Visualizzazione post con etichetta Busan. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Busan. Mostra tutti i post

lunedì 8 gennaio 2024

Corea 37 - Dadaepo beach

Dadaepo beach - Busan . Corea del sud - ottobre 2023


Taejongdae - Parco del piccolo principe
Abbiamo lasciato ai ragazzini il parchetto dei dinosauri e tutti gli altri divertimenti della domenica del promontorio di Sangdo Yonggung, di certo sarebbe valsa la pena un giro a piedi nei vari sentieri della foresta che si stendono a picco sul mare, ma di strada ne abbiamo già fatta tanta, quindi riprendiamoci il nostro vagoncino volante a fondo di vetro, visto che è costato un botto, godiamoci il volo sospesi nel cielo a sessanta metri di altezza sull'acqua della baia e torniamo alla base di partenza prima che la folla di ritorno formi una coda troppo lunga. La spiaggia di Songdo è più piccolina di quelle già viste e forse anche un pochino più dimessa di quelle della movida rutilante, direi che è quella che si scorge anche dall'alto di Gamcheon, il villaggio dei murales e degli artisti e la sensazione è che sia un posto più amato dai locali, dai vecchi abitanti della Busan di un tempo. Anche la cerchia dei grattacieli circostanti mostra edifici più semplici, meno arditi e pretenziosi nelle forme, squadrate e lineari dei tempi in cui gli architetti non avevano ancora scatenato le loro fantasie più prorompenti, insomma il quartiere appare come appartenente agli anni '80 o immediatamente precendenti, senza voglia di grande protagonismo, direi di tranquilla modernità. 

Microangurie da succo

Forse un poco più recenti sono le passerelle, i ponticellli che arditamente si lanciano nella baia a scopo puramente decorativo, per far passeggiare famigliole coi bimbi e coppiette in cerca di svago domenicale in un ambiente dall'intonazione ancora molto orientale. Ogni snodo è pesantemente decorato da grandi statue a misura umana almeno doppia, di personaggi di fiabe, in una curiosa mescolanza di oriente od occidente declinato però all'orientale che parte dalla sirenetta e prosegue con marinai, tartarughe e uova di leggende lontane, che si inseguono su lunghi ponti dalle forme sinuose di draghi dalle fauci spalancate dalle quali emergere con gridolini di meraviglia, ma solo se siete fanciulle in fiore. Però alla fine si tratta sempre di percorsi piacevoli per misurare il contrasto tra il senso onirico della favola e la concretezza dei palazzi che fanno corona e ti riportano alla realtà. Ci guardiamo attorno ancora un po'. Sulla passeggiata qui troppo stretta per essere coronata da un altro parco alberato, la solita allettante fila di ristoranti di pesce, che sembra una costante obbligatoria delle spiagge cittadine di Busan e le foto sono davvero allettanti, ma sono solamente le 16:30 ed è decisamente troppo presto per la cena. 

Il cable car

Suvvia andiamo oltre, tanto di questa offerta troveremo dappertutto le copie succedanee e magari anche migliori, man mano che ci allontaniamo dal centro città. Così decidiamo di dare l'ultimo saluto a Busan andando a goderci il tramonto a Dadaepo beach, l'immensa spiaggia che si stende nel punto più a sud di Busan, all'estremità della foce del fiume che costeggia tutto l'anfiteatro della città, il Nakdonggang, il più lungo della Corea e che forma una serie di barene sabbiose lungo la frastagliatissima costa, al suo incontro con il mar del Giappone. Il quartiere è ormai decisamente periferico e senza troppi grattacieli moderni e la spiaggia è talmente grande da non poter essere abbracciata con un solo colpo d'occhio. Si estende infatti per chilometri sulla riva sinistra del fiume, formando una sorta di grande parco fluviale/marino, bordato alle spalle da una larghissima zona umida ricoperta di canneti e ruscelli traversati da passerelle e ponticelli che consentono di arrrivare con calma alla grande spianata di sabbia che si perde all'orizzonte. Di fronte, la superficie del mare è punteggiata da moltissime isole di ogni dimensione che emergono dalle acque come macigni scagliati verso il largo da un Polifemo locale con la voglia insopprimibile di allontanare i suoi demoni. 

