitzel dai contorni dorati o meglio ancora un gran finale con una robusta fetta di krimsnita, due sottili lastre di pasta sfoglia separate da una spuma vaporosa e leggera, una crema delicata se pur di saporosa consistenza che ti predisporrà al riposo e ai maggiori cimenti della giornata successiva del tuo peregrinare.

Il castello

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lunedì 3 luglio 2017

Friuli 5: Al di là del confine


La danza macabra



La pieve
E' un attimo, non ti accorgi neanche che ci sia un confine, e sei già oltre, l'autostrada procede tranquilla mentre i colli sloveni sfilano al tuo fianco, non così diversi da quelli friulani che hai appena lasciato. Scarse case isolate e piccoli appezzamenti, vigne esposte a solatio e boschi rigogliosi che si arrampicano sui versanti della montagna carsica. Pochi chilometri dopo, non lontano da Capodistria, un piccolo paese costituito da poche case sparse che proteggono sul culmine di una collinetta un piccolo straordinario gioiello, la Chiesa della Santissima Trinità di Cristoglie o Hrastovlje come si dice in sloveno, circondata da un muro severo alto alcuni metri eretto a sua difesa in tempi in cui evidentemente il timore degli assalitori, da qualunque parte arrivassero, era una costante e reale preoccupazione. La chiesetta, vista dall'esterno è piccola e assolutamente poco appariscente, nascosta dall'alto muro da cui emerge solamente il campanile aguzzo. Attraverso la porta di ferro pesante, passi sulla striscia di erba verde e ben curata che la circonda, arrivi al piccolo portale di ingresso e qui ti appare la meraviglia che questa modesta costruzione cela a sorpresa al suo interno. Il luogo di culto conserva il più importante ciclo pittorico dell'Istria Slovena. Tutte le pareti, il soffitto, la minuscola abside sono coperte di immagini ancora ben conservate che contengono anche la firma dell'autore stesso, presente con molte altre opere meno importanti in diverse altre pievi istriane, Giovanni da Castua, che ha lasciato sulle pareti proprio il suo nome sia in caratteri latini che in alfabeto glacolitico, il primo metodo di scrittura slavo ideato da Cirillo per tradurre la Bibbia in slavo antico. 

La navata centrale
Siamo di fronte ai classici cicli di affreschi del genere biblia pauperum, che servivano a spiegare agli abitanti illetterati le sacre scritture come se fossero striscie di fumetti che raccontano in maniera semplice ed ingenua le storie del Vecchio e del Nuovo Testamento. Ci sono storie dei santi, soprattutto quelli protettori dalle malattie infettive, una piaga di certo terribile in quei tempi e quelle dedicate a Maria, dall'annunciazione fino all'incoronazione della Vergine. E poi il ciclo della Genesi e quello dei mesi sulla navata centrale e poi tutto il Vangelo, dall'adorazione dei Magi fino alla passione di Cristo. Forse però la parte più nota è la famosa danza macabra che occupa tutta la parte inferiore della parete meridionale, con la teoria di scheletri alternati alle persone importanti nella vita terrena, vescovi, mercanti, notabili, nobildonne, bessissime o ricchi in vita che la livella della morte ha reso uguali e che escono tristemente dalle tombe. Bisogna rimanere un poco col naso all'in sù per godere di questo palcoscenico di colori ancora molto ben conservati, per astrarsi nel tempo e cercando di sentirsi con l'animo di quei contadini della fine del quattrocento, proprio mentre si stava scoprendo l'America, che guardando ogni domenica queste figure sentivano l'ammonimento continuo che forse ricordava loro gli obblighi continui a cui erano sottoposti, all'accettazione di quella vita semplice che non consentiva di certo la possibilità di vedere molto oltre i crinali delle colline più vicine. Uscendo e percorrendo la stradina che porta alla via principale senti di essere fuori dal tempo, calpestando il tappeto di more dei vecchi gelsi e sfiorando grappoli di fichi che si avviano alla maturazione, tra odori di fieno secca e altra erba appena tagliata.

