domenica 14 marzo 2021

Luoghi del cuore 110: La signora delle monete


Rosalba Riccioli: La signora delle monete


 Avevamo girovagato a lungo per quel lembo della Sicilia, nel suo estremo sud che racchiude così tanti luoghi mirabili da rendere difficile goderseli tutti in una sola visita. Come ultima tappa avevamo voluto concludere con Siracusa, di certo una delle più belle città d'Italia. Non c'era che da scegliere, una serata al teatro, i suoi capolavori assoluti, le piazze i palazzi e anche solo il passeggiare tra le viuzze dell'Ortigia fino alla fonte di Aretusa ed al mare. Ci eravamo tenuti all'ultimo la chicca del museo Orsi con i suoi pezzi straordinari, che ci prese quasi tutta l'ultima mattina che avevamo a disposizione. Quando stavamo per uscire confusi dalla vista di tanti pezzi straordinari, passammo davanti ad una porta indicata come il Medagliere con l'intenzione di trascurarlo, valutandolo forse come cosa da specialisti. Sulla porta però, benché fosse ormai quasi ora di chiusura, una figura gentile ci richiamò indietro, suggerendoci di non perdere l'occasione di vedere una delle collezioni più mirabili dell'intero museo ed unica nel suo genere; anche se l'orario era scaduto, lei stessa ci avrebbe accompagnato tra le teche, raccontandoci quanto di importante era in esse racchiuso. Così seguimmo Rosalba, che come abbiamo poi appreso è ormai conosciuta da tutti come la Signora delle monete, e attraverso il filo del suo discorso abbiamo vissuto una straordinaria esperienza attraverso la storia raccontata dalle monete più belle, più rare dell'intero Mediterraneo, quando la Sicilia era il centro del mondo. 

Il demareteion

Pezzi unici ritenuti tra i più preziosi nel loro genere come il Demareteion di Siracusa e poi tante altre monete d'oro e d'argento dalla conservazione perfetta e ancora gioielli d'oro e di pietre preziose che mostrano il gusto degli antichi, la perfezione della lavorazione, la bellezza e l'eleganza dello stile di quelle epoche lontane, alcuni iconici rappresentanti di un lontano passato, altri di sconvolgente modernità. Siate certi che questo percorso vi appassionerà come ha lasciato me stupito e meravigliato. Come ho raccontato nel libro, tuttavia non si può nascondere che il piacere che si porta a casa da questa visita si deve soprattutto alla passione con cui la signora Rosalba Riccioli ti accoglie e ti guida. Tu viandante annoiato passi e lei sta lì ad accoglierti, non ti lascia andar via, si raccomanda che anche tutti gli altri del gruppo vengano a vedere tanta meraviglia e poi con una competenza da vera appassionata, ti illustra, ti racconta, ti fa apprezzare la raffinatezza di queste opere di artisti straordinari, da osservare con la lente che ti mette a disposizione, tanto sono minuti i lavori di incisione, di bulino, di conio. Ecco i tesoretti, ritrovati in pentole nascoste durante la fuga o prima di qualche incursione di assalitori, rimasti lì sotto terra, mucchio di ori usciti dall'orcio spaccato, testimoni muti di quanto alla fine non si può portare con sé nell'altra vita. Ecco orecchini perfetti e minuscoli, che mani di un orafo artista hanno sbalzato con perizia per i lobi teneri di qualche bellissima, ormai polvere anch’essa. Facemmo notare che era già passata l’ora di chiusura e non si voleva approfittare. “Siete venuti da lontano, non potete perdervi queste cose e mi raccomando parlatene quando tornerete” e avanti per un’altra mezz’ora. Questa è la Sicilia che ho incontrato: passione, voglia di fare, dedizione e tanta tanta competenza, altro che menefreghismo e lavoro da statali, diciamolo ogni tanto. Grazie Rosalba.

