Visualizzazione post con etichetta cucina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cucina. Mostra tutti i post

lunedì 1 dicembre 2025

Seta 62 - Cucina mongola

Shashlik di cammello - Mongolia - giugno 2025 
 

Ed ora, eccovi servito il consueto accenno alla cucina locale, che tuttavia, in questo caso, sarà piuttosto scarno, sia perché una settimana non è certo sufficiente per raccogliere bastevoli esperienze in merito, sia anche perché in fondo, la gastronomia mongola non è così ricca come quella dei suoi vicini. In ogni caso bisogna considerare che proprio questa vicinanza, sia alla cucina cinese che a quella russa e a quella dell'Asia centrale, ha avuto qui decisa influenza e molti dei piatti che incontrerete, risalgono a queste matrici. Inoltre bisogna considerare che per le sua situazione climatica, il paese ha a disposizione una scelta di ingredienti  molto più limitata rispetto ad altri, quindi decisamente poca verdura e frutta e carenza anche di spezie. Anche la bassa temperatura, presente per molta parte dell'anno ha una notevole influenza sulla preparazione dei piatti che saranno in sostanza prevalentemente composti in massima parte di latticini, carne e grassi. Il cereale di base è l'orzo, che viene utilizzato in minestre ed in varie preparazioni. Si mangia sempre carne, prevalentemente di montone, ma anche di bovino, cammello, cavallo e selvaggina, presenti anche come carne secca. In particolare vi segnalo di porre molta attenzione sul fatto che si mangi la marmotta che ha il problema di veicolare, nelle parti più isolate del paese, la peste bubbonica, che qui rimane comunque endemica. Questo pericolo non è da sottovalutare e sembra che ogni anno, emerga qualche focolaio, nei paesi sperduti nella steppa. La carne si mangia cotta in modo semplice, arrosto o grigliata, ma soprattutto bollita semplicemente o stufata oppure anche all'interno della pasta, come nei buzz, sorta di ravioli simili a quelli tibetani (momo) e russi (pelmeni). 

Naturalmente troverete molte zuppe, sempre con carne o con i classici noodles cinesi. Ci sono poi sempre piatti a base di riso con vari condimenti, assimilabili al plof dell'Asia centrale. Naturalmente essendo un paese di nomadi allevatori, la parte del leone è data dai prodotti derivati dal latte dei vari animali. Panna e burro sono molto usati come grassi fondamentali nella maggior parte dei piatti e quest'ultimo in particolare viene utilizzato nella preparazione del tè nello stile tibetano, molto salato e dispensatore di abbondanti calorie per sopportare il freddo. Quindi oltre al prodotto finale, il formaggio e il latte cagliato secco, c'è una grande varietà di prodotti intermedi, in particolare di fermentati, tra i quali, diverse tipologie di yogurt e di kefir. C'è addirittura un liquore prodotto dal latte, lo Shimiin Arkhi. Un cenno particolare va dato all'airan, latte di cavalla fermentato, che è la bevanda nazionale. Di tutte queste cose troverete varia offerta nell'attraversare il paese, dove forzatamente vi fermerete presso le soluzioni locali di gher oggi adibite dai nomadi al servizio turistico, mentre nella capitale, troverete soprattutto offerta di proposte all'occidentale. Si trova dovunque birra discreta anche locale, mentre il liquore più diffuso è la vodka. Per le colazioni, anche in giro per il paese, vengono di solito servite delle uova. Direi che non c'è molto altro da dire, salvo che, specialmente traversando il paese, occorre porre una certa attenzione alle norme igieniche di base, che tra i nomadi, per ovvie necessità pratiche, sono piuttosto vaghe. 

