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sabato 13 gennaio 2024

Corea 41 - Spettacoli vari

Ballerina - Jeonju - Corea del sud - ottobre 2023


Sbandieratori

Intanto nel centro del villaggio è arrivata una folta processione di gente in costume. Per la maggior parte sono vestiti di bianco, con le sembianza di contadini, portano grandi bandiere che fanno roteare nell'aria, così che i draghi dipinti paiono correre nello spazio per raggiungere la meta. Il drago in Oriente non ha la valenza malefica delle nostre leggende, ma è un animale fantastico con una grande positività e il 2024, sarà proprio il suo anno, nella cosmologia zodiacale orientale e per questo è visto come un buon auspicio. I figuranti si prodigano in alcune scenette che fanno sbellicare dalle risa gli spettarori ed i bambini presenti, poi si prodigano in numeri di giocoleria varia, facendo roteare per aria i piatti su lunghe bacchette come da tradizione- Questi sembrano sempre sul punto di cadere, ma vengono ogni volta recuperati, tra i lazzi che fanno impazzire i bambini. Insomma la Proloco o come si chiamerà chi si occupa della comunicazione nel paese, vuole che ci sia sempre qualche cosa che susciti l'attenzione dei tanti turisti presenti in modo che ognuno se ne torni a casa raccontanto di quanto sia bello stare qui un paio di giorni. Quindi trovi continue attività di spettacolo in ogni angolo della cittadina, che poi sarà pure piccolina e completamente percorribile a piedi, ma la città vera, nuova, quella che sorge alle spalle della zona turistica ha raggiunto quasi i 600.000 avitanti, così per dire. 

Kimchi

Noi diamo ancora un'occhiata al museo del kimchi, questa specialità base della cucina coreana, presenza inalienabile ed evidententemente insostituibile di ogni tavola a cui vi avvicinerete quaggiù. Sembra che ogni coreano se ne pappi almeno 100 grammi al giorno, oltre 30 kg all'anno, diciamo che può rappresentare il loro pane quotidiano, l'icona fissa del pasto come la pastasciutta in Italia e quindi è giusto che lo si celebri in qualche modo. La base dell'alimento è il cavolo cinese o cappuccio (cultivar Napa che si trova poco da noi), anche se si possono usare altre verdure come quei rapanelloni grandi bianchi tipici dell'oriente, sembra infatti che ci siano almeno cento ricette diverse registrate. Questa verdura viene quindi messa in salamoia per alcuni mesi in grandi orci di terracotta marrone, dove subisce una sorta di fermentazione, mescolata ad una serie di spezie come il peperoncino in polvere, lo scalogno, l'aglio, lo zenzero e il geogtal, un prodotto ricavato in vari modi, che rimane comunque una conserva di pesce semisolida o brodosa, ricavata da residui di gamberi, molluschi vari e scarti di pesce fermentati, ricordatevi sempre il garum del latini. Assieme alle giare per la conservazione, che un tempo erano di comune proprietà di ogni villaggio, questo prodotto viene citàto negli scritti, già 2000 anni fa, con varie ricette, anche se il peperoncino, che è quello che conferisce la sua tipica piccantezza e quindi la personalità di questo cibo è stato inserito solo nel 1600 e addirittura, questo tipo specifico di cavolo che è l'icona del moderno kimchi, solo nel 1800. 

Damina

Durante la gurerra del Vietnam a cui parteciparono contingenti di soldati Coreani in appoggio alle truppe americano, il presidente richiese esplicitamente a Lindon Johnson di inserire nella razione gornaliera dei loro soldati, il kimchi, considerato "di importanza vitale per il morale del soldato coreano", naturalmente ottenendolo. E' così diventato un prodotto talmente specifico della cultura coreana che alla fine del millennio scorso, ci fu una diatriba internazionale in cui la Corea chiese la protezione dello standard produttivo e del nome contro le imitazioni giapponesi (sempre nemici) insomma una sorta di IGP per garantire il made in Korea. Andò anche nello spazio come compenente della dieta di un astronauta coreano ed ebbe una decina di anni fa lo status di patrimonio immateriale dell'Unesco, come la pizza o la dieta mediterranea. Per contro in Cina è stato rigorosamente proibito perché considerato concorrente di analogo prodotto del Sichuan e di conseguenza non si può importare. Insomma tutto questo per farvi capire l'importanza commerciale ma anche culturale di questo prodotto nella vita del paese. Quindi non stupitevi se in qualche angolo fresco e riparato di ogni paesino che visiterete, scoprirete un gruppo di orci marrone scuro debitamente siggillati dove i nostri cavoli riposano tranquilli, fermentando con la lentezza del più classico slow food, in attesa di maturare al punto giusto e di raggiungere la tavola quotidiana. 