Siracusa - maggio 2014




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venerdì 12 marzo 2021

Haiku virale

foto L. Palmucci

 

bianco soffione -

anche tu sei rimasto 

in zona rossa



giovedì 11 marzo 2021

Luoghi del cuore 109: La piazzetta di Marzamemi

Marzamemi - Sicilia - maggio 2014

 
E' una delle regioni che ho visto di meno, in effetti ci sono stato solamente tre volte. Tuttavia non posso che confermare l'opinione di molti su questa terra: la Sicilia ti offre luoghi che ti rimangono poi nella testa come certi gingle che ti perseguitano poi per tutto il giorno quando li accenni anche una sola volta, la mattina mentre ti fai la barba. Qui è la stessa cosa. Quante volte di fronte ad uno sguardo accennato dalla mia finestra che si perde nella nebbia caliginosa e scura dell'inverno incipiente, non mi è venuta alla mente una immagine di colonne dorate di fronte al mare o il biancore abbacinante della scala dei turchi o la pietra ramata di Noto al tramonto. Oppure quella istantanea stupefacente che ci si parò dinnanzi, la sera, quando ormai il sole era calato dolcemente oltre l'orizzonte azzurro di quel Mediterraneo carico di storia e di storie e arrivammo sulla piazzetta spaziosa e circondata di antiche case basse di pietra di Marzamemi. Silenziosa e quasi deserta, aumentava se possibile, il rumore dei nostri passi sul selciato lucido di pietra. un quadrato perfetto illuminato da luci fioche da letteratura fantasy. 

Allineate lungo i bordi, le seggiole bianche ed i tavoli blu di ristorantini e dei locali ancora deserti, le pareti coperte di gerani rossi e rosa, come pennellate spargole di un pittore vedutista. Che colpo d'occhio spettacolare, i muri dai toni dorati, la chiesetta chiusa all'angolo, uno spazio magico che avverti immediatamente come predisposto apposta per te, il senso antico di quella tonnara ormai in disuso, testimone viva di un tempo finito, di barche che con fatica un tempo riguadagnavano il porto, un'atmosfera dia Malavoglia, tramutata sì, in oleografica certezza turistica, ma pure così perfetta e bella in ogni suo particolare da lasciarti attonito ed incantato al tempo stesso. Godibile al punto da non farti riuscire a decidere di andare, di attraversarla, di passare oltre di scivolare al di là dei vicoletti laterali per arrivare fino al bordo del molo con le sue vecchie barche colorate, guidato dal profumo dolce di gamberi e cozze. Poco più in là di questa piazzetta magnifica mangiai la zuppa di pesce più buona in assoluto di tutta la mia vita. Sarà anche questo che ha aiutato a farmela rimanere in testa come un chiodo fisso. La grande bellezza è fondamentale, ma i moscardini tenerissimi aiutano.

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mercoledì 10 marzo 2021

Haiku bianco verde

 


tra gli alti pini

sale la strada bianca -

lontano è il monte

martedì 9 marzo 2021

Luoghi del cuore 108: Domenica a Bac Ha

Bac Ha - Vietnam - febbraio 2014


Il momento topico per chi arriva da queste parti è la domenica, il giorno del mercato settimanale di Bac Ha. Per questo, gli alberghi di Sapa sono sempre pieni il sabato sera e occorre prenotare molto tempo prima. Quindi aspettatevi di trovare un sacco di gente da quelle parti quando scenderete sulla piazza della cittadina incassata in basso alla confluenza di diverse valli. Prima arriverete quindi, meglio sarà. Questo è il più grande mercato del nord Vietnam e qui potrete trovare un grandissimo numero di persone di diverse minoranze che vivono nelle decine di villaggi di tutte le valli vicine. H'mong rossi dalle corte gonne colorate a ruota, giubbini dai ricami a zig zag, Dzao neri coi cupi grembiuli svolazzanti e gli alti cappelli a cilindro, Nung e Pathé dalle vesti sgargianti e fittamente ricamate. E' un'orgia di colori e di forme che non vedrete da nessuna altra parte, quindi non lasciatevi condizionare dalla presenza dei pur molti altri turistacci che, come voi si aggirano tra i banchi, famelici di foto storiche da mostrare poi agli amici annoiati tornando a casa, tendendo agguati ai gruppi di donne che calano dalle vie laterali con le gerle piene, ma godetevi la giornata aggirandovi per l'enorme spazio pieno di banchetti e di gente che compra, che osserva e che vende, nella più classica accezione del luogo deputato agli scambi, il mercato. Una delle zone più interessanti è come sempre quella dei prodotti della terra. Qui è tutto un cumulo di enormi zucche, cespi di insalate di ogni tipo, cavoli e carote, sacchi di cipolle rosse, erbe di ogni tipo, montagne di canne da zucchero pronte per essere tagliate in minuscoli pezzi. 