La volta
Nessuno alla vista nei campi poveri e privi di macchinari agricoli. Non ti stupiresti certo se da dietro alle siepi comparissero contadini in brache medioevali con pesanti marre di legno portate sulla spalla. Continui poi per strade laterali e sentieri in una campagna antica e quasi ti stupisci arrivando alla cantina Bordon nella vicina Decani, luogo di vigne sparse tra i boschi, traversando ponticelli su piccoli torrenti, nel vedere qualche auto, testimonianza di un tempo ed una civiltà diversa da quella in cui pensavi di trovarti. In questa piccola cantina che cura una dozzina di ettari di vigne vecchie che producono poco ma di grandissima qualità, oltre a tre ettari di olivi per un olio da amatori. Qui, gustando salumi e formaggi locali (non aspettandovi certo la varietà infinita delle produzioni italiane), ma di buon carattere e di gusti davvero piacevoli, la gentile padrona di casa, ti introduce ai vini della famiglia ed in particolare quel famoso Refosco dal peduncolo verde che rapportato al suo compagno friulano dal peduncolo rosso, era uno dei temi del viaggio. Non puoi non apprezzare il carattere forte di questo vino, qui chiamato Refosk (da rap fosc, grappolo scuro) che ti appare subito ricchissimo al naso con sentori di frutti rossi e in bocca con una grande complessità di sapori, equilibrato e correttamente tannico e pastoso, che l'affinamento in botti di rovere rende ancora più ricco di velluto, tale da renderlo ideale per carni e cibi impegnativi. Un altro assaggio interessante è il Muskat che qui vinificano quasi in secco e che dona sensazioni assolutamente diverse da quelle che vi potreste aspettare, con i palati abituati ai nostri moscati. Una bella scoperta di piacevoli esperienze tra queste colline poco popolose e spalmate di bellezza selvatica ed esclusiva.

La cantina Bordon


SURVIVAL KIT

Il piatto di salumi dei Bordon
Pieve di Hrastovlje - Non facile da trovare, poco dopo il confine. Per la visita contattare telefonicamente la signora Rozana che ha le chiavi (386.(0)31432231) e vi farà da guida tra i bellissimi affreschi del 1490. Calcolate almeno un'oretta per la visita se volete godervi in tranquillità lo spettacolo dei dipinti.
Cantina agriturismo Bordon - Dekani 63 - In mezzo alle colline, produttore di vini pluripremiato che merita visite ed assaggi. Oltre al refosco di cui si può fare provvista (sui 7 Euro), essendo il migliore che abbiamo assaggiato durante il viaggio, produce anche rosato, uvaggi di Cabernet, Sauvignon, Merlot e Shiraz oltre ai bianchi Malvasia e Moscato, oltre ad un pregevole passito e a poche preziose bottigle di olio EVO. Non dimenticate di assaggiare la minestra tradizionale della zona, gustosissima. Ha anche qualche camera dove potrete trascorrere del tempo, a mio parere sentendovi davvero in un altro mondo.



Vigneti sloveni


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domenica 3 luglio 2011

Vita da orsi.


immagine da Wikipedia
Sapete perchè l'orso è un animale tanto simpatico? E' tutta una questione di genetica. Pare infatti che proprio la caratteristica somatica di avera il naso corto e ciccio, tipicità propria di tutti i cuccioli in generale e dell'orso in particolare, provochi da parte di tutti una naturale simpatia e desiderio di protezione, cosa che porta in toto a difendere i piccoli di ogni specie. Pensate che anche a Topolino, che era nato con un musetto aguzzo tipico dei ratti, fu accorciato il naso proprio per renderlo più simpatico. Questo dunque è uno dei motivi per cui il grasso plantigrado suscita tanta amorevolezza. Ma sarà per tutti la stessa cosa? No di certo per i biechi cinesi che gli ciucciano la bile con barbari metodi pur di assicurarsi medicinali miracolosi, ma anche dalle nostre parti qualcosa accade. In Trentino ad esempio, terra di natura miracolosa, che su questo tasto batte per attirare il turismo modaiolo, tutto canederlo e passeggiata tra i prati fioriti, da un po' di tempo scorrazzano felici una ventina di orsi, che sperano, dopo essersela dormita per tutto l'inverno di passare una piacevole estate senza che orde di turisti naturalisti armate di macchine fotografiche rompano loro troppo le scatole.