Monumento alle ragazze di conforto

Naturalmente, benché a mio parere completamente immangiabile per i gusti occidentali, viene anche spacciato come una mano santa per la salute, dato che la razione giornaliera contiene oltre la metà delle necessarie vitamine, di fibra e di un'altra marea di cose indispensabili all'alimentazione e alla vita umana, tale da poter essere considerato come un cosiddetto superfood, per i vari nutrizionisti che infestano il nostro panorama alimentare. Ma non sono tutte rose, infatti secondo altri studi, il kimchi potrebbe essere responsabile del rischio di cancro allo stomaco, che è comunque la forma di tumore più diffusa in Corea. La relazione vedetevela un po' voi. Noi intanto continuiamo a girolare in cerca di spettacoli vari, capitando prima nella zona del mercato, piccolino e senza grandi interessi, della porta della città, rimasta un po' isolata essendo ormai scomparse le mura. Qui, nella grande piazza antistante, è di nuovo pieno di gente in costume che si fotografa di fronte a personaggi dei cartoni animati o con la onnipresente statua in bronzo della "ragazza di conforto" seduta su una sedia con gli occhi bassi a perenne ricordo del sentimento antigiapponese. Certamente molti dei turisti in costume sono piuttosto ridicoli; vedi passare gruppi di anziani traballanti, damine graziose che esibiscono ai piedi pesanti anfibi o mentre divorano spiedini di seppie gocciolanti, attente a non macchiare l'ampia gonna di sugo, uomini grassocci travestiti appunto da damina, insomma ce n'è per tutti i gusti. 

Arpa coreana

Su un palco si alternano suonatori di strumenti tardizionali, tra i quali uno spettacolare quintetto di signore in nero che utilizzano solo l'ocarina in vari formati o quantomeno uno strumento similare. Le melodie sono molto accattivanti e gradevoli all'orecchio da ascoltare. In un cortile invece, si sta esibendo una ballerina che recita una sorta di balletto illustrante una storia che è di certo conosciuta e seguitissima dai presenti. La dama, che vista da vicino manifesta ampiamente una età importante, anche se ben occultata da spesse ditate di cerone bianco, rotea sul palco sull'onda di una musica di una orchestra di strumenti a corda antichi e alterna espressioni fortemente connotate di stupore, orrore, felicità o dolore intenso e si scuote e si contorce fino a cadere immota al suolo tra gli applausi frenetici. La sua grande veste bianca con sfumature di rosa sembra una nuvola in un chiaro tramonto sul mare e ondeggia a quelli che paiono come refoli di vento. In effetti è coinvolgente, anche se non conosci la storia, evidentemente è sufficiente la bravura dell'interprete a comunicare gli stati d'animo sui quali è basata la performance. 

Tipi

I suoni esotici della grande cetra orizzontale coreana, pizzicata con perizia da un serissimo orchestrale, di certo aiutano, così come l'ambientazione all'interno di un cortile di un hanok tradizionale, con le sue porte scorrevoli di tralicci in legno ricoperti di carta, che danno sui vari ambienti. Un poco un salto indietro nel tempo, dove tutto combacia e anche i bambini guardano incantati a bocca aperta i movimenti dell'attrice, come partecipando allo sviluppo dell'azione. Pure i cagnolini, rigorosamente bianchi che stanno nei porte-enfant in braccio alle loro padrone, non battono ciglio, conquistati dallo spettacolo. Poi è la volta di una attrice monologhista, ma qui bisognerebbe capire la lingua per partecipare al divertimento. Poco più in là, all'interno di un'altra casa storica, un gruppo di ragazze insegna a costruire meravigliose bambole di carta, altra consuetudine artistica. Insomma, oltre a quello della gente in strada, è un continuo spettacolo fino a quando scende la sera. Torniamo un po' stanchi anche se non abbiamo trottato molto e andiamo a buttare un occhio al vicino ipermercato che sta dietro alla nostra guesthose. 