Contratto concluso
Sopra una di queste, un ragazzino a guardia del forte squadra con aria truce chi si avvicina e aspetta la madre che arriva dopo un po' con un sacco di pannocchie di granoturco e bambinello di ordinanza sulla schiena. Una vasta porzione è dedicata agli strumenti agricoli. Non solo zappe, vanghe, picconi, ma anche lame di aratro da applicare ai versoi in legno modellati a mano,  vagli per separare la pula dal riso. Un gruppetto di donne H'mong stanno attorno ad un venditore di sgranatoi per pannocchie e guardano con interesse il funzionamento della macchina cercando di impararne i segreti. Una scalinata porta sulla sommità della collina, al mercato dei bufali. Gli animali stanno isolati l'uno dall'altro o a coppie, mentre il proprietario li lustra con cura per renderli più belli ed appetibili ad una piccola folla di compratori. I migliori arrivano a costare anche 1000 dollari, una piccola fortuna. In un angolo, una trattativa sembra andata a buon fine, i due uomini sono accoccolati per terra, uno conta con cura un grosso mazzo di banconote, l'altro lo segue con gli occhi, alle loro spalle un grosso e pelosissimo bufalo grigio che rumina calmo in un gran cumulo di erba. Una donna con uno straordinario costume se ne sta accoccolata sulla balconata, forse aspetta che il marito abbia finito la trattativa. Sotto di lei il mercato è nel suo pieno svolgimento e una folla multicolore sfila avanti e indietro carica di pacchi, oggetti, borse e masserizie. In una zona un poco più lontana, popolata solo di uomini, si vendono curiosamente cavalli, galli da combattimento e uccellini da canto. 

Controllare prima di acquistare
C'è un gran fermento attorno a due pennuti che, liberati dalle loro ceste, si gettano uno contro l'altro con una aggressività inquietante. Le grida degli astanti li aizzano ancor di più, si beccano l'un l'altro furiosamente sulle ali, al collo, già tutto spelacchiato, sulla testa cercando di centrarsi gli occhi, tra gli incitamenti dei presenti. Poi i proprietari li separano a forza, ma era solo un assalto dimostrativo per mostrare la forza dei propri campioni. I galli ritornano nelle loro ceste e cominciano le trattative furiose per aggiudicarsi il migliore. Invece nell'angolo più lontano dello spazio sterrato, i venditori di uccelli mostrano le loro gabbiette coperte da una spessa stoffa colorata; qualcuno, a richiesta, ma mostrando una certa ritrosia, quasi facendosi pregare, alza la cortina per far vedere la bellezza ed il piumaggio del suo animale. I commenti si sprecano, i soldi passano di mano. Qualcuno parte sul motorino col il suo carico con aria soddisfatta, anche chi se ne va contando banconote, altrettanto contento. E' lo spirito dello scambio; la trattativa si conclude solo quando entrambe le parti pensano di averci guadagnato. Qualcuno si ferma vicino ad un gruppo di cagnolini. Che belli! Uno si ferma li guarda con affetto, poi si china, ne tasta uno, poi un altro, fa uno sguardo di disapprovazione, poi ne trova uno che forse corrisponde alle sue aspettative; sì, questo è bello grassoccio, pronto al punto giusto, lo compra e se lo mette in una borsa legato a testa in giù. Non cercava un cane da guardia.