La sirenetta a Songdo

Il luogo è talmente grande che la gente si perde sulla sua superficie, spargendosi lungo la battigia, dove si formano capannelli di ragazzi che accendono fuochi improvvisati, coppiette in cerca di intimità accoccolate tra le dune o spose languide che individuano zone adatte per un servizio fotografico degno di questo nome, accompagnate da schiere di fotografi con attrezzature complesse, fari e cavalletti, pronti a prepare il set nel luogo prescelto in attesa dell'arrivo della luce adatta. Loro provano pose sdilinquite con occhi socchiusi e sorrisi suadenti, mentre gli sposi a lato, se le mangiano con gli occhi e cominciano a capire il loro destino futuro di appendici poco utili e consoni solo al dispiegamento della bellezza femminile. Che ci possiamo fare, è il nostro destino da sempre. Con il calar della sera il cielo comincia ad insanguinarsi, mentre il sole si adagia dietro strisce di nuvole basse che ne aumentano la spettacolarità. Mi accoccolo sopra una duna per godetrmi al massimo lo spettacolo. I fotografi sembrano impazziti e corrono qua e là in cerca del punto che riesca a proporre qualche cosa in primo piano per arricchire l'immagine. Un gruppo di ragazzi lontano quasi vicino all'acqua agita faci luminose che fiammeggiano nel buio, intorno ad una sposa con un ricchissimo abito bianco che pare come una meringa in attesa di essere flambata. 

La zona umida di Dadaepo

Un tizio con una bella Canon in mano, in cerca di immagini particolari, mi chiede se può scattarci qualche foto. Non capisco quale effetto esotico cerchi, lo straniero invasore della spiaggia nazionale o la raffigurazione plastica del dramma dell'invecchiamento, chissà. Lui scatta, scatta e poi vuole la mail per mandarmi il risultato del suo lavoro. Io mi sottopongo con piacere, finendo con la conseguente serie di inchini, ma al momento dopo tre mesi non ho ancora ricevuto nulla. O il risultato è stato così deludente da non corrispondere per nulla alle intenzioni dlel'artista oppure tutto il mondo è paese. Comunque ormai è sceso il buio più completo ed è difficile ritrovare la strada per ruscire a riattraversare il canneto senza cadere nell'acqua. Tuttavia qualche luce c'è qua e là a segnare la via e mentre le ultime propaggini viola scuro coronano le isole lontane, riusciamo a raggiungere la strada che costeggia la spiaggia. Bene finalmente è arrivata l'ora della cena e di sicuro siamo nel posto giusto. Percorriamo il lungomare per un bel tratto e con orrore si scopre che questo è l'unico punto sulle spiagge di Busan dove non c'è un solo ristorante di pesce. Si vede che qui tutti vengono, si fanno le foto e poi vanno a mangiare in un'altra zona. Mi parte uno sbocco di rabbia, mi ero già pregustato un plateau di molluschi imperiale e invece niente. Non cedo. Non è vero che l'uomo non vuole chiedere mai. Giro qua e là alla disperata, rivolgendomi ai passanti di ogni ordine e grado, giovani, vecchi e medi, ma tutti mi guardano con occhi persi nel vuoto, allargando le braccia senza spiegare se non capiscono neppure quello che chiedo o se non sanno indicarmi se esista o no una possibilità di trovare soluzione al mio infame desiderio. 

Tramonto a Dadaepo

Alla fine una gentile signora, dopo aver pensato un po' mi accompagna fino all'angolo di una via, dove brilla l'insegna di un ristorantino. Le foto raffigurano bestie marine, ma orrore si tratta di un sushi qualunque, che scartiamo con deferenza. Alla fine anche lei allarga le braccia e se ne va. Finiamo in un recupero della disperazione, il solito rito grill con tanto di cappe di rame sopra i tavoli che offre costine da rosolare alla brace della griglia rovente a centro tavola. Devo dire che in effetti è stata il barbecue migliore del viaggio, ricco oltretutto di una serie di verdure, patate, ignami, zucca e molto altro, davvero soddisfacente. Io tra l'altro riesco anche a cadere all'indietro dal malandato sgabello, tra l'ilarità generale degli altri commensali, cosa che farà pure tanto impedito, ma suscita sempre molta simpatia. Il proprietario ci prende allora sotto l'ala e viene personalmente a girarci le costine per grigliarle al meglio. Riusciamo ad impedirgli di pucciarle nelle mefitiche salse e comunque spazzoliamo via tutto. Che goduria, non abbiamo avuto il pesce che sognavamo, ma ce ne andiamo comunque satolli e non depredati dal portafoglio, avendogli lasciato solamente 33.000 W in due. La lunga strada verso il centro, ci riconduce nel nostro lettuccio per l'ultima notte da trascorrere in questa deliziosa Busan, ma non prima di esserci nuovamente persi nei meandri dell'uscita della metro di Seomyeon,. Anche stavolta però alla fine uscimmo a riveder le stelle. 