I pirati

In ogni paese che visito, vado sempre a girare un po' per un supermercato, perché penso che molto dica dello stile di vita degli abitanti. Ci puoi leggere gusti, abitudini, esterofilia o conservatorismo, insomma anche questo mi sembra un modo per tentare di penetrare l'anima di un paese. Questo è davvero immenso, tre piani di prodotti di ogni genere, che non starò a raccontarvi, ma dai quali avrete un buon panorama dei gusti e delle necessità giornaliere degli abitanti di questo paese. I prezzi, comparati al normale costo della vita sono piuttosto alti, in particolare la frutta, che essendo come ho detto un prodotto considerato lusso di occasione, è assolutamente carissima, se pure meravigliosa nella qualità e nella dimensione, dai 5 ai 10 Euro al chilo a seconda dei tipi per capirci, a fronte della possibilità di mangiare in un normale ristorante con 10/12 €, corse in taxi da 3/4 e biglietti del tram a 80 centesimi. Finiamo quindi in un ristorante popolare dove fanno frittatone di ogni tipo, a me tocca formaggio e patate assolutamente edibile, con la birra appunto, 13 Euro a testa. Intorno facce da pirati della Malesia, di quelli che scannano i prigionieri attaccati all'albero di maestra della giunca, spellandoli vivi. Sulla parete, sui maxischermi, passano le immagini della televisione di stato e pensate un po', naturalmente si sta facendo un programma di cucina dove un presentatore zuzzurellone, una sorta di Clerici dagli occhia a fessura sottile, punzecchia vari cuochi che si esibiscono tra le padelle. E intanto è venuta notte.

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venerdì 12 gennaio 2024

Corea 40 - Scene da un matrimonio

La sposa - Jeonju . Corea del sud - ottobre 2023


Una Tea room

Al mattino presto (intendo le 8 passate naturalmente) la nostra guesthouse è ancora completamente addormentata. Anche il gentilissimo gestore non si fa ancora vedere nella grande cucina dagli spazi comuni. Solo quattro signore con foulard colorati, all'apparenza malesi o indonesiane, si sono già date da fare per preparare la colazione, che qui è a carico dei singoli utenti. Non riesco ad attaccare bottone in quanto ci manca una lingua comune e d'altra parte le signore non sembrano entusiaste di iniziare una conversazione anche se le sorprendo più volte a buttare sguardi di sottecchi. La curiosità, oltre ad essere donna, vive sotto tutti i meridiani, si direbbe, ma, dopo un mio bofonchio di Italy, Italy, rimasto comunque disatteso, non andiamo oltre. Invece, padella alla mano comincio la preparazione di uova a gogo e toast, la mia dieta costante nelle ferie extraeuropee, anche perché generalmente rimarrà il pasto più importante della giornata. Anche la macchinettta del caffè svolge egregiamente la sua funzione anche se la opzione cappuccino, non funge affatto. Intanto arriva il tizio sempre sorridente, che si informa su cosa abbiamo visto ieri e se il bibimbap è stato di nostro gradimento. 

Museo del vino

Mentiamo spudoratamente, mentre lui con sguardo soddisfatto controlla con la coda dell'occhio se ho lavato bene la pentola delle uova. Intanto arrivano altri avventori e la sala comincia a prendere vita. Tutti Coreani, apparentemente o comunque orientali. E' arrivato però il momento per ributtarci verso il paese (dei balocchi), dova al mattino sembra esserci molta meno gente in giro. Ci prendiamo la giornata con tutta calma, per passeggiare ed assaporare l'atmosfera del posto. Intanto, diamo un'occhiata ad una serie di piccoli musei vicino al fiume che raccontano un poco l'anima del luogo, attraverso il lavoro di piccoli artigiani/artisti. Il primo è una sorta di museo del vino di riso, una delle specificità coreane, che ne racconta tutta la storia e le modalità tecniche della produzione, principalmente e storicamente familiare. Il tutto comunque è anche una occasione per mostrare la bellezza di linee della ceramica coreana che si esprime soprattutto nella produzione di piccoli e medi contenitori di ceramica del tipo celadon, per il vino stesso. Piccole bottiglie, bicchieri e altri contenitori di grande eleganza e purezza di linee. 