H'mong rossa
Allora te ne vai verso il punto davvero più interessante di tutto il mercato, è il grande spazio centrale dedicato ai servizi. Sotto una grande tettoia, decine di ristorantini di ogni tipo, pentoloni di ogni dimensione che forniscono cibi e bevande per centinaia di persone. Tutti si fermano qui a mangiare qualche cosa. Grandi padelle piene d'olio dove friggono polpette e frittelle, spiedini di capra su griglie fumanti, polli arrosto magri e gialli e pentole di phò, montagne di riso bollito e noodles da condire. E ancora piattoni di trippa e interiora e un gran numero di cose di cui non riesci a individuare di cosa si tratti. Mangiano tutti di gusto, stretti gli uni agli altri, a gruppi, H'mong, Dzao, chiacchierando e ridendo. Una vetrina multicolore di copricapi, vestiti, gioielli da cui non riesci a staccarti facilmente. Vicino al parcheggio dei motorini, una fila di parrucchieri, cercano clienti, la sedia in plastica pronta davanti a un grande specchio, un ombrellone per riparare dal sole forte, un tappeto spesso di capelli neri a terra, quasi quasi converrebbe approfittare, con un dollaro risolvi la situazione. Quattro ragazze molto giovani, H'mong rosse dai vestiti splendidi e le barocche acconciature sul capo, si pavoneggiano davanti ai banchi delle stoffe. I costumi sono antichi, ma un tocco robusto di rossetto colora e labbra e la più disinibita mostra sotto la larga gonna blu un paio di scarpe rosse con tacco 12. Forse la felicità del modo nuovo di vivere è mangiarsi un gelato.

Il barbiere
I tempi sono maturi per il cambiamento, ma ugualmente è difficile andarsene. Uscendo dalla città puoi fermarti a qualche piccolo villaggio H'mong proprio a lato della strada, girare tra le capanne per vederne la vita di tutti i giorni. Il mais che secca al sole nella corte, Le fibre di canapa da battere, i bufali che rientrano seguiti dai contadini coi piccoli aratri attraverso le spalle. Poi prendi la strada che va verso Lao Cai, scandita per chilometri dal fiume che segna il confine con la Cina. Piantagioni di alberi della gomma, coi tronchi nudi segnati dalla ferita sghemba che ne fa sanguinare il latice prezioso. Alla base di ognuno, la scodellina di cocco che lo raccoglie. E' tutta una teoria di camion che vanno verso il confine. Qui c'è tutta una serie di enormi costruzioni moderne che vogliono dimostrare che sul ponte al di là del fiume, c'è grande opulenza. Una specie di città del bengodi tutta luci e insegne colorate. Molti guardano al di là del ponte e sognano, vorrebbero quantomeno attraversare, andare a vedere com'è. Rimangono poche ore da passare tra il mercato e le vie rumorose di questa città di passaggio, poi lo stanzone della stazione ad aspettare che parta il tuo treno di notte per Hanoi.

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domenica 7 marzo 2021

Luoghi del cuore 107: Alba a N'Goro N'Goro

Ngoro Ngoro crater - Tanzania - febbraio 2013

Non era un alba come le altre. Era un chiarore, poco a poco diffuso nel cielo, consapevole di illuminare una condizione di unicità assoluta. La luce aveva illuminato la cresta occidentale dei monti dapprima, poi era scesa con lentezza fino ad allargarsi nella conca vastissima e ad accendere i colori, il verde pallido dell'erba bassa, quello più scuro dei  boschi, la serpentina azzurra che conduceva allo specchio blu centrale. Come piccole formiche quasi immobili, mandrie di animali si spostavano dove gli alberi erano più fitti. Da quella terrazza naturale potevi abbracciare con lo sguardo tutto il cratere, un mondo a parte, uno spezzone di pianeta appartenente ad ere trapassate, quando l'uomo non era ancora arrivato. Eppure, poco lontano da qui, qualche milione di anni fa i primi ominidi si erano levati in piedi cominciando una lunga marcia che li avrebbe portati lontano. Qui invece tutto pareva essere rimasto immobile nel tempo, un Eden non ancora sporcato dal peccato originale della voglia di andare avanti, di dominare, di progredire. La discesa lungo le balze della montagna dura una mezzoretta, su di uno sterrato reso sconnesso dalle piogge che dilavano le balze ripide di terra rossa, poi sei sul fondo su di un terreno ondulato che segue l'andamento di sedimenti di milioni di anni. All'interno del cratere, che avrà visto nel suo lontano passato, alla sua nascita, l'inferno della furia della terra che non riusciva più a contenere le proprie pulsioni esplodendo con una furia incontenibile, è subentrata una calma immobile e serena, uno stato di perfezione assoluta, di bellezza intangibile. 