Quindi sempre acqua in bottiglia, che viene sempre fornita dai servizi turistici e che comunque si trova dappertutto. In sostanza confermo che non si viene in questo paese per la sua cultura gastronomica e visto che non c'è  molto altro da dire, chiuderei qui la questione. In questa sede non dirò nulla sulla cucina cinese, per diverse ragioni. In primo luogo si tratta di una cucina così complessa, ricca e multiforme e soprattutto con differenze regionali fortissime, come avviene ad esempio per la cucina italiana, da rendere velleitario restringere l'argomento ad un paio di capoversi raffazzonati. Inoltre questo è un settore in cui non vi troverete mai in difficoltà, tanto ricca è l'offerta di locali, grandi ristoranti e soprattutto del moltissimo cibo di strada che affolla mercati notturni enormi, esclusivamente dedicati a questa attività e nei quali potrete veder direttamente i piatti prodotti che potranno meglio convincevi alla vista. Vi basti sapere che nell'itinerario descritto, avrete la possibilità di venire a contatto soprattutto con la cucina dell'Asia centrale in cui il piatto base è quasi sempre il plof e la frutta secca ed inoltre troverete una ricca offerta di piatti propri delle minoranze locali che qui poi minoranze non sono. Quindi potrete provare normalmente la cucina uigura e hui, nonché quella tibetana molto comune soprattutto nel Gansu, mentre man mano che vi avvicinerete a Pechino, sempre più frequente sarà la classica cucina cinese con ravioli e simili. In ogni caso sperimentate il più possibile, perché molte soluzioni non le troverete fuori dalla Cina, in quanto la cucina dei ristoranti cinesi in giro per il mondo ed in Italia in particolare, dovrebbero meglio essere etichettati come cucina cantonese. 




Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche  interessare:


01 - Ritornati

02 - Le motivazioni

03 - In volo

04 - Primo contatto

34 - Il terminal della via della seta

giovedì 29 dicembre 2022

São Tomé 47 - Ma cosa si mangia?


Sao Tomé - Trancio di orata alla griglia


Il polpo alla griglia e puré del Mucumbli

Sembrerà strano, ma questa è una delle prime domande che gli amici mi sottopongono quando si parla di un viaggio. In questo caso specifico, la seconda, subito dopo alla più classica:  São Tomé, ma dove cavolo si trova? Così, una volta definita la collocazione geografica, che possiamo dire, è una curiosità piuttosto naturale, la seconda questione è più tipica di noi italiani, in particolare negli anziani, forse ancora per il retaggio post bellico in cui la preoccupazione era ancora quella di rimanere senza, ma anche nei giovani, dato che l'aspetto gastronomico è un'argomento assolutamente sentito nel nostro paese, ancor più oggigiorno in cui siamo bombardati dal mattino alla sera di trasmissioni che inneggiano, spesso a sproposito, alla cucina e ai suoi dintorni, per non parlar del bio, natural, ecosostenibile, km zero. Così, come del resto ho sempre fatto le altre volte, mi sembra giusto dedicare un post specifico alla tavola saotomense, anche se ho parlato spesso qua e là di cosa si mangia nelle isole. Lo ritengo necessario in quanto il cibo e la cucina in generale, a mio parere, fanno parte a pieno titolo dell'aspetto culturale di un paese. Dunque, come ovviamente potrete immaginare, grazie alla sua storia, anche la cucina di  São Tomé è decisamente influenzata da quella portoghese e di riflesso da quella brasiliana, però condita, anzi direi meglio speziata dai sapori africani della costa. Ho già detto che grazie alla loro collocazione geografica, nelle isole non si è mai sofferta la fame, in primo luogo per il mare pescosissimo e poi per la rigogliosità del terreno e della foresta che cresce rapidamente ogni genere di frutta, radici e ortaggi, che nel tempo sono stati anche importati dall'Europa e dalle Americhe, come taro, manioca, olio di palma, fagioli, mais papaya e ovviamente polli e maiali, che si sono aggiunti così ai prodotti locali. 

Tracina alla griglia, banane fritte e cavolo

I pasti sono i soliti tre, a partire da una sostanziosa colazione detta anche matabicho, che vorrebbe dire Uccidi la bestiola, nel senso che dovrebbe togliere la più grossa, fatta di uova, frutta e dolcini, a cui molti aggiungono gli avanzi della cena del giorno precedente. A pranzo non si mangia molto e la cena rappresenta così il pasto principale. La quantità di cibo ingerito è generalmente accoppiato all'importanza sociale e ci sono anche due interessanti termini in dialetto forro che identificano la corporatura: Massabruta per i più corpulenti e Socanina per i magrolini e mi sembra che non sia necessaria la traduzione. Ciò detto, passiamo ad esaminare i piatti più comuni di questa cucina. Da provare al mattino o a pranzo se vi fermate a qualche localino in spiaggia c'è la omelette ricca con pomodori, cipolla e foglie di mikokò, un erba locale che le conferisce un gusto particolare. Veniamo ai piatti forti che costituiranno quasi sempre la vostra scelta nei vari ristoranti, importanti o minimali in cui vi troverete. Intanto il pesce (peixe) che, come il pollo (frango) o il maiale (porco), saranno serviti principalmente grigliati (grelhado) oppure arrosto (asado) o bolliti (cocido). Vitello o montone, carni care, vengono serviti solo raramente nelle case dei ricchi. La marinatura a cui il pesce viene comunque sottoposto per almeno un giorno, conferisce una deliziosa morbidezza e unitamente alle spezie generalmente delicate che li ricoprirà, farà dei piatti di pesce che proverete, nella maggior parte dei casi, una delizia che raramente avrete provato in altre parti. I pesci offerti sono molto vari e vanno dai diversi tipi di tonno (tuna, peixe humo), al barracuda, alla cernia (cherne), la cernia rossa, il pesce volante (peixe voador), la tracina, l'orata, la spigola (corvina), l'aguglia e molti altri, inclusa la razza e il deliziosissimo polpo sia alla griglia che stufato, ricchissimo di speziatura, non forte ma saporitissima. 