Museo del ventaglio

Da queste parti sono sempre stati maestri di design anche quando questa parola ancora non esisteva e lo vedi nelle line squisite e belle, non saprei usare altra parola, che disegnano i contorni di questi oggetti, anche solo nella loro purezza di colorito unico azzurro/verde, elegantissimo. Il relativo assaggio del prodotto richiama poi ad un piccolo acquisto, tanto qualche souvenir o ragalino dovrai pure portarlo a casa! Poco vicino, il museo del ventaglio che, accanto ad una vastissima serie di ventagli di epoca, risalenti anche all'800 e qualche cosa anche di precedenti, racconta oltre alle modalità costruttive della tradizione, anche tutta la produzione moderna di un artigiano artista locale, esponendo una serie di suoi bellissimi lavori. L'artista è lì e propone i suoi lavori, ma senza insistenza, di certo magnifiche opere d'arte, ma dai prezzi assolutamente congrui alla loro unicità ed intento. Qui emerge tutta l'abilità orientale di creare bellezza con pochi tocchi di pennello e di suscitare emozione raffigurando soprattutto piccole cose, richiami alla natura, ricerca di serenità. Mi viene alla mente subito la semplicità letteraria, estremamente complessa degli Haiku giapponesi, forse la forma più difficile di poesia, così apparentemente semplice e facile da comporre, mentre nella realtà è così difficile e complessa nel distinguersi dal banale. 


Set per la calligrafia

Forse è proprio questa attitudine che dà a questo paese la sensazione di tranquilla accettazione della vita, per carità forse sarà solamente una patina superficiale, ciò che ho sentito, ma questo è quello che traspare e se pensiamo che in questo paese solo in settimana sono arrivate un paio di centinaia di cannonate dal nord e un po' di minacce varie di lancio di missili atomici, visto che il confine è ad una cinquantina di chilometri, non ci sarebbe poi tutta questa ragione di essere allegri e spensierati, eppure se sei qui e non ascolti notizie della stampa internazionale, non ne avresti assolutamente la preoccupazione, né la sensazione di precarietà di un destino che da un momento all'altro può trasformare il tuo paese in una delle tante terre maledette del globo, dove la gente non sa più come fare per esternare il suo insopprimibile carico d'odio. Il cicciolone, vicino incomodo, non ce la fa a stare cheto, se per un po' non esterna maledizioni e guarda verso l'alto per ammirare le scie luminose dei suoi missili, ma non è contento e non è sereno neppure lui. Qui si fa finta di niente e non capisco come sia possibile, dato che si tratta comunque di una democrazia dove le notizie vengono date anche nei telegiornali. 

Poesie

Forse la barriera della lingua è tale che tutto questo sentiment non arriva al visitatore straniero ed in più c'è anche l'attitudine orientale alla naturale riservatezza, fatto sta che qui tutti sembrano felici e non preoccupati. Questa è la strana realtà. Intanto a pochi metri lungo il fiume andiamo a vedere anche il museo della scrittura e della calligrafia, altro campo in cui la spinta del vicino cinese, ha di certo contribuito in maniera preponderante. La splendida e complessa scrittura cinese si presta assai all'esercizio calligrafico, trasformato in vera e proprio campo specifico di attività artistica, non per nulla per scrivere si usa il pennello ed i lavori dei maestri sono effettivamente creazioni grafiche di grande spessore a cui si accoppia anche il contenuto letterario e delle immagini che eventualmente vi si accompagnano. Qui ricordiamo che la grafia cinese era l'unica utilizzata fino al 1500 anche per vergare il coreano, quando il desiderio di semplificazione portò un sovrano illuminato ad inventare un alfabeto fonetico semplificato che rendesse la scrittura alla portata di strati più vasti della popolazione. Tuttavia ormai l'abitudine c'era e anche il limitato numero dei segni coreani è riuscito a dare la possibilità di creare opere calligrafiche davvero interessanti. 