Ne percorri sentieri e stradine, col timore di sporcare anche soltanto l'idea con la tua ingombrante presenza, di disturbarne l'equilibrio perfetto con una introduzione improvvida e aliena, la tua curiosità malevola che vuole appropriarsi anche solo guardandolo, di uno status che appartiene ad un altro mondo, iperuranico. Poi, quando sei tra gli animali che brucano, camminano, cercano di raggiungere l'acqua, attenti ad ogni eventuale pericolo, ai predatori a loro volta in cerca di cibo per mantenere questo complicato equilibrio nelle forme a cui si è adattato, sei preso da una frenesia bulimica di vedere sempre di più di girarti intorno come un insaziabile guardone alla ricerca di emozioni sempre più forti. C'è tanto da osservare quaggiù e di certo la sensazione che prevale è che non te ne vorresti più andare via, ma continuare ad aggirarti da un punto all'altro alla ricerca di situazioni, di animali in caccia, di mandrie che si spostano lente, di stormi di ali bianche che cercano di alzarsi dalla superficie liquida. Pochi i suoni, qualche grugnito sordo, lo scalpiccio degli zoccoli, lo sbattere di ali frementi, un richiamo lontano di qualche madre in ansia per i suoi cuccioli. un tonfo sordo tra due maschi che frangono le loro corna per far prevalere il diritto del più forte. Poi quando il sole comincia a scendere risali l'erta e raggiungi di nuovo una balconata per goderti gli ultimi raggi del sole che scompare dietro il margine di roccia e rimangono solo i rumori della notte che già immagini più popolata del giorno, movimenti, passi, frusciar di peli e mantelli, soffi e digrignar di denti. E così rimani ad ascoltare mentre il buio si fa più fitto, cercando di indovinare, di assorbire fino all'ultimo tentando inutilmente, ma almeno per un attimo di fare parte di questo mondo. Raramente ho visto tanta bellezza.


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sabato 6 marzo 2021

Rotto

dal web

 Come se non bastasse, mi si è sgarruppato il computer, per cui sono ormai un'anatra zoppa. Mi devo aggiustare con mezzi di fortuna ma molte cose mi sono inibite. Vedremo. il problema è che la cosa sembra sia piuttosto grave. Nella pratica il mio baraccotto che poi tanto baraccotto non era visto il costo, non si accende più. Portato dal dottore che lo ha esaminato seduta stante con le classiche manovre di rianimazione che si fanno in questi casi, questi, dopo un po' di tergiversamento, ha alzato gli occhi al cielo e ha pronunciato la fatidica frase: "qua è una grana". Cosa che mi ha fatto subito sprofondare negli inferi visto che so bene cosa vuol dire. Intanto per almeno una ventina di giorni lo strumento mi viene sottratto per essere inviato alla clinica ospice dove ci si va dentro di brutto e poi come spesso succede in questi casi, c'è un allargare delle braccia e tutto precipita di conseguenza. Capirà se c'è come minimo da cambiare la scheda madre sono almeno 400 euri, va a finire che non ne vale la pena più il lavoro, più l'IVA, più il trasporto, forse conviene prenderne uno nuovo con qualcosa di più di 1000 eurini e qui la voce si fa più melliflua. Insomma il cigno nero si aggira nel cielo e non aspetta altro che di precipitare su di me allargando le sue ali macabre. Batosta economica, ma non solo, menata susseguente, per reimpostare tutto, ricaricare, fare occhio a che niente vada irrimediabilmente perso, le rubriche, le password preimpostate, mi viene mal di testa solo a pensarci insomma, un disastro. D'altra parte, meglio lui che io direte voi e avete anche ragione, ma nella pratica gli zebedei mi girano come pale eoliche e non sto più a farvela lunga. Comunque se nei prossimi giorni mi sentirete poco, non è soltanto per lo sfrangimento generale, ma anche per i problemi tecnici connessi. Capisco che ve ne facciate tranquillamente una ragione, ma almeno fate finta di dispiacervi. A presto.