Qualche tempo fa, un paio di loro, un certo Dino che aveva sbagliato strada ed era finito in Slovenia e il più famoso Bruno che era finito in Austria, erano stati fatti secchi in quattro e quattro otto, poichè queste amabili popolazioni non potevano più sopportare il disturbo animalesco e la probabile confusione che i due ciccioni avrebbero portato alle ordinatissime file di gerani rossi sulle linde casette di legno dalle tendine ricamate. Dunque invece, tutto bene da noi, arruffoni meridionali? Eh, calma! Ci pensa la Lega a dipanare questi problemi. Così proprio oggi alla festa ppoppolare della Lega Nord nel ridente paesino di Imer a Primera, per manifestare la decisa presa di posizione del partito verde pisello (duro) a favore delle stremate popolazioni locali, si terrà a titolo dimostrativo un banchetto a base di 50 chili di carne di orso, regolarmente acquistata all'estero, che  in forma di braciole e spezzatino, rallegrerà il ppoppolo, anche se ormai decimato, come pare, dagli attacchi delle feroci fiere. La cosa è capeggiata dai due parlamentari leghisti di punta della zona che con la loro decisa azione vogliono portare l'attenzione della nazione sull'importante problema. "La nostra è una legittima protesta - ha detto il Senatore Sergio Divina - tesa a sottolineare gli effetti negativi che la presenza dell'orso in Trentino sta avendo sulla popolazione che vive in quota. La gente di montagna - ha proseguito - in questi ultimi anni ha dovuto cambiare le abitudini di vita e comportamentali proprio per la paura dell'orso".

dal web

Il terrore corre tra i pascoli trentini dunque, attenzione ad organizzare le vostre vacanze. Mentre il deputato Fugatti ribadisce che: «Nel pieno rispetto del territorio e del naturale equilibrio fra uomo e animale, la Lega Nord Trentino ha organizzato un lauto banchetto a base di carne di orso. Sarà l'occasione per stare insieme all'aperto e rivivere antiche tradizioni gustando prelibati piatti tipici trentini i cui eccellenti sapori rischiano di sparire dalle nostre tavole. Questa iniziativa - aggiunge - vuole essere un segnale chiaro ai cittadini, che hanno tutto il diritto di riconquistare il loro territorio e di girare liberi senza mettere a rischio la propria incolumità. Per difendere e tutelare le popolazioni nelle zone di montagna del Trentino dalle continue visite degli orsi, noi preferiamo consumarli in questo modo». Davvero un glande personaggio. Si sa il rispetto delle tradizioni è sacrosanto, il senso del ridicolo un po' meno, ma questo non è importante al pari di altre importanti battaglie come quella di abbuonare, a nostre spese, le multe delle quote latte ai truffatori, tanto la copertura si può trovare tagliando le cure antidolorifiche agli ammalati terminali, anche questo per seguire la tradizione. E pensare che una volta alle feste dell'Unità si andava giù di salamelle alla griglia!


Lunedì : I NAS sono intervenuti sequestrando i 100 kg di carne priva dei necessari certificati. Bosobelix ha dichiarato (La Stampa di ieri) : "E' un affronto a questo governo bisogna staccare la spina. Questi di F.I. ci hanno rotto i c. e quei 4 imbecilli di ministri prima ce li leviamo dalle balle meglio è. Sono peggio dei comunisti".