Seppia fritta

Un cenno ulteriore va alle morbidissime seppie grigliate o fritte. Un piatto particolare che si trova solamente in un paio di ristoranti di Neves (o al vicino Mucumbli su ordinazione), è il granchio gigante (Pesqueira santola), da provare assolutamente. Non faccio cenno ai piatti completamente importati dal Portogallo come le varie versioni di bacalhau, che potete trovare tranquillamente a Lisbona. Un altro piatto invece, che ormai è entrato a pieno titolo nella tradizione gastronomica è la fejoada brasiliana, stufato che si cuoce per ore ed ore, a base di fagioli e scarti di maiale in un brodo nero e molto denso, gustosissimo. I veri piatti nazionali sono però la cachupa, importata qui dai capoverdiani, zuppa a base di fagioli e altre verdure (carote, patate dolci, cavolo, fagiolini, igname, cassava, aglio, cipolla e molto altro) con carne per i ricchi e pesce per i più poveri e il kalulu, uno stufato di pesce di origine angolana, fatto con pesce secco (ora anche fresco) e verdure locali come l'okra (un peperoncino dolce), la jimboa (un tipo di spinaci), cotto, orrore orrore, nell'olio di palma, mentre per il pesce si usa il merluzzo o altro. Anche queste le troverete in molti ristoranti senza difficoltà. Per i contorni sono molto usate le banane (i grandi platani) secche a rondelle o a bastoncini o in molti altri modi come il pão banana o il bobofrito, dove vengono fritte nell'olio di cocco, poi il pão frito, frutto dell'albero del pane tagliato a fettine e fritto dal sapore di mela, altre radici varie, batata, igname, manioca e soprattutto il riso (arroz) tipo pilaf, comune a molte cucine. 

Frutta a colazione

Poi abbiamo la matabala, una radice molto importante per la cucina isolana, un tempo disprezzata e usata solo per gli animali, poi riscoperta come ricchissima di nutrienti e attualmente utilizzata in varie preparazioni anche con pesce, pollo o maiale. Per chi ama i dolci non siamo messi bene, al di là di qualche pudding di riso, ma molti ristoranti offrono la mousse au chocolat, dato che appunto siamo nelle isole del cacao per eccellenza. Non ho avuto modo di provare un interessante dolce fatto di rondelle di banana, scaglie di zenzero e bucce di limone cotte nello sciroppo di zucchero che mi dicono delizioso. Veniamo dunque alla frutta, una delle grandi ricchezze del paese. La principale è la banana, che troverete dappertutto, come componente dei vari piatti, come frutta o contorno, zuppe, dolci, purée, sfarinati. Tra le molte varietà abbiamo, oltre ai già citati banana-pão, quelle piccoline (maça) al sapore di mela, le banane argento (prata) grandi e saporite e le rosse (ouro) in assoluto le più spettacolari, grasse e dolcissime. Poi tutti gli altri frutti tropicali, dall'ananas (abacaxi), alle papaye (mamão e papaya a seconda se tonda e cicciotta o allungata), agli avocados, la carambola stellata, il mango, la guava, il puzzolente jackfruit e alcuni frutti locali come il safù, una specie di prugna asprigna che si mangia cotta, l'anona (sape-sape) dal succo eccezionale che contiene mille sapori diversi e la pitanga, un frutto di bosco locale, rosso col nocciolo, che potrebbe ulteriormente arricchire il vostro dentista. Molti i tipi di noci locali. 