Il ponte sospeso

SURVIVAL KIT

Le favole di Songpo

Dadaepo beach - E' l'ultima delle spiagge cittadine, posta all'estremo sud ovest della citta, alla foce del fiume. E' anche la più grande e selvaggia, certamente la meno attrezzata, ma non per questo meno frequentata. Interessante la zona umida che la circonda. Si raggiunge con molta facilità essendo il capolinea della linea 1 arancio (appunto Dadaepo Beach) a cui si arriva in quasi un'ora da Seomyeon, con 24 fermate (15 se siete già a Jagalchi, che è quasi a metà strada). Non perdetevi questo luogo soprattutto alla sera perché è molto caratteristico e l'atmosfera è assolutamente magica. Sulla passeggiata pochi servizi e quasi nessun locale dove passare la serata. A questo punto conviene, con la stessa linea, ritornare verso il centro o le spiagge più di movida. 


Songdo

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Il porto
Luna a Dadaepo










domenica 7 gennaio 2024

Corea 36 - Da Taejongdae a Songdo beach

Songdo park - Busan - Corea del sud - ottobre 2023

La costa

Oggi vogliamo dedicare l'intera giornata alla zona a sud della città, tra parchi e spiagge, godendoceli in tranquillità come meritano, perché questa bellissima città ti trasmette soprattutto questa sensazione. Pur essendo una metropoli moderna e in un certo senso caotica, il mood generico che avverti per le strade è quello di un vivere piacevole e non troppo pressante, soprattutto se, come noi, sei un turista per di più pensionato. Dunque godere del clima gradevole e passeggiare al sole fermandosi di tanto in tanto a guardare la vita che ti circonda. Direte voi, ma è roba da umarèl davanti ai cantieri, mah, sarà anche così, ma come si sta bene senza nessuno che ti insegue, ti chiama al telefono alle tre di notte, che c'è una perdita o che ti vuole fissare appuntamenti per la fibra o che il diavolo lo porti via e sto parlando invece della dura realtà, che anche qui ci perseguita. Va bene, bando alla chiacchiera e accidenti al fatto che le briochine alla mandorla sono già finite o non sono ancora arrivate, ma a che ora le portano? qui allora il servizio è carente, bisogna fare un appunto! Vada per le sfogliatelle e poi via sulla 1 che ormai è un po' casa nostra, con il suo lunghissimo mall nel quale ogni volta ci perdiamo. A Nampo prendiamo un taxi che ci porta fino alla punta della grande isola collegata alla costa di fronte al porto da uno dei tantissimi ponti che traversano le acque della città. 

Mar del Giappone

Un grande parco occupa tutta la parte estrema dell'alto promontorio rocccioso, una vera e propria montagna lasciata alla foresta. Come di consueto in Corea tutte le parti alte del territorio vengono regalate al libero sfogo della natura, le case occupano solamente i fondovalle, il resto, anche in città, polmoni verdi per il piacere ed i momenti di relax della gente, che ama sedersi a guardare il mare e la natura. Poi, per carità, qualunque comodità è ammessa e allora ecco il trenino che percorre tutta la strada che sinuosa risale la montagna. L'osservatorio è una balconata a strapiombo sulla roccia viva alla quale gli alberi si abbarbicano per non precipitare in mare, che si stende davanti all'infinito. L'odiato Giappone che gli dà il nome, è lontano e le coste non si vedono mai. Certo che gliene hanno fatte tante ai Coreani, con costanti e dolorosissime invasioni. Checché se ne dica e adesso si professino alleati, questo peccato originale rimane ben fisso anche se non detto, nella memoria della gente, anche se tuttavia il sorriso rivolto ai turisti, abbondantissimi, del sol levante, è sempre lo stesso, ma chissà, le statue mute di bronzo  delle ragazze "di conforto", sedute su una sedia con gli occhi nel vuoto sono presenti in tutte le città e la gente gira loro intorno con orgogliosa deferenza e non più con la vergogna che un tempo accompagnava l'argomento, fino a nasconderlo. 