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mercoledì 3 marzo 2021

Lo Sputnik è ormai in orbita

dal web

Certo che il mondo è difficile da capire. Naturalmente non mi riferisco alle dichiarazioni dei politici, che dicono ogni sorta di farfanterie, direbbe Montalbano, ci sta, anzi è nella natura delle cose, il politico ha un solo fine, quello di assicurarsi il maggior numero di voti possibili, per cui ogni esternazione è dominata e calibrata sui dati di orientamento del panel dei votanti. Non conta certo l'aver detto il contrario il giorno prima, anzi, dando due versioni diverse, addirittura opposte si può mirare anche ad accalappiare voti da sponde diverse. Dunque ieri puoi dire di essere per l'Italexit e oggi sostenere accanitamente l'euro, ma intanto puoi dire che l'Europa non ne azzecca una e nella stessa frase proclamarti europeista convinto. Oppure mai col tale, mentre ti stai preparando ad andarci a braccetto e santificare chi il giorno prima era un servo delle banche e della finanza. Ci sta. Il politico sa che nel nostro paese si vota tutti gli anni e quindi raccattare il voto è essenziale alla propria esistenza in vita e quindi si comporta di conseguenza. La cosa che mi stupisce invece è che più o meno le stesse cose le senti in bocca alla gente del popppolo, i votanti. Voi direte, ma è proprio per questo che il politico, sentito ogni mattina il polso, apre bocca ed esterna senza vergogna. Non può fare ragionamenti di lungo periodo, pensare al benessere del paese che so io, tra venti anni. A quel tempo lui chissà dove sarà e di cosa si occuperà, l'importante è il voto prossimo e la probabilità di assicurarsi dopo, qualche poltrona in qualche consiglio di amministrazione, meglio qualche presidenza importante. 

La gente non avverte contraddizioni nel ragionamento in generale, presa dall'ira, dall'egoismo e soprattutto dalla propria prepotente arroganza di avere sempre ragione, spara le cose che di volta in volta corrispondono alla propria indignazione e pretende di essere ascoltato ed il contrasto di idee non si avverte minimamente dando luogo ad effetti di pura comicità. Faccio soltanto un esempio a supporto di quanto detto. Prendiamo il popolo no-vax, ma anche quello decisamente maggiore come numero dei minimizzatori e dei dubbiosi, terrorizzati dall'idea di farsi inoculare (anche la parola è scelta in base alla sua capacità di istillare inquietudine) chissà quali porcherie ed in aggiunta anche qualche microchip per buon peso. Tutti naturalmente contrari a tutto quello che riguarda questo tema. Contrari ovviamente a corretti provvedimenti per allontanare quei sanitari che rifiutano la vaccinazione, come non fosse il provvedimento più naturale del mondo. Ma come tu sei contrario a fare su te stesso quello che il tuo datore di lavoro ti chiama a fare e pretendi di poter continuare a stare lì recando eventualmente danno ai tuoi assistiti? Addirittura rifiuti il vaccino e poi se ti ammali, pretendi i benefici dell'infortunio INAIL? Ma in un qualunque paese normale, ti prendono a calci in culo prima ancora che apri bocca, licenziato con disonore. Ancora, il metodo più ovvio e normale che è sempre stato usato (vedi febbre gialla nella maggior parte dei paesi del mondo) è quello del passaporto vaccinale, in base al quale in tutte le zone via via diventate virus free potrai accedere a semplice presentazione. 