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martedì 23 giugno 2009

Arte, storia e vino.

C'è poco da fare, i viaggi di studio, per essere definiti tali debbono avere anche una parte importante dedicata all'approfondimento di conoscenze che arricchiscano il già forte background dei vari partecipanti. Così il nostro breve viaggio in Slovenia non poteva mancare al passaggio, sia all'andata che al ritorno, di una appendice tematica sulla strepitosa realtà dei vini friulani. La prima meta, quando eravamo ancora nell'ansia del viaggio neonato ed in formazione, è stata prevista dall'ottimo Fassino della Italian Wine Travel che ha curato con la solita precisione tutto il tour di quest'anno dell' Associazione del Museo dell'Agricoltura del Piemonte, vicino a Codroipo, alle cantine Pittaro. E' questa un' azienda moderna, che accanto alla tecnologia d'avanguardia con cui vinifica le uve dei suoi 75 ettari di vigneto, ottenendo risultati, a mio parere degni di nota, unisce la possibilità di visitare uno strepitoso museo del vino, ricco di migliaia di oggetti, alcuni rari, come campioni delle prime bottiglie da vino prodotte nel 1600, altri preziosi, come gli eleganti vetri veneziani e gli antichi bicchieri, altri ancora curiosi e descrittivi di tutto quanto sta attorno al mondo del vino, raccolti con la passione dell'amatore dal titolare, Pietro Pittaro, discendente da una famiglia di vignaioli, con una storia di oltre 450 anni, che amerà raccontarvi la vicenda della sua straordinaria collezione. Il bel sito, che vi invito a visitare cliccando qui, si apre con questa significativa lirica di Ommar Khayyam che di vino si intendeva assai, su cui vi invito a meditare:

Da quando luna e pianeti comparvero nel cielo,
Nessuno vide mai cosa più dolce del purissimo vino,
Pieno di stupore son io per i venditori di vino,
che possono mai comprare, di meglio di quel che han venduto.


Dopo la visita assaggerete i bianchi famosi, dallo Chardonnay, al Pinot, al Friulano (non azzardarsi a chiamarlo più Tocai, l'Italia ha perso la causa con l'Ungheria), ai rossi Merlot, Cabernet e Refosco dal Penduncolo rosso, a tutto il resto della ricca gamma. Io sono stato particolarmente avvinto da un Sauvignon aromatico e persistente in bocca, direi con una personalità estremamente spiccata e con un sorprendente rapporto qualità prezzo. Non ho potuto lasciare la cantina senza essermene procurato una piccola scorta per continuare, più tardi, in privato, lo studio.
Al ritorno invece, scesi pian piano lungo la strada del vino della Brda, tra dolci vigneti a girapoggio, siamo calati fino a Cormons, dove la grande Cantina dei Produttori , ben comprendendo come non sia sufficiente avere una qualità di prodotto eccellente per garantirsi anche il successo commerciale, ha scelto una strada interessante per promuovere nel mondo i propri vini. Infatti accanto ai 400 ettari dei propri soci, la cantina gestisce un piccolo terreno detto la Vigna del mondo, dove viene allevata una convivenza di vitigni composta da oltre 550 varietà d’uva diverse, provenienti da ogni continente e che ogni anno, vinificate assieme, danno il Vino della Pace. Questo vino che, al di là della sua validità organoletti-ca ha un grande significato simbolico, con etichette disegnate ogni anno da grandi artisti, viene inviato a tutti i capi di stato del mondo; un messaggio etico, credo, comunque importante di questi tempi. La visita alla cantina vi farà apprezzare oltre alla imponente tecnologia d'avanguardia, con una impressionante batteria di macchine per pigiatura soffice che non stressa gli acini prima della fermentazione, il tutto a temperatura rigidamente controllata, una enorme cantina di affinamento con una serie di grandi botti dove continua il connubio già citato, tra vino e arte. Infatti le grandi superfici in legno sono coperte da opere pittoriche di grandi artisti, che rendono la passeggiata in cantina una vera visita ai quadri di una esposizione dedicata a Bacco. Nell'enoteca dove provvederete ad attrezzarvi per la degustazione, una scelta ricchissima tra i vini della zona, bianchi, rossi e spumantizzati, con alcune chicche come il Pignolo, lo Schioppettino, una Malvasia del tutto inabituale, molto diversa da quella piemontese e un curioso Vinum pro Sancta Missa, un passito prodotto con un metodo assai particolare per la cui descrizione vi rimando al ricco sito (cliccare qui), la cui bottiglia vale da sola la visita. Io mi sono lasciato tentare ad arricchire la mia cantina con un Muller Turghau di vellutata morbidezza muschiata che vi riempirà a bocca con la fragranza fresca della mela e da una Ribolla Gialla, vino antico dalla freschezza elegante che mi ha acchiappato per un delicato ed inusuale sentore di limone.
Ecco perchè mi piace viaggiare anche così, per capire, per confrontare, per ragionare della capacità dell'uomo di ricercare e di migliorare non soltanto le cose ed i prodotti.