Dal ponte

Qui sono raccolti lavori di grandi maestri che danno un bel colpo d'occhio al visitatore e consentono comunque di capire perché questa forma d'arte sia così apprezzata. Fuori, devi per forza fermarti almeno un po' sul padiglione che domina il ponte che scavalla il fiumiciattolo che bordeggia la città. D'altra parte questa è una slow city e stare un po' seduti a guardare le rive bordate di salici piangenti che sfiorano la corrente colorandola di verde pallido e che formano la veduta più rappresentata nei secoli di tutta la pittura di genere coreana, vale decisamente la pena. Certo che poi alla fine c'è la menata di rimettersi le scarpe, è vero, ma questo succede un po' dappertutto se vuoi entrare a vedere i lucidissimi pavimenti di legno dipinto degli interni delle costruzioni di ogni tipo. Quindi scarpe da togliere e mettere comodamente, mi raccomando se no sono maledizioni continue che fanno a pugni con il mood del luogo e non vi fanno nenche digerire bene. Intanto, sorpresa, si mette a piover per un'oretta, giusto il tempo per sorbire un buon thé caldo in una tea room tradizionale, sempre senza scarpe e non lamentiamoci che poi è solo la seconda volta in un mese. Poi intanto esce il sole anche se ormai la temperatura di fine ottobre è un po' frescolina e ti fa tirare su il bavero, mentre il sudore della camminata si ghiaccia piacevolmente lungo la schiena (devi adeguarti e tutto deve sembrarti comunque piacevole qui, se no ti senti fuori luogo). 

Gli sposi

Proseguendo lungo il fiume trovi molte altre costruzioni che appaiono ancora decisamente originali, probabilmente quelle che costituivano il vero hanok di un tempo, sulle quali non si è ancora, ma fino a quando, scatenata la brama restauratrice dei valorizzatori, intenzionati a trasformare le deliziose case di un tempo, in esercizi commerciali, locali e strutture ricettive per ospiti bramosi di provare la vita della tradizione del bel tempo che fu, uscendo la mattina felici di aver dormito per terra, magari con il collo un postorto e dolorante. Bellissime per carità, con giardinetti e cortili perfettamente curati, ma al nostro occhio di occidentali smagati, solleticano di più le vecchie case dalle tegole un poco sbrecciate ed le travi consunte dal tempo. In fondo al paese, ecco infatti le costruzioni della scuola confuciana, ancora molto ben conservate, anche se chiaramente non restaurate più di tanto, con i cortili successivi, le abitazioni e le sale cerimoniali, di preghiera e meditazione. Capisci subito che il luogo è piacevole perché è evidentemente richiesto ed affittato anche per svolgere cerimonie varie. Infatti, guarda caso si sta celebrando un matrimonio o quantomeno la festa dello stesso e come mi sembra giusto, non possiamo fare a meno di imbucarci come nostro solito, facendo finta di niente. 

Un'amica
Così mentre gli invitati banchettano, placé, come si dice, nel giardino e si tratta di un rinfresco di una certa importanza almeno a vedere i piatti di portata che girano sul braccio di camerieri inguainati e compunti, gli sposi si danno da fare con le foto di rito nel vicino giardino addobbato di tutto punto, in un programma molto simile al nostro, con il coinvolgimento dei vari amici, dei genitori che girano tra la gente, agghindati in complessi costumi tradizionali e di invitati vari, invece in completo scuro all'occidentale che gravitano intorno come farfalle in amore, ma al contempo mangiando ai quattro palmenti. Gli sposi sono due bei ragazzi giovani che sembrano davvero felici e contentoni, la sposa di più, come è giusto. Tutte le ragazze, diciamo le amiche, vengono fornite di un bel mazzo di fiori per le foto. Fiori e bellezza, questa è una costante tipica coreana e questa è la stagione dei crisantemi, appunto. I bambini, non molti in verità, sono confinati invece in una apposita area giochi, un cortiletto dove ci si può divertire con tutta una serie di giochi tradizionali coreani, come una sorta di tiro al piolo col ferro di cavallo o al tentativo di far cadere bastoni all'interno di un contenitore, lanciandoli di lontano. Visto che non siamo stati invitati a partecipare, qui non siamo in India, ritorniamo verso il centro dove impazza lo street food di mezzogiorno.