Guai, non va bene, non sia mai, in forza di insensate motivazioni di privacy. E naturalmente il politico prende nota e sostiene. Ma andate a farvi friggere. Naturalmente trovi subito un politico che ti difende, per forza, poi lo voti! Ma la più bella è proprio di questi giorni. Moltissimi tra quelli che hanno sempre manifestato dubbi sul tema, affermazioni a mezza bocca, sì, deciderò a suo tempo, vedrò cosa mi dice il medico e così via, adesso saltano fuori con grida e strepiti che per risolvere il problema della carenza dei vaccini (quelli che prima non volevo fare), dopo aver gettato la colpa sul povero Arcuri, che almeno su questa cosa non c'entra proprio nulla, reclamano a gran voce la necessità assoluta di acquistare dagli amici russi quantità illimitate di Sputnik, la panacea Putiniana (che neppure ha fatto su se stesso) è che naturalmente è il migliore del mondo. Qui risale naturalmente a galla l'insofferenza verso l'Europa, annegata nella strozza per obblighi da poco assunti e risalita dalla sentina dell'orgoglio nazionalista, facciamo da soli come fanno i più furbi. Ma testine molli, non volevate farvi inoculare quelli garantiti, insinuando che fossero ricolmi di chissà quali porcherie e invocate lo Sputnik, facendo finta di ignorare che il produttore, non ha voluto presentare all'ente che deve giustamente nel vostro interesse controllare che non racconti balle e non ti dia roba pericolosa, i dati necessari alla validazione. Di Big Pharma, diffidare sempre anche quando i dati sono studiati ed inoppugnabili e di Dulcamara che ti dice, tranquilli che è roba buona, comprate a scatola chiusa? 

Ma siete matti o siete soci? Lo Sputnik io me lo farei ben volentieri, non appena saranno stati i dati e il mio ente di controllo avrà certificato che sono corretti ed esaustivi. D'altra parte in Russia sono stati vaccinati in quattro mesi solo 3 milioni di persone con questo vaccino. Se non ci credono neanche loro... Non voglio neanche accennare poi all'altro fatto, di quanti politici e fiancheggiatori, reclamino a gran voce la necessità di produrre in Italia i vaccini, così non dovremo andarli a cercare in giro e mettono come fondamentale la necessità di eliminare di imperio gli odiosi brevetti "pretesi " da Big Pharma. Ma testine di vitello, le ditte produttrici sono ben liete di cedere (a pagamento) i diritti di brevetto a chi ne faccia richiesta, come del resto hanno già fatto in molti casi e in altro (come Moderna) neppure li pretendono e nessuno sembra almeno far finta di capire che per arrivare alla prima fiala prodotta in Italia e distribuirla, passerebbe almeno un anno. I macchinari necessari, non li vendono al supermercato, bisogna ordinarli, costruirli, istallarli, produrre in maniera corretta e così via, così avremo numeri importanti di vaccini quando ce ne saranno già a disposizione a miliardi e non serviranno più. Però il problema bisognerebbe fermarsi un momento a pensare prima di parlare e questo non è possibile, perché il popppolo si sente autorizzato a farlo perché lo ha detto il politico che lui osanna e il giornalaio che lo sostiene e questi lo dicono perché hanno capito che magari così carpiscono il voto a qualche minus habens in più.


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martedì 2 marzo 2021

Luoghi del cuore 106: La tigre di Bandhavgarh

La caccia - India - febbraio 2019




























Vedere gli animali nel loro ambiente è sempre emozione straordinaria e quando capitano casualità difficili da incontrare te li porti con te per sempre, come quando hai l'opportunità di vedere l'opera di un grande artista. Quel giorno c'erano come pennellate di arancio tra i rami bassi. Frusciar leggero di fronde. La jungla scricchiola all'alba forse un rametto spezzato dal passar di una scimmia in cerca di germogli freschi, forse un giovane chital che ancora non ha imparato che il silenzio, nella jungla, ti può salvare la vita. A Bandhavgarh il bosco sale su colline un poco più impervie; le piste faticano a risalirle contorcendosi dietro grandi massi erratici, lasciando in basso gli stagni verdi, penetrando il muro di tronchi in gallerie che nascondono il giorno. Questo parco è ancor più bello di Khana, più mosso e all'apparenza selvatico, sebbene un po' più piccolo. Sono censite un po' meno tigri, ma in proporzione la loro densità sul territorio è maggiore, quindi aumentano le probabilità di un loro avvistamento. Scivoliamo adagio lungo un percorso scelto a caso o forse no; il nostro ranger si guarda intorno più attento ai rumori, agli odori forse, piuttosto che a quello che vede. Anche i sambar stanno più nascosti dietro gli alberi, o forse è soltanto il fatto che qui la foresta è più densa e le radure più piccole e rare. I chital tengono la testa alta al nostro passaggio per assicurarsi forse che non ci fermiamo ad arrecar disturbo, ma non si muovono, anche se passi loro così vicino da vederne con chiarezza le lunghe ciglia che adornano il loro sguardo umido. Il velluto delle giovani corna chiamerebbe ad una carezza, tanto appare tenero e morbido.