Il faro

Lo stop successivo è al faro che si leva su un altro spuntone estremo della costa. Qui molti riferimenti storici con statue commemorative di tanti uomini di mare meritevoli della storia coreana e tanti, tanti gradini da salire e scendere, tanto per cambiare, ma le viste rasserenano e cancellano almeno teoricamente la fatica. Infine una ulteriore stradina nel bosco conduce ad un piccolo tempio isolato, dove pochi salgono. La sala di preghiera è aperta, ma nessun monaco sta pregando a quest'ora. Le statue dorate hanno lo sguardo immobile che ti sorpassa senza vederti, veramente perdute nella loro immobilità illuminata. Per loro nessun affanno, nessuna angoscia per il domani venturo, così come nessuna soddisfazione o rimpianto per quanto avvenuto nel passato. L'aporia delle scuole di pensiero greche? Forse anche questo è un punto comune della speculazione filosofica dell'umanità, una illusione consolatoria a cui tendere, sostituita in altre religioni con la promessa di una ultravita di serene delizie declinate in modi diversi, ma sempre premio al fare i bravi, tecnica corretta per il controllo di una società altrimenti sempre troppo inquieta ed anche sistema utile a manovrare gli istinti più bassi sublimandoli al servizio del potere, se sei dalla mia parte puoi, anzi devi farlo, deus vult. 

La spiaggetta

Così è sempre andato il mondo, facciamocene una ragione e intanto scendiamo a valle verso l'ingresso. Più in basso appena fuori si arriva seguendo il sentiero ad una spiaggetta sassosa che si insinua tra le rocce di una baia quasi segreta. Di qui il sentiero dovrebbe proseguire per passerelle per tutta la costa dell'isola fino a raggiungere in qualche chilometro il ponte che la congiunge al porto. Ma da informazione desunte dalle buttadento dei ristorantini sulla strada, il camminamento è crollato e per ora la strada è chiusa. Accidenti, tra l'altro non è neanche un'ora buona per mangiare, eppure i piatti che in foto, sono rappresentati nei vari locali, sono davvero invitanti. Pazienza, tanto qui siamo sul mare e per cena chissà quanti altri ne troveremo! Mi faccio un bel frappé alla fragola e poi cerchiamo un taxi perché la strada è lunga e qui siamo un po' defilati e non passa nessuno. Poi ne becco uno che sta riposando cercando di sorbirsi un beverone di caffé freddo e, pur un po' riottoso, ci carica pur di non rinunciare alla corsa. Nell'agitazione si versa anche addosso il caffé e arriviamo a Songdo che il ghiaccio è già tutto sciolto, ma il tizio non mostra di essere arrabbiato. Decidiamo per il cablecar che porta fino al parco in punta alla penisoletta. 

Ci capita la cabina col fondo di vetro (che ha un prezzo maggiorato, ma noblesse oblige) e saliamo in una ventina di minuti, sospesi nel vuoto sopra la baia, fino al gruppo di costruzioni a quasi cento metri di altezza. Qui c'è una gran confusione essendo evidentemente questa una delle mete più gettonate della città. Gente che mangia ai quattro palmenti, altri che partono di corsa per infilarsi nei sentieri della foresta, altri che riposano godendosi il paesaggio. Sulla cima della costruzione che contiene i vari servizi, una zona a tema, tanto per cambiare del Piccolo principe, costellata di statue davanti alle quali bisogna fare la fila per farsi la foto e tanti altri gadget sull'argomento. Subito dopo, un ponte gettato sul vuoto col fondo in vetro che raggiunge un pinnacolo di roccia isolato nello strapiombo per un centinaio di metri. Questa è una delle grandi passioni dell'oriente tutto, la costruzione di queste arditussime passerelle, che al nostro occhio rovinano la naturalità dei luoghi estremi ma regalano queste grandi sensazioni della sospensione a grandi altezze per vincere il senso di vertigine. Capirà, bisogna seguire la folla, diamogli anche 'sti ultimi 1000 W e andiamo fino alla punta estrema, superando la paura del baratro sottostante e poi torniamo alla base che va bene così. 