lunedì 22 giugno 2009

Bianco marmorato

Non si vive di solo pane dell'anima, di esclusivo nutrimento dello spirito, questo lo abbiamo già detto. Ecco perchè anche i viaggi di studio, oltre ad arricchire la conoscenza escatologica devono buttare l'occhio anche al nutrimento del corpo, certo non maniera gretta e strumentale, ma unendo i vari aspetti della conoscenza che un'assunzione di cibo tout court limita e impedisce. Così il nostro viaggio nel nord sloveno ha saggiamente previsto delle soste oculate in alcuni agriturismi che mi corre l'obbligo di segnalarvi, non fosse altro perchè di agriturismi veri si tratta, in cui si mangia ciò che viene effettivamente prodotto in azienda. Ecco quindi nel versante nord del parco del Triglav, l'agriturismo Povšin (29 Euro la pensione completa!), una deliziosa piccola azienda agricola, che manda in estate gli animali al pascolo in alte malghe e che vi accoglierà con un bicchierino di slivovitza, il tipico distillato di prugne aziendale accompagnato da fettine di mele secche, a cui seguirà un pasto fatto di piatti della tradizione slovena, dalla minestra di verdure al piatto forte costituito dalle carni degli animali allevati in azienda, pollo, maiale e vitello con patate di montagna particolarmente saporite. L'orto fornisce le verdure necessarie e terminerete con una crostata di stagione. Sull'altro versante, proprio lungo il verde scrosciare dell'Isonzo ecco l'agriturismo Jelinčič che ci ha permesso di gustare dapprima una pasta e fagioli imperiale, dove la pasta si perdeva in un denso ed avvolgente passato ambrato, ricco del sapore conferito dalle parti suine anch'esse irriconoscibili ma sapientemente amalgamate e subito dopo l'incontro con la Salmo trutta marmoratus, la trota marmorata presente solo nei fiumi che scendono nell' alto Adriatico. Un incontro gradito ed istruttivo, quale i viaggi di studio richiedono, in particolare per essere l'animale servito con abbondante ricotta grattuggiata che dona a questo pesce, per nulla inferiore alla cugina Fario, uno charme tout particulier. Ciliegie appena colte dall'albero concluderanno la vostra pausa meditativa che seguirà l'opzone di acquisto dei formaggi prodotti in stalla, tra i quali un eccellente toma di capra stagionata. Infine, last but dont least, sulla strada del ritorno, tenetevi leggeri, perchè alla sosta dell'agriturismo la Scacchiera a San Gregorio di Camin , sarete messi a dura prova per testare con calma quanto produce l'azienda con una forza lavoro di otto persone e un solo dipendente. Comincerete con una serie di salumi, comprendenti anche una sorta di raro filetto baciato che ritenevo fosse ormai una unicità acquese e una soppressa calda con polenta dalle sonorità proprie della vicina salama da sugo, proseguirete con gnocchetti al burro (aziendale) e riso con i carletti (o stridoli) dal delicato sapore simile al pisello (sentendosi in colpa il titolare ha appena acquistato un campo che metterà a risaia, per poter autoprodurre anche il riso), seguiti da classici bigoli al sugo d'anatra ricchissimi di sapore. Infine il trionfo degli arrosti, bistecche, pollo, anatra e faraona, succulenti ed abbondantissimi con patate, altre verdure di stagione e cipolline in agrodolce calde indimenticabili. Una serie di assaggi di crostate familiari concluderà il pasto assieme ad una calice di moscato maison su cui potrete intessere la diatriba con il padron di casa sulla superiorità tra veneti e piemontesi. Che piacevole confrontarsi su questi temi. Niente frutta, pensate un po', perchè in azienda non se ne produce. Tornerete a casa sereni e più istruiti.