A terra, dietro il grande tronco di un neem, giace un enorme trofeo con almeno tre palchi di ramificazioni, forse corna cadute da poco e non ancora raccolte. La bellezza del bosco è così ammaliante da non farti misurare l'ansia che di solito si ha in queste uscite in cui la bramosia di vedere l'animale clou, non ti lascia il tempo di assaporare lo sgranarsi del tempo. Si comprende come possa essere nata da queste parti la voglia di appartarsi sotto qualche banian gigante a meditare sul senso delle reincarnazioni e sulla pervasività del trascendente nelle forze della natura, quella voglia di umanizzare un mondo che ti circonda troppo grande per consentirti di misurarti con lui. E' una dimensione diversa che comprensibilmente ha dato via a filosofie olistiche che hanno tentato in ogni tempo di spiegare quello che non può e probabilmente non deve essere spiegato, ma solo vissuto e dal quale, al più, bisogna lasciarsi permeare senza particolari spiegazioni logiche. Mentre sto elucubrando le mie considerazioni da filosofo de noantri, la macchina si ferma dietro una curva. Già avevamo notato grandi orme nel terreno soffice al fianco della stradina. La foresta è silenziosissima, solo qualche rumore di rami spezzati sulla destra. In un rettangolo di cielo un'aquila crestata prende il volo da un ramo basso e fila via verso l'orizzonte. Poi silenzio assoluto. D'improvviso, proprio dietro a noi i cespugli bassi si aprono ed una grande tigre esce fuori di colpo, si guarda intorno per un attimo, poi con un balzo attraversa la strada e sparisce di nuovo nel fitto. E' una femmina maestosa, regale, con la coda supera sicuramente i tre metri. Appena il tempo di vederla ed è già sparita. Sorpresa, delusione, non c'è tempo per decidere. La macchina corre veloce in marcia indietro e prende un viottolo laterale, arrivando ad una piccola radura dove si ferma in attesa. 

Intanto arrivano altre macchine, che non puoi illuderti di essere il solo nel bosco, c'è nell'aria una specie di passaparola automatico. Poi ancora rumore di sfascio che arriva dal fitto degli alberi. Intravedi la sagoma enorme di una poi due, no tre elefanti con uomini in groppa che arrivano di gran carriera alla nostra volta. Infine, questa volta, completamente allo scoperto ecco la tigre di prima che esce fuori con calma nella radura guardandosi intorno come per decidere cosa fare. Ma la meraviglia è che stretto tra le fauci ha il corpo ormai senza vita di un piccolo chital di cui intravedi ancora bene il manto pomellato di piccole macchie bianche. Lo ha appena catturato oppure lo aveva nascosto tra le frasche in attesa di riprenderlo. Lo tiene ben saldo per il collo, mentre la testa rovesciata all'indietro non consente neppure la vista delle piccole corna. Poi, decisa la strada, assolutamente incurante delle auto che si sono radunate intorno, incede lentissima attraversando tutto lo spazio aperto, in decisa direzione del torrente che scorre davanti a noi. Trascina con sé la preda, le cui zampine strisciano la polvere lasciando solo due tracce leggere, Appena superata la polvere della pista, senti soltanto un leggerissimo frusciare di foglie secche che si sbriciolano. L'animale incede con una maestosità incurante e rimane a lungo alla vista fino a che non si ritira nel folto dietro i massi del torrente, scomparendo definitivamente. Uno spettacolo che ha davvero pagato l'attesa. I turisti in elefante la seguono e poi scompaiono anch'essi alla vista. Un'emozione così, paga il viaggio, almeno a me. Proseguiamo appagati. Quasi non mi viene più neppur la voglia di puntare l'obiettivo per inquadrare un monumentale gaur, un bovide selvatico dalla groppa mostruosa, che popola tutti i boschi del subcontinente. Lo lasciamo pascolare tranquillo assieme ad un cinghiale che grufola contento vicino ad un mucchio di foglie secche.



Giovane sambar

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!