Peixe humo grigliato

Le mele sono solo importate e quindi più care. E veniamo alle bevande. Oltre alle acque imbottigliate di importazione costosissime, troverete dappertutto l'acqua minerale Bom Suceso che si imbottiglia sull'isola, ma che costa comunque più cara che in Italia (sui 20 dobra per 1,5 lt) e che potrete portarvi in giro nelle vostre escursioni. Si bevono nei vari bar e localini, succhi e bevande in lattina importate, Coca Cola inclusa naturalmente e birra internazionale, ma è ottima la Rosema, di tradizione tedesca che vi suggerisco senz'altro, normalmente chiamata Nacional e imbottigliata in bottiglie in vetro scuro da mezzo litro, senza etichetta, assolutamente ottima. Inoltre se volete provare il vino di palma, liquido lattiginoso che si trova dovunque nei localini dei vari insediamenti, ricordate che al mattino è fresco e praticamente analcolico, mentre cresce di gradazione con la fermentazione e diventa più scuro, man mano che si arriva a sera, il giorno dopo diventa acido e non è più bevibile. C'è anche un superalcolico locale tratto dalla canna da zucchero, la Cacharamba. Naturalmente, come abbiamo già detto non fatevi mancare soprattutto a colazione gli spettacolari succhi di frutta fresca (sumo), dei vari frutti sopra detti, misti o in purezza, tutti magnifici in particolare quello di sape-sape. Viene spesso servito anche quello di falso mango (la cajamanga), che è troppo acidulo per essere mangiato tal quale, ma è ottimo spremuto. 

Scelta di verdure a Roça sao Joao

Naturalmente il caffè dell'isola è ottimo dappertutto, forte e gustoso, generalmente in miscela 25/75 tra Arabica e Robusta, e potrete degustarlo anche al museo del cafè alla Roça Montecafè, oltre che acquistarlo in polvere o in grani. Il thé è sempre una tisana, generalmente di erba Mikòkò, che, tanto per capirci, ha un vago sentore di erba limoncina. Un cenno ovvio fa fatto al cacao, il frutto che è l'essenza delle isole, di cui dovrete provare la cioccolata calda o la mousse oppure le preziose tavolette. Ma una sensazione particolare potrete avere fermandovi in qualche radura della foresta e trovato un albero di cacao con le rosse cabosse ormai mature (così si chiamano i suoi frutti), provate a coglierne uno e apertolo, mangiate una delle favette fresche e pelosette, morbide, quasi lattiginose all'esterno, amarognole e croccanti all'interno, dopo averla spiccata dal centro. Una bella sensazione. Direi che vi ho detto tutto, mangerete comunque in generale la colazione negli alberghi dove risiederete, mentre per i ristoranti avrete molta scelta anche in piccoli locali dall'apparenza modesta sparsi per tutta l'isola. Se non potete resistere a non avere anche piatti italiani, li troverete al già citato Mucumbli. Naturalmente non negatevi l'esperienza al ristorante di Roça São João, a cui ho dedicato un intero post, dove il famoso chef ormai di rilevanza internazionale João Carlos da Silva, offre un pranzo gourmet dal menù guidato che vuole mostrare, in una ventina di assaggi, tutti i sapori dell'isola in piatti da lui meditati e affinati nel tempo. Un incontro "stellato" che potrete permettervi al costo di 25 Euro, cosa che direi vale la pena. E con questo buon appetito.

Mercato del pesce


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Polpo in umido del Camoes
8 - Costa nord  





domenica 22 marzo 2020

Recensione: M. Montanari - Il mito delle origini


Giusto perché abbiamo tempo, in questo momento di riflessione, ecco qua un libricino tutto sommato gradevole, un centinaio di pagine da leggere in un fiato, scritte da questo storico della cucina e del cibo che va ad investigare appunto storia ed origine di uno dei piatti cult della cucina italiana, gli spaghetti al pomodoro. La parte più interessante è il punto di chiarificazione definitiva sulla disputa dell'origine della pasta, con le note leggende sul fatto che gli spaghetti siano stati portati in Europa da Marco Polo al ritorno dal viaggio. Il libro, documentatissimo, spazza via ogni dubbio su questa storia, il nostro nel suo Milione neanche ne parla, se non come riferimento ad una pasta di sago che ha trovato a Sumatra, raccontando la lunga storia della pasta in generale, che era già ben conosciuta dalle civiltà mesopotamiche, il suo sviluppo tra i greci (la famosa tria, ancora presente nel Salento, ciceri e tria) e tra i romani con le loro lasagne (lagana), arrivando infine agli spaghetti portati dagli arabi in Sicilia, terra in cui già nel XII secolo, esisteva una vera e propria attività industriale di esportazione. Il secondo focus è naturalmente sul pomodoro che ha aspettato qualche secolo dopo l'arrivo dall'America per aggiungersi allo spaghetto; unione compiutasi attorno al '700 proprio in quella Napoli che del "maccherone" è diventata poi la patria indiscussa. Si sottolinea anche il fatto del parmigiano, compagno antico e ideale, il cui uso sulla pasta allora bianca (maccheroni et similia) è documentato già dal Boccaccio nel suo paese della Cuccagna e precedenti. Da notare come il basilico  si sia aggiunto solo in tempi recentissimi. Interessante, soprattutto per la documentazione e buon appetito.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