Songdo cable car

SURVIVAL KIT

Songdo beach

Taejongdae park - Situato sulla punta della grande isola davanti al porto, si raggiunge con la linea 1 fino a Nampo, per poi proseguire comodamente in taxi (4800 W). Il percorso gira per qualche chilometro tutto il promontorio di fronte al mare. Il trenino lo percorre tutto con tre soste, Osservatorio, faro, tempio (3000 W senior, mentre l'ingresso al parco è gratuito). Vicino all'ingresso bei ristorantini di pesce sulla spiaggia. Il percorso che prosegue sulla scogliera verso terra è al momento interrotto.

Songdo cable car - Baia con bella spiaggia successiva a all'isola di Taejongdae. qui c'è la stazione di una cable car che traversa tutto il golfo a 60 metri di altezza e porta fino al parco in cima al promontorio omonimo. Molti biglietti a seconda delle attività. Sul sito indica 2000W per i senior, ma a noi hanno fatto 20.000 forse perché stranieri, in alcuni postti infatti questo sconto non viene applicato ai non coreani. Il percorso è molto panoramico e sul promontorio ci sono diverse attività da svolgere oltre a ristoranti e negozi e passeggiate nel grande parco Amnan, che occupa tutto la parte terminale del promontorio. Alla partenza, ponti sospesi sulle acque con statue giganti che rappresentano personaggi di fiabe. 

Songdo


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Song do
Taejongdae park











Il tempietto









sabato 6 gennaio 2024

Corea 35 - Gwangalli beach

Grattacieli a Gwangalli - Busan - Corea del sud - ottobre 2023


Il ponte

E così è anche arrivato il momento di tornare a Busan. Quattro notti a Jeju, che poi sono tre giorni effettivi, alla fine sembrano pochi, perché dovendoti muovere con i mezzi pubblici, non riesci a vedere tutto quello che si potrebbe esplorare anche in così poco tempo. Inoltre ho capito che un punto di vista davvero interessante per conoscere l'isola è percorrere dei tratti a piedi usufruendo i percorsi di trekking dell'Olle trail e anche per questo ci vuole tempo oltre che gambe ed età diverse, ma insomma prendiamo quello che passa il convento e non lamentiamoci troppo, già è un successo essere arrivati fin qua. Comunque rieccoci con calma all'aeroporto, come si dice zaino rotto eppur dobbiamo andar, meno male che non abbiamo portato dietro anche il valigione che ci aspetta buono buono all'hotel Angel. Fare il check-in da soli ai totem dell'aerostazione, fatto una volta, non è difficile, anzi è anche comodo, perché non devi fare file, non avendo appunto niente da imbarcare. Ecco come ti fregano, ti danno la sensazione di farti ancora un piacere e intanto risparmiano personale. E' la strategia astuta del passare all'automazione completa, tu fai il lavoro al posto loro e devi essere anche contento. Ormai qui in Corea, ad esempio hanno eliminato anche la figura del cameriere in tutti i locali che non siano ristoranti di una certa levatura e costo. 

Scarpe

In ogni bar o fast food, ormai fai l'ordinazione al bancone, spesso e volentieri anche quella automaticamente, magari al tavolo dopo aver puntato il codice Qr. dove paghi anche, sempre con lo smartphone, ti danno un cicalino e quando suona, te ne vai lemme lemme a ritirare il tuo ordine e te lo mangi, poi sparecchi, metti tutto nel vassoio, tanto anche le tovaglie sono state abolite e vai a posare nell'area apposita facendo attenzione a diversificare gli scarti, plastica, carta, ecc.. Nessuno reclama che non trova personale che pretende stipendi, straordinari e altre obsolete belinate del genere. Tanto sei tu che lavori. Comunque mentre aspetto al mio gate, mi do un'occhiata intorno, rispondo ad una gentile intervistatrice che dà la caccia agli stranieri per sentire come si sono trovati a Jeju e su che mezzi hanno usato per spostarsi, dietro conpenso di belle agende come gadget e poi posso passare il tempo osservando come va in giro il coreano medio. Intanto chiariamo subito che l'80% della gente calza solo sneackers delle varie marche di certo molte taroccate, ma questo credo ormai avvenga in quasi tutti i paesi occidentalizzati del mondo. Un bel 10% però usa specificamente le Crocs, che può essere, siano di invenzione cinese o giù di qui, ma si sono diffuse un po' a macchia d'olio, essendo per un certo periodo un po' una moda, da noi un po' passata direi. 