La scuola confuciana


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Gli amici della sposa

giovedì 11 gennaio 2024

Corea 39 - Jeonju

Turista a Jeonju - Corea del sud - ottobre 2023


Il villaggio originale
Ma sì, Jeonju sarà anche un po' finta ed un po' troppo oleografica, ma alla fin fine è meglio stare a passeggiare in un luogo bello e piacevole che in un posto squallido e bruttarello, avrebbe detto quel tizio della banda di Quelli della notte. Però, quando ne hai abbastanza di girare nei vialetti tra dignitari e damine, giri verso la collina e vai a dare un'occhiata ad un quartiere tra gli alberi del bosco che, cosa ormai comune da molte parti, da zona povera e degradata, col tempo è stata invasa da artisti ed artigiani, trasformandosi in un rione di intellettuali con tutte le pareti ricoperte da murales, cosa che ormai distingue per antonomasia queste aree. E' evidente poi che non tutte queste espressioni artistiche sono di qualità eccelsa, trovi anche delle porcherie o delle banalità, ma girellare per i vicoli davanti ad una sfilata di grandi dipinti che ricoprono i muraccioli un tempo ricoperti di calce bianca, è pur sempre interessante. Qui a Jaman, diversamente da quelli di Seul, che mi erano apparsi un pochino deludenti, vedi una sfilata di opere piuttosto carine ed interessanti, una pop art espressiva e ricca di colore e di vigore intellettuale, così almeno mi è sembrato, ma io sono mentalmente un contadino di bocca buona, e poi sono tantissimi e ci puoi passare anche un'oretta facendo un bel giro tra le case. 

Il portale del palazzo

Poi con calma, se non vuoi salire in cima al monte per goderti il panorama dall'alto, puoi ridiscendere in paese e rimescolarti tra la folla, la cui attività principale mi sembra sia quella di nutrirsi in abbondanza. Code infinite davanti ai negozi su strada che vendono di tutto, dalle già citate cialde al formaggio agli spiedini di carne o di frutta caramellata, a molti tipologie di dolci per i quali sembra la città sia nota ed infine agli onnipresenti fritti. Poichè il tempo è bello e abbiamo ancora qualche ora di luce buona andiamo al centro del villaggio dove sorge l'ampio parco cittadino con quello che era il castello, disposto come gli altri già visti, all'interno di un'ampia aerea verde, con diverse costruzioni lignee e dipinte, adibite alle necessarie funzioni di un palazzo reale, ambienti per le vita privata del re e delle principesse, sale di ricevimento pubblico, tempietti per la vita religiosa, porte di accesso ornate e maestose. Tutto costruito sulla base di colonne prodotte in grandi tronchi di albero dipinti di rosso che sorreggono tetti coloratissimi all'interno, ricoperti di tegole di terracotta nera o blu. Dentro al palazzo l'atmosfera è più calma e rarefatta e puoi tranquillamente sederti su qualche panchina a guardare i gruppetti di persone che si dispongono davanti alla sale di ricevimento per farsi le foto di rito. 

Il ritratto del  re

Il Gyeonggijieon è una bella sala tra gli alberi che ospita il più prezioso ritratto di Seonggae, il primo re della dinastia Joseon, un bellissimo dipinto del 1400 che lo ritrae vestito dei suoi paramenti regali, su uno sfondo dorato. L'opera ha una fissità quasi bizantina, sottolineata dall'assenza di corporeità del personaggio, il cui grande vestito nero preclude ogni plasticità e volume, accentuando invece la bidimensionalità dell'ornato e dei fregi del pavimento. Un interessante esempio dell'arte e degli stilemi di quel periodo. Appena fuori sorge invece l'imponente cattedrale cattolica dei primi del '900, disegnata dallo stesso architetto di quella di Seul a Myeongdong, caratterizzata soprattutto dalla imponente facciata con l'altissimo campanile centrale che ne sottolinea la verticalità ed i richiami, propri del periodo, alle mescolanze di stili, dal romanico al bizantino. Poi è tutto un tentativo di perdersi per le vie della città che però essendo perfettamente squadrata, si rivela cosa impossibile. Finiamo in una sala da thé a mangiucchiare dolcini alla frutta ed alla pasta di fagioli rossi, non prima di aver comprato un paio di porzioni di una famosa torta al cioccolato, specialità della città, come da tanto di cartellonistica esposta sulla pasticceria centrale che si arroga la primogenitura di questo dolce. 