sabato 16 giugno 2018

Moldovia 17 - Cosa si mangia?


Braciole di maiale

Verdure
Ed eccoci arrivati al consueto capitolo riguardante un aspetto a me caro, ma che so interessa a molti: l'enogastronomia del paese vistato; in fondo anche questa è cultura, non vi pare? Partiamo dalle considerazioni pratiche. Intanto è sicuro che in Moldavia non morirete di fame, anzi l'offerta che avrete a disposizione vi consentirà di campare bene, sia che siate degli schizzinosi abituati solo ai vostri sapori, sia che invece siate dei gastroesploratori, curiosi di provare la cucina del posto. Quindi partiamo dal fatto che, specialmente nella capitale, ma anche in tutti gli altri centri anche di media importanza, troverete molti ristoranti italiani o locali che comunque includono piatti italiani, a partire dalla pasta, ormai diventati un obbligo internazionale. Ovviamente la pizza è onnipresente. Oltre a questi avrete la possibilità di assaggiare cucine di tutto il mondo, greca, turca, centroasiatica, francese, messicana, araba, cinese, giapponese assieme a tutte le varianti asiatiche. Naturalmente spopola anche qui la cultura del fast food, per gli amatori dell'hamburger. Per la colazione, sono ormai molti i locali che offrono i must italiani dall'espresso al cappuccino, col classico cornetto o muffin e le sfogliate ripiene, dolci o salate. In città ho visto posti con l'insegna: caffé e brioche a 20 lei.

Composte e vino di campagna
Quindi in generale, in città avrete la possibilità di trovare molti locali in cui potrete scegliere tra piatti cosiddetti internazionali e piatti moldavi, mentre nei centri minori e in campagna, potrete rilassarvi con le offerte della cucina tipica, che è piuttosto simile a quella rumena con molti innesti russi e ucraini. Inoltre c'è una forte contaminazione dovuta alle tante etnie minoritarie presenti nel paese, ma qui forse andiamo a complicarci troppo le cose e quindi le lasceremo da parte. Alla base avremo comunque sempre una materia prima di buona qualità che prevede abbondanza di frutta e verdura che proviene dai tanti orti familiari e dalla produzione agricola che rappresenta una delle attività produttive principali. Quindi patate, cavoli, pomodori, zucche, zucchini e gli onnipresenti cetrioli, melanzane, ravanelli e rape, legumi e insalate varie. Nella frutta abbondanza di mele, pere, prugne, angurie e meloni, pesche e albicocche buonissime, presenti anche nella forma essiccata. Tutto questo si consuma in stagione mentre la forma classica di consumo nel resto dell'anno, è la conservazione in una salamoia, senza aceto, di acqua salata e insaporita di aromi, che vengono spesso servite come antipasto. Le carni più usate sono il maiale, molto buono, pollame e carni ovine; meno usata quella bovina. Nel pasto tradizionale è sempre presente una zuppa, di provenienza slava, anche fredda d'estate come l'okroska o calda (ciorba più piccante con carne e fagioli o schi, borsch, con bietola rossa o solianka).