Scarpe

Qui invece è ancora un vero e proprio trionfo, con una serie di modelli mai visti e che difficilmente passeranno da noi. Enormi, con suole a carro armato, istoriate con tutta una serie di babacetti, dei quali qui vanno matti, con forme più complesse ed inusuali che credo le rendano anche pesanti e poco comode. Tuttavia ci sono negozi specializzate che ne espondono a centinaia, di ogni forma e ideazione comprese quelle con occhi a rana che ti guardano dal basso. Il resto sono ciabatte o scarpacce informi. Le poche signore che indossano quelle che noi chiameremmo scarpe normali, magari col tacco, le portano di almeno un paio di numeri più grandi e le noti subito perché mentre camminano sembra che scappino loro dai piedi continuamente. La scarpa all'occidentale è un po' un attrezzo nuovo per tutto l'oriente e quindi è probabile che il loro uso, stimolato dall'emulazione e dalla moda, non sia ancora pienamente entrato nella mentalità, sebbene sia evidente che venga giudicato sinonimo di eleganza. Va beh, imbarchiamoci dai e guardiamo dall'alto con diletto la serie di isole che bordeggiano la costa coreana come perline di una collana che spicca nel blu del mare che la lambisce. Intanto in un attimo eccoci nella nostra ormai conosciuta Busan, che ci aspetta in una giornata soleggiata. 



I gradini nella metro
Arriviamo facilmente all'albergo ripercorrendo al contrario l'ormai conosciuto cammino della metro e ritiriamo la valigia dalla nostra pigolante amica che ci attende sorridendo. In effetti senza valigia si viaggia bene, ma anche lo zaino, maledizione pesa e soprattutto da queste parti dove hanno deciso che le scale mobili, nella metro sono per lo più dei gadget inutili. Anzi dannosi, perché per convincerti ancora di più che questa assenza è intenzionalmente ideata per il tuo benessere e la tua salute, sull'alzata dei gradini delle infinite scale che ti riportano a rivedere la luce del sole, c'è indicata la quantità di calorie spese nel salire ogni gradno ed a fianco i secondi di vita guadagnata con questo salutare esercizio per fare il quale molti buttano fior di soldoni in palestra. E' evidentemente l'importanza di vedere il bicchiere mezzo pieno, così invece di mandare maledizioni all'amministrazione, mentalmente li ringrazi ancora. Questo è un imput gratuito ai politici che mi leggono. Comunque sia dopo una merendina leggera al solito Tous les jours (lo so che lo smootie di mango ghiacciato fa male al pancino, ma che ci possiamo fare se sono goloso, tanto qui di toilettes pubbliche ce ne sono ogni dieci metri) ci spingiamo fino a Gwangalli beach per passare la serata in gloria. 

Il mare

Nel cercare la fermata della metro, un tizio cerca disperatamente di aiutarci, visto che stiamo consultando l'app, ma riesce solamente a confonderci. Finalmente riusciamo a liberarcene e in pochi minuti siamo arrivati. Questa è forse la più bella spiaggia della città, di certo la più popolata e famosa, visto che è praticamente in pieno centro. Tutta la passeggiata è una sfilata di locali, bar, ristoranti, clubs e bellissimi negozi. Poi c'è la solita cintura verde a protezione della spiaggia vera e propria, amplissma e dedicata ad ogni genere di sport acquatico ed infine tutta la baia di fronte è attraversata dal grande e modernissimo Gwangan bridge, anch'esso una attrazione vera e propria. Qualcuno stimolato dalla bella giornata fa anche il bagno. Questo è anche un punto focale della città dove si svolgono gli eventi più importanti, come il famoso festival del Fuochi d'artificio, che come noto, in oriente hanno un grande appeal, visto che li hanno creati da queste parti. E' curioso che la polvere pirica sia stata inventata millenni fa in Cina e non sia mai stata usata a fini bellici, ma solo per la bellezza dei colori provocati dalle luminarie e dai botti. Glielo abbiamo dovuto spiegare noi che ci si poteva ammazzare meglio la gente e con maggiore efficacia.