domenica 21 giugno 2009

Verde smeraldo.

Cosa è che dà all'Isonzo quel colore? Un verde smeraldo terso e chiaro, che sa di pulito, che accompagna il fiume fin dalle sorgenti nel parco del Triglav, mentre si precipita in basso in forre tortuose, tra rocce bianche e tormentate, quando ancora si chiama Soča, e lo segue, magari un po' più lattiginoso e spesso, come un taglio cabochon d'altri tempi, quando più a valle rallenta il suo corso prima di scendere nella piana friulana. Lo abbiamo seguito quasi tutto, questo corso, come per verificare, increduli, che il verde rimanesse tale, intoccato dalla pervasione umana che di ogni cosa si appropria. Da Kraniska Gora attraverso i cinquanta tornanti del passo di Vrsič, guadagnato con fatica dal corpaccione del bus con continue manovre per la disperazione di chi ci seguiva, per lasciarsi poi andare nella valle di Trenta, quando, tra pareti pur sempre incombenti, il rilievo diventa più tranquillo ed il fiume, ancora torrente alpino, scava le rocce prima di diventare adulto. Una montagna selvatica, popolata di orsi bruni; un ecosistema che ancora si difende bene dall'invasione antropica, o perlomeno che ha trovato un momento di tregua, di equilibrio, tra le alte malghe e i piccoli paesi di poche case in cui si pratica un'agricoltura difficile, con molta manualità a causa delle ripe scoscese, con piccoli prati cosparsi di costruzioni in legno che secoli di tradizione hanno rese perfette macchine per essiccare il fieno, in una regione tra le più piovose d'Europa. A poco a poco si allarga l'Isonzo e si fa fiume, sempre smeraldo, sempre traslucido, sempre brillante, sia colpito dai raggi del sole che riflettono piccole stelle tra le spume, sia se si acquieta nelle anse sotto l'ombra spessa delle piante che ne affollano le rive. Tu guardi, cerchi tra quel verde intenso, ma non lo trovi, non riesci a vederlo per tanto che ne è stato versato, il rosso del sangue di tutti quelli che qui hanno perso la vita. Lungo questa linea verde, per tutto il secolo scorso decine di migliaia di uomini si sono scannati scegliendo i modi più efferati ed efficienti, dai cannoni più potenti, a tutte le armi da fuoco possibili, dalle baionette alle mazze ferrate, ai gas. Il museo del soldato di Kobarid (Caporetto) raccoglie tutte queste memorie. Senti la lettera del soldato dopo la battaglia, vedi centinaia di foto di sofferenze inaccettabili, segui la storia, conti i morti, arrivi fino alla camera degli orrori dei campi dopo la fine della battaglia. Un anziano te la racconta, con una voce grave resa partecipe dalla sua storia personale. Poi ti domandi, ma come poteva la gente non vedere, non capire; eppure andavano sulle piazze, gridavano, applaudivano, odiavano quello che stava dall'altra parte. E la storia si ripete due, tre volte, nessuno impara mai da quanto è accaduto prima; che bisogna creare un nemico, un colpevole, per coprire i propri problemi, per cercare di risolverli a spese di altri, per proteggere i privilegi. Questa terra, dove sono passati turchi, francesi, austriaci, tedeschi, italiani, tutti con cattive intenzioni, adesso sembra tranquilla, attorno al fiume di smeraldo, ma non si avverte allegria negli occhi della gente.