Zeama de gaina
Ma la più tipicamente moldava rimane la sostanziosa zeama de gaina, un brodo di pollocon pasta, densa e cremosa, molto buona e saporita. Di tradizione slava (russa e ukraina) è la pasta ripiena di carne e verdura, anche in versione dolce, pelmeni (alla russa) o varenichi (alla ukraina) o coltunasi  (alla rumena) che dir si voglia. Troverete spesso piatti di melanzana con pasticci di carne chiamate mussaka, simili alla nostra parmigiana e anche usate in molte diverse soluzione sia dolci che salate, le clatitie, una via dimezzo tra le crepes, i pankcakes e i blinj russi, piuttosto morbide e fatte con una pastella a base di farina latte e uova, che possono servire di base per fare una sorta di lasagne con carne, formaggio e besciamella o cannelloni ripieni ad esempio di amarene o prugne e ricoperte di smetana, la panna acida della tradizione slava. Molto comuni anche per il fuori pasto le focacce di sfoglia leggerissima dette placinte, ripiene di cavolo, carne, formaggio o anche dolci. Un capitolo a parte lo vogliono le carni alla griglia, una delle classiche tradizioni che uniscono famiglie ed amici in tutti i giardini o in campagna durante i fine settimana e non appena la stagione lo permette, i fumi dei barbecue improvvisati compaiono nel retro di ogni casa e naturalmente sono disponibili in ogni ristorante. Ognuno ha il segreto della perfetta marinatura della carne che dura almeno 24 ore, in olio condito da un trito di aromi dei quali nessuno vorrà dirvi la sua ricetta segreta di famiglia. 

Mamaliga cu brynza
Comunque qui ho mangiato la miglior carne di maiale tra le mie esperienze, morbidissima,saporita e grassa al punto giusto, buone le salcicce, piuttosto pepate come quasi tutti gli altri piatti, carenti invece (per noi italiani almeno) i salumi nei quali c'è poca tradizione. Ovviamente poi agnello, montone, pollame e pesci di fiume. La carne bovina è meno frequente. Spesso la carne cucinata come spezzatino ha nel condimento salsa di prugne o di albicocche che conferisce ai piatti una eleganza piacevolissima. Frequenti i funghi, prataioli, pleurotus e anche porcini, che non ho avuto però occasione di provare. Un altro piatto classico invernale, ma che dovrete comunque assaggiare almeno una volta è la mamalyga, una ottima polenta di grana grossa piuttosto soda che si taglia col filo. Questa viene generalmente servita cu torchitura, una serie di condimenti che vengono aggiunti sulla polenta stessa dopo averla disposta nel piatto con un opportuno avvallamento dove verranno disposti burro, formaggio a scaglie e stracciatella morbida di uova che fondono al calore, rendendo questo piatto delizioso. Il formaggio più comune è il brynza prodotto con latte di pecora, usato a tutto campo in cucina, fresco o più stagionato, grattugiato e base di molti piatti primi, secondi e dolci. Spesso i verranno offerte verdure grigliate o ripiene (peperoni, pomodori, zucchine). Tra i dolci torte casalinghe, crostate e gelatine con largo uso di frutta. I prezzi sono per noi invitanti, dai ristoranti più economici dove i piatti sono attorno ai 20 lei a quelli medi sui 40/60/80 per il piatto forte, mentre in quelli di lusso andrete su prezzi  internazionali.

Metodo classico. Pupitres per il remouage
Veniamo adesso all'altra metà del cielo, l'enologia. Questa è parte costituente della tradizione della Moldavia, che presenta due aspetti, il vino di campagna che ogni famiglia produce per autoconsumo e quello delle grandi cantine pubbliche e private che ormai forniscono un prodotto di buon livello adatto anche all'esportazione. Il primo, che ha molti amatori va naturalmente provato con lo spirito del come era buono il vino del contadino di una volta quando si faceva pestando l'uva e basta. Troverete quindi uvaggi di varietà locali tradizionali che producono vini bianchi piuttosto grezzi ovviamente poveri di profumi con una certa acidità di base e rossi con più carattere, che esprimono corpo deciso e carattere ricco di potenzialità inespresse. Provateli ogni volta che ne avrete occasione, soprattutto per assaporare il piacere dell'ospitalità di campagna e di quei sapori di un passato che da noi non esiste più da decenni. Diverso è il discorso per le cantine che aspirano ad un mercato internazionale e che producono milioni di bottiglie con attrezzature ragionevolmente moderne ed enologi tecnologicamente attrezzati. Visitatene una o più, se siete appassionati, e vi sorprenderete di un rapporto qualità/prezzo che pronostica per loro un futuro interessante. Qui accanto a qualche vitigno tradizionale che contribuisce a mantenere caratteristiche peculiari e distintive, trionfano ormai le cultivar più note, dall'aligoté, al cabernet franc, al sauvignon, allo chardonné, allo shiraz e ad altri di questo livello. Si possono trovare spumanti di qualità prodotti sia con metodo Champenois che Charmat, questi di basso costo che tendono ad imitare il nostro prosecco che così tanto successo ha in tutto il mondo. 