Gwangalli beach

Per carità, non è che da queste parti avessero tutte 'ste propensioni ad essere dei teneroni antiviolenti, anzi, in quanto a crudeli iniziative a cui sottoporre il nemico, non li batteva nessuno, ma a questo non ci avevano pensato, che dire, la testa degli umani ha funzionamenti strani, direbbero gli alieni in visita. Un sacco di gente passeggia coi cagnolini in braccio. I pochissimi che li mettono a terra, li bardano con apposite scarpine al fine di non sporcare le loro delicate zampette, ma le bestiole, espletate le loro funzionalità fisiologiche e debitamente mondati con apposite salviette, vengono immediatamente ripresi in braccio e messi negli appositi marsupi o portenfant, affinchè non si stanchino troppo. Poi si pensa a raccogliere i resti. Ci facciamo tutta la passeggiata fino al piccolo mercato del pesce che ovviamente offre molto street food, ma molti stalli sono già chiusi, qui evidentemente è affollato durante il giorno. Intanto cala la notte e la vista dalle panchine del Gwangan beach park che chiude la spiaggia proprio davanti al mercato, è spettacolare. Il ponte che taglia la baia è completamente illuminato, pare un albero di Natale, poi poco dopo le sette, quando ormai la notte è buia, alcuni battelli cominciano ad incrociare le acque sparando salve di fuochi artificiali ogni cinque minuti. 

Pasta e pizza

La falce di luna nel cielo corona e abbellisce lo spettacolo. Le aiuole del parco sono gravide di fiori bellissimi. Le minuscole corolle dei crisantemi, ovviamente coreani, di ogni colore e sfumatura, formano un intricato disegno, un tappeto di bellezza senza pari. Molte sono le coppiette che si stringono sulle panchine dichiarandosi, ça va sens dire, eterno amore e ci mancherebbe. Per calmere i morsi della fame e anche per buttare giù qualcosa che non ci trapani il cavo orale, scegliamo un locale pasta e pizza, più per curiosità che per altro. E' di proprietà coreana però, di un tizio che è stato a lungo in America e qui ha conosciuta (ahiaiai!) la cucina italiana, infatti il menu è infarcito di fettuccini Alfredo e pizza all'ananas e tipo Chicago, cioè alte quattro dita oltre a quelle "normali", per dire mozzarella o "pepperoni". Giustamente il gusto non corrisponde al sentire italiano e la pasta non è di buona qualità e ci mancherebbe, comunque con le birre son sempre solo 33.000W di fronte al mare, quindi cosa vuoi lamentarti. Così ci permettiamo un taxi fino a casa e stramazziamo nel letto in attesa del domani venturo.

La spiaggia

SURVIVAL KIT

Fuochi artificiali

Gwangalli beach - Bella spiaggia nella baia centrale. Si arriva da Seomyeon, prendendo la 2 verde fino a Jeonpo (direzione Jangsan) per 8 fermate a Geumyeonsan o a quella dopo (Gwangan) che vi porterà all'altro estremo della spiaggia stessa. (in taxi comunque sono solo 10.000 W). E' una mezzaluna perfetta lunga quasi un chilometro e mezzo, larga fino ad oltre 100 metri di sabbia dorata finissima. Alle spalle una sfilata di moderni grattacieli. Posto di movida serale molto modaiolo, pieno di gente che passeggia. Potrete cenare in uno dei tantissimi locali, oppure al piccolo mercato del pesce che c'è all'estremo nord delle spiaggia di fronte al bellissimo Gwangan beach park, zona ideale per godersi i vari fuochi d'artificio che vengono comunque sparati ogni sera sotto il ponte. E' anche sede principale dei vari festival che si svolgono a Busan e doveva essere uno dei fulcri dove svolgere l'Expo 2030, ma di certo dopo aver perso la corsa con Ryad, si troverà il modo di riparare. D'estate potete fare ovviamente il bagno e passarci l'intera giornata, oppure andare i dintorni, passeggiando sui promontori della costa più a sud. 

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Gwangan beach park
Smootie al mango










Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!