Damine nel palazzo

Infatti davanti c'è la fila per comprarla e tutti escono rigorosamente con il loro pacchettino in mano, da sbocconcellare sulle panchine dei dintorni. Intanto basta sedersi per osservare il passaggio e subito vieni abbordato da qualche turista, che vuol sapere da dove vieni e dove vai. Gli occidentali rimangono comunque merce rara e gli italiani fanno sempre premio. Insomma ci esibiamo per una serie infinita di selfie. Alla fine però bisogna pur tornare a casa che è quasi buio. Usciamo per cena e fedeli al consiglio del nostro taverniere, andiamo nel vicino ristorantino che pare offra il miglio Bibimbap della città. Inutile discutere, se è di rito per chi viene fin qui bisogna provarlo assolutamente. Si tratta di piatto composito. Vengono servite nove scodelline diverse contenenti, come ovvio per primi i famigerati kimchi, poi alghe con condimento in rosso, carne cruda arricchita di salsa al glutammato, una specie di gianchetti bianchi in salmoriglio, che tuttavia secondo me si muovono ancora, spinaci bolliti con aglio e melanzane brasate, fagioli in nero di seppia e un altro paio di più difficile interpretazione. Poi ti viene servito un ciotolone contenete abbondante salsa piccante, germogli, alghe, insalata, un uovo ed una cazzuolata di riso bollito. Se la salsa non basta, sul tavolo ci sono diverse bottigliette per aumentarne il mordente, compresa quella di pesce fermentato, una sorta di garum dei latini, oggi diremmo colatura di alici, frequentissima in oriente. 

Il bibimbap

Ci versi dentro il contenuto delle ciotoline nella proporzione che più ti aggrada e mescoli il tutto per bene e poi te lo pappi. La signora ci riceve con degnazione, visto che siamo stati mandati da amici e ci fa accomodare in un buon posto dopo che ci siamo liberati delle scarpe, come si usa in questi locali. Quindi comincia il rituale, ma ça va sens dire che, al nostro gusto e data la piccantezza estrema di quasi tutti i componenti, risulta del tutto immangiabile. C'è poco da fare, io sono prevenuto e il mio palato è poco incline ad accetttare questi sapori, comunque alla fine pilucchiamo l'uovo, le verdure e ci riempiamo del riso, dopo aver evitato di mescolarlo alle salse più immonde. Alla fine viene servito un bel brodo di riso con altro riso bollito dentro, che come si dice in Piemonte disnausia e rientra appieno nella nostra cultura di amatori dei bolliti. Insomma abbiamo fatto buon viso a cattivo gioco e la signora, che comunque non ha battuto ciglio ritirando i piatti quasi pieni, si profonde in mille inchini e ci fa anche lo sconto, visto che ci mandano gli amici degli amici. Un bel 20.000 W in due con la birra, che almeno quella è buona. All'uscita fa un po' freddino e ci intabarriamo nelle nostre giacche a vento per raggiungere la nostra stanzetta dove ci consoliamo con la torta al cioccolato comprata nel pomeriggio, almeno quella sì che ti riscalda il cuore e ti prepara al sonno.

I murales

SURVIVAL KIT

Frutta caramellata

Jeonju - Cittadina molto turistica a circa 2,30 ore di bus a sud di seul Seul o 3 ore ad ovest di Busan. Cercate alloggio il più vicino possibile al centro storico cosicché potrete visitare tutto quello che la città offre a piedi, meglio ancora all'interno del villaggio in un hanok tradizionale dal costo proporzionato, per provare una esperienza esotica. Possibile affittare anche monocicli e più fino a sei posti, elettrici, per girare più comodamente, ma costano fino a 30.000 W all'ora. Gli Hambok per girare vestiti da damina si affittano da 10.000 fino a 30.000 W a seconda della bellezza o degli accessori. Potete mangiare street food in città e alla sera scegliere un ristorante per gustare il piatto tipico di Jeonju, il bibimbap. Da vedere: il castello, con galleria completa dei ritratti dei re (al momento della nostra visita era in restauro), la chiesa cattolica, la scuola confuciana, il Jaman mural village, i musei del ventaglio, del soju (liquore locale) e della calligrafia. Inoltre girate per la città per godervi gli ambienti, i cortili ed i gardini fioriti. Non stupitevi per la folla dei visitatori, aumentata fino ad 8 milioni all'anno dopo che Jeonju è stata nominata come International slow city, proprio per questa sua atmosfera rilassata e piacevole. D'altra parte mille anni fa questa era la capitale spirituale della dinastia Joseon. Se avete voglia di camminare spingetevi in cima alla collina dopo il Jaman, fino all'Omokdae in cima, luogo consacrato dove il primo re della dinastia festeggiò la riconquista, dopo una delle tante invasioni giapponesi. Di qui si ha una magnifica vista della città sottostante. Meglio calcolare un paio di notti. 


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