Verdure grigliate
In questi impianti tutto viene ormai prodotto con fermentazione a temperatura controllata e con altre lavorazioni manuali di selezione che tendono ad alzare il livello qualitativo in maniera sostanziale. Insomma una esperienza importante, che per gli appassionati culmina nel festival del vino che si svolge ogni anno a Chisinau, una kermesse dove oltre cento aziende presentano la loro produzione in un contesto di feste popolari. balli in costume e musica tradizionale. Quest'anno 2018, si svolgerà dal 6 al 7 ottobre, periodo in cui la città è piena di appassionati e non è facile trovare posto negli alberghi. Se per caso siete interessati contattate per tempo il mio amico Alfredo (info@chisinau-kishinev.com). Buona la birra nazionale, in particolare la Chisinau, disponibile anche alla spina. Un ultimo accenno al capitolo distillati di cui vi ho già accennato nei giorni scorsi. In questo campo dobbiamo fare riferimento alla grande tradizione slava di distillare in campagna tutto quanto è possibile, dai cereali,  alla frutta, al vino, financo alla buccia di patate e alla mollica di pane vecchia (vedi la tradizione del kvas, ancora reperibile in strada in Transnistria). Buona la vodka, ma particolare attenzione va posta al brandy moldavo detto Divin, specialmente quello invecchiato da 5 a 50 anni, che troverete vistando le distillerie, tra cui le più note sono la Kvint e la Calarasi, oppure nei negozi di liquori.Un ultimo accenno alla Transnistria, che vivendo una sua realtà più isolata, ha tuttavia una cucina tradizionale assolutamente simile a quella moldava anche se con tendenze più spostate verso la Russia, in particolare nella denominazione dei piatti in lingua russa. E buon appetito.

Ciorba




Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

carne alla griglia

martedì 27 febbraio 2018

Maldive 10 - Ma cosa si mangia?

La tavola preparata

In pescheria

Visto che questo è un tipo di vacanza adatta a stanchi meditatori da lettino, mi sembra sia utile (non che negli altri casi abbia trascurato questo aspetto) dedicare qualche riga all'aspetto diciamo così nutritivo, di quello che sarà il vostro soggiorno. Ovviamente se volete mangiare o conoscere la cucina maldiviana dovrete considerare di trovarla solo nella capitale o nelle piccole strutture che si trovano nelle isole abitate dai nativi e di certo, tranne qualche piatto offerto più come curiosità che altro, nei vari resort. Comunque considerate che a parte il pesce, che comunque nella cucina locale non viene mai fatto alla griglia come sarebbe semplice e gradito, tutto il resto è importato dall'estero, quindi la cucina locale ha molti tratti in comune con quella della vicina India del sud e rimane principalmente una cucina di mare con ingredienti di base come il riso, la manioca, il cocco, le cipolle, il peperoncino e le tante spezie indiane, al massimo potrete aggiunger pollo e uova. A titolo di curiosità vi segnalo il Mashuni, riso con pesce sminuzzato, cipolla, cocco, peperoni, pomodori e aromi locali, spesso usata a colazione; il Geri riha, manzo in salsa di curry e cocco piuttosto speziata; il Kandumahu Mussanmaa, fagottini di tonno in foglie di banana al curry e cocco; il Theluli mas, frittura a base di tonno e l' Hunu Hakhuru Folhi, dolce di pancake con zucchero, cocco e latte. 

L'omelette
Segnalo come curiosità un piatto particolare che non so se avrete l'occasione di trovare facilmente, si tratta del Chichindaa Satani, a base di pelle di serpente, latte di cocco, cipolla e peperoncino. Considerate che il pesce comunque più gustoso che potrete trovare di solito è il tonno che viene pescato con la lenza ed è particolarmente tenero. Tuttavia nei villaggi turistici, considerata la clientela internazionale e anche spesso l'assenza di cuochi locali, l'offerta, pur essendo molto varia ed abbondante, sarà piuttosto simile, se non avete la possibilità di scegliere il lusso estremo. In generale i resort, pur avendo dei ristorantini tematici a pagamento sparsi sul loro territorio, anche piuttosto cari, offrono agli ospiti una zona buffet inclusa nei vari pacchetti che deve rispondere a determinate caratteristiche. Essere in grado di sfamare (e il turista di villaggio mangia sempre come se non ci fosse un domani) contemporaneamente a torme di ospiti che si precipitano quasi tutti insieme timorosi di rimanere senza, anche se il rabbocco è continuo. Inoltre data la presenza di molte diverse nazionalità impone una certa varietà di offerta di differenti cucine nazionali. Poi l'offerta deve avere una certa variabilità durante tutta la settimana classica. 