sabato 20 giugno 2009

Verde acquamarina.


Ve lo avevo detto che necessitavo di qualche giorno di pausa meditativa. L'occasione di unire il bisogno dello spirito ai più prosaici richiami della carne, intesi come assunzione di proteine complesse, è venuta dall'annuale viaggio di studio a cui l'Associazione del Museo dell'Agricoltura del Piemonte mi ha chiamato. Così il torpedone carico di anime desiderose di arricchire la propria conoscenza, si è diretto ad est, verso le aspre montuosità dell'alta Slovenia, attraversando strette valli tagliate da verdi torrenti dal percorso tortuoso fino a Bled, un miracolo della natura. Generalmente amo poco i laghi per la loro tranquillità tenebrosa presaga di finali spiacevoli, per la loro calma apparente che richiama la mente nei gorghi della depressione, ma Bled ed il suo colore indefinibile, ti porta automaticamente al sorriso e alla voglia di abbracciare qualcuno. Proprio il colore, forse, è il motore immobile che genera queste sensazioni. Se la superficie liscia e senza increspature è appena sfiorata da un raggio di sole che si fa spazio tra le nubi che avvolgono il Triglav ancora coperto di nevi alle sue spalle, un verde azzurro intenso o pittosto un'acquamarina senza sfaccettature, carica di colore, senza trasparenza apparente, una lattiginosità satura su cui si intaglia il castone dell'isola, verde intenso su verde azzurro, con il biancore appuntito del piccolo campanile al centro a far convergere gli sguardi ed i desideri. La chiesetta, che si raggiunge a forza di remo e che si conquista attraverso la erta scala di pietra per far suonare tre rintocchi alla campana dei desideri, quasi a profanare un silenzio terso, ha contorni precisi, resi ancor più netti dalla pioggia notturna. Il colpo d'occhio dall'alto del castello, è dirompente ed appagante al tempo stesso. Non riesci a staccarti dal colore dello specchio d'acqua, dal piccolo gioiello dell'isola, dal verde intenso delle rive, dalle ville antiche che si appoggiano alle erte sponde. Anche qui, nella più grande e splendida tra queste, un piccolo dittatore periferico amava portare i capi di stato amici a godere della bellezza, un topos comune in tutti i tempi. E' difficile staccarsi da tanta bellezza, ti aggiri a lungo tra le mura del castello alla ricerca di un colpo d'occhio diverso, da un angolo di visuale più affascinante che ti prometta ancora altre emozioni. Poi, in qualche modo te ne fai una ragione e te ne scendi piano, raccolto nei tuoi pensieri, cercando di fare tuoi anche quelli di tutti coloro che ti hanno preceduto, per distillarne l'essenza da conservare nella memoria. Camminerai ancora sul bordo del lago, mentre la luce intensa va a poco a poco spegnendosi, allungando le ombre dei cigni che si scuotono le penne riguadagnando la riva. La cupa rocca del castello incombe ormai alle spalle. I pensieri si affollano nella mente, potrà placarli una sottilissima e croccante wienersnitzel dai contorni dorati o meglio ancora un gran finale con una robusta fetta di krimsnita, due sottili lastre di pasta sfoglia separate da una spuma vaporosa e leggera, una crema delicata se pur di saporosa consistenza che ti predisporrà al riposo e ai maggiori cimenti della giornata successiva.

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