Parte del buffet
A Sun Island lo spazio dedicato al buffet è piuttosto grande considerato che possono essere presenti più di mille ospiti e lo spazio dove vengono esposti i piatti è anch'esso di dimensioni acconce. Il tutto è disposto ad isole. Una per gli antipasti dove trovate diversi appetizer di varia provenienza; una per le insalate, con molte verdure crude (attenzione) o con diversi tipi di mescolanze e mayonesi varie, molto gradite agli ospiti slavi, a parte la scelta di almeno una decina di condimenti vari, dagli oli, agli aceti, salsa di soya o altri orientali. C'è poi una zona dove vengono preparati piatti del giorno, come pesci grigliati o specialità dai sentori italiani. Un'area è dedicata alle varie tipologie di pani, focacce, grissini e tutte le varietà indiane, qui generalmente vengono anche offerte zuppe che sono o classiche vellutate di verdure internazionali, francesi o di tipo cinese. In una apposita sezione viene offerta una serie di piatti principali, che generalmente comprendono un paio di paste all'italiana, e poi una varietà di piatti fritti e con salse comprendenti, pollo, agnello, pesce, spiedini all'indonesiana e anche manzo, variamente cucinati, cinese, indiano, internazionale e anche qualche piatto alla maldiviana. Qui trovate anche salse di cocco e altre tipicamente orientali. 

Banane
Poi c'è un apposito settore di cucina cinese e indiana. di tanto in tanto viene proposto sushi e tonno crudo. Non mancano formaggi per gli europei con degli standard generici di similmozzarelle, cheddar o formaggi anonimi non meglio identificati a cui noi ed i francesi adusi ad oltre 400 tipologie per nazione, non riusciamo a classificare come tali. Infine un apposito settore è dedicato ai dolci, molto internazionali, offerti in mini porzioni per consentire di assaggiarne diversi, che pur presentando una grandissima varietà di colori hanno gusti piuttosto simili. Infine il banco della frutta consente di assaggiare tutta la splendida varietà tropicale che non vorrete sicuramente perdervi. Oltre alle classiche banane, ananas, kiwi, manghi, papaye, litchi, e altri meno usuali. Possiamo assicurare che la scelta è molto grande anche se la qualità è diciamo pure medio bassa, considerato il palato italiano. Alla fine, passata l'euforia iniziale data dal dispiegamento della serie di piatti, finisci sempre per ricadere nei soliti cinque o sei,alla fine mangi sempre di meno, riducendo varietà e quantità e comunque una cosa è certa, lo stile buffet che invoglia comunque a provare la novità, finisce per farti mangiare troppo e hai sempre una sensazione finale di troppo pieno e di aver esagerato con roba che non valeva la pena ingurgitare. 

Dentici
In ogni caso tranquilli che non si patisce la fame, anzi porterete sicuramente a casa qualche chilo in più, da smaltire poi con calma nella solitudine della vostra casetta maledicendo lo stile buffet e ripromettendovi di darvi una regolata la prossima volta. L'acqua è inclusa nel pasto a parte dovrete pagare bibite o birra, vino e naturalmente champagne, che i solerti camerieri cercano sempre inutilmente di proporre per incrementare e consistentemente il conto finale degli extra, anche proponendo concorsi a premi per i consumatori di almeno una bottiglia con possibilità di vincita di soggiorni e settimane gratuite. Nella colazione anche qui scelta sterminata per contentare gli orientali usi ad un vero e proprio pasto con noodles e fritti e nordamericani a cui fornire uova, pankake e pancetta. Potente scelta di dolci, frutta e per i soliti salutisti, yogurth, fiocchi, frutta secca e piacevolezze consuete. Caffé, thé e altri infusi in molte differenti variazioni per contentare tutti. Alla fine direi che non c'è da lamentarsi troppo, anche perché queste soluzioni incluse nei pacchetti hanno costi molto contenuti, al contrario di quelle dei ristoranti a pagamento che hanno livelli decisamente europei . Considerate che qui, essendo una zona praticamente extraterritoriale è possibile consumare alcool (le birre sui 5$). Con questo direi che non c'è molto altro da dire se non che la sensazione finale è quella di una mensa aziendale anche se molto varia e ricca di soluzioni.

Tavolo dei condimenti




Teste di pesce
Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:




Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!